Lectio Vangelo del giorno

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Giovedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario
Lectio divina di Silvano Fausti
Luca 6,27-35

27 Ma a voi dico, che ascoltate: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, 28 dite bene di quelli che vi maledicono, pregate per quelli che vi calunniano. 29 A chi ti colpisce sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti prende il mantello, anche la tunica non negare; 30 a chiunque ti chiede, dà; e a colui che prende le tue cose, tu non richiedere. 31 E come volete che facciano a voi gli uomini, fate loro similmente. 32 E se amate quanti vi amano, qual è la vostra grazia? Perfino i peccatori amano quelli che li amano! 33 E se fate del bene a quanti fanno del bene a voi, qual è la vostra grazia? Anche i peccatori fanno lo stesso! 34 E se prestate a quanti da cui sperate prendere, qual è la vostra grazia? Anche peccatori a peccatori prestano per ricevere altrettanto! 35 Invece: amate i vostri nemici e fate del bene e prestate nulla sperando indietro; e sarà molta la vostra ricompensa e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo – usabile verso gli ingrati – sgraziati e i cattivi.

Ci troviamo nella prosecuzione del discorso della montagna, che Luca pone in pianura. Abbiamo visto le beatitudini, che sono il manifesto del regno di Dio, cioè i criteri di azione, e, adesso, vediamo quali sono le azioni che derivano da questi nuovi criteri.

E, su questo testo, ribadisco due cose: è il testo più bello che sia mai stato scritto in qualunque scritto, prima cosa, e vedremo perché… E, in seconda battuta, tener presente che ogni parola è realmente poetica in senso forte e spiego. La poiesis vuol dire il fare: la poesia è ciò che fa. Dio ha fatto il mondo attraverso la parola, ancora adesso, la parola è capace di fare e disfare il mondo, ma qualunque parola. La parola è sempre poetica, cioè è sempre efficace e crea. Crea che cosa? O la vita o la distruzione: crea o decrea. E questa parola, a differenza della prima parola primordiale che ha fatto esistere tutto, è più profonda perché fare esistere e quasi più semplice che riparare come costruire una casa dal niente è più facile che riparare una casa crollata e restaurarla. Difatti questa parola è una terapia, è una logoterapia che è la forma più alta della poetica: riportare l’uomo alla sua integrità più profonda che era andata perduta…

Ci fermiamo a questo testo che è il preludio. E, se notate, contiene quattro imperativi, dall’inizio quattro comandi: “amate”, “fate bene”, “benedite”, “pregate”. Poi altri quattro imperativi che amplificano: “porgi l’altra guancia”, “non negare la tunica”, “dà”, “non richiedere”. E, poi, la regola generale, un altro imperativo ancora: “come volete che facciano a voi, fate a loro similmente”.

E poi si danno le motivazioni perché fare così. Si danno tre motivazioni negative: se non si fa così, dice, manca la grazia, manca la bellezza, manca ciò che nella vita è significativo. E, invece, se fate così, quarta motivazione, “avrete una grande ricompensa”, laricompensa di diventare ciò che siete: uguali a Dio, che è così.

Per questo, dicevo, sono le pagine più sublimi sull’uomo perché mostrano di che stoffa è l’uomo. L’uomo ha sempre sognato di diventare come Dio e di occupare il posto di Dio ed è giusto. Solo che bisogna sopprimere quel Dio che sopprime l’uomo e diventare come quel Dio che è proprio così. E questi imperativi, in realtà, son tutti degli indicativi autobiografici della storia di Gesù: Lui è vissuto cosi. E, allora, vediamoli un po’ per ordine.

E aggiungo un’altra cosa. Fa tenerezza quando l’Episcopato italiano vuol cercare un progetto culturale: ce l’abbiamo cosi, da sconvolgere il mondo, cosa va a cercare? Va a cercare delle cose per avere, magari, un potere, un’influenza sulla cultura, in modo da avere ancora i nostri posti? C’è ben altro da fare, molto più interessante! Queste parole sono veramente il progetto culturale: sono la catechesi battesimale primitiva. Ed è da questi versetti che si capisce la forza del cristianesimo che è una forza particolare che è ignota ai potenti di questo mondo, a tutti i potenti sia religiosi sia non religiosi…

27Ma a voi dico, che ascoltate: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, 28 dite bene di quelli che vi maledicono, pregate per quelli che vi calunniano.

