Lectio del Vangelo del giorno

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Giovedì della XXV settimana del Tempo Ordinario
Luca 9,7-9: Chi e costui?
Lectio divina di Silvano Fausti

Sentendo l’annuncio, tutti si chiedono chi è Gesù. Ma non può capire la Parola colui che uccide chi la dice. Tuttavia la testa tagliata del profeta è più eloquente di qualsiasi discorso.

7 Ora Erode il tetrarca udì tutto ciò che capitava ed era perplesso perché si diceva da parte di alcuni: Giovanni é stato destato dai morti! 8 e da altri: Elia é apparso! e da altri: Un profeta, uno degli antichi, é risorto! 9 Ora disse Erode: Giovanni, lo decapitai io! Ora chi è costui, di cui odo tali cose? E cercava di vederlo.

Abbiamo visto che il seme-Parola è seminato in missione dai discepoli. Ora vediamo il raccolto di questo seme. Il raccolto del seme della Parola può essere duplice: c’è il chicco che germoglia e il chicco che non germoglia. Vediamo perché il seme non germoglia. È importante capire perché non germoglia in quanto noi siamo fatti per ascoltare la Parola di Dio; l’uomo è terra buona, è “Adàm” fatto da Dio a sua immagine e somiglianza; la terra-adàm fatta da Dio è buona e la Parola è lo stesso seme di Dio, seme di vita immortale. Cerchiamo di capire come mai da due cose buone, uomo e Dio, nascono dei frutti indesiderati anche da parte di gente che ascolta la Parola, come ci mostra la nostra esperienza.

Il testo comincia con Erode che “ascoltò” e termina con Erode che “cercava di vederlo”. I termini ascoltare e vedere sono i termini che definiscono i discepoli e il discepolo è colui che ascolta la Parola. Tutta la prima parte del Vangelo racconta l’ascolto di questa Parola mentre nella seconda parte del Vangelo questa Parola diventa volto, cammino, visione. Quindi qui abbiamo Erode, il prototipo di ogni discepolo che ascolta la Parola e cerca di vedere il Signore. Cosa c’è allora che lo disturba tanto che quando Lo vedrà gli metterà un mantello bianco da pazzo? Come mai uno che vuole conoscere e vedere Gesù arriverà a consegnarlo alla morte?

La domanda centrale è: “Chi è Costui? Chi è Gesù?” la risposta a questa domanda è ciò che fa di noi i discepoli. Che discepoli siamo? Come il Battista che si domanda chi è? Siamo come Erode? Siamo discepoli come i suoi discepoli che si chiedevano pure loro chi fosse costui? Vedremo che ci sono modi diversi di interrogare: il Battista, che rappresenta l’Antico Testamento, interrogava Gesù per sapere se era Lui quello che doveva venire oppure se dovevano aspettarne un altro; Gesù risponderà a Giovanni che deve cambiare la sua attesa, perché Lui è diverso da come lo stesso Battista si aspettava. Erode invece chiede e si risponde da sé medesimo; è diverso chiedere e sentire la risposta dall’altro invece che rispondersi da se stesso. I discepoli capiranno quando Gesù chiederà loro chi pensano che Lui sia e dovranno rispondere. Le domande e le risposte rappresentano i diversi tipi di rapporto con il Signore.

Notiamo che c’è una successione di domande, dapprima il Battista che chiede a Gesù chi sia, poi Gesù che gira la domanda agli apostoli; come si vede, facendo così scaturisce un dialogo. Il dialogo abortisce invece con Erode, perché lui si fa la domanda e lui stesso si risponde, impedendosi di accogliere una risposta diversa dalla propria.

Ora vediamo i protagonisti del testo che sono Erode, Gesù, (su cui ci si interroga) e poi spunta il Battista, che sembra messo qui a caso, invece è importante.

Circa Erode c’è da dire che appartiene alla dinastia che porta questo nome che regna dal 40 A.C. al 100 D.C. Il primo che ha avuto a che fare con Gesù è Erode il Grande (che quando Gesù nasce cerca di ucciderlo a Betlemme), il secondo è l’Erode qui presentato e vedremo più avanti cosa fa. Negli Atti degli Apostoli escono altri due Erode: Erode Agrippa I, nipote di questo, che metterà in prigione Pietro e ucciderà Giacomo; alla fine degli Atti c’è Erode Antipa II, che è figlio di Erode Agrippa I, coinvolto nel processo di Paolo di cui riconosce l’innocenza tuttavia, essendosi Paolo appellato a Roma, lo invierà là dove sarà ucciso. Quattro Erode hanno a che fare con la storia di tutta la Chiesa primitiva.

Il nome Erode viene dal greco e significa eroe, forte, valoroso, semidio (come tutti gli eroi). Erano tutti idumei, non ebrei, ma si erano sottomessi alla legge religiosa molto bene in quanto volevano governare la Giudea riuscendoci per centoquaranta anni. La religione è sempre un utile strumento di potere, anche oggi.

