Lectio Vangelo del giorno

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Mercoledì della XXIII settimana del Tempo Ordinario 
Lc 6,20-26: Beati i poveri. Guai a voi, ricchi.

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Lectio divina di Silvano Fausti

Prima di leggere il testo, lo situiamo nel contesto. Abbiamo visto che Gesù inizia la sua attività con la parola dicendo: oggi si compie questa parola che voi ascoltate. Cioè lui compie oggi la parola…
Sono le parole più belle del Vangelo, anzi le parole più belle che siano mai apparse su un libro scritto da uomini, perché lo hanno scritto gli uomini, e sono il manifesto del regno di Dio, che non vuol dire adesso bisogna fare questo, quest’altro. Vuol dire un’altra cosa…
In queste parole è in gioco il destino dell’uomo. E tenete presente che quello che stiamo leggendo e che leggeremo – ormai … , dura tutto il capitolo, ed è abbastanza lungo e articolato – è la catechesi battesimale della chiesa primitiva… Quindi, praticamente, è il centro della fede cristiana.
E vorrei che comprendessimo la bellezza e la novità di questa parola nella quale siamo stati battezzati, nella quale ci immergiamo. Ed è qui che conosciamo davvero chi siamo noi e chi è Dio ed è da queste parole che nasce il mondo nuovo e l’uomo nuovo. Una parola supremamente trascurata. Riduciamo ancora la nostra vita a quei dieci comandamenti che è giusto osservare, se tutto va bene, ma non li osserviamo. E non abbiamo, invece, come principio della nostra vita quelli che sono i desideri di Dio che sono desideri di vita, che sono desideri di amore. E questo testo ci rivela questo: è un testo di rivelazione. E daremo i criteri di lettura di questo testo e poi entreremo.

20 Ed egli, alzati i suoi occhi verso i suoi discepoli, diceva: Beati i poveri, perché vostro è il regno di Dio. 21 Beati quanti ora avete fame, perché sarete saziati. Beati quanti piangete ora, perché riderete. 22 Beati siete quando vi odieranno gli uomini e quando vi escluderanno e insulteranno e bandiranno il vostro nome come cattivo a causa del Figlio dell’uomo. 23 Gioite in quel giorno e saltate; ecco infatti: la vostra ricompensa è molta nel cielo. In questo modo infatti facevano i loro padri ai profeti. 24 Invece, ahimè per voi, i ricchi, perché avete la vostra consolazione! 25 ahimè per voi, che ora siete pieni, perché avrete fame! Ahimè [per voi], che ora ridete, perché vi affliggerete e piangerete! 26 Ahimè, quando di voi diranno bene gli uomini: in questo modo infatti facevano i loro padri ai falsi profeti.

Prima di entrare nel testo diciamo, come sempre, il contesto più immediato. Se ricordate, la volta scorsa si parlava di Gesù che forma i dodici: il nuovo popolo, la chiesa. E poi, senza soluzione di continuità, c’è questo brano…
Vi accorgerete di una cosa, leggendo la scrittura e leggendo questo testo di Vangelo. In fondo noi siamo figli di Dio. Siamo come un bell’affresco che è bellissimo, però è coperto da mani infinite di vernice impermeabile, di tutti i colori. Queste parole scrostano via queste e ci fanno vedere la bellezza di ciò che siamo. Quindi, queste parole fanno verità su di noi.
E per leggerle, innanzi tutto, dovete tener presente che queste parole sono l’autobiografia di Gesù. Morto e risorto e vincitore del male e della morte proprio attraverso questa via. E queste parole ci rivelano ciò che Dio opera nella storia: leggete il Magnificat. Il Cantico di Maria parla di questo…
Direi, date queste premesse di lettura, possiamo, forse, entrare nel testo che contiene quattro “beati” e quattro “ahimè”. Leggiamo allora il frammento iniziale del primo versetto che è, più che contesto, la cornice:

20 Egli, alzati i suoi occhi verso i discepoli, i suoi discepoli, diceva

Gesù alza gli occhi. Non parla come noi che siamo due gradini più in alto: parla dal basso in alto. Cioè gli altri stanno sopra di Lui. È molto significativo anche questo. Lui sta sopra nessuno, parla dal basso, non vuol dominare nessuno e parla dal basso della sua esperienza, cioè quali sono i valori di Dio: Dio è estremamente umile, molto basso. Noi siamo abituati a considerarlo in alto. No, dal basso e alza gli occhi. Tra l’altro è segno anche di stima e di rispetto. Cioè Lui ci considera davvero superiori a sé: ha dato la vita per noi…
E, quando leggiamo, teniamo presente che i casi sono due: o Gesù voleva scherzare dicendo “beati i poveri”, e parlava ai poveri, oppure davvero non abbiamo capito tante cose: forse le cose essenziali non le abbiamo capite.

