Adesso vediamo le tre astuzie della volontà. Sono tre quadri, tre scene, tutte impostate sul seguire Gesù. In fondo il senso della vita cristiana è proprio seguire Lui. Non è un’ideologia (tanti lo pensano), le ideologie cristiane tenetevele, o buttatele via. La fede cristiana è semplicemente un paio di piedi per seguire Colui che ami, perché hai capito che vale la pena.

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Mercoledì della XXVI settimana del Tempo Ordinario
Lc 9,57-62: Le tre astuzie della volontà e le tre grandi libertà.
Lectio divina di Silvano Fausti

[Riprenderemo il testo precedente] dando un’ottica particolare all’insieme. Innanzi tutto spiego il valore della ripetizione nella vita spirituale. Nella vita fisica è fuori discussione: ripetiamo il mangiare, il camminare, il dormire, cioè la vita è mantenuta dalla ripetizione che, quindi, non è banale.

La vita spirituale non solo è mantenuta dalla ripetizione, ma è ripetizione. Mi spiego. Il cibo, una volta che mangi ti soddisfa, ti nutre e non hai più fame dopo aver mangiato. Nella vita spirituale non c’è fame di cose spirituali, di per sé, ma c’è un vago desiderio che non si sa bene cosa sia. Quello che desideri ancora non lo conosci e non ce l’hai. Nella misura in cui capisci qualcosa di ciò che desideri e lo sperimenti capita che lo ami; se lo ami lo desideri di più, se lo desideri di più lo ami di più, se lo ami di più lo conosci di più, se lo conosci di più lo desideri di più, se lo desideri di più, e avanti così. Entri nel dinamismo di Dio, infinitamente amabile, l’Amore infinito sempre amabile, sempre fruibile ed è “infinito”, non si chiude mai.

La ripetizione è la cosa fondamentale della vita spirituale; non è che posso dire: questa cosa la so e basta, no. È così anche nell’arte. Se una cosa è bella non è che la consumi (fai la foto come tanti turisti che dicono poi basta, ce l’ho). No, più la guardi e più è bella; più la gusti e più la trovi bella. Quindi non è una perdita di tempo quello che faremo, torneremo indietro, ma sarà molto importante.

Adesso rileggiamo i due testi, li introduco, ma poi spieghiamo solo il secondo. Il primo testo ci parla del volto di Gesù in cammino verso Gerusalemme, che dà il tono della seconda parte del Vangelo, che consiste nell’immergersi, nel battezzarsi in questo volto di Gesù, che si rivela progressivamente nel suo andare verso Gerusalemme. È un volto duro, duro nella tenerezza. Un volto deciso ed irremovibile, nella misericordia. Noi dobbiamo imparare a conoscere questo volto e, in tutta la seconda parte del Vangelo, Luca, quale fosse un pittore, dà pennellate di questo volto per farcelo conoscere. Se non lo conosciamo facciamo come i discepoli che lo amano molto ma, non conoscendolo, fanno esattamente il contrario di quello che fa Lui. Non conoscendolo si gioca nella squadra avversaria, come abbiamo visto.

Breve nota: state attenti che è proprio del nemico, dell’umana natura (chiamiamolo come volete diavolo, satana, divisore, Lucifero) dare stupidità a chi ha tanto zelo, in modo che, con tanto zelo, distrugge il regno di Dio. E dare scoraggiamento a chi capisce. È proprio del Signore invece dare intelligenza a chi ha zelo, in modo che abbia discernimento e non faccia il male a fin di bene. E dare coraggio a chi, avendo capito, rischia di essere troppo critico e di scoraggiarsi.