Il nome Erode significava anche “essere malfattore”, designava tutti i governanti malfattori. “Erodizen” era diventato sinonimo di “fare il male pubblicamente”. Erode rappresenta la maschera del male che è sempre in azione nella storia della Chiesa, dalla nascita di Gesù, alla sua vita e poi dalla nascita allo sviluppo della Chiesa; la figura di Erode è messa prima dei discepoli per far capire che c’è un passaggio da fare per ognuno di noi: dobbiamo ascoltare la Parola come i discepoli.

7 Ora Erode il tetrarca udì tutto ciò che capitava ed era perplesso perché si diceva da parte di alcuni: Giovanni é stato destato dai morti!

La volta scorsa abbiamo visto che i discepoli vanno in missione e perciò anche Erode ode l’annuncio di Gesù e ode quello che dicono i suoi discepoli, ode quello che fa Gesù e ode quello che fanno i suoi discepoli. Lo vediamo perplesso sentendo che alcuni dicevano che “Giovanni era resuscitato dai morti”.

Rivediamo la storia di Giovanni, (come raccontata dal Vangelo di Luca) che fin dal capitolo terzo appare e chiama tutti ad un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Giovanni è l’ultimo dei profeti e come tutti i profeti ci chiama alla conversione, solo così possiamo entrare nel regno di Dio che è arrivato. Il Battista aspettava l’imminente regno di Dio, aspettava il Messia che avrebbe fatto giustizia; quando vede che Gesù perdona i peccatori, non stermina i malvagi come lui pensava, ma annuncia la misericordia di Dio (cap. 6) il Battista manda a chiedere a Gesù se è “lui quello che deve venire o devono aspettarne uno diverso”. Il Battista, l’uomo più religioso dell’Antico Testamento, l’uomo preparato a stare davanti al Signore che viene, deve imparare a capire che il Signore è “altro”.

Gesù risponde ai suoi messi “andate e dite quello che vedete”. Risponde con le opere e l’ultima delle opere e che tornare i ciechi vedono e “nessuno si scandalizzi”; qui Gesù porta l’uomo a vedere la realtà con lo sguardo nuovo, con lo sguardo di misericordia di Dio, con lo sguardo che lo porterà alla croce.

Vale la pena di vedere Erode come viene presentato nel Vangelo di Marco, in cui descrizione della decapitazione del Battista è molto lunga; tale descrizione viene fatta proprio nel giorno del compleanno di Erode, perciò quando festeggiamo San Giovanni Battista decollato il 24 giugno ricordiamo anche il compleanno di Erode, che lo ha ucciso proprio nel giorno del suo compleanno. Erode festeggia la sua vita con una morte; aveva messo in prigione Giovanni a causa di Erodiade che non era sua moglie. Il re rappresenta il popolo il quale ha come sposo Dio, il suo adulterio rappresenta l’adulterio del popolo che non accetta Dio. Anche Erode non accetta Dio, (come tutti noi quando non siamo sposati con la sapienza di Dio), non è lo sposo di Dio, ma è sposato con la follia (il contrario della sapienza) qui rappresentata da Erodiade. Erode vuole conservare lo stesso la Parola, nonostante la follia (cioè Erodiade) lo domini.

Nel passo parallelo di Marco si dice che Erode proteggeva il battista da Erodiade, lo custodiva con cura, in prigione, il Battista e andava spesso ad ascoltarlo, lo teneva nei sotterranei per ascoltarlo, e restava perplesso, ma non si decideva a cambiare moglie, cioè a cambiare vita. La sua vita era governata da questa follia che gli organizza, nel giorno del suo compleanno, un bel banchetto. Il banchetto significa vita e il banchetto è riservato ai grandi, ai generali e ai ricchi emergenti. Il suo stile di vita è la ricerca della grandezza, della violenza e del denaro e banchetta con questi ingredienti. Lui è schiavo di questi idoli, oltre che schiavo della bellezza e del piacere, rappresentati dalla figlia di Erodiade che danza così bene che il re è disposto a darle metà del suo regno, mentre la madre chiede subito su un piatto la testa di Giovanni Battista. L’ultima movenza di questa danza è una testa mozzata. L’ultima portata come dessert, la testa del Battista.

Ovvio che se uno taglia la testa alla verità, non può accettare la verità. Ed è con la nostra vita pratica che tagliamo la testa alla verità, per questo noi possiamo ascoltare volentieri, restare perplessi, interrogarsi, custodire questa parola con cura nelle cantine del proprio cuore da quella follia che c’è fuori e che vuole ucciderla, lo sappiamo che c’è: anche attorno a noi, anzi l’abbiamo sposata. ma viene presto o tardi il momento decisivo in cui taglio la testa. Ma taglia pure la testa alla verità e cosa si dice: “Giovanni è destato dai morti”. Eppure la verità ritorna: Giovanni da morto gli è dentro come un incubo, è davvero risorto, gli parla più da morto che da vivo.

