Gesù però usa questa metafora per dire qualcosa d’altro: siamo tutti chiamati al banchetto della vita e alle nozze e tutti vorremmo il posto migliore delle nozze e qual è il posto migliore? È dove sta lo sposo! e dove sta lo sposo? dove sta Dio? Dio sta all’ultimo posto, per questo chi va all’ultimo posto avanza.

Sabato della XXX settimana del Tempo Ordinario
Luca 14,1.7-11: Chiunque si innalza sarà umiliato, e chi si umilia sarà innalzato.

7 Ora diceva ai chiamati una parabola, constatando come sceglievano i primi divani, dicendo loro: 8 Quando sei chiamato da qualcuno a nozze, non adagiarti sul primo divano, perché uno più stimato di te non sia stato chiamato da lui e, venuto colui che te e lui ha chiamato, 9 ti dica: Da’ a costui il posto! E allora inizieresti con vergogna a occupare l’ultimo posto. Ma quando sei chiamato, va’ e stenditi sull’ultimo posto, perché quando verrà colui che ti ha chiamato, ti dica: Amico, avanza più in alto! Allora ci sarà gloria per te al cospetto di tutti quelli che sono sdraiati con te. Perché chiunque si innalza sarà umiliato e chi si umilia sarà innalzato.

Il lievito dei farisei porta all’“avere di più” (cf. 12,15); riempie l’uomo di possesso e di rapina (11,39) e lo riduce a un idropico, che trasforma in acqua morta tutto ciò che mangia, e cresce tanto da non passare per la porta stretta. È la situazione di ogni uomo: nessuno può salvarsi (cf. 18,26s), e tutti veniamo salvati. Tutti, tranne l’orgoglioso che rifiuta la mano tesa, perché pretende di farcela da solo.

Qui Gesù illustra lo spirito nuovo di chi è guarito dall’idropisia: è l’umiltà, il contrario di quel protagonismo di cui fanno mostra i tanti piccoli idropici che vede scegliere i primi posti al banchetto della vita! Al lievito dei farisei, Gesù contrappone il lievito del Regno. Non si tratta di norme di galateo o di tatticismi: è invece la rivelazione del giudizio di Dio, che valuta in modo opposto al nostro. È quanto Gesù ci ha manifestato e ciascuno di noi è chiamato a vivere. Egli ha scelto l’ultimo posto, si è fatto servo di tutti e si è umiliato. Suoi amici sono quanti fanno altrettanto! In questa parabola siamo esortati a occupare l’ultimo posto, perché è quello del Figlio. È il motivo per cui Dio ama gli ultimi e anche noi dobbiamo amarli (vv. 12-14). Solo questi partecipano al banchetto del Regno (vv. 15-24), che la misericordia del Padre imbandisce per il Figlio perduto e ritrovato.

Questa parabola ribadisce la lezione del Magnificat. Ci guarisce dall’enfiagione dell’io per vivere di Dio; ci snebbia dei deliri di potenza e ci ripulisce gli occhi. Così vediamo come Dio agisce nella storia. Solo l’umile dà gloria a Dio e riceve da lui gloria. Il superbo invece dà gloria all’io e resiste a Dio. L’umiltà è la verità dell’uomo, humus che Dio ha illuminato della sua gloria, ma è anche la verità di Dio che, essendo amore, non può essere superbo. Più che una virtù, è lo specifico del Dio che ci si è rivelato in Gesù: egli, invece di gonfiarsi e innalzarsi, addirittura si “svuotò” e si “tapinizzò”, sottomettendosi a tutti fino alla morte, e alla morte di croce. Per questo ha ottenuto un nome che è al di sopra di ogni altro nome (Fil 2,5-11).

L’umile conosce Dio per connaturalità. Secondo s. Ignazio di Loyola (Eserc. 146) il fine di ogni apostolato è portare gli uomini all’umiltà. Questa, con la povertà e l’umiliazione, è il distintivo di Cristo: sono i colori della sua bandiera. Quella del nemico invece ha i colori opposti: ricchezza, vanagloria e superbia.
(Silvano Fausti, dal Commento al Vangelo di Luca)


La scena è buffa: Gesù sta osservando lì al pasto come tutti si buttano sui primi posti. È lo spettacolo che vediamo costantemente in tutte le nostre relazioni, nella società; ognuno ama il primo posto, tutti vogliono essere come Dio.

Se siamo troppo pieni di noi stessi non c’è posto per Dio! Questo Gesù insegna all’attonito fariseo che lo ha coraggiosamente invitato, e a noi. È vero: se ci sentiamo particolarmente speciali e migliori degli altri rischiamo di occupare tutto lo spazio a disposizione… ma anche chi vive nella continua svalutazione di sé, in fondo, occupa tutto lo spazio con una visione negativa. Possiamo essere pieni del nostro ego spirituale, il più difficile da estirpare! Gesù ci suggerisce di crescere nell’umiltà, di vivere con la consapevolezza del limite, senza diventare il gigante dei nostri sogni o il nano delle nostre paure. L’umiltà è un dono e una conquista, un equilibrio che si raggiunge nella consapevolezza e con grande senso dell’ironia.

Attenti bene, però: molti pensano di non valere nulla, di essere delle brutte persone e, pensandolo, credono di essere umili… Ma quella non è umiltà, è depressione! L’umiltà è un atteggiamento che richiama la parola che la identifica: l’humus . L’umiltà è una terra feconda che fa crescere gli alberi. Terra: segno di concretezza, senza esagerare, senza scoraggiarsi. Feconda: la consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre qualità porta molti frutti!

Dalle catechesi di Silvano Fausti (e di Filippo Clerici)
sul Vangelo di Luca (2004-2010)
www.gesuiti-villapizzone.it
Selezione degli estratti, sottolineature e titoli miei (MJ)