Lectio Vangelo del giorno

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Venerdì della XXIII settimana del Tempo Ordinario
Lectio divina di Silvano Fausti
Luca 6, 36-42

36Diventate misericordiosi, così come anche il Padre vostro è misericordioso. 37E non giudicate e non sarete affatto giudicati, e non condannate e non sarete affatto condannati; assolvete e sarete assolti; 38date e sarà dato a voi una misura bella, pigiata, scossa, straboccante daranno verso il vostro grembo, perché con la misura con la quale misurate sarà rimisurato a voi. 39Ora disse loro anche una parabola: può forse un cieco guidare un cieco? Forse non cadranno entrambi in una fossa? 40Non c’è discepolo sopra il maestro; chiunque, per quanto ben preparato, sarà come il suo Maestro. 41Ora, perché guardi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non consideri la trave, quella nel tuo proprio occhio? 42Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia, estraggo la pagliuzza dal tuo occhio”, senza vedere tu stesso la trave nel tuo occhio? Ipocrita, estrai prima la trave dal tuo occhio e allora osserverai la pagliuzza, quella nell’occhio del tuo fratello, per estrarla.

Il primo versetto, il v. 36, è il centro di tutto il Vangelo di Luca. E tutto il Vangelo è una variazione sul tema di questo versetto. Diceva Dante che Luca è lo scriba mansuetudinis Christi, è lo scrivano della mansuetudine di Cristo. Tutto il Vangelo è un commento di questo. E poi seguono quattro imperativi che sono i quattro imperativi di come ci si comporta all’interno della comunità…

36Diventate misericordiosi, così come anche il Padre vostro è misericordioso.

Per capire l’importanza di questo versetto, dovete tenere presente che esso rifà il verso al codice fondamentale della legge, ripetuto nel Letivico e altrove, dove dice: Siate santi, perché io sono santo. E’ il principio della legge. Dobbiamo essere come Dio. Dio com’è? Santo. Cosa vuol dire “santo”? Santo è un attributo che non ha analogie, vuol dire che è diverso, solo lui è santo. Vuol dire “separato”, “inviolabile”, “irraggiungibile”, sta là. Noi dobbiamo diventare come lui. Ma com’è lui? E’ santo. E’ il desiderio profondo dell’uomo diventare come Dio. Come ha fatto Adamo? Voleva diventare come Dio. Ma anche in tutti i miti: cosa fa Prometeo? Va a rubare il fuoco divino. Cosa fanno i titani? Danno la scalata al cielo. Cosa fa l’ateo? Dice: Dio sono io! In fondo il desiderio profondo dell’uomo, il suo marchio indelebile è essere come Dio. Cioè è desiderio, è apertura all’infinito.

Il problema è sapere com’è Dio, perché Dio è altro, è diverso. E Luca ci spiega com’è altro. Matteo, nel passo parallelo dice: Siate perfetti. Dio è altro perché è perfetto. Noi manchiamo sempre di qualche cosa. Lui è perfetto, è compiuto. Qui ci si spiega in cosa consiste l’alterità di Dio e la compiutezza di Dio. Consiste nel fatto non che lui è misericordioso, ma che lui è misericordia. Dio è altro, è impensabile, è diverso da tutti, perché è tutto e solo misericordia.

Esisteva già l’attributo misericordioso anche nella Bibbia, applicato a Dio. Molte volte. Anche nel Corano si dice che Dio è misericordioso. Tutti dicono che Dio è misericordioso, però è anche giudice, però è anche giusto, e poi è anche tante altre cose. Ha altri attributi. Tutti gli altri sono attributi di Dio e l’attributo dice qualcosa, ma in modo analogico, per cui non si capisce cosa voglia dire, perché c’è anche subito il contrario. Invece la misericordia è la sua santità. Dio è Dio perché è misericordia.

