Lectio Vangelo del giorno

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Mercoledì della XXIV settimana del Tempo Ordinario
Luca 7,18-35 Sei tu colui che viene, oppure attendiamo un altro?

Giovanni si aspettava un Messia che punisse i cattivi e premiasse i buoni; rimane perplesso nel vedere che Gesù usa misericordia con tutti. Ma non c’è da attendere un Messia diverso: diversa deve essere la nostra attesa! Giovanni propone il lutto della conversione, Gesù la danza delle nozze. Ma la conversione è necessaria per la danza: accoglie il dono di Gesù solo chi è entrato con Giovanni nel perdono.

18 E riferirono a Giovanni i suoi discepoli su tutte queste cose. E, convocati due dei suoi discepoli, 19 Giovanni (li) inviò verso il Signore dicendo: Sei tu colui che viene, oppure attendiamo un altro? 20 Ora, recatisi presso di lui, quegli uomini dissero: Giovanni il Battista ci mandò verso di te dicendo: Sei tu colui che viene, oppure attendiamo un altro? 21 In quell’ora curò molti da malattie e flagelli e spiriti cattivi e a molti ciechi fece grazia di vedere. 22 E, rispondendo, disse loro: Andate! Riferite a Giovanni quanto vedeste e udiste: ciechi vedono, zoppi camminano, lebbrosi sono mondati, anche sordi odono, morti sono destati, ai poveri è annunziata la buona notizia. 23 E beato è chi non si scandalizzerà di me! 24 Ora, allontanatisi i messaggeri/angeli di Giovanni, cominciò a dire alle folle su Giovanni: Che usciste a osservare nel deserto? Una canna scossa dal vento? 25 Ma che usciste a vedere? Un uomo avvolto in vesti delicate? Ecco: quelli in veste splendida e lusso stanno nelle regge! 26 Ma che usciste a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, è anche più che un profeta! 27 Questi è colui del quale è scritto: Ecco: mando il mio messaggero/angelo davanti al tuo volto, che preparerà la tua via dinanzi a te. 28 Dico a voi: Nessuno è più grande di Giovanni tra i nati da donne; ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui. 29 E tutto il popolo che udì, anche i pubblicani, giustificarono Dio, perché furono battezzati del battesimo di Giovanni. 30 I farisei invece e gli esperti della legge trasgredirono la volontà di Dio su di sé, perché non furono battezzati da lui. 31 A che dunque somiglierò gli uomini di questa generazione e a che sono simili? 32 Sono simili a fanciulli seduti in piazza e gridano gli uni agli altri le cose che dice (il proverbio): Suonammo per voi il flauto e non danzaste, cantammo il lamento e non piangeste! 33 È venuto infatti Giovanni il Battista, né mangiando pane né bevendo vino, e dite: Ha un demonio! 34 È venuto il Figlio dell’uomo, mangiando e bevendo, e dite: Ecco un uomo vorace e ubriacone, amico di pubblicani e peccatori! 35 Ma la sapienza fu giustificata da tutti i suoi figli!

Oggi abbiamo come testo conclusivo un testo articolato su tre domande. La prima la fa Giovanni a Gesù: chi sei tu davvero? La seconda domanda la fa Gesù sul Battista: chi è secondo voi il Battista? La terza domanda la fa Gesù a se stesso: ma questa generazione a chi somiglia? Cioè noi a chi assomigliamo? La questione è l’identità di Gesù, quella del Battista e la nostra, a chi siamo simili. È un brano riassuntivo a questo punto del Vangelo, per mostrarci cosa si comprende di Gesù, chi sia Giovanni e per comprendere noi, come ci comportiamo, a chi siamo simili.

18E riferirono a Giovanni i suoi discepoli su tutte queste cose. E, convocati due dei suoi discepoli, 19Giovanni (li) inviò verso il Signore dicendo: Sei tu colui che viene, oppure attendiamo un altro? Ora, recatisi presso di lui, quegli uomini dissero: Giovanni il Battista ci mandò verso di te dicendo: Sei tu colui che viene, oppure attendiamo un altro?

Dal capitolo terzo quando Gesù inizia la sua attività, Giovanni è già in prigione; ha denunciato l’adulterio del re, che è simbolo dell’adulterio di tutto il popolo. Battista finisce in carcere, perché come tutti i profeti dice qual è il senso della vita; dal carcere manda due discepoli dal Signore (ormai dal capitolo scorso Gesù è chiamato “il Signore”, perché fa risorgere i morti) e fa dire: “sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro? Uno diverso? Colui che deve venire è la grande attesa di Israele, bimillenaria, sei tu quello che aspettiamo?”.

