Il tema della seconda parte del Vangelo è il cammino. Gesù cammina verso Gerusalemme e ogni parte di questo cammino è come una pennellata che dipinge il suo volto. Il male della Chiesa, il male del mondo è che noi uomini di chiesa non presentiamo il vero volto di Cristo, il vero volto di Dio. Il problema non è dell’uomo che non conosce Dio, è di noi cristiani che non lo conosciamo. Perché in fondo la credibilità di Dio è affidata alla nostra testimonianza. Quindi il vero problema è sempre: non la conversione del mondo, ma la conversione di noi discepoli e della Chiesa al Cristo!

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Martedì della XXVI settimana del Tempo Ordinario
Lc 9,51-56: Indurì il volto per camminare verso Gerusalemme.
Lectio divina di Silvano Fausti

La prima parte del Vangelo è sull’ascolto della Parola che trasfigura il volto. La seconda – che qui inizia – tratteggia questo volto: è quello del Figlio, duro nella misericordia, in cammino verso Gerusalemme, dove darà la vita per i fratelli. I discepoli hanno ben altra durezza: amano Gesù, ma ignorano il suo volto e non hanno ancora il suo Spirito.

51 Ora avvenne: mentre stavano per compiersi i giorni della sua assunzione allora egli indurì il volto per camminare verso Gerusalemme. 52 E inviò messaggeri/angeli davanti al suo volto E, avendo camminato, entrarono in un villaggio di samaritani a preparare per lui. 53 E non lo accolsero, perché il suo volto era in cammino verso Gerusalemme. 54 Ora, avendo visto, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: Signore, vuoi che diciamo che un fuoco scenda dal cielo e li distrugga? 55 Ora, voltandosi, li sgridò: [Non sapete di che spirito siete: il Figlio dell’uomo non venne a perdere le vite degli uomini, ma a salvarle.] 56 e camminarono verso un altro villaggio.

Siamo al capitolo 9. Precedentemente abbiamo finito la prima parte del Vangelo, che è la catechesi dell’ascolto. Il Vangelo di Luca, la prima parte è tutto ascolto della Parola, la seconda diventa visione. La prima culmina con la Trasfigurazione: il volto del Signore Gesù che è totalmente altro perché Lui è quello che ha dato carne alla Parola; e uno diventa la parola che ascolta. Gesù, il Figlio, è la Parola pienamente ascoltata. La catechesi dell’ascolto terminava con i discepoli che non capivano niente. Adesso, per nove capitoli, quando uno capisce niente, che cosa vede? Niente. Quindi ci sarà il miracolo del cieco alla fine.

Nella seconda parte Luca dipinge il volto di Cristo, e ogni frase è una pennellata al suo Volto. Quel volto che poi si scioglie quando piange su Gerusalemme e lì si rivela totalmente come volto di misericordia del Padre, e che poi culmina sulla croce dove c’è, ed è l’unica volta nel Nuovo Testamento, la parola “theoria” che vuol dire spettacolo. Dio da’ spettacolo. Si fa vedere faccia a faccia. Così com’è. I discepoli capiranno dopo. E anche noi.

Affrontiamo adesso la seconda parte. Faccio una breve introduzione:

  • Come la prima parte del Vangelo è cominciata con il battesimo di Gesù, la sua scelta fondamentale di battezzarsi, di immergersi nella nostra realtà, di andare a fondo, la seconda parte comincia con il battesimo del discepolo. Il discepolo deve andare a fondo, nel Volto del Signore: siamo battezzati in Cristo, immersi in Lui.
  • Poi vedremo il secondo brano: per Gesù erano le tentazioni; il secondo saranno le tentazioni del discepolo.
  • Il terzo era la missione di Gesù, nella prima parte; nella seconda parte, il terzo brano sarà la missione del discepolo.

Quindi discepolo e Gesù in fondo sono speculari. Il seguito del Vangelo è tutta una catechesi rivolta al discepolo per vedere il volto di Cristo e capire.

Adesso leggiamo il testo. State attenti alla traduzione, perché questo brano è il testo più infelicemente tradotto del Vangelo di Luca. E spiego, è un testo un po’ duro che contiene molte ripetizioni: quattro volte camminare, tre volte volto, e in italiano magari si preferisce fare sinonimi o usare un’espressione equivalente. Invece il tema della seconda parte del Vangelo è proprio il cammino. Gesù ormai cammina verso Gerusalemme e ogni parte di questo cammino è come una pennellata che dipinge il suo volto. Quindi il tema del cammino e del volto, più l’annuncio, che è il tema fondamentale, che faremo.

