Vangelo del giorno

Sabato della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Qo 11,9-12,8   Sal 89   Lc 9,43-45: Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato.
Avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Commento

Nel Vangelo, il Signore Gesù, proprio «mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva» (Lc 9,43), invita i suoi discepoli a non cedere al fascino dei suoi gesti, ma ad aprirsi profondamente e veramente al loro significato più vero e profondo, maturando la capacità di accogliere e assumere le conseguenze dei suoi gesti d’amore e di tenerezza, di predilezione per i più poveri e i più sfortunati:

«Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini» (Lc 9,44).

Dietro questo grave annuncio si cela un annuncio ancora più grande: l’amore si consegna e sa godere e gioire fino in fondo della propria disponibilità e volontà di darsi. Tutto ciò non può non incutere timore, eppure tutto ciò dovrebbe far maturare in noi un desiderio e una capacità di amore sempre più grande, tanto da essere in grado di assumere le conseguenze più dure e difficili.
La nostra vita è un passaggio che, solo alla sequela del Signore Gesù, può trasformarsi in una vera Pasqua. Il primo passo è proprio quello di assumere la logica della Pasqua senza timore e nella libertà del cuore. Mentre i discepoli non «ne coglievano il senso e avevano timore di interrogarlo su questo argomento» (Lc 9,45), a noi è richiesto di dialogare con Gesù – come fecero Mosé ed Elia sul monte della trasfigurazione – del suo e del nostro «esodo» (9,31). La saggezza che propone il Signore non garantisce né il successo e neanche quella riconoscenza e riconoscimento che ci aspetteremmo giustamente dai nostri fratelli. Il Signore «ha fatto risplendere la vita per mezzo del Vangelo» (2Tm 1,10 – Canto al Vangelo) e questo vangelo si riassume in una parola: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini» (9,44). E noi con Lui, se vogliamo essere come Lui, siamo chiamati a superare, anzi ad assumere quel «timore» (Lc 9,45) che attraversa il cuore e la mente dei discepoli. Come loro siamo chiamati a confrontarci con la decisa presa di posizione del Signore Gesù davanti al mistero della propria vita offerta fino all’ultimo e senza nessun ripensamento.

M.D. Semeraro
http://www.nellaparola.it