Lectio del Vangelo del giorno

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Sabato della XXV settimana del Tempo Ordinario
Lc 9,43-45: Ficcatevela nelle orecchie questa Parola.
Lectio divina di Silvano Fausti

43Ora furono colpiti tutti dalla grandezza di Dio. Ora, stupendosi tutti di quanto faceva, disse ai suoi discepoli: 44Mettetevi dentro i vostri orecchi queste parole: Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini!

Tutti sono colpiti dalla grandezza di queste parole, che richiamano il Magnificat – l’anima mia grandifica il Signore. Tutti si stupiscono di quanto fa. E allora Gesù comincia a dire ai suoi discepoli come Lui fa queste cose. Tutti vogliamo il risultato. Adesso Gesù spiega la Parola, ossia come Lui consegue questo risultato.

Qui comincia l’istruzione ai discepoli che durerà per nove capitoli, fino al capitolo 18,35. È l’istruzione ai discepoli sui lineamenti del volto del Figlio, descritto attraverso la Parola. E chi è il Figlio?

Comincia Gesù dicendo: mettete voi dentro i vostri orecchi queste parole. È un imperativo rafforzato. Ficcatevela nelle orecchie questa Parola. Come il seme va ficcato sotto terra dove la terra è un po’ dura e allora bisogna bucarla bene per metterli dentro per farlo germinare, così la Parola va messa dentro e chiusa. La Parola, infatti, entra tra mille ostacoli perché c’è un’impermeabilità a questa Parola.

Cosa aveva detto il Padre? Ascoltate Lui. E Lui cosa ci dice? Mettetevi negli orecchi queste parole. Vedrete che un po’ alla volta se lo mettete nell’orecchio questo seme germinerà, perché in fondo noi germiniamo secondo le parole che mettiamo nell’orecchio. Uno pensa, agisce e sente secondo la parola che ha nell’orecchio. Noi abbiamo nell’orecchio la parola o meglio la menzogna di Satana, dell’egoismo, del dominio, dell’avere, della paura, della morte. Dobbiamo mettere nell’orecchio quest’altra parola, che è la Parola.

La più bella definizione di Gesù, ma anche di Dio, è questa parola: il Figlio dell’uomo sta per consegnarsi nelle mani degli uomini. Consegnarsi nelle mani di qualcuno cosa vuol dire? Vuol dire fidarsi, abbandonarsi e amare infinitamente, altrimenti non lo fai. Questa è la Parola. Chi è Dio? Colui che si mette nelle mani degli uomini. Ha una gran fede Dio negli uomini. È un amore infinito; sa cosa gli capita. Eppure lo fa ugualmente. Si consegna.

E il verbo consegnare indica il gesto di Gesù che si consegna, indica il gesto di Giuda che lo consegna. In greco si traduce in entrambi i modi sarà consegnato (intendendo Giuda) o si consegnerà nelle mani degli uomini (Gesù accetta il nostro tradimento e attraverso i nostro tradimento, il nostro male si dona). Se lo accettiamo si dona a noi. La stessa parola si dice del Padre. Quando si dice il Figlio dell’uomo sarà consegnato si indica anche l’azione del Padre.

In questa espressione è contenuta tutta la storia di Dio che si consegna all’uomo nelle sue mani. Gesù è chiamato Figlio dell’uomo, figura gloriosa in Daniele 7, figura divina che sarà giudice del mondo, salvatore universale, un Figlio d’uomo che si consegna nelle nostre mani. Il desiderio più profondo, di avere con noi quel bene infinito che è il Signore, non lo si capisce, lo si rifiuta. Dice questo l’ultimo versetto.

45Ora essi ignoravano questa parola ed era loro velata perché non la sentissero; e temevano di domandargli su questa parola.

Questo è come avviene la consegna da parte di Dio, di Gesù stesso che si consegna e si mette nelle nostre mani, la modalità con cui si realizza questo dono. Non lo capiscono. Ignoravano questa parola, la parola della croce. Temevano di domandare su questa Parola.

E questa Parola è il sorriso di Dio. Sapete che Dio ride (Salmo 2) quando distrugge tutto il male. Dio ride e distrugge il male e non i malvagi. Il suo riso è quello che troviamo su certi cristi crocifissi romanici dove Gesù sorride. Il sorriso è l’amore di Dio. Il suo Amore è davvero qualcosa che distrugge ogni male, quasi con ironia. Noi lo prendiamo e Lui si consegna. Noi lo ammazziamo e Lui ci dà la vita. Noi lo condanniamo e la sua condanna ci salva perché porta su di sé il nostro male e noi abbiamo il suo amore.

C’è sotto tutta l’ironia di Dio che comincia già nell’antico testamento, quando nella storia di Giuseppe, i suoi fratelli lo vendono e quando muore il padre pensano che lui si voglia vendicare. Giuseppe li chiama e loro sono lì tutti tremanti. Giuseppe dice loro di non aver paura, perché se hanno pensato di fargli del male, Dio lo ha usato per fare un grande bene. Così la croce che è il più grande male che uomo possa fare diventa il grande bene con cui Dio ci dimostra tutto il suo amore, quindi non abbiate paura.

Comincia da qui la storia nuova di Gesù che oramai si dedica ai suoi discepoli esclusivamente perché capiscano questa Parola, ossia che Lui si mette nelle mani degli uomini, e la condisce in tutte le salse per nove capitoli, parlando solo ai discepoli.

Dopo nove capitoli al capitolo 18, 31 Gesù prende ancora i dodici e gli dice che sono in viaggio verso Gerusalemme dove si compiranno tutte le scritture dei profeti sul Figlio dell’uomo. C’è poi come un indice della passione. Sarà consegnato ai gentili, lo derideranno, insulteranno, sputacchieranno, flagelleranno, uccideranno e il terzo giorno Lui resusciterà. Cosa han capito dopo nove capitoli d’istruzione da parte di Gesù i discepoli?

Prima di ciò, come abbiamo visto, essi ignorano le parole. La prima volta, Luca non lo dice, Pietro aveva reagito e Gesù gli ha detto: mettiti dietro di me Satana. La seconda volta che Gesù lo dice, cioè qui, non capiscono, ignorano questa Parola, e pensano sia meglio non domandare niente. Dopo nove capitoli di spiegazioni al 18,34 si dice: nulla essi compresero di questo. Questa Parola che qui si è detta essere velata, si dirà essere nascosta, scavata sotto terra, quindi più che velata.

Qui si dice temevano di domandare su questa Parola, poi si dirà che ignoravano quanto gli era stato detto. Dopo ci sarà il miracolo del cieco e quello di Zaccheo, i primi due discepoli. Il risultato del cammino di catechesi di Gesù lungo questi novi capitoli è che noi scopriamo la nostra cecità davanti a questa Parola, a questo mistero. Proprio la nostra cecità sarà la causa della croce e la croce la guarigione di questa cecità. Proprio sulla croce, frutto di questo male, vediamo per la prima volta il suo bene. Anche qui si vede l’ironia e il sorriso di Dio che ci lascia totalmente liberi di fare il nostro male. Lui in quello opera la salvezza.

Chiediamo al Signore di entrare in questo mistero, perché se non entriamo in questo mistero, non entriamo nel cristianesimo. Siamo ancora bravi religiosi che potrebbero essere mussulmani o di qualunque altra religione, ma non cristiani.

Estratti da riflessioni di Silvano Fausti e Filippo Clerici
http://www.gesuiti-villapizzone.it
2005/06