Giovanni che è l’ultimo dei profeti, quello che conosce la verità di Dio, quello preordinato fin dal seno materno, annunciato a Zaccaria, che ha riconosciuto Gesù nel ventre di sua madre, che lo ha conosciuto da piccolo essendo cugino, quello che ha preparato con la sua predicazione quella di Gesù, dopo aver sentito tutte queste cose ha un dubbio. Lui predicava di Gesù molto bene e diceva “è Lui quello che deve venire, farà piazza pulita di tutti i cattivi, mieterà il grano, brucerà la paglia, porterà la giustizia di Dio…”. Lui pensava come pensavano tutte le persone buone. Anche noi pensiamo così, anche Pietro, arriva il Cristo e sistema tutto, no?

Gesù aveva fatto un errore fin dall’inizio (che è riportato in Matteo) quando si era fatto battezzare dal Battista che gli aveva detto di non farsi battezzare da lui, perché semmai era lui, il Battista, a doversi far battezzare da Gesù. Primo errore di Gesù fu mettersi in fila con i peccatori per andare a fondo.

Il secondo errore fu subito dopo il battesimo: le tentazioni. Invece di prendere il potere economico, (le pietre trasformate in pane), il potere politico (tutti i regni sono tuoi), e il potere religioso (hai anche Dio in tasca), sceglie un’altra cosa, sceglie la fiducia del figlio, sceglie l’amore dei fratelli, in povertà; (pazienza, può darsi che sia una via come un’altra e gliela passiamo per buona…).

Poi comincia a predicare e cosa annuncia? Beati i poveri (va beh, è giusto), beati gli afflitti (beh, insomma…sì ma dopo girerà la frittata…), perdonate, amate i vostri nemici, non giudicate, non condannate…

A questo punto il Battista dice: “io mi aspettavo sinceramente un altro… forse questo è quello che viene a fare la parte buona, per vedere se qualcuno cambia, ma poi deve arrivare quello giusto”. Anche Pietro voleva un Cristo così. Io mi domando che Cristo abbiamo in mente noi? Quello delle crociate, degli integrismi, degli integralismi, dei fanatismi, dei settarismi, di tutti gli “ismi”? Un Cristo (che noi ci sforziamo in tutti i modi di costruire) che abbia in mano il mondo, che regga la storia? Se non vuole farlo lui che lo lasci fare a noi, sapremmo cosa fare; invece Lui è tutto scivolato da un’altra parte.

Allora la domanda del Battista mi sembra legittima; che Cristo attendiamo noi? In che Cristo crediamo? È il Cristo dei nostri deliri. Tutte le religioni, anche tutti gli altri, tutti gli “ismi” hanno i loro deliri, sono i messianismi di ogni tipo. Allora i due vanno da Gesù e gli ripetono la domanda: “sei tu colui che viene o attendiamo un altro?”. Un altro diverso perché così non va.

Lasciamo sospesa la domanda. Può diventare invocazione: “marànathà, vieni Signore Gesù” e sentirlo come veniente. Tradurlo così: colui che viene, piuttosto che colui che deve venire, veniente perché viene sempre, sta venendo da sempre, è coevo ad ogni generazione, ad ogni giorno. Diciamo “marànathà: vieni” e chiediamo che lo si sappia accogliere e riconoscere così come si è manifestato e si manifesta.

21In quell’ora curò molti da malattie e flagelli e spiriti cattivi e a molti ciechi fece grazia di vedere. 22E, rispondendo, disse loro: Andate! Riferite a Giovanni quanto vedeste e udiste: ciechi vedono, zoppi camminano, lebbrosi sono mondati, anche sordi odono, morti sono destati, ai poveri è annunziata la buona notizia. 23 E beato è chi non si scandalizzerà di me!

Vediamo che Gesù risponde alla domanda prima facendo delle cose e poi dichiarandole, perché non bisogna aspettare un altro, ma avere un’altra attesa. Cosa fa Gesù? in quell’ora curò: si prese cura delle persone malate, dei flagelli che le affliggevano, degli spiriti cattivi, dei ciechi, di tutti i poveri del mondo.

La sua risposta è che lui non fa un mondo diverso, non fa un mondo migliore bensì in questo mondo, così com’è, con tutta la sua miseria e la sua cattiveria, si prende cura di tutti. Dei malati, dei poveri, anche dei peccatori; si prende cura di tutti e di ogni male dell’uomo, portandolo su di sé.

