Lectio del Vangelo del giorno

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Mercoledì della XXV settimana del Tempo Ordinario
Luca 9,1-6 – Li inviò a proclamare il regno di Dio e a guarire

1 Ora, convocati i Dodici, diede loro potenza e potere su tutti i demoni e di curare le malattie. 2 E li inviò a proclamare il regno di Dio e a guarire [gli infermi].
3 E disse loro: Nulla prendete per la via: né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche abbiate! 4 E in qualunque casa entrerete, là dimorate e di là uscite. 5 E su quanti non vi accoglieranno, uscendo da quella città, scuotete via la polvere dai vostri piedi in testimonianza su di loro.
6 Ora, uscendo, passavano per i villaggi, annunziando la buona notizia e guarendo in ogni luogo.

Lectio divina di Silvano Fausti

Iniziamo il capitolo nono. Il capitolo ottavo era tutto sulla Parola, quella parola che è un seme, quel seme che ci fa secondo la propria specie: siccome è parola di Dio, ci fa della specie di Dio, famigliari di Gesù. Anzi Gesù dice “Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli? Chi ascolta, chi fa la Parola”.

Questo è un testo sulla missione. Quando uno sa di essere figlio, cioè di avere il padre comune con un altro, vive fraternamente con l’altro: è inviato all’altro e gli annuncia che Dio è padre di tutti e due. Lo testimonia con la sua fraternità.

Vedremo che ci sono due tipi di missione. Qui la prima non viene detta, ma viene detto il suo contrario. Ora abbiamo missioni militari per esportare democrazia e libertà, avevamo le crociate per esportare la fede, la colonizzazione. C’è un andare verso l’altro proprio per mangiarlo, per ridurlo a sé, distruggerlo, chiaramente a fin di bene. Il nuovo modo, che vedremo qui, è l’andare verso l’altro. Vale in ogni relazione interpersonale e vale poi a livello generale per la comunità cristiana – come si rivolge al mondo –. È il senso stesso della vita dell’uomo nel mondo: o viviamo davvero la fraternità, oppure è impossibile vivere.

I discepoli sono già stati chiamati a due a due o come singoli nel capitolo quinto, son chiamati a seguire Gesù. Poi abbiamo visto al capitolo sesto che sono chiamati per stare con lui e ascoltare la Parola. Una volta che l’hanno seguito, una volta che hanno ascoltato la Parola, questa Parola è diventata seme e loro sono diventati figli, sono mandati in missione, come Gesù. È il figlio inviato ai fratelli.

L’importanza di questo discorso la si rileva da un fatto semplice. Luca, che è molto perfetto nello stile, quando vede che gli altri evangelisti ripetono certe scene – la scena dei pani o il cieco guarito ad esempio – semplifica e ne vuole una sola mettendo in quella tutto. Sulla missione invece fa due racconti: all’inizio del capitolo nono e del capitolo decimo. Al capitolo nono c’è la missione di primi dodici, quella storica del tempo di Gesù, iniziata durante la vita di Gesù – la missione delle dodici tribù d’Israele –. Al capitolo decimo comincia la missione di altri settantadue: settantadue sono i popoli della terra – è tutta la missione futura che continua per tutto il mondo –.

1Ora, convocati i Dodici, diede loro potenza e potere su tutti i demoni e di curare le malattie. 2 E li inviò a proclamare il regno di Dio e a guarire [gli infermi].

Nel primo versetto si dice l’equipaggiamento che dobbiamo avere. Nel secondo c’è l’invio e il fine di questo invio ripetuto. Gesù chiama i dodici, li convoca, li chiama insieme. Mentre nella prima chiamata erano chiamati singolarmente, dopo sono stati ancora chiamati insieme per ascoltare la Parola, ora insieme sono chiamati per essere inviati.

La prima cosa è che siamo convocati, cioè chiamati insieme: è una cosa da fare insieme. E cosa vuol dire fare insieme? Abbiamo un Padre comune, quindi siamo fratelli e le cose si fanno insieme. Già il nostro essere insieme vale più della parola che diciamo, perché il nostro essere insieme testimonia che c’è un Padre comune.

Perché siamo insieme noi qui? Cosa ci unisce qui? Abbiamo un’unica Parola e la Parola è il segno del Padre. Lo stare insieme nella diversità, il fare comunione nella diversità vuol dire essere figli ed essere fratelli ed è la prima testimonianza. Quando si sta insieme, non nella diversità, ma perché c’è quello lì, c’è quel leader o c’è quell’idea fissa, o c’è quell’obbiettivo, allora anche la mafia può stare insieme per obbiettivi, lo stesso la politica, l’oppressione, le bande di briganti.