Le parole cominciano con un “ma” perché prima ha detto le beatitudini: “beati voi poveri”, poi “ahimè per voi ricchi” e, quindi, cambia destinatari: “ma a voi”, cioè non ai ricchi, “ma a voi che mi ascoltate”… Ed è l’ascolto che ci fa cosi perché l’uomo diventa la parola che ascolta e la prima parola che dice è “amate”: quell’imperativo, l’unico comando, è quello dell’amore…

Amate, chi amate? I vostri nemici. Chi sono i nemici? … Il nemico è l’altro. È l’altro perché l’altro è irriducibile, l’altro: mi fa da specchio. È uguale a me, vuole le stesse cose per cui è il mio contendente, è il mio nemico. Queste parole: “amate i vostri nemici” è unica del cristianesimo, però ogni uomo la conosce nelle profondità del suo cuore. Se si toglie questo non c’è nulla del cristianesimo. Voglio dire, normalmente dei nemici cosa si dice? Peste e corna: bisogna squalificarli, demonizzarli così li puoi bruciare. Questo lo facciamo anche noi: basta leggere qualunque stampa, anche cattolica. L’importante è demonizzare quelli che non pensano come noi…

E il primo nemico chi è? Proprio oggi si leggeva nella liturgia di Caino e Abele. Il primo nemico è il fratello anzi, il primo nemico è Dio. Adamo ed Eva hanno pensato che Dio fosse il loro nemico. Il primo nemico è il padre: bisogna eliminare il padre per essere io padre di me stesso. Se elimino il padre, il secondo nemico è il fratello che è uguale a me, ha i miei stessi diritti. Bella vita eliminare il padre ed eliminare il fratello: elimini te come figlio e come fratello.

Chi non ama i nemici non ha lo spirito di Dio. Ed è la caratteristica del cristianesimo, o dovrebbe essere. Tant’è vero che i martiri cristiani non sono mai morti imprecando vendetta contro i nemici, ma sono morti testimoniando l’amore anche per i nemici, testimoniando il perdono. Dio non ha nemici, ha solo figli e non ha figli da buttare: non è che uno gli riesce male e lo butta via per farne un altro. No, li ama di più. Se uno sta male o fa male lo ama di più perché ne ha più bisogno. Per cui è proprio l’amore del nemico che rivela la qualità dell’amore perché se uno lo amo perché è buono, carino, bravo, mi dà tutto, mi serve molto, mi loda e poi, quando fa diverso, cosa faccio? Lo butto via. Che amore è questo? Si chiama egoismo questo amore.

E qui è l’esperienza fondamentale del cristianesimo che l’amore non è l’amore di filia, cioè siamo amici, quella viene dopo, quando l’amore è corrisposto e l’ideale dell’amore è quello di essere corrisposto. Ma ci deve essere pur uno che incomincia ad amare. Se uno non comincia ad amare uno, nessuno ama: tutti aspettano che sia l’altro. E l’altro è sempre il nemico fino a quando non si sente amato… E chi fa il male, sostanzialmente è perché non è amato, perché è frustrato. Quando voi siete contenti, siete felici, fate del male a qualcuno? Personalmente lo faccio quando sono arrabbiato, quando non mi vanno bene le cose, quando sto male con me, quando non voglio bene né a me né a nessuno…

Fate del bene a quelli che vi odiano”. Cioè l’amore non è solo un sentimento: diventa mani, non è cuore ma è fare. A chi ti odia e ti fa del male, fai del bene.

E non è solo fare: è benedire… Per sé, nella Bibbia, va benedetto solo Dio: “benedetto Egli sia”. Lui dà il bene, noi benediciamo, Lui “bene-dà”. Benediciamo i nemici perché i nemici ci danno una grande cosa: il diventare come Dio, che ama gratuitamente e crea valore mediante l’amore: benedetti.

E non solo: pregate anche davanti a Dio. Pregate per quelli che vi calunniano, per chi dice parole cattive su di te presso gli altri, di’ parole buone su di lui presso il Padre. Digli: “guarda, non farci caso!” Basterebbe dire questo e tutto il resto è già fatto. Cioè, vedete che siamo a una grandezza diversa?

