Lectio del Vangelo del giorno

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Lunedì della XXV settimana del Tempo Ordinario
Lc 8,16-18: La lampada si pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.

Lectio divina di Silvano Fausti

16 Ora nessuno, accesa una lucerna, (la) copre con un vaso o pone sotto un letto; (la) pone invece sopra un lucerniere, perché quanti entrano vedano la luce. 17 Poiché non c’è cosa nascosta che non verrà manifestata, né occulta che non sarà conosciuta e divenga manifesta. 18 Guardate dunque come ascoltate, poiché a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quanto gli pare di avere.

Abbiamo visto nel capitolo scorso che la Parola è il seme, l’uomo è la terra che l’ascolta. La Parola non è fatta per essere parlata, la Parola deve essere ascoltata. Se non è ascoltata non esiste. Uno dotato di parola, può parlare se ascolta. Se a un bambino non parlate, sarà dotato di parola, ma non vi parlerà mai, se non ha ascoltato. Quindi noi possiamo parlare di ciò che abbiamo ascoltato. Se abbiamo ascoltato la Parola di Dio, possiamo parlare da Dio ed esprimerci da Dio; vivere la nostra vita, la nostra piena espressione come Dio.

Dopo aver raccontato il significato della parabola del seminatore e che il seme è la parola di Dio, si vede che la Parola da seme diventa luce, con tutto ciò che la luce comporta. La luce è visibile, la luce illumina. E allora bisogna vedere se siamo accesi, se abbiamo accolto la Parola ce ne accorgiamo: se veramente la nostra vita è luminosa vive questa Parola.

16Ora nessuno, accesa una lucerna, (la) copre con un vaso o pone sotto un letto; (la) pone invece sopra un lucerniere, perché quanti entrano vedano la luce.

Si parla di lucerna. La lucerna non fa luce: è un coccio, un vaso con uno stoppino, con dentro olio. Se è accesa fa luce, se non è accesa non fa luce. Dopo aver parlato della parola come seme dice che questa Parola è luce e noi siamo come la lucerna.

Si paragona spesso l’uomo e il corpo a una lucerna, che contiene olio, elemento vitale, ma ha bisogno di essere acceso. Cosa accende la nostra vita? Cosa le dà pieno significato e la rende luminosa? Gesù dice che è venuto a portare un fuoco. E come vuole che sia acceso questo fuoco? Questo fuoco lo vediamo esattamente il giorno di Pentecoste. Il fuoco che Gesù vuole mandare sulla terra non è quello che volevano mandare Giacomo e Giovanni per sterminare un villaggio. Il fuoco che lui manda è il fuoco dello Spirito, cioè l’amore. Se noi siamo accesi a Cristo, cioè abbiamo questo stesso amore del Padre che ha il Figlio necessariamente bruciamo di questo amore e se bruciamo di questo amore diventiamo luminosi e illuminiamo gli altri.

Diamo senso alla nostra vita, perché la luce vuol dire senso, calore, amore. Mentre il seme è semplicemente qualcosa di meccanico, è secondo la sua specie, invece la parola di Dio è della specie della luce e la luce è l’attributo fondamentale di Dio. Se io ascolto questa Parola e la accolgo, davvero la mia vita è accesa da un fuoco, da un amore che mi rende la vita luminosa e che comunica questa luce agli altri.

“L’alba dei miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino”, dice il salmo 119(118). È Gesù stesso che illumina con la sua esistenza. Illumina la nostra vita. Per capire il valore della luce, pensate che si spenga ad un istante tutta la luce di Milano e che resti spenta per sempre e non sorga più il sole, con la mancanza di luce non ci sarebbe più nulla. La luce è il giorno uno della creazione. Uno contiene tutto ed è il simbolo di Dio.

E questa luce è l’amore, quindi non è semplicemente un seme che fa nascere qualcosa, è un seme che fa nascere qualcosa di molto divino, fa nascere la luce, la bellezza di vedere, di esistere, di comunicare, di scoprire il senso, la possibilità di vivere.

Quindi è bellissimo questo passaggio della Parola che è seme, ma questo seme è una qualità della luce. Se ricordate il prologo di Giovanni: “la Parola è vita e luce”. Ha creato tutto, è seme di tutto. Questo seme di tutto diventa luce nell’uomo.

Ed è la Parola che ci accende l’amore sempre, perché attraverso la Parola e il bene che uno ti comunica, che tu capisci l’amore e allora la tua vita diventa luminosa.

Si dice, infatti, che questa luce è posta sopra il lucerniere. Non è per esibirsi, ma per dire che la cosa principale nella nostra vita è questa luce, che illumina davvero tutto. Quindi si deve porre al posto giusto questa parola che diventa luce per quelli che entrano – Luca non è preoccupato per quelli che son dentro –. Matteo parla a quelli che sono nella casa, parla ai cristiani. Mentre qui parla a quelli che vengono dalla gentilità, da fuori, quelli che entrano. E quindi quelli che entrano vedono la luce.

Il cristianesimo si diffonde attraverso questa luce, questa luminosità della nostra vita, cioè attraverso la testimonianza, non attraverso la gran cassa dei mass media, dell’identità cristiana, della rilevanza, della ricerca in modo da far vedere che noi siamo più importanti di tutto. Il nostro problema è essere accesi. Se siamo accesi comunichiamo. La nostra rilevanza dipende dalla nostra identità.

17 Poiché non c’è cosa nascosta che non verrà manifestata, né occulta che non sarà conosciuta e divenga manifesta. 18Guardate dunque come ascoltate, poiché a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quanto gli pare di avere.

Qual’é la cosa nascosta, la cosa occulta? La cosa più nascosta e più occulta è il tuo intimo e il tuo cuore. C’è chi è preoccupato di far propaganda – molta esteriorità –, ma se dentro non c’è niente propagandi il vuoto. Proprio ciò che è profondo e nascosto viene alla luce, non ciò che non c’è. Più è profondo e nascosto e più dà luce. L’amore di Cristo supera ogni conoscenza, appunto perché è profondo, grande, vasto e largo. Tra l’altro non è che la candela si preoccupi di illuminare; la candela brucia e bruciando fa luce. Non è che si sforzi; lo fa di sua natura. Chi si sforza ad accalappiare la gente per imbrogliarla, per avere adepti, avrà adepti, ma saranno sempre gente oscura perché gli comunica le sue tenebre – proseliti di morte –.

La dimensione di testimonianza non è qualcosa di aggiunto al cristiano, che si mette a far propaganda perché così rafforza la sua setta, la sua congregazione, la sua idea, il suo ideale, ma è di sua natura. Come la luce non può non illuminare, come il fuoco non può non bruciare, come l’acqua non può non bagnare, così l’amore non può non amare, non può non diffondersi se c’è, è visibile. È un’espansività incontenibile, necessaria, ineluttabile, provvidenziale. È un’espansione infinita, poiché a chi ha sarà dato. Più hai capacità d’ascolto, più accogli la Parola, più diventi luminoso, più ami e più sai amare, più sai ascoltare. E così avanti verso l’infinito, come è Dio. Entri nella vita stessa di Dio, che è amore ricevuto e corrisposto all’infinito. A chi non ha sarà tolto anche quello che gli pare di avere, perché gli pare di avere. Se non lo dai, vuol dire che non ce l’hai l’amore. Si possiede ciò che si dona.