Ci dà il suo Spirito, il suo amore e la sua capacità di perdonare. Con questo abbiamo il potere su tutti i demoni. Il demonio è il divisore, colui che ci separa dal Padre, da noi stessi e dagli altri. Se abbiamo questa potenza abbiamo il potere di Dio. La prima volta in cui esce questa espressione nel Vangelo è quando dice che Gesù ha il potere di rimettere i peccati. Il potere di Dio è quello di perdonare.

3 E disse loro: Nulla prendete per la via: né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche abbiate!

La povertà è il mezzo principe per mantenere il potere dell’amore e la potenza del perdono, perché non avere nulla vuol dire dare se stessi. Nell’amore dai tutto te stesso, non le cose, visto che le cose le hai già date prima. In questa relazione di povertà poi c’è la grande vittoria sull’idolo di questo mondo che è l’avere, il potere: nasce la libertà della comunicazione vera tra le persone. L’amore è sempre in povertà estrema.

Cosa ci manca per andare in missione? Ci manca esattamente tutto ciò a cui siamo attaccati, che possediamo. Più siamo liberi, meno ci manca. Una sola cosa ti manca: liberati da tutto e poi vai. Questo vale in ogni relazione vera tra le persone, che non è mai una relazione di potere, dominio, colonizzazione, sennò è sempre sbagliata. Questo nulla è la nostra salvezza. Con cosa ci ha salvato Dio? Non dandoci le cose – ci ha già dato tutto il mondo, noi stessi –. Ci ha salvato facendosi come noi, dando la vita per noi e dando se stesso.

Adesso vediamo la specificazione di questo nulla, perché il nulla è la potenza di Dio. Dal nulla ha fatto tutto. Innanzitutto non bastone. Il bastone serve a raggiungere ciò che la mano ancora non raggiunge. La mano è il potere, la possibilità. Il bastone è la protesi della mano. Tutta la scienza, la tecnica, la tecnologia hanno inizio nel bastone. Tutto ciò che ti fa raggiungere è quello che non puoi raggiungere con la mano. Il bastone, quindi, indica il potere; tant’è vero che chi ha il bastone e lo scettro è quello che comanda tutti: è il più ricco, quello che ha il dominio e che può dare vita e morte. Noi non portiamo il bastone. Marco concede il bastone. Sapete perché? Perché questo nulla non è altro che quel bastone che è raffigurato nel bastone di Mosè, che sarà la croce. Il vero strumento di Dio è il suo nulla: la croce, dove Dio si abbandona nelle mani degli uomini e dà la vita per noi. Quindi non vi sorprenda se un autore dice si e l’altro no, perché indica la stessa cosa, con lo stesso simbolo usato in due modi diversi. Anche qui dice no al bastone perché il nostro vero mezzo, il nostro vero bastone, il nostro scettro con cui vinciamo il male è la croce: il dare noi stessi. Così abbiamo la potenza di Dio, lo Spirito, e il potere di Dio, il perdono. Questo è il potenziamento di tutte le nostre potenzialità. Non certo il bastone che si usa per picchiarsi: le armi e le violenze.

Non bisaccia. La bisaccia è la sicurezza del povero: è lo zaino insomma. In una buona bisaccia porti tutti gli attrezzi che ti servono. Per la nostra attrezzatura nei rapporti con l’altro non ci serve molto. Ricordate quando Davide deve affrontare Golia, quest’uomo di tre metri e quaranta, che sembrava da solo un carro armato. Si mette la corazza di Saul, che gli piaceva tanto, ma poi deve liberarsene, perché non è abituato e non riesce a camminare. L’unico modo di camminare e vincere il nemico è non avere tutto questo armamentario che abbiamo addosso. Se vuoi davvero conquistare l’altro devi essere sprovveduto e non avere uno zaino pieno di argomentazioni o magari di bombe a mano per convincerlo meglio.

Non il pane. Il pane è la vita, perché il vero pane non è quello che possiedi, ma quel che condividi. Il pane che possiedi ti divide dall’altro. Il pane che condividi ti mette in comunione con l’altro. Il vero pane lo vedremo: è l’eucarestia, vissuta concretamente.