8 e da alcuni: Elia é apparso! e da altri: Un profeta, uno degli antichi, é risorto!

Si comincia a identificare Gesù con figure esimie del passato, cominciando da Giovanni, ma risorto dai morti; poi si parla di Elia rapito in cielo, che secondo Malachia 3 doveva riapparire alla fine del mondo davanti al volto di Dio per riportare i cuori dei padri verso i figli e dei figli verso i padri, quindi è il momento in cui si compie tutta la promessa; per altri ancora è un profeta degli antichi. Gesù è definito un profeta. Il profeta che è destato dai morti, che è apparso, che è morto e che è risorto sono tutte prefigurazioni di Cristo. I profeti prefigurano Cristo nella loro vita ed Erode lo capisce, essi sono la Parola che muore, che risorge, che è stata uccisa, che è riapparsa, che non muore mai, perché è perenne: la Parola non si può uccidere.

[Sto pensando che in Erode c’è un atteggiamento sbagliato nell’udire, nell’ascoltare, non è sintonizzato sulla lunghezza d’onda del messaggio portato da Gesù; è questo che uccide la Parola, che di per sé è forte, ma se non è accolta muore. La Parola è luce, se non è accolta si spegne. Da un ascolto sbagliato seguono la morte e la cecità, questa è la situazione di Erode, come si evince dal brano, ma anche la nostra: se non accogliamo la Parola moriamo e ci troviamo ciechi di fronte a quella Luce che è la Parola. Questa è una situazione di desolazione cui fa riferimento il profeta Amos (cap. 8) che descrive una situazione davvero triste: “Verranno giorni dice il Signore Iddio in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane né sete di acqua, ma di ascoltare la Parola del Signore. Allora andranno errando da un mare all’altro, vagheranno da settentrione a oriente per cercare la Parola del Signore, ma non la troveranno.”]

Questo testo contiene la più grande maledizione che abbia la Bibbia: cercare la Parola di Dio e non trovarla è la più grande tragedia dell’uomo. Il motivo per cui non la trovano è detto in precedenza nel brano: “calpestano i poveri e sterminano gli umili, aspettano che sia passata la festa per vendere tutto con bilance false per imbrogliare.” Se si vive nell’ingiustizia non si può capire la Parola di Dio che è amore e giustizia. Se non si vive nel servizio, ma si prende la libertà come dominio sugli altri si è lontani da Dio che prende la libertà come servizio agli altri.

Per capire l’allusione al profeta Elia che è apparso, nel 2Re si parla di Elia, grande profeta, rapito su carro di fuoco e nella credenza popolare si credeva che Elia sarebbe riapparso alla fine dei tempi. Anche sulla croce quando Gesù esclama “Eli Eli lamà sabactani” si dice: “ecco chiama Elia”. Anche Erode pensa che sia apparso Elia, che c’è qualcosa di nuovo che prelude, ma non lo accoglie.

9 Ora disse Erode: Giovanni, lo decapitai io! Ora chi è costui, di cui odo tali cose? E cercava di vederlo.

Erode taglia la testa alle interpretazioni correnti, poiché sa di avere decapitato lui Giovanni; non capirà le cose di cui ode e che lo interessano moltissimo, non capirà che Gesù è il vero re, perché ha decapitato il Battista cioè la Verità. Pensavo a quanti nostri ascolti della Parola sono una decapitazione della verità: prendiamo quelle due o tre cosette che ci interessano e lasciamo indietro quelle che ci dicono di cambiare. La vera Parola invece è quella che ci stimola a cambiare, quella che ci rende giusti, cioè che ci cambia, non quella che ci giustifica. Per questo sono fondamentali le figure del Battista e di Erode che fanno intendere che capiamo la Parola di Dio nella misura in cui siamo disposti a cambiare.

“…e cercava di vederlo…”, come Zaccheo cercava di vederlo e lo vedrà al capitolo 23 versetto 11, quando Pilato, non volendo condannare Gesù e vedendo che era galileo lo manda da Erode Antipa. Questi lo vede ed è detto che da tempo desiderava vederlo e vedere qualche suo prodigio.

Gesù di fronte a tutte le domande di Erode tace il silenzio di Dio; tace perché la Parola non può parlare là dove si taglia la testa al profeta e allora vediamo Erode che lo “nientifica”, lo disprezza, lo veste di bianco, si dice che lo “nientificò”. Con questa veste Gesù arriverà, in Luca, fin sulla croce; è la veste del re vittorioso, è la veste della gloria.

Estratti da riflessioni di Silvano Fausti e Filippo Clerici
http://www.gesuiti-villapizzone.it
2006