51 Ora avvenne: mentre stavano per compiersi i giorni della sua assunzione allora egli indurì il volto per camminare verso Gerusalemme. 52 E inviò messaggeri/angeli davanti al suo volto E, avendo camminato, entrarono in un villaggio di samaritani a preparare per lui. 53 E non lo accolsero, perché il suo volto era in cammino verso Gerusalemme. 54 Ora, avendo visto, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: Signore, vuoi che diciamo che un fuoco scenda dal cielo e li distrugga? 55 Ora, voltandosi, li sgridò: [Non sapete di che spirito siete: il Figlio dell’uomo non venne a perdere le vite degli uomini, ma a salvarle.] 56 e camminarono verso un altro villaggio.

Avete visto che il tema è il volto in cammino verso Gerusalemme: Gesù indurisce il volto per camminare verso Gerusalemme. Poi non viene accolto perché il suo volto è in cammino verso Gerusalemme. E i discepoli si arrabbiano e gli dicono vuoi che scenda un fuoco dal cielo? e Gesù risponde allora “non sapete di che Spirito siete”.

Quel versetto “non sapete di che spirito siete” lo trovate nella nota, perché non c’è su tutti i codici. Probabilmente è un testo originario, ma l’hanno tolto sin dall’inizio perché c’era un’eresia – si chiamavano i marcioniti da Marcione – che diceva c’era un Dio dell’Antico Testamento che era giustiziere, cattivo, mandava fulmini dal cielo e distruggeva, però c’è il suo opposto, il Dio del nuovo Testamento, che è buono e misericordia. Allora, probabilmente, è un detto genuino di Gesù che hanno fatto scomparire per non dare adito a questa eresia, perché Dio ce n’è uno solo ed è solo buono. E Gesù è venuto a liberare quel Dio dell’Antico Testamento nel suo vero volto. Quindi lo trovate nella nota; c’è anche nella Vulgata, nella traduzione latina di Gerolamo. E lo abbiamo lasciato.

Il tema del volto. È importante il volto perché dà l’identità della persona. Il pericolo è che noi cristiani, sì amiamo molto Gesù, ma quale Gesù? Amiamo il Pantocrator, quello che ha in mano tutti, quello che giudica tutti, quello che manda all’inferno tutti, quello spara e fa le crociate, quello che dominerà il mondo. Si può pensare così. Oppure è quel Gesù il cui volto è indurito per camminare verso Gerusalemme?

Chi è Dio? Non è quello che ha in mano tutti, ma quello che si mette nelle mani di tutti, che si consegna, che ha fiducia e ama. Si è fatto ultimo di tutti. Il primo tra voi sia l’ultimo di tutti. È lui! Il più grande chi è il piccolo tra tutti. È lui il grande, che è il più piccolo tra tutti. È la piccolezza di un Dio che è amore e misericordia e serve tutti, si fa ultimo di tutti, promuove tutti, lascia spazio a tutti, si consegna a tutti.

Il problema, allora, è conoscere questo Cristo, nel quale è in gioco davvero la nostra fede cristiana, perché uno può avere tanto amore per Cristo, come Giacomo e Giovanni, e fare esattamente il contrario di Cristo. Il male della Chiesa, il male del mondo è che noi uomini di chiesa non presentiamo il vero volto di Cristo, il vero volto di Dio. Il problema non è dell’uomo che non conosce Dio, è di noi cristiani che non lo conosciamo. Perché in fondo la credibilità di Dio è affidata alla nostra testimonianza. Se noi testimoniamo un Dio che è amore, misericordia e tenerezza, che ama tutti ed esclude nessuno, allora la gente può crederci. Se presentiamo un Dio che in fondo è il Dio del nostro potere, del nostro dominio, delle nostre guerre, della nostra supremazia sul mondo, giustamente bestemmia Dio, e giustamente non ci accoglie. Quindi il vero problema è sempre: non la conversione del mondo, ma la conversione di noi discepoli e della Chiesa al Cristo.

Premesso questo, possiamo leggere adesso il testo che annuncia il tema. E comincia il battesimo dei discepoli. Alla fine domanderà proprio Gesù a Giacomo e Giovanni: potete ricevere il battesimo di cui io sono battezzato?

51 Ora avvenne: mentre stavano per compiersi i giorni della sua assunzione allora egli indurì il volto per camminare verso Gerusalemme.

Assunzione sappiamo che cosa è: quando sarà assunto, elevato. Ma la parola elevato vuol dire anche qualcos’altro: sollevato sulla croce. Sta per compiersi, i giorni: la salvezza si compie quando Lui sarà elevato da terra, cioè messo sulla croce. E poi vuol dire anche un’altra cosa, vuol dire anche essere levato via dal mondo, ucciso. È stato levato proprio di mezzo. Quindi vuol dire tutte due le cose: sta per compiersi i giorni in cui lui sarà levato dal mondo, proprio quando sarà elevato sulla croce. E proprio quella sarà la sua assunzione, e la sua glorificazione. Quando il Figlio dell’uomo sarà levato, elevato, conoscerete IO-Sono, cioè conosceremo Dio.

