Vale la pena offrire la propria vita per i fratelli, anche quando è proprio la mano di un fratello a colpirci, perché la testimonianza più grande è quella di un amore senza compromessi, che disarma ogni logica “mondana”. San Venceslao, principe e poi patrono della Boemia, vide arrivargli contro il fratello Boleslao una mattina mentre si recava in chiesa; lo disarmò ma gli restituì la spada: era il gesto del perdono. Furono allora i sicari arrivati con Boleslao a uccidere Venceslao, la cui unica “colpa” fu quella di voler donare al suo popolo la luce del Vangelo, per liberare la Boemia dal giogo del paganesimo seguendo l’esempio della nonna Ludmilla, poi santa. Un’opera che non fu accolta di buon grado dalla nobiltà e dalla stessa madre del principe. Nato nel 907, Venceslao morì tra il 929 e il 935.
Altri santi. Santi Lorenzo Ruiz di Manila e 15 compagni, martiri (XVII sec.); beato Bernardino da Feltre, religioso (1439-1494).

Matteo Liut
Avvenire