Lectio Vangelo del giorno

Testo pdf:

Sabato della XXIV settimana del Tempo Ordinario
Lc 8,4-15: Il seme caduto sul terreno buono sono coloro che custodiscono la Parola e producono frutto con perseveranza.

Lectio divina di Silvano Fausti
Luca 8,9-15

Le parabole parlano, attraverso cose note, del mistero di Dio che ci è ignoto. Sono come degli enigmi, che interpellano ogni uomo, perché fatto per la ricerca della verità. Le capisce solo chi interroga Gesù e si lascia interrogare da lui.

9Ora lo interrogavano i suoi discepoli cosa fosse questa parabola. 10Ora egli disse: A voi è stato dato di conoscere i misteri del regno di Dio. Agli altri invece in parabole, così che vedendo non vedano e ascoltando non intendano. 11Ora è questa la parabola: il seme è la parola di Dio. 12Ora quelli lungo la via sono quanti hanno ascoltato, ma dopo giunge il diavolo e toglie la parola dal loro cuore, perché, credendo, non siano salvati. 13Ora quelli sopra la roccia sono quelli che, quando ascoltano, con gioia accolgono la Parola, ma non hanno radice, perché per un momento credono e nel momento di tentazione s’allontanano. 14Ora quello caduto nelle spine sono quanti hanno ascoltato, ma, sotto preoccupazioni e ricchezza e piaceri della vita, sono soffocati strada facendo e non portano a maturazione. 15Ora quello nella terra bella sono quelli che, avendo ascoltato la Parola in un cuore bello e buono, (la) trattengono e fruttificano in perseveranza.

Questo testo contiene due parti: nella prima parte si dice come si fa a capire le parabole; la seconda parte, più che una parabola di Gesù, è l’applicazione che la comunità fa della parabola di Gesù a se stessa, come leggere noi nella nostra vita questa parabola; è un’omelia della chiesa primitiva.

9Ora lo interrogavano i suoi discepoli cosa fosse questa parabola. 10Ora egli disse: A voi è stato dato di conoscere i misteri del regno di Dio. Agli altri invece in parabole, così che vedendo non vedano e ascoltando non intendano.

Alla domanda perché dice questa parabola Gesù risponde in due modi. Prima dice a voi è data la conoscenza dei misteri del regno di Dio, perché vi lasciate interrogare e interrogate, e allora vi rispondo. Invece agli altri, quelli che non interrogano e si lasciano interrogare, capita che vedendo non vedono e ascoltando non intendono.

La parabola è un modo di proporre le verità molto discreto che fa sì che chi è disposto in quel momento a interrogare e porsi in questione e a cambiare capisce. Chi non è disposto capisce di non capire e presto o tardi si disporrà a capire. È tipico nel discorso di Gesù parlare in parabole.

È scontato che la Parola di Dio è un seme. Allora se io ascolto la Parola di Dio, come mai in me non produce frutto? Eppure la Parola di Dio è efficace. Allora devo verificare la qualità del mio ascolto. Prima di spiegare questa parabola, l’evangelista Marco, nel passo parallelo, dice se non capite questa parabola, come capirete tutte le altre? Se non capisci qual è il tuo rapporto con la Parola, la tua qualità di ascolto, cosa capisci della tua vita, se non sai ascoltare.

E allora in questa applicazione della parabola si vedono i nostri vari livelli di ascolto: il livello della via, della superficialità, dove la Parola non attecchisce; il secondo livello dove attecchisce con entusiasmo, ma ci sono sotto della paure profonde che impediscono che cresca; il terzo livello è, invece, il livello in cui tutto va bene, tutto cresce, ma poi ci sono tanti altri interessi insieme che durante la vita crescono e la soffocano; e poi c’è quella parte che cresce. Tre situazione negative e una positiva.

12Ora quelli lungo la via sono quanti hanno ascoltato, ma dopo giunge il diavolo e toglie la parola dal loro cuore, perché, credendo, non siano salvati.