E per dire “misericordioso” usa una parola che esce soltanto come aggettivo due volte: qui e in Gc 5, 11, dove si dice che Dio è pluriviscerale, è misericordioso. La parola “misericordia” in greco, traduce la parola ebraica “rakamin” che vuol dire “utero materno”. Quindi l’essenza di Dio Padre è che è madre, è che è utero. Diventate “uterini” come è “uterino” il Padre vostro celeste. Cioè è amore che necessariamente accoglie. E’ il principio della vita, che non giudica, non condanna, accoglie comunque, dove la stessa miseria è oggetto di amore ancora più grande, dove ogni male è riscattato da un amore infinitamente più grande.

Addirittura proprio nel male si rivela la gratuità e l’amore assoluto. Non è che la mamma butta via il figlio perché sta male o fa male! Lo ama di più, e così si capisce che cos’è l’amore. Così Dio lo si capisce proprio da questo aspetto e lo si capisce proprio nella miseria, nel male che c’è. Quindi non si suppone di essere perfetti per diventare come Dio, perché la perfezione di Dio è “essere misericordioso”: l’alterità di Dio è essere uterino. Anche in 2 Corinti 1,3 si parla del Padre pluriuterino, dalle molto misericordie…

Pensavo a questo grande mistero di un Dio che è così. Noi lo pensiamo sempre diverso: Dio Padre onnipotente, creatore, padrone di tutto, ecc. Dio è altro, Dio è Padre, e la sua essenza è essere madre. Perché quando parliamo di Dio, parliamo per modo di dire: sì è Padre. Sì, è padre in quanto madre…

E si dice non “siate” come è tradotto, ma “diventate”, perché tra l’essere e il non essere c’è il divenire. Diventiamo giorno dopo giorno. E questo è l’imperativo fondamentale del Cristianesimo: diventate ciò che siete: siamo figli di Dio, quindi uguali a Lui. E Dio chi è? E’ così, è materno…

Ogni miseria diventa luogo di misericordia; ogni male diventa luogo di perdono; e ogni abisso di cattiveria è assorbito, è riempito da un abisso di amore infinito, per cui si rivela mirabilmente Dio proprio nel male; non perché Dio abbia bisogno del male, ma perché proprio, come dice Romani 5, 20: Dove abbondò il peccato, il male, lì abbonda la grazia, la misericordia. Come la buca dell’oceano contiene acqua e più è grande più acqua contiene, così davvero il male non è che vince davanti a Dio, ma effettivamente riscatta, questa misericordia, da ogni miseria. E Dio appare come Dio, proprio nella misericordia, non altrove… E tutto il Vangelo di Luca è una variazione sul tema di questa misericordia…

Noi quando pensiamo a Dio misericordioso ci va benissimo. Così posso fare tutto il male che voglio e lui mi perdona. Questo ragionamento è perverso; sarebbe come dire: mia mamma mi vuole bene e allora la posso torturare, non reagisce…

Se io ho capito la misericordia, comincio a usare misericordia; la misericordia è una santità superiore a qualunque santità; accettare l’altro come “altro” nel suo limite, nel suo male, nella sua miseria, è più alto di qualunque atto eroico… Non ci si domanda di essere giusti, cioè “giustizieri”, ci si domanda di essere come Dio: Dio è misericordioso. Diventate misericordiosi, materni, uterini, così come anche il Padre è uterino.

E poi si dice “vostro”. E’ Gesù che parla. Il “Padre mio”, suo Padre, diventa “nostro”, e si sottolinea “vostro”, perché siete insieme.

Tutto il Vangelo di Luca non è altro che una variazione sul tema, su questo tema della misericordia. Ed è la chiave di lettura di tutta la Bibbia. Lo troviamo già in Giona che è così. Poi quando uno lo capisce, allora rilegge tutta la Bibbia dalla creazione e capisce chiaro che è così. Se dimentichiamo questo riduciamo il Cristianesimo ad una Religione. Ora le Religioni sono tutte positive, ma sono anche tutte negative! In nome di Dio ci si ammazza sempre… E’ in nome di Dio che si fa tutto il male, si giudica, si condanna, ci si divide, si lotta contro gli altri. Questo è un abominio, per sé. E capire la misericordia di Dio è la massima purificazione che ci possa essere, alla quale non si arriva con nessuna ascesi, perché è bruciante la misericordia..

