Lectio del Vangelo del giorno

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Martedì della XXV settimana del Tempo Ordinario
Lc 8,19-21: Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica.

Lectio divina di Silvano Fausti

19Ora si avvicinò a lui la madre e i suoi fratelli; e non potevano incontrarlo a causa della folla. 20Ora gli fu annunciato: Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e vogliono vederti. 21Ora egli rispondendo disse loro: Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano e fanno la parola di Dio!

Siamo nel capitolo ottavo di Luca, che è tutto sulla parola di Dio. Qui siamo al testo centrale più bello, che ci dice in assoluto la cosa più splendida che possa capitare all’uomo. L’uomo desidera essere come Dio. Questo testo ci dice che siamo fratelli del Figlio. E come diventiamo fratelli del Figlio, cioè uguali al Figlio, cioè Dio? Ci dice che per diventare fratelli dobbiamo prima essere madre come Maria, cioè siamo chiamati a generare Dio in questo mondo. Dio è Parola e la Parola esiste dove è ascoltata, dove si fa carne e noi diamo carne a Dio in questo mondo, siamo la carne di Dio.

Sant’Angela da Foligno diceva che ogni cosa è pregna di Dio; era una mistica che vedeva in ogni cosa la presenza di Dio. In realtà una persona è davvero gravida di Dio, se l’ascolta. Dio si consegna alle nostre viscere per essere generato da noi e per consegnarsi poi alle nostre mani e diventare le nostre mani. È un testo veramente splendido.

19Ora si avvicinò a lui la madre e i suoi fratelli; e non potevano incontrarlo a causa della folla.

In questo versetto si parla di sua madre e dei suoi fratelli. Nel successivo gli dicono tua madre e i tuoi fratelli. E nell’altro ancora mia madre e i miei fratelli. C’è una crescita graduale. Sembrerebbe che in questi versetti si parli proprio di madre e fratelli di Gesù, se vien ripetuto tre volte.

L’argomento è molto chiaro. Questi si avvicinano a Lui, la madre e i suoi fratelli, e non potevano incontrarlo. Luca non dice il motivo, lo tace per una ragione precisa. Fin dall’inizio del Vangelo Luca presenta Maria come modello del credente, che dice si alla Parola, anche quando non la capisce, e la confronta nel cuore. Però è capitato nella vita di Gesù, nel momento decisivo che anche sua madre e i suoi fratelli non hanno capito.

Qui molto più chiaramente Marco, Matteo e Giovanni dicono che i suoi han detto “Molto bravo questo ragazzo, molto buono, sa pure far cose prodigiose, ma ha un solo difetto che parla”. Se lui tacesse e lasciasse parlare noi, noi lo useremmo bene, perché fa davvero prodigi e cose bellissime; parlando si è tirato addosso l’odio dei teologi, degli scribi, dei farisei, dei sadducei, degli erodiani. Tutti vogliono ammazzarlo. C’è chi lo dice matto, chi indemoniato, allora quelli di casa sua dicono che è buono, ma è un po’ scemo, è pazzo. Fa cose così belle, ma dice cose incomprensibili: con quel che dice rovina quel che fa. Avesse seguito i predicatori. È forte sui fatti, ma è debole sulla parola.

Luca sottolinea che i suoi non possono raggiungerlo perché non lo capiscono e saranno i primi che dovranno incontralo, ascoltare e fare la Parola. Maria è madre di Gesù, non perché l’ha messo al mondo, ma perché ha ascoltato la Parola, anche quando non la capiva e l’ha eseguita, anche quando non la capiva. Luca vuol sottolineare proprio questo. Mentre gli altri evangelisti hanno sottolineato la parte di scandalo: siamo credenti, ma comprendiamo la Parola di Gesù? Comprendiamo come è scandalosa? Accettiamo questo scandalo o vorremmo che fosse diverso e lo addomestichiamo.

Si avvicinano i fratelli. Per fratelli nella lingua ebraica si intende tutti i parenti primi. Probabilmente era morto Giuseppe – altrimenti sarebbe toccato a lui –, quindi chiamano la madre, ma l’autorità pubblica è sempre di un uomo, quindi con lei vanno i suoi cugini maggiori perché gli dicano di tornare a casa o di discutere un po’ con loro. Questi tra l’altro saranno la prima comunità cristiana. Il primo vescovo di Gerusalemme sarà Giacomo, suo primo cugino. Non potevano incontrarlo. Eppure sono parenti. Ma il Signore lo incontri non nella carne, ma nella sua parola e se ascolti la Parola.

La folla dei diseredati, di quelli che hanno delle difficoltà di ogni tipo e forse hanno anche addosso il peso di giudizi morali, i peccatori, i pubblicani, le prostitute. Questi sono più suoi dei suoi secondo la carne e la parentela. Questi sembrano estranei. Questa folla in realtà sta dentro, mentre loro stanno fuori.

20Ora gli fu annunciato: Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e vogliono vederti.

Stanno fuori. Fino a quando stai fuori non ti metti in discussione, ma vuoi mettere in discussione Lui tu stai fuori e non le capisci. Tra l’altro star fuori in greco è come in italiano dire esser fuori di testa e nel brano parallelo in Marco si dice “I suoi, stando fuori, dicono è fuori”. Quindi chi sta fuori dice che Lui è fuori. Non basta essere madre e fratelli per essere dentro. Uno diventa madre davvero se ascolta il Figlio. Uno diventa fratello se fa come il Figlio, perché allora è uguale a Lui. Puoi fare solo se ascolti.

