Sabato della XXXI settimana del Tempo Ordinario
Lc 16,9-15: Se non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta,
chi vi affiderà quella vera?
Lectio divina di Silvano Fausti

Testo pdf:

16,9 E a voi dico: Fatevi amici del mammona dell’ingiustizia; perché, quando cessi, vi accolgano nelle tende eterne. 10Il fedele nel minimo anche nel molto è fedele; e l’ingiusto nel minimo anche nel molto è ingiusto. 11 Se dunque nell’ingiusto mammona non diveniste fedeli, la cosa vera chi vi affiderà? 12E se in ciò che è altrui non diveniste fedeli, ciò che è vostro, chi vi darà? 13Nessun domestico può servire a due signori: poiché o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona. 14Ora i farisei, che sono amanti del denaro, ascoltavano tutte queste cose e lo irridevano. 15E disse loro: Voi siete quelli che giustificano se stessi al cospetto degli uomini: ma Dio conosce i vostri cuori, poiché ciò che tra gli uomini è elevato, è abominio al cospetto di Dio.

NON POTETE ESSERE SCHIAVI DI DIO E DI MAMMONA

La parabola precedente ci esortava a passare dall’economia dell’accumulo a quella del dono, per diventare come il Padre (6,36): viviamo nel mondo ma non siamo del mondo (Gv 17,15ss).

Questo brano è uno sviluppo soprattutto del v. 9: “fatevi amici coi Mammona dell’ingiustizia”. I vv. 10-12 mostrano come, amministrando debitamente la realtà terrestre (chiamata “il minimo”, “l’ingiusto Mammona”, “ciò che è altrui”), ci procuriamo quella celeste (chiamata “il molto”, “la cosa vera”, “ciò che è vostro”).

Il v. 13 pone la vera alternativa: o Dio o Mammona. Il fine della vita non può essere che uno solo. I vv. 14-15 parlano del peccato di chi punta sul danaro. È l’abominio della desolazione: l’idolo tiene il posto di Dio.

Il centro del brano è il v. 13, che va contro la tentazione di tenere il piede in due scarpe. Mentre i vv. 10-12 dicono di non demonizzare i beni, e i vv. 14-15 di non assolutizzarli, il v. 13 ricorda che Dio è l’unico Signore e deve esserlo in realtà. La parola ricorrente, soprattutto nei primi versetti, è “fedele/affidare”, che ha la stessa radice di “fede”. La fede in Dio si gioca nella fedeltà in ciò che egli ci ha affidato. C’è una falsa astuzia che fa porre la fiducia, invece che nel Creatore, nelle creature. È una perversione che fa dei mezzi il fine, e ci riduce a servire ad essi invece di servircene.

Questa falsa astuzia fa ritenere il benessere e il progresso materiale come fine dell’uomo e del suo vivere sociale. Ma è una vista miope, che non tiene conto della verità, porta a operare l’ingiustizia e a sacrificare il vero bene dell’uomo, compreso quello materiale.

La vera astuzia è di chi sa che tutto ciò che c’è è dono di Dio, ed è un mezzo per entrare in comunione con il Padre e con i fratelli. Per questo vive in rendimento di grazie e in spirito di condivisione.

I beni, che l’uomo stima di tanto valore, sono una cosa minima rispetto al vero bene. D’altra parte sono necessari per conseguirlo: il nostro futuro si decide qui e ora nell’uso corretto che ne facciamo. In questo, più che nei pii sentimenti, si esprime la nostra fedeltà a Dio. Il fallimento dell’uomo consiste nell’amare ciò che non è l’oggetto del suo cuore.

(dal Commento di Silvano Fausti al Vangelo di Luca)