E adesso, da questa misericordia vengono i quattro cardini della vita comune, validi per la famiglia, per la comunità, per la chiesa e un po’ alla volta si capisce anche per la società Sono quattro espressioni, due negative e due positive.

37E non giudicate e non sarete affatto giudicati, e non condannate e non sarete affatto condannati; assolvete e sarete assolti; 38date e sarà dato a voi una misura bella, pigiata, scossa, straboccante daranno verso il vostro grembo, perché con la misura con la quale misurate sarà rimisurato a voi.

Abbiamo qui quattro imperativi, cinque col precedente che, assommati ai dodici precedenti, sono diciassette imperativi. Il numero diciassette vi dice niente, se non che porta sfortuna! Il numero diciassette in realtà ha il valore numerico della parola ebraica tov, bello; cioè questi diciassette imperativi ci restituiscono la nostra identità, la nostra bellezza originaria, come Dio ha pensato il mondo e l’uomo che è molto bello. E questi imperativi sono in realtà degli indicativi: descrivono chi è Gesù, il Figlio.

E poi, direi, sono diversi. Normalmente per imperativo si usa in greco l’aoristo, per dire “è una sentenza, devi fare così” o addirittura per certe leggi il futuro “non ucciderai”. Questi invece sono al presente. Ed è abbastanza raro usarli così, e hanno un significato preciso: per esempio il primo: “non giudicate” non è tradotta giusto. Se volesse dire “non giudicate”, ci sarebbe un altro tempo in greco, l’aoristo. Invece dice: “smettetela di giudicare”, non continuate a giudicare”. E’ un imperativo presente negativo che vuol dire: “siccome sempre giudichiamo, incominciamo a smettere di giudicare”.

Quindi la prima conseguenza, se vogliamo diventare come Dio, è smetterla di giudicare. E giudicare che cos’è? E’ la prima cosa che facciamo quando vediamo una persona. La pesiamo, la valutiamo, la misuriamo, la passiamo col setaccio – la parola “giudicare” vuol proprio dire “setacciare – e cosa si fa col setaccio? Si trattiene la crusca e si butta via la farina. La farina passa, rimane il difetto. Questa persona è brava, ma…

Ecco, uno che giudica fa molti peccati insieme: il primo è che ruba il mestiere a Dio, che è l’unico giudice! Ma Dio non ne ha a male, ruba pure il mestiere, dice, diventa come me. L’errore è che giudichi il contrario di me, perché tu sei cattivo e giudichi cattivo l’altro. Io che sono buono, giudico l’altro buono..

E non sarete giudicati: il che vuol dire che se giudico, sarò giudicato. Non da Dio, ma da me. Dal mio giudizio. In fondo il giudizio esprime esattamente quel che ho nel cuore. A me colpisce sempre il giudizio che danno le mamme sui figli che magari sono in prigione e ne han fatte di grosse e dicono: “mio figlio è buono!” e hanno ragione! Dice così anche Dio. Questo giudizio fa buono, coglie la verità della persona…

Si può forse aggiungere qualcosa circa il fatto che non è che si possa accettare tutto, in quanto tutto fa brodo, no, credo che si parli giustamente anche di distinguere, di discernere. Ecco si distingue, si discerne, si giudica situazioni diverse. Che è escluso da Gesù è proprio il giudizio sulla persona che poi diventa condanna. E’ giusta la valutazione e la condanna del male, del peccato, non di colui che è peccatore o che fa il male…

E poi “non condannate”. Noi abbiamo un terribile potere di condannare l’altro, è l’esecuzione del giudizio..