Non denaro. Il denaro è come lo Spirito Santo. Quando si prega il Padre, Lui cosa ci dà? Niente. Ci dà lo Spirito Santo, che è la vita di Dio. Con lo Spirito Santo hai tutto. Così in questo il mondo il denaro non è niente, ma con quello hai tutto: è il mediatore universale di ogni bene diceva un autore. Come lo Spirito Santo è il datore di ogni bene del Padre, perché è l’amore, così il denaro è il datore di ogni bene sulla terra. Non va demonizzato, ma il vero denaro che hai e il tuo tesoro è l’esser figlio e fratello. Devi investire tutto in questo, sennò il tuo denaro è a dannazione tua e del mondo intero.

Non due tuniche. Per noi è bene magari anche avere due cappotti. In zone dove non fa molto freddo quel che si ha lo si porta addosso quando si va via, sennò in casa te lo rubano. Perché non due tuniche? Perché se il tuo fratello è nudo l’altra è sua, non tua. Può sembrare buffa questa cosa. Sapete cosa capita quando uno va in giro così?

Quando stavano iniziando le missioni in Bandaglesh i missionari passavano e nessuno all’inizio li accoglieva. Dopo la seconda o la terza volta che passavano cominciavano a dargli da bere, la volta successiva gli davano un piatto di riso. Così nasceva la comunità cristiana. Venivano accolti, perché se tu ti presenti armato si difendono, se ti presenti come uno bisognoso ti accolgono e se ti accolgono diventano come Dio che accoglie, ti sono fratelli e diventano figli. E tu stai annunciano il regno. Cos’è il regno? Il regno è quello che loro stanno facendo a te e che tu prima hai fatto per arrivare fino a lì.

Mentre in Mozambico, dove c’era il protettorato portoghese, ad esempio, ho visto che quando i missionari venivano pagati, insieme a chiese, scuole, viaggi, benzina, ferie e tutto, dal governo non nasceva la comunità cristiana. Quando il comunismo ha confiscato tutto e non avevano più niente, la gente ha capito, visto che i missionari sono rimasti, che sono lì per essere fratelli, non per dominare e colonizzare, ed è nata la comunità cristiana.

Una volta formata la comunità cristiana è necessario poi stare attenti a non cadere nella tentazione di arricchirsi. Anche Gesù poteva moltiplicare panini quando voleva, ma non lo faceva, altrimenti che Vangelo portava? È di estrema attualità anche in ogni nostra relazione. La vera relazione è quando sono accolto e sono accolto se non mi presento armato, né delle mie doti, né delle mie qualità. Non bisogna presentarsi cercando di farsi apprezzare. Il Vangelo dice che nella misura in cui si è accolti, tanto ti fai accogliente e accogli. La povertà disinnesca da ogni nefasto potere.

4 E in qualunque casa entrerete, là dimorate e di là uscite. 5 E su quanti non vi accoglieranno, uscendo da quella città, scuotete via la polvere dai vostri piedi in testimonianza su di loro.

Innanzitutto dice in qualunque casa. La casa è il luogo delle relazioni. Entri, cioè sei accolto nelle relazioni. Per entrare nella casa di un altro come ti comporti? Entri come ospite non come padrone: ti adatti al loro orario, al loro cibo, al loro modo di pensare. Allora sei accolto. Facendoti accogliere tu hai una ricchezza infinita, perché davvero ti sei fatto fratello dell’altro e l’altro acquista una ricchezza infinita accogliendoti: diventa figlio uguale al Padre che accoglie e nasce la casa che è simbolo della chiesa da questa accoglienza reciproca.

Chi prima è stato accolto si espone per farsi accogliere. Ancora oggi Gesù dove lo troviamo? Nell’ultimo degli uomini che attende di essere accolto. Lì dimoriamo. Lì si può dimorare. Quella casa diventa dimora. La parola dimorare è una delle più belle del nuovo testamento. In particolar modo in Giovanni: dimorate in me e io in voi. Amare è essere l’uno casa dell’altro. E di là uscite. Per andare ad altre missioni.

La non accoglienza fa parte della missione. Nella non accoglienza tu testimoni un amore più forte della non accoglienza. Questo verrà sviluppato meglio al capitolo decimo. Quindi non è un fallimento perché l’ha avuta anche Gesù. Non è neanche un gesto di stizza. È una forma un po’ forte di messa in guardia.

6Ora, uscendo, passavano per i villaggi, annunziando la buona notizia e guarendo in ogni luogo.

Escono per poter entrare, passano per i villaggi – vita itinerante – annunziano la buona notizia, guarendo in ogni luogo. E come guariscono tutti? Semplicemente nella potenza e nel potere che hanno della povertà, con la potenza dell’amore e la potenza del perdono se sei rifiutato. Così guariscono l’uomo dalla falsa immagine di Dio e di uomo.