Lectio Vangelo del giorno

Testo pdf:

Venerdì della XXIV settimana del Tempo Ordinario
Lc 8,1-3: C’erano con lui i Dodici e alcune donne che li servivano con i loro beni.

Luca 8,1-8
Lectio divina di Silvano Fausti

1 E avvenne in seguito: egli viaggiava per città e villaggi proclamando ed annunziando la buona notizia del regno di Dio; ed erano con lui i Dodici. 2 e alcune donne, che erano state curate da spiriti cattivi e infermità: Maria, quella chiamata Maddalena, da cui erano usciti sette demoni, 3 e Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, e Susanna e molte altre, le quali li servivano dai loro proventi.
4 Ora, convenendo molta folla e accorrendo da ogni città presso di lui, disse con una parabola: 5 Uscì il seminatore per seminare il suo seme. E nel seminarlo parte uno cadde lungo la strada e fu calpestato e gli uccelli del cielo lo divorarono; 6 e altro cadde giù sopra la roccia e, germinato, disseccò per mancanza d’umidità; 7 e altro cadde in mezzo alle spine e le spine, cresciute insieme, lo soffocarono; 8 e altro cadde dentro la terra, quella buona, e, germinato, fece frutto centuplo.
Dicendo queste cose gridava: chi ha orecchi per ascoltare ascolti!

Come vedete c’è una parabola sull’ascolto, la parabola del seme, preceduta da un’introduzione che presenta coloro che accolgono questo seme che sono i Dodici e le donne. Vediamo allora che i Dodici e le donne sono il terreno che accoglie questo seme; analizziamo le somiglianze e le differenze fra loro, tra i primi, i Dodici che sono tutti uomini e il gruppo delle donne che sono tutte donne. C’è complementarietà, dicevo prima che è un sommario.

1 E avvenne in seguito: egli viaggiava per città e villaggi proclamando ed annunziando la buona notizia del regno di Dio; ed erano con lui i Dodici 2 e alcune donne, che erano state curate da spiriti cattivi e infermità: Maria, quella chiamata Maddalena, da cui erano usciti sette demoni, 3 e Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, e Susanna e molte altre, le quali li servivano dai loro proventi.

Da qui inizia una nuova tappa del Vangelo: Gesù non è più solo. Comincia ad andare in giro ad annunciare il Vangelo, pronuncerà il discorso delle Beatitudini, non da solo, perché con lui, in sua compagnia, ci sono altri, i suoi apostoli e gli uomini, che sono riassunti con l’espressione “i Dodici”, poi Luca di questi non dice altro. Invece afferma che con loro c’erano alcune donne, in parità con gli uomini, di cui dà una descrizione per due versetti. Queste donne, a differenza dei Dodici, erano state curate dalle loro infermità e dai cattivi spiriti.

Vediamo che i Dodici, nell’Ultima Cena, litigheranno ancora su chi di loro è il più importante e su chi deve comandare, cioè dire i Dodici non sono ancora stati curati dagli spiriti cattivi come le donne. Luca specifica “Maria chiamata Maddalena da cui erano usciti sette demoni.” Essendo qui nominata si pensa che sia la donna del brano precedente, poi aggiunge Giovanna, moglie di Cusa amministratore di Erode e poi Susanna, che non si sa chi sia, e poi molte altre.

Di queste donne si afferma che erano state curate e guarite dal male, e si dice non solo che seguono, ma che si mettono al “servizio”. Sono simbolo di Gesù che dice (ai suoi discepoli che litigano per sapere chi debba avere il comando), che Lui “è venuto in mezzo a voi come colui che serve.” Perciò le donne sono quanto di più simile a Gesù. Queste donne realizzano l’immagine di Gesù, sono il terreno dentro il quale il seme è stato fecondo.

Notiamo però che “guarite servivano”. Il primo miracolo raccontato nei sinottici è la guarigione dalla febbre della suocera di Pietro che, liberata dalla febbre si mette a servire: liberazione “da”… liberazione “per”, per servire.

Degli apostoli si afferma che fossero dodici, numero che rappresenta una certa quantità, potrebbe essere anche simbolico, mentre delle donne si afferma che fossero molte, perciò potrebbero essere state in un numero abbastanza rilevante, potrebbero essere anche state più di dodici.

Bene, lasciamo questo sullo sfondo e adesso vediamo la parabola e spieghiamo prima il contesto in cui è stata raccontata.