Però uno si domanda: “Ma se facciamo cosi, non è che il male prospera di più? Se incominciamo ad amare i nemici, a fare del bene a chi ci odia, a dir bene di quelli che ci maledicono, a pregare per quelli che ci calunniano il male prospera, no? Non bisogna dare le risposte giuste alla gente?” I due versetti successivi rispondono a questa obiezione. Dicono che il bene prosciuga il male.

29 A chi ti colpisce sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti prende il mantello, anche la tunica non negare; 30 a chiunque ti chiede, dà; e a colui che prende le tue cose, tu non richiedere.

Il nemico è quello non solo che ti colpisce lo spirito con l’odio, la maldicenza, la calunnia, anche quello che ti colpisce il corpo, i beni, innanzitutto il volto: a chi ti colpisce una guancia porgi anche l’altra…

Il male si arresta dove uno ha una forza tale da non rispondere al male col male, ma vincerlo col bene; cioè sono disposto a portarne altro pur di non farlo: questa è la libertà dal male, uno che non si inginocchia mai davanti al male. Ci vuole forza. Rispondere è facilissimo, anzi rispondo ancora prima di riceverlo. In fondo, il male dell’altro provoca, cioè chiama fuori da me, il male che c’è in me, no? E, per questo, allora rispondo al male col male…

A chi ti prende il mantello, anche la tunica non negare”. Ti ruba il mantello poi, basta litigare, lo lasci lì nudo, invece “non negare la tunica”. Gesù ci darà le vesti: resterà nudo sulla croce. Vuol dire essere libero dal possesso delle cose e non star lì a litigare per queste cose, perché c’è qualcosa di più grande.

A chi ti chiede, dà”, non si specifica che cosa. Dare è la parola fondamentale che qualifica l’amore: l’egoismo è prendere, l’amore è dare fino a dar se stesso…

31 E come volete che facciano a voi gli uomini, fate loro similmente.

Questa regola d’oro era già nota in forma negativa: “non fare agli altri ciò che non vuoi che facciano a te”… Questa, invece, capovolge in positivo. Cosa vuoi che mi facciano gli uomini? Quali sono i miei diritti? …Comincia a considerarli tuoi doveri, falli tu con l’altro e vedrai che anche l’altro li farà con te, se no nessuno comincia…

Proviamo a considerare i nostri diritti come nostri doveri, avete mai pensato?… Una vera rivoluzione, come si dice, “copernicana”: è al centro l’altro per cui, sì, questa regola è la trasformazione dei miei diritti sugli altri in doveri nei loro confronti. Le motivazioni:

32 E se amate quanti vi amano, qual è la vostra grazia? Perfino i peccatori amano quelli che li amano! 33 E se fate del bene a quanti fanno del bene a voi, qual è la vostra grazia? Anche i peccatori fanno lo stesso! 34 E se prestate a quanti da cui sperate prendere, qual è la vostra grazia? Anche peccatori a peccatori prestano per ricevere altrettanto!

Qui sono i tre motivi negativi per agire cosi, poi si dirà quello positivo. Vedo che qualcuno ha la Bibbia in mano; se seguite la traduzione, è un po’ diversa. Sulla Bibbia c’è scritto: “che merito ne avete”. No. Che differenza c’è tra grazia e merito? Una è una cosa, l’altra è esattamente il contrario, come tra pagare e gratis. L’amore è gratis, perché l’amore pagato si chiama meretricio, che ha la stessa radice di merito… È un amore per interesse, è un amore dietro compenso che è la distruzione dell’amore. E la grazie che cos’è? La parola charis, grazia, è fondamentale in tutto il nuovo testamento e indica, questa parola, innanzitutto grazia, bellezza, bontà, gratuità, amore, ha la stessa radice di gioia. È quella costellazione di parole che rendono la vita vivibile: è la qualità della vita, l’amore, la gioia, la bellezza, la bontà, la grazia, la gratuità, il dono, la gioia. Se no è una disgrazia vivere…

Se fate del bene a quanti fan del bene, qual è la vostra grazia?” E si può fare del bene sì, anche ai figli: “con tutto quello che ti ho dato … poi dopo …”. Questo amore è ricatto. Capitalizzazione affettiva. Non è grande amore.