Beati i poveri, perché vostro è il regno di Dio

In genere noi diciamo beati i ricchi, beati i satolli, beati i gaudenti e beati gli onorati, gli stimati, i glorificati, gli apoteizzati in televisione. Ecco, che bello! Qui dice il contrario: o ha voglia di scherzare.
Vediamo cosa vuol dire beato. Beato vuol dire: mi congratulo con te, hai vinto. Sei della parte giusta: beato te! Beato te: è forma di congratulazione. Beati chi? I poveri. Qui per povero non si usa la parola “povero”. Il povero sarebbe il contrario del ricco. Il ricco è quello che ha tanto con poca fatica, idealmente senza fatica, molto di più allora. Il povero è quello che ha poco con tanta fatica. Qui, invece, si usa la parola “pitocco”, in greco “ptochoi”. È quello che ha niente con tanta pena e che, quindi, vive di elemosina, vive di dono, vive di dipendenza. Di questi dice il motivo perché son beati: non perché son poveri o pitocchi, ma perché “vostro”, sta parlando, quindi, a gente reale che ha davanti, “è il regno di Dio”.
Questa beatitudine è al presente: il regno di Dio è già vostro. Cosa vuol dire che il regno di Dio è del pitocco, è del povero? Il regno di Dio è Dio stesso che regna sulla terra. Noi vediamo sulla terra che regnano i ricchi che dominano sugli altri.
Dio regna in altro modo. Dio regna servendo perché è amore. E l’amore dona tutto fino a dar se stesso. E Dio è estremamente povero perché ama, dà tutto, fino a dar se stesso. Se avesse cose darebbe cose. Forse da giovane era ricco: ci ha dato la terra, i cieli, tutto ha dato. Alla fine, dopo aver dato tutto, cosa dà? Dà se stesso. E cosa ha Dio? Niente.

Pensate se Dio volesse fare da padrone, l’ho già detto altre volte, sulla terra come facciamo noi e ci dicesse. Tu vuoi respirare? L’aria è mia: me l’hai pagata? E la vostra aria inquinata tenetevela, ma quella buona è mia! Scusa, e anche la dilatazione dei bronchi, l’energia, gli impulsi è tutto mio. Mai pagata una tassa o, almeno, l’affitto? Cioè, se Dio per un istante facesse da padrone nulla esisterebbe al mondo. Tutto andrebbe nel nulla perché tutto è dono.
E Dio stesso è dono e il peccato è voler possedere il dono: lo distruggi. Perché il dono è significativo perché è relazione con chi dona e, allora, non cadi nel feticismo. E vivi del dono condividendolo e resta sempre dono e si ravviva. Se, invece, tu neghi il dono e vuoi possederlo, alla fine neghi la vita: è dono. Scusate, il nascere è dono: mica uno si fa. La vita è dono, tutte le cose fondamentali sono dono. Noi viviamo di dono, come il povero…
Il desiderio delle cose ci divide gli uni dagli altri e ci distrugge. Per questo la povertà è la cosa più sublime che ci sia da imparare oggi, per la salvezza del mondo. Altrimenti il mondo è perduto perché se tutti vogliamo possederci, alla fine ci distruggiamo e lo stiamo facendo abbondantemente e oggi possiamo farlo per migliaia di volte. E capire proprio la bellezza di questa povertà e come ogni relazione vera è povera: non è un dominio sull’altro…
Cioè l’amore è povertà che tutto riceve e tutto dà. E questa diventa vita, e questo è già il regno di Dio sulla terra. E Matteo radicalizza la cosa. Dice: “beati i poveri in spirito” che vuol dire quelli che hanno lo spirito da povero perché uno può esser povero e avere lo spirito del ricco, anzi siamo tutti così. Si è poveri fin dentro lo spirito: allora è bella la vita, è la vita di Dio che il Padre non ha nulla perché tutto ciò che ha dà al Figlio. E il suo essere stesso lo dà tutto al Figlio, anzi l’essere del Padre è tutto essere del Figlio. E il Figlio cosa fa? Lo stesso: possiede nulla, è tutto del Padre. Ed è questa la vita, lo spirito, la vita e il respiro di ambedue: questo amore che permette, appunto, di essere l’uno dell’altro nel dono reciproco. Il contrario dello Spirito Santo, dello spirito di vita, è lo spirito di morte, il possedersi l’un l’altro che è l’ammazzarsi a vicenda: lo vediamo abbondantemente. Capite la bellezza di questa proposta è sconvolgente…
Lasciamo che risuoni questa parola così com’è: è molto evidente. E che la comprendiamo.