È ambiguo perché stando fuori, anche se Luca non lo dice espressamente, loro volevano entrare per dirgli di andare con loro a casa, almeno si chiarivano. In tutta la Bibbia Dio non lo si vede, lo si sente. Non lo si deve vedere, lo si deve ascoltare. Lo si può ascoltare e l’ascolto fa vivere. Chi vede Dio muore. Chi ascolta Dio vive. È un po’ quello che attraversa l’antico testamento. Anche nel nuovo testamento il Padre dice: “Questo è mio Figlio, ascoltatelo”. Invece questi vogliono vedere. Poi Gesù dirà: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Perché? Perché se tu lo ascolti, il Padre non ha volto, quindi il volto del Padre sei tu che ascolti la parola del Padre. E Gesù che è il perfetto ascoltatore del Padre – la Parola fatta carne – ha lo stesso volto: è la gloria, la visibilità di Dio, è l’uomo che lo ascolta. Per questo non bisogna farsi immagine di Dio, né dell’uomo: Dio lo vedi nel volto dell’uomo che ascolta la Parola. La risposta di Gesù è fortissima e pure tenera.

21Ora egli rispondendo disse loro: Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano e fanno la parola di Dio!

Mia madre al singolare. Maria è uscita in Luca all’inizio del Vangelo nei primi due capitoli. Esce qui. Uscirà al capitolo undicesimo, quando una donna dice: “Beato il ventre che ti ha portato e le mammelle che ti hanno allattato”. Gesù risponderà la stessa cosa: “Beati quelli che ascoltano e fanno la parola di Dio”. Come dire che il ventre che concepisce è esattamente l’orecchio – chi ascolta concepisce l’altro –. Davvero ascoltando l’altro, l’altro entra dentro di te. La prima cosa che fa Maria è essere colei che ascolta. Lo vediamo nell’annunciazione, dopo tutto il cammino della proposta di Dio, del dubbio, dell’interrogazione e del cosa fare. La risposta di Maria è “avvenga a me secondo questa tua parola”. Maria è la prima che dice si alla Parola e la accoglie. C’è un antico inno Siriaco che chiama Maria la tutta orecchio, perché la sua maternità è l’orecchio, il dire si, l’ascoltare e l’accogliere.

Nel giorno del Natale quando i pastori le annunciano ciò che hanno detto gli angeli, il significato di quel bambino che lei ha in mano: è il Signore onnipotente quel bambino. Si dice che Maria custodiva queste parole nel cuore. La sede della parola più profonda non è la testa, è il cuore: è lì che le custodisce. Uno vive del suo ri-cordo: di ciò che ha nel cuore, di ciò che gli sta a cuore. E le confronta perché il cuore è il luogo dove confronti, metti insieme le varie parole e un po’ alla volta si compone il significato.

Quando poi Gesù in Lc 2,51 si perde nel tempio secondo loro, invece è rimasto nel tempio e risponde alla mamma e a Giuseppe addolorati: “non sapevate che devo essere nelle cose del Padre mio?”. Si dice che non compresero questa parola. Maria non capì perché. Gesù si perde per tre giorni. Saranno i tre giorni della croce. Non capiva, ma custodiva le parole, anche quelle che non capiva. Mentre noi quello che non comprendiamo lo buttiamo via e sono le cose principali quelle che non comprendiamo. Comprenderemo dopo.

Così anche qui Maria è presentata come modello, non in quanto ha dato la vita, ma “mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano”. Lei ha ascoltato la Parola. E poi se ascolti fai, perché uno fa, vive secondo la parola che ascolta. Siamo tutti chiamati a diventare madre di Dio. Per questo l’uomo è la sposa del verbo, della parola, del seme, perché concepisce Dio, il Figlio. Pensate a quell’atteggiamento di amore.

Consiglieremo alla fine di leggere il salmo 119 (118) che è tutta una variazione sul tema del termine parola, con infiniti sinonimi – in ogni versetto c’è un sinonimo –. Sostituite la parola Gesù Cristo e capite questo amore per la Parola cosa vuol dire.

Per dare le ultime battute conclusive che poi ci aprono al più grande mistero dell’uomo: davvero l’ascolto di questa Parola ci rende consanguinei di Dio, della stirpe di Dio. Dice Giovanni 1,12-ss “quanti la accolgono hanno il potere di diventare figlio di Dio”. Il grande potere che ci è dato dall’ascolto è che diventiamo figli di Dio. Generati non da volontà di carne o di sangue, ma da Dio stesso siamo generati. Per cui diventiamo davvero come Dio attraverso la Parola. Diventiamo figli di Dio, ma quello che colpisce è che non è che sia scontato, però è più accessibile il fatto di diventare figli di Dio.

Ognuno di noi è chiamato a farlo fino a quando Dio sarà tutto in tutti, perché davvero tutta la creazione è chiamata oramai ad essere gravida di Dio e a dare alla luce Dio, altrimenti il mondo è perduto senza Dio, senza la luce, senza la sorgente, senza il suo fine. È tutto nelle tenebre. Mentre, invece, l’amore pervade da persona in persona, ognuna illumina l’altra: l’amore pervade tutta la creazione e Dio si genera e nasce nel mondo fino a quando sarà Dio totale nel mondo, Dio tutto in tutti. È il fine dell’universo. È il fine stesso di Dio che l’ha fatto: la divinizzazione del creato.