Lectio Vangelo del giorno

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Lunedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario
Lc 7,1-10: Neanche in Israele ho trovato una fede così grande.

1Dopo che ebbe compiuto tutte le sue parole dentro le orecchie del popolo, entrò in Cafarnao. 2Ora un servo di un centurione stava male, stava per finire e gli era caro. 3Ora avendo udito di Gesù inviò da lui alcuni anziani dei Giudei domandando a lui che venisse a salvare il suo servo. 4Ora essi, avvicinatisi a Gesù lo pregavano con sollecitudine dicendo: è degno che gli faccia questo. 5 Ama infatti la nostra nazione e lui stesso ci costruì la sinagoga. 6Ora Gesù, andava con loro e già quando egli era non lontano dalla casa, il centurione mandò amici per dirgli: Signore, non disturbarti, non sono infatti all’altezza che tu entri sotto il mio tetto. 7 Per questo neanche me stesso ritenni degno di venire presso di te, ma dì una parola e sia guarito il mio servo-figlio. 8 Poiché anch’io sono un uomo sottoposto al potere, con soldati sotto di me e dico a questo: Va’ e va e a un altro: Vieni! E viene, e al mio servo. Fa questo! E fa. 9Ora, ascoltate queste parole, Gesù lo ammirò e voltosi alla folla che lo seguiva disse: “Dico a voi, neanche in Israele trovai tale fede!” 10E ritornati nella casa, gli inviati trovarono il servo che era sano. Il testo è molto chiaro.

Lectio divina di Silvano Fausti

È l’unico miracolo nel Vangelo di Luca, compiuto in assenza di Gesù; in Mt e Mc abbiamo anche il figlio della Cananea, pure quello compiuto in assenza, è un miracolo compiuto dalla fede nella parola. Quindi si tratta di un pagano, noi veniamo da questi pagani, mediante la fede nella Parola anche a noi capita la salvezza. Il problema è della fede nella Parola.

E mentre oggi pensavo un po’ sulla fede, mi venivano in mente le cose più banali: la fede riguarda sempre la parola, sostanzialmente: di una persona cioè, credi alla sua parola. E la fiducia nella parola è il fondamento di ogni relazione umana possibile. Supponete di non fidarvi della parola che vi dice vostro marito, vostra moglie, vostro padre o vostro figlio: sarebbe impossibile vivere! Supponete di non potervi fidare della parola del panettiere che vi dice che è pane e non invece, per esempio, pane con cianuro quello che vi offre, non si può più andare neanche a comprare il pane. Cioè tutto è fondato sulla fede nella Parola.

E se la Parola è falsa, davvero è il peggior male che ci sia. Non c’è più nessun rapporto affidabile; è la lotta dell’uno contro l’altro che fa fesso l’altro che lo imbroglia, che lo uccide, che se ne impadronisce. È il gioco di menzogna e quindi la vita diventa inaffidabile e se è inaffidabile è impossibile la vita, è la distruzione della vita. Tant’è vero che all’origine di ogni male la Bibbia pone proprio la menzogna. Invece di aver fiducia nella Parola del Padre che è una Parola vera, di amore, che ti rende possibile la vita, uno ti propone un’altra parola che sembra bella, buona desiderabile, e poi invece ci si accorge che è esattamente il contrario. E all’origine del male c’è un delitto semantico che è il peggiore, cioè usare la parola con un significato diverso da quello che ha.

1Dopo che ebbe compiuto tutte le sue parole dentro le orecchie del popolo, entrò in Cafarnao.

Quando leggete il Vangelo sostate sempre su tutte le parole, anche se la versione talvolta non è esatta, perché sono tutte significative. E si dice che Gesù ha compiuto tutte le sue parole dentro le orecchie del popolo. Le parole si compiono dentro l’orecchio, come il seme si compie dentro la terra, perché come il seme, dentro la terra, compie le sue potenzialità di seme, e fiorisce, germoglia e dà pane, così la Parola, seminata nell’orecchio, si compie nell’orecchio, perché appunto l’uomo è orecchio e poi capisce, desidera e agisce secondo la parola che ha dentro. E la parola lo trasforma, diventa la parola che ascolta. E Gesù compie tutte queste parole dentro le orecchie.