E allora Gesù indurì il volto per camminare verso Gerusalemme. Questa parola “indurì”, cioè un volto duro, irremovibile, non cambierà più parere. E sarà sempre questo il suo volto, volto duro, duro nell’andare verso Gerusalemme a dare la vita per gli ultimi.

Quindi la sua durezza, la durezza di Dio, è la durezza della tenerezza. È l’unica durezza che conosce Dio. I discepoli ne conoscono ben altre. Il termine ricorre anche in Isaia al capitolo 50, 7, dove si dice della determinazione del Servo: indurisce il volto agli sputi, agli schiaffi. Così anche Ezechiele. Dio dice: Io renderò il tuo volto duro come il bronzo.

Questa è la durezza di Dio. E questo è il tema di tutta la seconda parte del Vangelo, questo volto, la durezza di questo volto. Quella durezza che si rivelerà chiaramente quando piangerà su Gerusalemme che lo uccide. Non piangerà del male che fanno a Lui, ma del male che si faranno loro, ammazzando Lui, che è il massimo della tenerezza.

52 E inviò messaggeri/angeli davanti al suo volto E, avendo camminato, entrarono in un villaggio di samaritani a preparare per lui.

I discepoli devono preparare per Lui. Ciò che deve fare il discepolo inviato, la missione del cristiano, è quello di preparare la gente, i lontani, ad accogliere questo volto di amore e di misericordia. Quindi il problema della nostra missione è che siamo messaggeri di questo volto, non di un altro, e predisporre la gente ad accogliere questo volto, non un altro volto.

53 E non lo accolsero, perché il suo volto era in cammino verso Gerusalemme. 54 Ora, avendo visto, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: Signore, vuoi che diciamo che un fuoco scenda dal cielo e li distrugga?

A noi fa un po’ ridere questa espressione; comunque il profeta Elia, nel secondo libro dei Re, all’inizio, siccome lo cercavano – c’erano cinquanta soldati coi loro capi che lo cercavano – un fulmine dal cielo li sferza… Questi si rifanno a Elia e dicono: tu sei il profeta, tu sei il Figlio di Dio, questi non ti accolgono, mandiamoli fuori.

Così come uno vorrebbe esser come Dio e il suo modello è diventare come quel dio che lancia folgori, che domina il mondo, che fa fuori i nemici e ammazza tutti. Ma questo è satana, non Dio! Capite come si può essere cristiani e avere come dio satana. E volendo bene addirittura, perché questi vogliono bene a Gesù! Proprio la causa dell’ateismo è la falsa immagine di Dio.

55 Ora, voltandosi, li sgridò: [Non sapete di che spirito siete: il Figlio dell’uomo non venne a perdere le vite degli uomini, ma a salvarle.] 56 e camminarono verso un altro villaggio.

Ecco, Gesù si volta e li minaccia. È la stessa parola che si usa per dire l’atteggiamento di Gesù nei confronti dei demoni. Li minaccia, li sgrida, li zittisce con la parola. Vuol dire che i discepoli, come Pietro già dopo la prima predizione della Passione venne chiamato satana, i discepoli che hanno lo spirito, non di Dio, ma di satana. Eppure vogliono bene a Dio. Vedete com’è importante il discernimento. Tutta la seconda parte del Vangelo di Luca sarà il discernimento dello Spirito del Figlio. Perché se uno ha buona volontà, il diavolo gliela aumenta, la buona volontà, purché faccia inimicizia e non capisca così a fin di bene fa tanto male. Vedete quanto ci può essere uno zelo infinito e dire “Cristo” e tante belle preghiere, e andare contro Cristo.

Portando l’attenzione su Gesù, per quanto riguarda il trattamento di Gesù, che ha riservato a questi, i migliori, anche nell’episodio precedente in cui Gesù strapazza Pietro, mi piace vedere Gesù che si volta. Gesù è come davanti, sta aprendo la strada e i discepoli, pur non capendo, lo seguono. Però Gesù si volta, si rivolge a loro. Li strapazza, però non li allontana. Nell’episodio cui alludevo, a Pietro non dice: va via da me, allontanati! Pur chiamandolo satana: mettiti dietro, seguimi! Una forma d’intenso, forte richiamo, ma è una chiamata.

Mettiamoci davanti a questo volto indurito nell’andare a Gerusalemme, indurito nella misericordia, indurito nel dare la vita per i miei nemici. Davanti a questo volto mi chiedo: di che spirito sono? Che spirito: è la domanda più importante di tutto il Vangelo e della mia vita, e sarà questo lo scopo di capire quale è lo Spirito del Figlio e lo spirito contrario. Il criterio: è venuto a salvare la vita, non a perderla. È il Dio della vita, dell’amore, della vita per i nemici, per tutti, per gli uomini.

Estratti dalle catechesi di Silvano Fausti (e di Filippo Clerici) sul Vangelo di Luca (2004-2010)
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