Fino a quel momento Gesù non ha mietuto grandi successi: nelle prime situazioni vogliono ucciderlo, oppure lo considerano indemoniato, mentre la sua famiglia vuole curarlo, perché pazzo. Lui ha seminato e cosa ha raccolto? Si sarà chiesto se aveva sbagliato qualcosa? Avrà pensato di dover cambiare il metodo?

Gesù racconta la parabola della semina e spiega, invece, che il metodo usato è giusto. Le parabole usano parole ben precise, messe lì apposta per dare quel preciso significato, unico, per dare quel preciso senso e quella precisa idea. Quale sia quest’idea si capisce bene nel finale. Gesù afferma che quelli non sono fallimenti ma che come quando semini è chiaro che alcuni chicchi vadano persi, altri siano beccati dagli uccelli, alcuni siano soffocati, è altrettanto chiaro che se la tua famiglia vive su quel terreno da anni, vuol dire che ogni anno il grano cresce. Perciò la fatica della semina e gli insuccessi si mettono in conto; ci vorrà tempo, si sa che qualcosa andrà perduto, addirittura il seme muore sotto terra però poi dà il frutto; quindi Gesù afferma la certezza e la fiducia al di là delle difficoltà.

Questo è il senso generale del racconto. Anche in un momento di crisi non cambia strategia, non si scoraggia, ma afferma che comunque è meglio così. Adesso sentiamo la parabola più da vicino.

4 Ora, convenendo molta folla e accorrendo da ogni città presso di lui, disse con una parabola:

Gesù inizia a parlare per parabole. I due sostantivi parola e parabola hanno la stessa radice e significa “gettare fuori”. La parola ci getta fuori; chi parla getta fuori, comunica se stesso all’altro, si espone, si butta fuori di sé; la parabola butta te oltre te, se qui c’è un terreno che ti accoglie e ti ascolta allora l’altro ti concepisce, capisce quello che hai detto e “lo” porta dentro di sé e “ti” porta dentro di sé, oppure può reagire, può farti fuori, o può chiudere l’ascolto, può fare quello che vuole.

La parabola è una parola particolare cioè è un racconto simbolico che manda “oltre” quel che racconta. Qui racconta di un seminatore, ma è per spiegare qualcos’altro e racconta di una semina che è la semina della Parola e del Vangelo. Notiamo che si dice che accorreva molta gente, per un’attrattiva forte, intensa, inspiegabile in Gesù che parla, che si comunica; anche noi sentiamo quest’attrattiva, l’abbiamo sperimentata.

Un’altra cosa da dire sulla parabola. Nella parabola si dicono cose molte note, per significarne altre che si devono capire. Qui si parla del seme, ma quel che vuol dire non riguarda ciò che fa il seminatore. A tutti è noto cosa fa il seminatore. La parabola dice le cose più ovvie, così la nostra vita è un’infinità di cose ovvie che però hanno un significato da capire che non è immediato.

5 Uscì il seminatore per seminare il suo seme. E nel seminarlo uno cadde lungo la strada e fu calpestato e gli uccelli del cielo lo divorarono;

Comincia col seminatore che uscì per seminare il suo seme. La nostra vita è ciò che ascoltiamo, se nessuno ci parla noi moriamo. Se ascoltiamo possiamo rispondere, nasce il dialogo e la nostra vita è il dialogo che abbiamo con le persone, con le cose, con la realtà, con la vita. Il seme ha di specifico che ogni seme è diverso dall’altro, perciò c’è il seme del prezzemolo e quello della cicuta. Se la parola è un seme, il risultato dipende da quale parola ascoltiamo; la parola è sempre operativa e produce sempre il suo effetto, ti entra nell’orecchio, da lì nella testa.

Anche la parola di menzogna più assurda. La menzogna regge il mondo. Non diciamo solo della Parola di Dio, ma anche della parola più maligna che ha la capacità di distruggere il mondo. Ci sono due tipi di parole, una che diventa comunicazione e comunione con la quale ci si espone, è la vera Parola, ci butta fuori; poi c’è quella che è una trappola, dietro di cui ci si nasconde per farci cadere l’altro e averlo in mano.

Gesù non è un seminatore strano, che va a seminare sulle strade, sui sassi e sui rovi, poiché, anticamente, si seminava prima di arare. Si passava poi con l’aratro a chiodo che ribaltava la terra e così la terra proteggeva i semi che restavano lì e resistevano alla prima pioggia, non erano lavati via e quindi cominciavano a germogliare. Prima di arare non si sapeva se sotto c’era un sasso, oppure c’erano dei rovi che si potevano anche togliere, ma rispuntavano le radici; poi erano arati anche quei sentieri che esistevano, perché potevano produrre anche loro. Non è quindi un agricoltore strano che butta via il seme, ma uno normale che quando semina lo fa normalmente.