Cosi se “prestate da quanti sperate prendere”, magari con interessi: si chiama usura, non è amore. E, normalmente, i nostri rapporti sono calcolati proprio su cosa ce ne viene indietro: allora non ci verrà indietro niente, perché non è amore… Cioè, l’amore è grazia è gratuità, se no non lo è… Ed è la grazia, la gratuità che produce poi la reciprocità. Se no è un possesso reciproco, appunto, è una schiavitù doppia…

Altrove si dice “amare il prossimo”. Il prossimo è superlativo di vicino perché, in realtà, il vero nemico è chi ti è vicinissimo, è tuo fratello, è colui col quale vivi. Qualcuno aveva scritto su un muro che: “amo l’umanità, è il prossimo che detesto”. Fin che stanno lontani, tutti amabilissimi.

E adesso poi si dà, infine, la motivazione positiva.

35Invece: amate i vostri nemici e fate del bene e prestate nulla sperando indietro; e sarà molta la vostra ricompensa e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo – usabile – verso gli ingrati – sgraziati – e i cattivi.

Vedete, c’è un’inclusione con l’inizio: “amate i nemici, fate del bene, prestate nulla sperando”. E quel che c’è in mezzo è specificazione. Dice: “invece”, motivazione positiva rispetto a quelle negative, “amate i nemici, fate del bene, prestate nulla sperando”. E poi a me cosa capita, poi? “Avrai una grande ricompensa”. SÌ, qui è proprio ricompensa. Stipendio vuol dire, è uno stipendio enorme, lo stipendio di esser figlio. Che stipendio ha il figlio dal padre? Nessuno. Lo stipendio è esser figlio, cioè esser libero di esser uguale a Dio: è questo il grande stipendio. Se agisci cosi, tu sei uguale a Dio, sei suo figlio…

Sarete figli dell’Altissimo”. E, poi, si dà una prima definizione dell’Altissimo dicendo che Egli è “benevolo”. In Greco c’è una parola che vuol dire usabile. La prima definizione di Dio è che è usabile. È quello anche che si può abusare di Lui. Talmente usabile che si presta anche ad essere sfruttato. Insomma l’abbiamo ucciso, per dirla. E, poi, un’altra cosa… siccome Dio è in mio favore, Gott mit uns, allora possiamo sterminare gli altri. Qui si dà un’altra definizione di Dio: Dio è “usabile”, non usa gli altri. L’amore è utile, non si serve degli altri: l’amore serve l’altro. Gesù ha detto, appunto: “non sono venuto per essere servito, ma per servire”.

Ed è usabile verso chi? Verso gli “sgraziati”, è la stessa parola di grazia, per chi non ha grazia. Cioè per noi che non abbiamo grazia che siamo nemici, che facciamo del male, che diciamo male, che calunniamo, si lascia usare, cioè fa grazia…

Io credo qui ci sarebbero molte cose da dire. La prima cosa che dico molto semplicemente è che, quando leggo questi testi, la prima cosa che vedo è la distanza tra questi testi e quel che io faccio. A prima vista. A seconda vista la somma vicinanza. Perché io faccio esattamente il contrario: sono nemico, odio, maledico, calunnio, esigo. Eppure c’è uno che con me fa il contrario: mi ama, mi fa del bene e guarisce quella mia parte di male che è disgraziata proprio con la sua grazia, con la gratuità…

Stavo pensando che una raccomandazione tutt’altro che inutile è che questo Evangelo, leggerlo come Vangelo, per cui disinnescare il rischio che incombe sempre di leggere e dire: “Va bene, queste cose qui sono anche un nobile programma, ma io non ce la faccio, perciò basta”. Credo che sia diabolica questa supposizione, perché così non se ne fa nulla, non viviamo insomma, no se ne fa nulla: troppo poco dire così, non viviamo. Allora, forse è da chiedere, davvero qui è lo spazio anche della preghiera, della supplica, se vuoi del ringraziamento perché Lui ha fatto questo, Lui è così. E poi la supplica perché siamo introdotti, poco alla volta, gradualmente, ma con determinazione, Lui ce l’ha la determinazione anche nostra, siamo introdotti nel vivere così. Perché questo ci è dato.

E scusate, adesso voi provate a leggere queste parole come autobiografia interiore del Figlio. Cioè qui Gesù dice esattamente, in modo sintetico, ciò che Lui sente, ciò che Lui fa. È la bellezza di questo che innesca nel mondo il meccanismo dell’amore e della vita e rompe con il meccanismo di morte che ci invade tutti. E per questo, dicevo, son le parole più belle che son state scritte.

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