E ora va a Cafarnao che è una città di confine, dove incomincia un po’ la zona pagana e così vediamo che la fede che finora era circoscritta in ambiti ebraici nei primi sei capitoli di Luca, ora si apre ai pagani.

2Ora un servo di un centurione stava male, stava per finire e gli era caro.

Il racconto inizia con un servo che stava per finire, e termina con il servo che era sano. E la parola “servo” in greco, qui è “schiavo”. Chi è questo schiavo? Sostanzialmente ogni uomo, da quando nasce, ha una malattia incurabile che è la vita, che è l’unica malattia mortale. E l’uomo è cosciente di questo. Che sta sempre per finire, da quando ha cominciato sta per finire. E tutta la vita è schiavo della paura e della morte e tutto ciò che noi facciamo, tutta la religione, la scienza, la filosofia, la tecnica, non è altro che per rimandare questo che sappiamo che poi viene comunque. Quindi l’uomo è l’unico animale cosciente di morire. E nessuno scappa da questo. Quindi siamo tutti servi.

Qui si parla di un servo di un centurione, pagano, perché si vuol parlare della fede del pagano. Tra l’altro, che guarisce il servo è la fede di un altro. Non la sua. Come noi siamo salvati dalla fede di Gesù, non dalla nostra, sostanzialmente. E il centurione è un ufficiale romano che non è così alto da suscitare ammirazione, non così basso da suscitare commiserazione, ma quel giusto mezzo per essere in fondo detestabile da tutti. Eppure questo centurione, come vediamo dal testo, ci viene presentato bene: è uno che si preoccupa di questa servo che sta male, sta per finire e gli è caro.

Ora, da dove comincia la fede? Comincia dalla coscienza che stiamo per finire. Dalla nostra finitudine, dalla coscienza del limite, dal nostro bisogno, dalla necessità. La parola “pregare” deriva da “precario”. Quando uno si sente precario, allora prega anche, che gli vada bene. Noi siamo sostanzialmente precari nell’esistenza, come tutto ciò che esiste, però sappiamo di esserlo. Ed è questa precarietà che è la nostra grande dignità, la coscienza di essere precari.

Allora il primo livello della fede è la necessità, la coscienza del limite. Se uno ha il delirio di onnipotenza non può avere la fede perché il Padreterno è lui, ha fatto il mondo lui, fa e disfa tutto quindi non ha bisogno di della fede se non in se stesso.

3Ora avendo udito di Gesù inviò da lui alcuni anziani dei Giudei domandando a lui che venisse a salvare il suo servo. 4Ora essi, avvicinatesi a Gesù lo pregavano con sollecitudine dicendo: È degno che gli faccia questo, 5 ama infatti la nostra nazione e lui stesso ci costruì la sinagoga.

Qui abbiamo il secondo livello della fede che è: avendo udito ciò che ha fatto Gesù. La fede viene dall’ascolto. Anche noi oggi udiamo quel che ha fatto e diciamo: quel che ha fatto ci interessa assai, vorrei che fosse così anche per me. Così il centurione ha udito e dice: allora vado da Gesù. Però lui non può andare da Gesù, come anch’io non possono andare da Gesù perché non so nemmeno dove sta. Poi è distante 2000 anni. Ci arriva per la mediazione di altri che sono questi presbiteri, questi anziani dei giudei.

Anche noi raggiungiamo il Signore attraverso questi primi presbiteri, questi primi anziani giudei che ce lo hanno trasmesso nella parola. Di fatti, il tema del brano sarà la fede nella parola che opera in assenza di Gesù. E noi lo conosciamo attraverso la mediazione di altri. C’è sempre uno che ci traghetta alla fede, come c’è sempre uno che ci traghetta alla vita, non nasciamo da soli! Così uno che ci media l’esperienza, che poi facciamo noi in prima persona, ma che ci dice che è possibile! Ci dà gli elementi. Se no, saremmo sempre all’inizio di tutto. E invece la storia va avanti per questa categoria della mediazione degli altri, che già hanno esperienza di Gesù, lo conoscono, è uno dei loro, e intercedono per lui.