51Ora avvenne: mentre stavano per compiersi i giorni della sua assunzione, allora egli indurì il volto per camminare verso Gerusalemme. 52E inviò messaggeri/angeli davanti al suo volto. E, avendo camminato, entrarono in un villaggio di samaritani a preparare per lui. 53E non lo accolsero, perché il suo volto era in cammino verso Gerusalemme. 54Ora, avendo visto, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: Signore, vuoi che diciamo che un fuoco scenda dal cielo e li distrugga? 55Ora, voltatosi, li sgridò: [Non sapete di che spirito siete: il Figlio dell’uomo non venne a perdere le vite degli uomini, ma a salvarle]. 56E camminarono verso un altro villaggio.
57E, camminando essi nella via, un tale gli disse: Seguirò te, ovunque ti allontani! 58E gli disse Gesù: Le volpi hanno tane e gli uccelli del cielo nidi; ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo!
59Ora disse a un altro: Segui me! Ora quegli disse: [Signore,] permetti a me che prima mi allontani per seppellire mio padre. 60Ora gli disse: Lascia i morti seppellire i loro morti. Tu, invece, allontanati e annuncia intorno il regno di Dio!
61Ora disse un altro: Seguirò te, Signore; prima però permetti a me di congedarmi da quelli di casa mia. 62Ora [gli] disse Gesù: Nessuno, che ha gettato la mano sull’aratro e guarda ciò che è dietro, è ben messo per il regno di Dio.

Il primo testo che inizia la seconda parte del Vangelo parla tre volte del volto di Gesù e quattro volte del cammino. Questo è il tema della seconda parte del Vangelo che vuole disegnarci questo volto che è in cammino verso Gerusalemme. Il volto vuol dire l’identità (sulla carta di identità si mette il volto), perché la nostra identità è come siamo rivolti agli altri: il volto è relazione.

Questo piccolo racconto mostra come ci siano due spiriti opposti: si può amare Gesù ed essere contro Gesù, se non lo si conosce. La seconda parte del Vangelo ci rivela questo volto, per conoscerlo. Una volta che lo conosciamo vediamo che non lo amiamo: “sì, vorrei seguirlo, ma ho le mie priorità”. Non basta capire. Se bastasse capire per fare giusto!…

Adesso vediamo le tre astuzie della volontà. Sono tre quadri, tre scene, tutte impostate sul seguire Gesù. In fondo il senso della vita cristiana è proprio seguire Lui. Non è un’ideologia (tanti lo pensano), le ideologie cristiane tenetevele, o buttatele via. La fede cristiana è semplicemente un paio di piedi per seguire Colui che ami, perché hai capito che vale la pena.

Nella prima scena un tale dice a Gesù che vuole seguirlo e Gesù gli fa delle difficoltà, poi Gesù propone ad un altro di seguirlo ed è questi che gli fa difficoltà, il terzo personaggio è lui stesso che dice: “ti seguirò”, poi pone delle difficoltà e Gesù gliene pone altre ancora.

Se ci sono difficoltà non dovete preoccuparvi, significa che state facendo le cose giuste. Quando si sta seduti non c’è pericolo di cadere, ma non si fa molta strada; se si cammina si inciampa, si devia, si cade: non importa. Se è la salita verso Gerusalemme è evidente che, salendo, fai fatica. Se non fai fatica probabilmente non stai salendo, sei in pianura, oppure stai scendendo addirittura. La fatica è un contrassegno del salire.

57E, camminando essi nella via, un tale gli disse: Seguirò te, ovunque ti allontani! E gli disse Gesù: Le volpi hanno tane e gli uccelli del cielo nidi; ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo!

È la prima delle tre scene. Un tale dice a Gesù che vuole seguirlo e Gesù gli fa delle difficoltà: gli dà come risposta che le volpi hanno tane, gli uccelli del cielo hanno nidi, il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo.

La prima difficoltà per seguire il cammino della vita è quella di nascere. Qui si parla di volpi e tra due capitoli Erode sarà chiamato “volpe”, astuto. Le persone astute hanno le loro tane. Erode si era scavato dentro un monte, troncato, un palazzo imprendibile e lì aveva tutti i suoi tesori. Le persone astute e furbe del mondo hanno i loro tesori nelle loro tane, nei loro forzieri, nelle tane della Svizzera ad esempio. In questo c’è tutto il potere del mondo.

Gli uccelli sono invece sprovveduti, le persone sprovvedute pongono la loro sicurezza in Dio, ma in fondo considerano Dio come la loro tana. La Parola tana e nido sono immagini materne come dicevamo. La madre rappresenta il mondo del bisogno. La mamma soddisfa i tuoi bisogni vitali, fondamentali, ti nutre, ti accudisce, rappresenta tutto quel mondo di soddisfazione dei propri bisogni.