Questo è il suo modo di agire nella storia. Gesù non liquida la storia, non toglie la libertà all’uomo, non rifà il mondo perché è uscito sbagliato, non lo distrugge, no; sta in questo mondo così com’è, con la sua miseria, con le sue contraddizioni; non quell’altro mondo che pensiamo sempre di fare, ma questo mondo è quel luogo, in quell’ora, in quel momento, in cui vive la compassione e la misericordia verso ogni miseria, verso ogni empietà e situazione negativa, e qui, ora, Gesù si fa vicino. Dio non conosce altro modo di operare, perché non vuole distruggere il mondo e farne un altro, ma vuole salvare questo mondo che è perduto, con la sua storia reale, non con una storia migliore.

Dio non vuole fare un mondo di perfetti, questo lo lascia fare a tutte le religioni che ammazzano tutti per avere gente perfetta, oppure al nazismo che ha fatto lo stesso, al comunismo che ha fatto lo stesso, e a tutti gli “ismi” che vogliono fare cose perfette distruggendo tutti e tutto. Lui invece è in questo mondo, non in uno più perfetto ed è in questo mondo che Lui esercita la compassione, la tenerezza, la misericordia, la solidarietà e questa è la salvezza che Lui porta.

L’ultimo dei miracoli che si dice che ha fatto è: “a molti ciechi fece grazia di vedere” e poi la prima cosa che dice è: “rispondete i ciechi vedono”. Il problema è di aprire gli occhi sulla realtà, mentre i nostri occhi, invece, sono chiusi e non vedono i nostri deliri; desideriamo un mondo diverso, sempre, e sogniamo qualcos’altro. Apriamo gli occhi sulla realtà e facciamo della realtà il luogo dell’amore, della condivisione, della compassione, della tenerezza. Questa è la salvezza di questo mondo, non di un altro. Se uno ha un figlio che sta male non vuole distruggerlo per averne uno migliore, ma vuole che stia bene quello che ha, non un altro.

Ecco allora Gesù che dice: “rispondete a Giovanni i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risorgono”; elenca tutte le categorie di povertà e di miseria: i ciechi sono illuminati, gli zoppi diventano coloro che camminano, i lebbrosi diventano coloro che sono mondi, i sordi sono coloro che ascoltano e i morti sono coloro che risorgono.

Gesù conclude: “ beato chi non si scandalizza di me.” Scandalizzarsi vuol dire inciampare, lo scandalo sarà la croce, tutti vorremmo un Dio diverso. Invece Lui, proprio perché è Dio, è diverso. È un Dio scandaloso il nostro.

Beato chi non si scandalizza di me. Sottolineo questa beatitudine: è beato cioè fortunato, ben messo, vive bene, pienamente chi non inciampa, ma accetta questo stile, questa persona che è Gesù, con il suo stile.

25Ora, allontanatisi i messaggeri/angeli di Giovanni, cominciò a dire alle folle su Giovanni: Che usciste a osservare nel deserto? Una canna scossa dal vento? 25Ma che usciste a vedere? Un uomo avvolto in vesti delicate? Ecco: quelli in veste splendida e lusso stanno nelle regge! 26Ma che usciste a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, è anche più che un profeta! 27Questi è colui del quale è scritto: Ecco: mando il mio messaggero/angelo davanti al tuo volto, che preparerà la tua via dinanzi a te. 28Dico a voi: Nessuno è più grande di Giovanni tra i nati da donne; ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.

Dopo aver risposto alla domanda su di lui da parte di Giovanni, Gesù rivolge a noi, gli uditori del Vangelo, una domanda su Giovanni. Chi è Giovanni per noi? Chi siamo andati a vedere nel deserto? Si rivolge a quelli che volevano i cambiamenti di cui Giovanni parlava e quindi sono usciti a vedere. Gesù descrive Giovanni attraverso il luogo dove abita e attraverso il vestito, le due cose visibili. Fa domande retoriche e dice: è una canna sbattuta dal vento? Sono quelle persone deboli che diventano potentissime, perché vanno dove va il vento, non si può rompere una canna sbattuta dal vento; sono le banderuole, sono gli opportunisti. È un opportunista? Oppure un cortigiano? Un uomo di potere? Giovanni ha un potere particolare, ha il potere del profeta.

Non è solo un profeta, ma è il più grande profeta, il più grande dai nati da donna dice Gesù; è il più grande elogio che si possa fare ad una persona. Qui Gesù cambia registro e dice che il più piccolo del regno è più grande di Giovanni. Questo è rivolto ai credenti. Il più piccolo del regno alla fine è Gesù che è l’unico che crede all’amore del Padre e dei fratelli, perciò Gesù è più grande di lui. Ha preparato il regno e il più piccolo che è dentro è molto più del più grande che sta fuori.