E non sarete condannati”. Se condanniamo, ci condanniamo noi stessi. Cioè Dio non giudica nessuno, siamo noi a giudicare gli altri. E il giudizio che facciamo sugli altri è quello che pronunciamo su di noi, perché? Perché, in fondo, parliamo di ciò che abbiamo nel cuore.

E poi ci sono altri due imperativi positivi. E poi si arriva al numero diciassette e viene fuori l’uomo bello.

Il primo è: “assolvete”. “Assolvere”, per sé, vuol dire “slegare”, e non “perdonare”. Dio perdona, tutti sempre. Se però io non assolvo l’altro con il mio perdono, non slego l’altro, lo inchiodo al suo errore, è come se non fosse perdonato. Cioè è il fratello che mi media il perdono di Dio. Io posso legare uno alle sue colpe, inchiodarlo lì, oppure assolverlo liberarlo. E allora sarò assolto anch’io. E se non assolvo l’altro, non sono assolto io, sono ancora schiavo del mio giudizio, di un Dio che giudica, che condanna e quindi mi condanno io…

Date”. Questo “date” non ha oggetto e troviamo nel Vangelo l’oggetto del dare: è il pane – prese il pane, lo spezzò e lo diede – è il corpo dato per voi. Dare è l’espressione di Dio che è dono. E non si dice l’oggetto, perché tutto è da dare. E nella misura in cui do, ricevo. Che cosa ricevo? Ricevo la mia identità, una misura bella, pigiata, scossa, straboccante nel mio grembo – ancora un termine materno – cioè ricevo la mia identità di figlio di Dio che è materno, nella misura in cui do.

Perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi… Nella misura in cui date, cosa vi capita? Che riceverete: una misura bella, scossa, straboccante, di che cosa? Riceverete nel vostro grembo che cosa? La vostra identità di figli uguali al Padre…

39può forse un cieco guidare un cieco? Forse non cadranno entrambi in una fossa?

Chi crede di essere illuminato, chi ritiene che ci sia una via superiore alla misericordia è un cieco. Ora “cieco” non vuol dire “non vedente”; vuol dire che non sa da dove viene e dove va, non conosce né sé, né Dio, né gli altri, perché Dio è misericordia, perché noi siamo come tutti gli altri; solo le persone un po’ anormali si considerano diverse dagli altri.

Un segno della normalità è che uno si considera come gli altri. Quindi è cieco. E se vuole tentare vie superiori, è semplicemente un cieco che guida altri ciechi che cercano ancora vie superiori alla misericordia. E cosa accade? Cadono nella fossa, nella morte, perché la via della vita è la maternità di Dio.

E poi continua: “Non c’è discepolo sopra il Maestro”. Se qualcuno ritiene di fare qualcosa di più bello di quello che ho fatto io che sono il Maestro – e Gesù era chiamato amico dei pubblicani, delle prostitute, mangione e beone – voi volete essere più bravi di me? Vi basti essere come me, se tutto va bene! Quindi non siate presuntuosi, che poi è segno di stupidità…

40Non c’è discepolo sopra il maestro; chiunque, per quanto ben preparato, sarà come il suo Maestro. 41Ora, perché guardi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non consideri la trave, quella nel tuo proprio occhio? 42Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia, estraggo la pagliuzza dal tuo occhio”, senza vedere tu stesso la trave nel tuo occhio? Ipocrita, estrai prima la trave dal tuo occhio e allora osserverai la pagliuzza, quella nell’occhio del tuo fratello, per estrarla.

Allora ci si dice chi sono i cattivi maestri: sono quelli ciechi alla misericordia, sono quelli pretenziosi – noi siamo più bravi! – e poi sono giudici spietati con gli altri, ma benevoli con se stessi…

Come vedete, abbiamo sufficiente materia, per quanto tempo? Una vita! un po’ di più anche! C’è anche il purgatorio! Per “diventare” e poi c’è l’eternità per “crescere”.

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