La prima condizione per nascere non è quella di stare al morbido nella pancia della mamma, dove non occorre nemmeno respirare, né mangiare, né far fatica, né camminare, proprio nessuna fatica. La prima condizione per nascere è uscire dalla mamma. Molte persone non sono mai uscite dalla mamma, nel senso che ovunque vadano cercano sempre e solo il senso della loro vita nella soddisfazione dei bisogni primari: mangiare, dormire, essere soddisfatti. “Faccio solo quello che mi piace”, dicono. Se l’uomo avesse fatto fin da principio solo quello piace!… Vedete, la cultura è quello che è sottratto alla natura e costa cara; costano la stazione eretta ed il lavoro. Se l’uomo avesse fatto così, saremmo ancora sulle piante come scimmioni, tranquilli, non esisterebbe nemmeno la specie umana.

Noi conosciamo altri piaceri più interessanti della soddisfazione dei bisogni: abbiamo desideri. I desideri non sono bisogni. Possiamo soddisfare tutti i nostri bisogni di mangiare e di riprodurci (che in fondo sono i bisogni dell’animale) e non per questo essere felici, ma solo disperati. Ci chiediamo che senso abbia la vita. Siamo solo bestie? Molti fanno una vita ‘bestiale’. Sono ancora nell’utero materno, la madre è sostituita dalla madre terra e il loro orizzonte è tutto ciò che può fornire loro soddisfazione, cioè i beni della terra.

È la prima tentazione che ha subito anche Gesù: quella di fare delle pietre pane. Anche se abbiamo tutto il pane del mondo non abbiamo la felicità che è data non dal pane, ma dalla Parola cioè dal significato che ha quel pane. Voglio dire che mangiare da soli al fast food è di una tristezza infinita, come un animale che mangia alla greppia. O nel lavoro quando prendiamo il nostro osso ringhiando agli altri come fanno i cani. È una vita maledetta. L’uomo mangia in commensalità ed allora anche l’azione materiale di mangiare diventa spirituale. Addirittura l’Eucarestia è un mangiare insieme, è un condividere il pane da fratelli, in nome del Padre.

Il primo dono che Gesù ci vuole fare è la libertà dalle cose: se vogliamo possederle ci possiedono. Se invece non sono fini, ma mezzi li possiamo usare e servono. La prima condizione per essere uomini liberi, il primo dono che Dio vuole farci è la povertà spirituale.

59Ora disse a un altro: Segui me! Ora quegli disse: [Signore,] permetti a me che prima mi allontani per seppellire mio padre. 60Ora gli disse: Lascia i morti seppellire i loro morti. Tu, invece, allontanati e annuncia intorno il regno di Dio!

Tenete presente che questi tre personaggi sono tre sfaccettature di quell’unica persona che siamo noi. Questo secondo ha l’invito, da parte di Gesù di seguirlo e fa delle difficoltà: permetti che prima mi allontani per seppellire mio padre.

Il brano precedente riguarda piuttosto la madre, il mondo del bisogno, della necessità. Questo invece parla del padre. Il padre è la prima persona con la quale il bimbo entra liberamente in relazione perché non ne ha davvero bisogno. Della madre ne ha proprio bisogno sia per nascere, sia nei primi mesi; senza madre non vive, senza padre magari vive anche meglio.

Il padre è colui che entra in relazione con il figlio mediante la parola. Con la madre c’era la fusione, almeno nei primi tempi. Il padre rappresenta, in fondo, il primo affetto libero e rappresenta tutto il mondo degli affetti che, a sua volta, rappresenta poi i nostri doveri, perché noi dove abbiamo degli affetti, abbiamo dei doveri. Le cose, le persone che per noi valgono, cioè gli affetti, diventano doveri.

Quindi non c’è nulla di male a seppellire il padre. Cosa c’è di male? Invece è molto male perché se nella vita prima di fare una qualunque cosa aspetto di seppellire il padre, passerò la vita ad aspettare che muoia. Chi fa del padre la prima cosa (l’errore è nel prima) chi lo pone come affetto prioritario, come assoluto, ne diventa schiavo. Vale anche se prendo la persona più bella e più brava del mondo, io sono schiavo di quella persona. Anche lei è schiava (delle mie immagini su di lei). Se poi, dopo qualche anno, diventa un po’ più brutta e poi mi accorgo che non è nemmeno così buona, cosa faccio? Lei deve sempre far finta di essere brava altrimenti la butto via, il minimo errore che fa la butto via. Le relazioni così non funzionano, sono una schiavitù reciproca. Quante relazioni di coppia, di amicizia, sono possesso reciproco, schiavitù reciproca, invece che amore reciproco, perché si vogliono possedere le persone.