Questo è il primo modello di ascolto che tutti sperimentiamo: la Parola cade sull’asfalto. Entra da un orecchio e esce da un altro. Cade sulla via calpestata da tutte le opinioni, tutte le ovvietà, per cui non penetra. Cade sul buon senso che riesce ad azzerare ogni novità. Cade sull’odio, sulla moda, sul si dice, sul così fan tutti: sulla via proprio. È la via dove tutti andiamo. È il pensiero normale dell’uomo.

Lì è il luogo del diavolo, il divisore. La funzione del diavolo è dividerci dalla Parola della nostra verità: è il becca parole. Ti becca via i semi di verità perché ti invade di infinite altre parole. Oggi il diavolo è andato in pensione perché è ben rappresentato da infinite possibilità di parole, di ovvietà, di buonsenso, di dominio, di mercato e non se ne esce più.

13Ora quelli sopra la roccia sono quelli che, quando ascoltano, con gioia accolgono la Parola, ma non hanno radice, perché per un momento credono e nel momento di tentazione s’allontanano.

Se la prima situazione è quella della superficialità lungo la via, la seconda è sulla pietra che è nascosta sotto un po’ di terreno e questa pietra rappresenta il nostro cuore di pietra, cioè le nostre paure.

Quelli che cadono sopra la pietra sono quelli che con gioia la accolgono, perché è bella questa Parola – mi dice che è bello l’amore, che la vita ha senso, mi dà una lettura splendida di me e di tutti gli altri, mi dà finalmente il modo di approcciarmi al mondo in modo diverso –, però per un momento credo. Ma viene poi il momento della prova, della difficoltà, allora non c’è radice e si lascia perdere la Parola.

14Ora quello caduto nelle spine sono quanti hanno ascoltato, ma, sotto preoccupazioni e ricchezza e piaceri della vita, sono soffocati strada facendo e non portano a maturazione.

La prima esperienza negativa è la via – ovvietà e buonsenso –, che ti fa perdere la fede e la fiducia; la seconda è la pietra e le paure che ti tolgono la speranza; la terza sono le spine. Le spine rappresentano quando uno ha accolto la parola, questa cresce bene, però col tempo ci sono tante altre cose che soffocano: sono i vari interessi, i vari amori della nostra vita, che diventano assoluti, sono i nostri bisogni che diventano il primo obbiettivo: pensare al proprio io e a se stessi soffoca ogni buon proposito.

È un’esperienza che tutti abbiamo. Si ascolta, attecchisce, non viene portata via come nel primo caso; cresce a differenza del secondo caso in cui le paure la bloccano; ad un certo punto, però, è così debole il nostro amore per la verità, per la giustizia, l’amore per l’amore, che le preoccupazioni, le ansie, le ricchezze, i piaceri immediati la soffocano.

Su una parola porto l’attenzione: la pre-occupazione. La preoccupazione è davvero il sovraccarico, la tensione: finisce anche per spaccarci, per dilaniarci e nel Vangelo di Matteo si dice che la preoccupazione è sbagliata sempre, anche quando riguarda il bene, perché è sintomo della mancanza di fede. Il Padre vostro celeste sa: fidati e occupati, mettici tutta la tua buona volontà, ma non preoccuparti, come se dipendesse tutto da te.

15Ora quello nella terra bella sono quelli che, avendo ascoltato la Parola in un cuore bello e buono, (la) trattengono e fruttificano in perseveranza.

Questi che accolgono in terra bella sono gli uomini. È il cuore bello e buono la terra buona. Come Maria, che dà corpo alla Parola e la trattiene e fruttifica, in perseveranza, in continuità, producendo cento per uno, cioè un prodotto impossibile. Il modello di questo ascolto nel Vangelo di Luca è Maria, presentata come modello di ascolto della Parola.

Estratti dalla trascrizione delle Lectio di Silvano Fausti e Filippo Clerici sul Vangelo di Luca (2005) http://www.gesuiti-villapizzone.it