Un antico inno siriaco dice che Maria era tutta orecchio perché la sua maternità, prima che nel ventre, consiste nell’orecchio. La vera maternità è ascoltare, che è la forma fondamentale di accogliere.

Sabato della XXVII settimana del Tempo Ordinario
Lc 11,27-28: Beato il grembo che ti ha portato!
Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio.

In quel tempo, mentre Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!».
Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

Commento di Silvano Fausti

Beato il grembo, il ventre che ti portò e le mammelle che succhiasti.
Risponde a quanto disse Elisabetta all’inizio del vangelo, cap. 1°, v. 45 che quando vede Maria dice: come mai viene a me Maria, la mamma del mio Signore? Dice: beata te che hai creduto alla parola.
Maria è madre del Signore perché è colei che crede alla parola. E lì subito comincia il tema di Maria nostro modello, cioè lei è madre perché ha accolto la parola, la concepisce, dice sì.
Nel capitolo 2° pure si presenta Maria; quando vanno i pastori e le raccontano che cosa hanno detto gli angeli e spiegano cos’è quel bambino che è nato a lei, si dice che Maria custodisce tutte queste parole confrontandole nel suo cuore.
Maria è madre non solo perché ha generato Gesù, perché uno non è figlio semplicemente perché è stato generato. Uno è figlio quando è accolto, custodito, ascoltato e amato.
Tra l’altro una persona qund’è che la concepisci?
Ci sono due modi di concepire. Una è la concezione animale e il nostro modo di concepire è uguale a quello degli animali, ma uno lo concepisci quando lo ascolti, lo accogli dentro di te, gli lasci spazio e ti entra, e diventa lui la tua vita.
Tra l’altro la parola “concetto” è da concepire. La realtà tu la concepisci quando la ascolti. Così le persone: davvero sei madre se ascolti uno. Tu scompari, lasci tutto il vuoto, tutto spazio: questo è il grembo, l’utero e l’orecchio. Infatti un antico inno siriaco dice che Maria era tutta orecchio perché la sua maternità, prima che nel ventre, consiste nell’orecchio.

La vera maternità è ascoltare, che è la forma fondamentale di accogliere. Normalmente non ascoltiamo mai gli altri, non li accogliamo. Quando uno parla penso subito male: cosa rispondergli, cosa contrapporgli. Non lo lasci entrare, non ti scalfisce!
C’è questo ascoltare. E Dio è parola. Con la parola ha fatto il mondo e riesce a fare tutto. Una sola cosa non riesce a fare. Ci riesce solo se lo lasciamo libero: a fare l’uomo nuovo, a fare l’uomo suo figlio, perché noi diventiamo figli di Dio, cioè uguali a Dio, ascoltando la sua parola.
Se tu ascolti una persona, la lasci entrare in te, il suo modo di pensare, il suo modo di sentire, il suo modo di agire diventa il tuo. E Dio davvero con la sua Parola ci comunica tutto se stesso. Come ciascuno di noi quando parla, o mente per imbrogliare l’altro, o comunica se stesso.
Chi comunica si espone al bisogno di essere accolto, fosse anche un “padre eterno”, ha bisogno di essere accolto, accolto maternamente dall’altro. E tu quando accogli l’altro hai davvero tutta la ricchezza dell’altro. Così ascoltando Dio hai tutta la ricchezza di Dio, il suo modo di pensare, di sentire, di amare, di agire. Il suo stesso essere perché la parola determina l’essere della persona.
Quando Dio ha creato l’uomo non dice che lo ha creato secondo la sua specie. L’uomo non ha specie; è come Dio, è immagine e somiglianza di Dio, che è amore, che è parola, che è comunione. E diventa come Dio se ascolta Dio. Per cui la nostra specie è la specie della parola che ascoltiamo.

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