È stata la seconda tentazione di Gesù, quella di prendere il potere sui regni della terra. Noi non prenderemo il potere sui regni della terra, ma ognuno ha il suo piccolo regno, di amicizia o nella famiglia dove vuole esercitare il potere.

Quindi il secondo dono è la libertà dal possesso delle persone. Le persone non sono da possedere, nemmeno Dio è da possedere, di per sé, e non dobbiamo nemmeno essere posseduti, ci libera. Praticamente se per nascere bisogna uscire dalla madre, per crescere e diventare adulti bisogna eliminare il padre, non seppellirlo o aspettare che muoia. Sei responsabile, sei uguale al padre, non aspetti che muoia lui per prenderne il posto. Nessuna persona, nessun dovere, nessun affetto è assoluto. Solo Dio è assoluto. Tutto il resto è relativo e soprattutto non è mai da possedere. Questo è il secondo dono, questa libertà di porre Dio al posto di Dio.

Approfondiamo ancora un momento le parole: “lascia prima”. Capire quali sono le nostre priorità. L’immediato ci assorbe e non abbiamo mai tempo di costruire le vere priorità della nostra vita. Nelle nostre priorità, basta guardare l’agenda, le cose essenziali saltano tutte. Il contingente prevale sull’essenziale.

61Ora disse un altro: Seguirò te, Signore; prima però permetti a me di congedarmi da quelli di casa mia. 62Ora [gli] disse Gesù: Nessuno, che ha gettato la mano sull’aratro e guarda ciò che è dietro, è ben messo per il regno di Dio.

Questo terzo personaggio sembra assommare le due difficoltà: prima “permettimi una cosa” e poi c’è ancora l’affetto per quelli di casa sua. La domanda che fa costui a Gesù è la stessa che ha fatto Eliseo ad Elia dicendo che prima sarebbe andato a congedarsi da quelli di casa sua ed Elia glielo concesse. Gesù invece non lo concede. Ci sarà pure un significato. Con Elia c’era ancora tempo, ma per il senso della vita non ha senso aspettare, seguire Lui è il senso della vita, se non seguiamo Lui la perdiamo. La priorità è quella.

Dalla risposta di Gesù si capisce un altro aspetto: Gesù dice che nessuno che abbia messo la mano sull’aratro e guarda dietro è ben messo per il regno di Dio. Cosa significa? Se si vuol guardare indietro per vedere se è stato fatto il solco dritto, si va subito storto. Per arare dritto si guarda davanti, dove si deve andare, non dietro.

Tutta la nostra vita è guardare indietro alla nostra storia precedente e vogliamo che il futuro sia un’edizione o una riedizione (corrotta dalle paure) di quel che c’è stato prima. Il mio passato non è la tomba del futuro. La vita invece è sempre nuova. L’uomo è ciò che diventa e diventa ciò che si propone. La proposta di Dio è di diventare come Lui. Non vale la pena stare accartocciati su se stessi e guardare indietro.

In termini diversi, ma per dire la stessa cosa, bisogna procedere non guardando solamente lo specchietto retrovisore, ma anche guardando davanti. In termini più vissuti voglio dire che non bisogna essere ostaggi del proprio passato.

Allora vediamo in sintesi le tre libertà:
 La prima dalle schiavitù delle cose, che è grande cosa: finirebbero le guerre, le liti, le ingiustizie, avremmo un’aria più respirabile.
 La seconda dal possesso e dalle schiavitù delle persone. Grandissima cosa: andrebbe tutto bene nelle famiglie.
 La terza è la più difficile: la libertà dal mio “io”. Io non sono la mia storia passata, sono ciò che divento. Non sono nella trappola, l’uomo è apertura, è desiderio di infinito, si apre alla promessa di Dio.

Queste sono le tre grandi libertà, altrimenti non siamo ben messi per il regno di Dio. Per la vita, in fondo. Quindi sono tre grandi doni da chiedere, nonostante le resistenze contrarie che abbiamo.

Estratti dalle catechesi di Silvano Fausti (e di Filippo Clerici)
sul Vangelo di Luca (2004-2010)
www.gesuiti-villapizzone.it
Selezione degli estratti e sottolineatture mie (MJ)