29E tutto il popolo che udì, anche i pubblicani, giustificarono Dio, perché furono battezzati del battesimo di Giovanni. 30I farisei invece e gli esperti della legge trasgredirono la volontà di Dio su di sé, perché non furono battezzati da lui.

Tra il popolo che ascoltava il Battista ci sono due categorie di persone. La prima è quella della gente normale comprensiva della categoria dei peccatori (e lo siamo tutti); questi dissero che Dio è giusto e riconobbero la giustizia di Dio, perché si fecero battezzare; la giustizia di Dio consiste nel fatto che noi riconosciamo il nostro peccato e riconosciamo il suo perdono: questa è la giustizia di Dio. Invece i farisei, che sono quelli che fanno benissimo, e gli scribi, che sono quelli che sanno benissimo tutto, questi trasgredirono la volontà di Dio perché non accettarono il battesimo.

Vediamo che c’è una divisione tra il popolo in due fasce: i peccatori ed i giusti però letta in modo capovolto. I giusti sono i peccatori, perché riconoscono di avere bisogno della misericordia e a loro questo Dio va bene. I peccatori, invece, sono quelli che si ritengono giusti, perché riconoscono che questo Dio ha misericordia e a loro non va bene, non accettano questa misericordia e questo perdono.

31A che dunque somiglierò gli uomini di questa generazione e a che sono simili? 32Sono simili a fanciulli seduti in piazza e gridano gli uni agli altri le cose che dice (il proverbio): Suonammo per voi il flauto e non danzaste, cantammo il lamento e non piangeste! 33 È venuto infatti Giovanni il Battista, né mangiando pane né bevendo vino, e dite: Ha un demonio! 34È venuto il Figlio dell’Uomo, mangiando e bevendo, e dite: Ecco un uomo vorace e ubriacone, amico di pubblicani e peccatori! 35Ma la sapienza fu giustificata da tutti i suoi figli!

Dopo le due domande su Gesù e su Giovanni Battista ora Gesù pone le domande su questa generazione. “Questa generazione” per noi è questa, di noi che stiamo leggendo il Vangelo: a chi siamo simili? Siamo simili a dei fanciulli; i bambini usavano, una volta, fare dei giochi sulla piazza. Noi siamo questi bambini che vogliono sempre fare il gioco contrario a quello di Dio. Qualunque sia il gioco di Dio noi facciamo il contrario.

Sono sostanzialmente due giochi di Dio ed è importante saperli riconoscere, sono le due regole del discernimento spirituale. Quando facciamo il male Dio ci chiama al lutto e al rimorso, se non comprendiamo questo che è la predicazione del Battista non conosceremo mai nulla di buono nella vita; giustificheremo ogni male; quindi il primo gioco è quello del Battista. Fatto il gioco del Battista cioè la volontà di convertirsi, di cambiare e di camminare allora cambia l’atteggiamento. Se quando facciamo il male Dio ci parla col rimorso, quando facciamo il bene ci chiama con la gioia, che è la forza per fare il bene, con l’amore, con la pace.

Queste sono le due regole fondamentali, mentre noi rischiamo di voler essere gioiosi quando bisogna lamentarsi e continuare a lamentarci dei nostri malanni quando invece stiamo abbastanza bene, stiamo crescendo ed è importante coltivare la gioia. Quindi sembra che Dio non riesca mai ad incontrarci perché vogliamo sempre il contrario di quello che Lui ci propone e difatti questo mangione e beone, amico dei pubblicani e dei peccatori verrà eliminato.

Però Gesù apre con una speranza e dice comunque la “sapienza fu ritenuta giusta da tutti i suoi figli”. I figli della sapienza sono i peccatori di cui si parla prima, che accettano il battesimo di Giovanni, capiscono la sapienza di Dio, sono figli di Dio, figli della sapienza, si lasciano generare da questa sapienza e perciò parteciperanno al banchetto della sapienza e alla festa.

Mi sembra che questo testo che narrativamente interrompe il racconto della vita di Gesù ci serve a riflettere in modo complessivo: Gesù riflette i miei desideri? Risponde ai cliché che ho in testa, oppure è un altro? È la domanda del Battista. Ci aiuta a capire che attese, che idee abbiamo noi di Lui. La seconda domanda è: che idee ho io del Battista? Della conversione, del senso della giustizia, dell’attesa, del senso della libertà, di tutte le cose di cui ha parlato il Battista? Sono la prima parte del gioco di Dio ma poi, in realtà, come facciamo noi? Facciamo il contrario di quello che dovremmo fare in quel momento?