È molto bello in Luca che ci venga descritto questo centurione che per sé fa parte delle truppe di occupazione ed è pagano; qui si vede che il pagano vuol bene a tutti e i giudei vogliono bene ai pagani; cioè viene presentato quel mondo ideale come dovrebbe essere; Israele ama il mondo e, come dice Dio a Giona, è ben disposto; e anche il mondo che in fondo non conosce il Signore, è umanamente ben disposto ed ha i sentimenti tutti a posto, cioè ha coscienza del limite, ha sensi di tenerezza per chi sta male, cioè è presente quel complesso di doni umani, quella pietas, quell’interessamento dell’altro poi aperto a tutte quelle possibilità che sente; ha sentito parlare di questo, perché non provare? Quindi viene presentata la situazione ideale che sarebbe la situazione come dovrebbe essere, senza pregiudizi.

Viene descritto un po’ un quadro idilliaco, ma mi pare che si potrebbe un po’ riscontrare come nel Vangelo così negli Atti, il fatto Luca che è “scriba mansuetudini” di Gesù però diventa anche uno che esorta e fonda sostanzialmente la speranza di un mondo diverso, di un mondo che è armonizzato, che è concorde, che è con il Signore. Il Signore è di tutti, in fondo! Degli uni e degli altri. Ed è addirittura anche Signore di quelli che credono di essere gli unici. Perché Dio è molto tollerante, anche di questi, soprattutto.

E poi questi anziani dei giudei dicono: quest’uomo è veramente degno, fanno le raccomandazioni. Ama la nostra nazione, ci ha costruito anche la sinagoga. Lui non può venire in Chiesa, ma ci ha costruito la chiesa, quindi è un uomo di estrema bontà verso tutti. E allora vediamo il seguito. Perché questa è una introduzione che sembra idilliaca, però in realtà presenta come in realtà dovrebbero essere i rapporti veri.

6Ora Gesù, andava con loro e già quando egli era non lontano dalla casa, il centurione mandò amici per dirgli: Signore, non disturbarti, non sono infatti all’altezza che tu entri sotto il mio tetto. 7 Per questo neanche me stesso ritenni degno di venire presso di te, ma dì una parola e sia guarito il mio servo-figlio.

E Gesù andava con loro. Gesù va con questi anziani dei giudei verso i pagani. È molto bello questo “andare con loro”. Cioè Lui accondiscende. E mentre lui va con loro e questo centurione gli manda il messaggio contrario. Invia a chiamarlo e poi gli dice: non venire, perché non sono degno! È bella questa contraddizione, perché indica sia il desiderio che venga, sia anche la coscienza che questo venire è un dono, non è un merito. E dice quelle parole che noi diciamo prima della comunione: dì una parola… e io sarò salvo.

Ed è bello che questo centurione manda amici. Questi amici vogliono bene al popolo e anche questi vogliono bene a lui, è un mondo bello che si descrive qui! Perché la fede è un mondo bello. E Dice: guarda, io non mi sono ritenuto degno di venire presso di te, allora cosa fai? Dì una parola e il mio figlio – prima si diceva “schiavo”, ora si dice “figlio”, servo, in greco è la stessa parola – sarà guarito. Cioè quest’uomo ha fede nella Parola. A dimostrazione della sua convinzione, esprime quella che è la sua esperienza:

8 Poiché anch’io sono un uomo sottoposto al potere, con soldati sotto di me e dico a questo: Va’ e va e a un altro: Vieni! E viene, e al mio servo. Fa questo! E fa.

È una bellissima parabola sulla Parola. Cosa fa la Parola? Dice: io sono uno che sta sotto il potere e mi ordinano e devo obbedire, se non eseguo ho l’esecuzione capitale. Quindi devo eseguire la parola che ascolto. Così ho sotto di me dei servi, io ordino e loro fanno. La Parola che cos’è? È al servizio di Dio per operare l’opera di Dio, perché Dio steso è Parola e con la Parola si comunica e opera. E allora si dice del potere della Parola: io dico “va” e va; quando tu dici una parola vera e la mandi a uno, davvero quello riceve la verità e riceve te come verità e si comunica. E può tornare indietro quella Parola con la sua risposta. E quella Parola fa esattamente ciò che dice. Se gli dici: ti voglio bene!, davvero, se gli vuoi bene, l’altro accetta questo bene! Se gli dici: ti odio! Davvero quella Parola provoca odio. A parte poi tutte le parole interiori che hanno esecuzione automatica, cioè si ammazza anche senza dire parole, perché c’è questa parola interiore.