La prima esperienza è che il seme cade sulla strada e gli uccelli lo mangiano. È anche la nostra esperienza. Le parole cadono su tante altre parole e scivolano via, tra le tante. In fondo noi consideriamo le parole come cose ovvie e perciò le abbiamo già confiscate, sono diventate innocue. La prima reazione davanti alla Parola è che entra da un orecchio ed esce dall’altro. Scivola via. È il primo tipo di ascolto. Alla prima situazione fallimentare uniamo le altre due:

6 e altro cadde giù sopra la roccia e, germinato, disseccò per mancanza d’umidità; 7 e altro cadde in mezzo alle spine e le spine, cresciute insieme, lo soffocarono;

Il secondo tipo di ascolto presenta l’entusiasmo di chi ascolta e in cui il seme germina subito. Pensiamo ad un sasso appena sotto il terreno su cui cade il seme, essendoci un minimo di terra, di umidità e di calore il seme germina subito; anche in noi, a volte, vediamo un grande entusiasmo e sembra che si produca qualcosa subito tuttavia, non avendo radici, secca.

Vediamo ora la terza difficoltà dove il seme cade in mezzo alle spine. Le spine crescono insieme al seme e soffocano la piantina. Insomma a questo seminatore va male tutto. Come quando facciamo il bene e ci sembra che vada sempre male, perché o non attecchisce, o se attecchisce secca, o se non secca è soffocato e così perdiamo la speranza.

Vedete come si descrivono in lungo e in largo le difficoltà? Anche noi nella nostra vita vediamo spesso solo le difficoltà. Il seminatore sa che quando semina capitano queste cose e allora perché semina? È un masochista? No, qualche seme si perderà beccato dagli uccelli o riarso dal sole o soffocato, tuttavia lui sa che su quel campo ci ha sempre vissuto tutta la sua famiglia per generazioni e allora, anche se deve perdere dei semi, la sua esperienza gli fa dire che vale la pena seminare comunque perché, a suo tempo, verrà il prodotto. Si descrivono in lungo e in largo le difficoltà per mettere in evidenza il seguito che è la parte principale. Quarta situazione:

8a e altro cadde dentro la terra, quella buona, e, germinato, fece frutto centuplo.

Centuplo significa che ogni chicco ne rende cento mentre, a quei tempi, senza fertilizzanti ogni chicco ne rendeva sei o sette, i migliori dodici, ciò significa che se mettevi un sacco ne recuperavi dai sei ai dodici. È interessante che ciò che sacrifichi è ciò che ti dà da vivere. Qui viene detto che lui ha seminato un sacco e ne ha raccolti cento. Praticamente impossibile. Eppure Gesù sostiene che il seme è buono, Lui ha detto la verità ed è sicuro che la sua Parola porta frutto al cento per uno, proprio come fa il seme che, morendo, porta frutto. Gesù in questo punto afferma la sua fiducia nella verità e la sua speranza contro ogni speranza.

Poi c’è il terreno bello, perché l’uomo-àdam è terra e terra bella. Fin dall’inizio Dio disse “ Adamo è molto bello”. Adamo è proprio l’unica parte di terra che può accogliere il seme della Parola e rispondere. Ogni uomo è terra bella. Il cuore dell’uomo è terra bella, perché è fatto per la bontà, la verità, la bellezza. Quando sente la Parola questa germina nel suo cuore al cento per uno e Gesù mostra la fiducia illimitata che ha nell’uomo. La parabola non finisce qui, ma continua col versetto che dice:

8b dicendo queste cose gridava: Chi ha orecchi per ascoltare ascolti!

È un grido, espresso con un imperfetto “gridava” perciò ha cominciato e non ha ancora finito e questo grido arriva fino a noi e dice “chi ha orecchi per ascoltare ascolti.” Gridava per vincere la nostra sordità; l’uomo è anzitutto orecchio, la terra è l’orecchio, il ventre è l’orecchio che concepisce il seme della Parola. L’uomo se ascolta cambia. Il problema è che lui deve saper ascoltare la realtà e la verità.

Estratti dalla trascrizione delle Lectio di Silvano Fausti e Filippo Clerici sul Vangelo di Luca (2005)
http://www.gesuiti-villapizzone.it