21 Beati quanti avete fame ora, perché sarete saziati

Evidentemente è un linguaggio strano perché dice: “beati gli affamati ora”. Non è una gran beatitudine la fame. Difatti il motivo della beatitudine non è la fame ma, proprio perché chi ora è affamato, ecco il perché, “perché sarete saziati”…
Quindi c’è una dimensione futura che è esattamente il contrario di quella che si sta vivendo. Ma questo contrario, che è la sazietà, è iscritto nell’affamato, non nel sazio, perché il sazio affama e, quindi, fa il male. La grande rivelazione è questa: noi siamo preoccupati di morir di fame, siamo preoccupati che gli altri ci facciano del male, siamo preoccupati di essere uccisi: cose anche giuste, non bisogna cercarle. Ma non è male morir di fame: è male affamare. Non è male essere uccisi: tutti quelli che veneriamo sull’altare, quasi tutti, son martiri, son stati uccisi, cominciando da Cristo: il male è uccidere. Fino a quando consideriamo male essere uccisi, uccideremo tutti per salvar la pelle…
Quindi il segno della beatitudine, la beatitudine, la causa è questo futuro che contraddice il presente. Però nel presente è già beato quello che è così: perché? Perché lui è nella posizione di chi non affama, di chi non fa il male. Però non è definitiva questa situazione di fame: sarà saziato.
E guardate che l’uomo conosce molte fami e forse la nostra società occidentale opulenta ha più fame di quello che pare: non c’è nessun cibo che la sazia ormai. E questo è tremendo. Ed è fame non di pane, ma di conoscere perché siamo al mondo. Che senso ha la vita? E non lo troviamo da nessuna parte. Vagheranno da oriente a occidente e non la troveranno (Amos 8, 11). Perché? Perché viviamo nell’ingiustizia, perché affamiamo gli altri. Perché i pochi che siamo abbiamo in mano praticamente tutti i beni. Per questo non possiamo capire. Cioè “la verità è tenuta prigioniera dall’ingiustizia” dice nella lettera ai Romani Paolo…

Beati quanti piangete ora, perché riderete

Il pianto, la pena, la fatica di vivere proprio dell’affamato, proprio del povero: ecco a questo è dato il riso. È il “risus paschalis”, il riso pasquale, il riso di vittoria sul male. Proprio tu che piangi: ci sarà questo rovesciamento. Ora queste parole di Gesù possono essere lette anche in modo mistificatorio. Beati voi poveri, state tranquilli e poveri, lasciate che facciamo i ricchi noi che così … .
È stata letta anche così. Questa sarebbe proprio capovolgere il loro significato. Il significato è un altro: che il senso della storia è proprio il passaggio da questa fame alla sazietà grazie al nostro impegno, alla nostra libertà che ha capito qual è il valore della vita che non è affamare ma condividere il pane con l’affamato; quello di consolare l’afflitto, e questa è la gioia dalla comunione, non quella di affliggere la gente. E se voi vedete qui sono le cose fondamentali della nostra esistenza cioè: la povertà, la fame e il pianto e poi continuerà con la maledizione, l’esclusione, eccetera.