È questo il grande miracolo che la Parola opera ancora oggi per chi l’accoglie! Per chi l’accoglie, credo davvero si possa dire che la Parola di Dio è potenza, è forza, è dolcezza, però non è Parola magica, produce l’effetto per il quale è stata mandata, non torna a Dio senza aver prodotto l’intento per cui Dio l’ha mandata. Però in qualche modo, nefastamente anche, noi abbiamo la capacità negativa di bloccare la Parola. Se diamo via libera alla Parola, produce l’effetto, ma se il nostro semaforo segna rosso, la Parola si ferma in noi, questa è la tremenda possibilità, capacità che abbiamo, negativa.

9Ora, ascoltate queste parole, Gesù lo ammirò e voltosi alla folla che lo seguiva disse: “Dico a voi, neanche in Israele trovai tale fede! 10E ritornati nella casa, gli inviati trovarono il servo che era sano.

Gesù sentì queste parole e lo ammirò, si meravigliò di lui in senso positivo. Se voi notate, in tutti Vangeli è sempre la folla o i discepoli che si meravigliano di Gesù, di quello che fa. Dio non può meravigliarsi molto; il Signore non può meravigliarsi molto, perché conosce tutto. Ma c’è una cosa che suscita la meraviglia di Dio: la fede o la mancanza di fede. Cioè c’è qualcosa di assolutamente inedito che neanche Dio può fare, che è il mio sì o io mio no a lui. E questo lo stupisce, sia che dica sì – e dice: com’è bravo, ha detto sì -, sia che dica no – e dice: come mai ha detto no?

E voi trovate che il Signore si meraviglia in Marco 6, 6 dell’incredulità e non potè far miracoli a Nazaret. E si meraviglia qui e nell’episodio della cananea, secondo Matteo, per la fede. Cioè che noi abbiamo fede, o non fede, è l’esercizio della nostra libertà e la nostra libertà Dio la rispetta talmente che si meraviglia di ciò che facciamo, sia nel bene che nel male. E dice: o questa è una novità, proprio!

È eccezionale il rispetto della nostra libertà e quindi la sua ammirazione. Perché c’è qualcosa che non è mai esistito al mondo ed è il nostro sì a chi è da sempre sì per noi, e questo gli dà gioia e meraviglia infinita. Oppure è il nostro no a chi è sempre sì e questo gli fa meraviglia ma lo addolora infinitamente. E il no sarà la Croce per lui.

Quindi la responsabilità della fede, per sé, è nostra. Diamo sempre la colpa a Dio e Dio è molto bravo, porta tutte le colpe! Però il sì o il no è nostro; poi, è vero, abbiamo tanti condizionamenti, le nostre paure, però dipende, alla fine, da noi.

È tuttavia tipico di Luca la pazienza e la capacità di riprendere da capo da parte di Gesù, il lavorare perché il nostro no alla fine si sfaldi. E allora alla fine si riuscirà da parte sua a far sì che la sua vita, la sua comunicazione, la sua comunione invada, pervada la nostra esistenza.

Tornano a casa e trovano che è guarito. E quindi il miracolo si è compiuto in assenza di Gesù per la fede nella sua parola. Ancora adesso, Dio come agisce in noi? Agisce con la sua Parola, se la accogliamo con fede. Quindi è utile notare che i miracoli non li fa Dio ma la nostra fede. Lo dice chiaramente e più volte Gesù dice: la tua fede ti ha salvata; lo dice alla donna che lo tocca; anche al cieco dice così. È la fede, la nostra fede che ci salva, non lui, perché noi mediante la fede nella Parola entriamo in contatto con lui, allora abbiamo il potere suo, abbiamo la comunione con lui.

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