22 Beati siete quando vi odieranno gli uomini e quando vi escluderanno e insulteranno e bandiranno il vostro nome come cattivo a causa del Figlio dell’uomo

Beati siete voi quando vi odieranno è un futuro, è il futuro nel quale noi viviamo… Se voi notate, qui si vede la biografia di Gesù che è il povero, affamato, lo abbiamo visto nel deserto, piangente fino a morire in croce, odiato, escluso, insultato, bandito, messo a morte e risorto. Proprio Lui è il regno, Lui è sazio di vita, Lui ride, Lui danza di gioia perché ha avuto la ricompensa del vivere in pienezza, di essere figlio e fratello. Quindi è l’autobiografia di Gesù…

La struttura portante della chiesa son queste parole. Che me ne frega se crollassero anche le chiese? La chiesa è l’uomo vivente, è la fraternità, mica tutti gli orpelli che ci tiriamo in giro…
La bellezza di queste parole che sempre ci richiamano alla verità e che davvero queste parole salvano il mondo. E non è che ti dicano fai così invece che cosà perché sono di estrema libertà queste parole. Ognuno poi le realizza come può, secondo le circostanze. Però che il criterio della mia azione non sia quello del potere, del dominio, ma realmente del servizio e della libertà…

23 Gioite in quel giorno e saltate, esultate; ecco infatti: la vostra ricompensa è molta nel cielo. In questo modo infatti facevano i loro padri ai profeti.

Ecco, quel giorno gioite e danzate di gioia. Perché? Avrete le ricompense di essere come il Figlio che è stato trattato allo stesso modo, e proprio così ha vinto il male. Proprio così è risorto…

24 Invece ahimè per voi, i ricchi, perché avete la vostra consolazione! 25 Ahimè per voi, che ora siete pieni, perché avrete fame! Ahimè [per voi], che ora ridete, perché vi affliggerete e piangerete! 26 Ahimè quando di voi diranno bene tutti gli uomini: in questo modo infatti facevano i loro padri ai falsi profeti.

Qui c’è una parola: “invece”. In Greco c’è una parola, che vuol dire anche guai, e però questi guai son da leggere nel contesto del Vangelo, anche nel contesto immediato: è la contrapposizione a beati. Beati vuol dire “mi congratulo”, guai vuol dire “vi faccio le condoglianze, mi dispiace, ahimè per voi”. Con i primi si congratula e con i secondi fa le condoglianze: ahimè. Tra l’altro la parola ahimè in Italiano è molto bella perché: “ahimè, sento io il dolore per te, perché voglio bene anche a te, e hai sbagliato vita”. “Ahimè per voi, i ricchi, avete la vostra consolazione”.
Cioè quando fai consistere il tuo bene nei beni che possiedi, la tua consolazione – consolazione è sinonimo dello Spirito santo, il consolatore, quello che ti fa compagnia ed è il nome di Dio, è ’Emmanuele, Dio con noi – quando il tuo Dio, la tua consolazione sono le cose che hai sei veramente triste. Tutta lì la compagnia che hai?… Cioè; “non hai visto che hai sbagliato mira? Ahimè per te, mi dispiace proprio, non è cattiveria la tua, ma apri gli occhi!”.

Scusate, di queste beatitudini si può fare una lettura classista che è molto orribile. Cioè: guai ai ricchi, li facciamo fuori così diventiamo ricchi noi. E allora? Cos’è cambiato? Meglio lasciar ricchi i ricchi, che hanno almeno un po’ di stile, sono abituati. Se diventano ricchi i poveri peggio ancora. Quando vanno al potere sono ancora peggiori, perché hanno più fame di ricchezza. Mentre, invece, non è una lettura classista e, chiaro, non è una lettura neanche intimistica: beata la povertà di spirito. È una lettura molto realistica, che però passa attraverso di noi.
Cioè: quali sono i criteri della tua vita, nella posizione in cui ti trovi? È quello di allargare il tuo potere, il tuo domino schiacciando gli altri, oppure è quello opposto? Qual è lo spirito che hai? È davvero lo spirito del Figlio che si fa fratello e solidale? Allora investi in questa direzione e l’intelligenza e i beni e le doti e le qualità e il lavoro. Oppure ti serve solo per fregare gli altri che, alla fine, distruggi te come figlio, oltre che gli altri come fratelli?…

Come vedete sono parole bellissime di rivelazione che rimettono l’uomo in piedi. E tutti accorrono per ascoltare e guarire. Queste parole progressivamente ci guariscono. Queste parole hanno una potenza che ci tocca e ci sana… È un grande brano di rivelazione: non fermiamoci così a letture banali. Magari ripetetelo ogni giorno, tranquillamente a memoria come preghiera…