Lectio Vangelo del giorno

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Lunedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario
Lc 6,6-11: Osservavano per vedere se guariva in giorno di sabato.

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Lectio divina di Silvano Fausti

[In questo brano] il protagonista del testo è la mano. La mano è ciò che distingue l’uomo dall’animale. La mano per l’uomo è la protesi dell’occhio e del cuore, cioè dell’intelligenza, della volontà e dell’amore: è la possibilità, è il potere. Con la mano l’uomo fa tutto: tutto quello che si vede l’ha fatto la mano dell’uomo. L’uomo è stato fatto al sesto giorno per creare lui il settimo giorno: il compimento della creazione. Nella nostra mano stanno la vita e la morte…
La mano è il desiderio, la capacità di accogliere il dono. Paragonare la mano al desiderio sembra improprio, perché la mano fa, mentre il desiderio non fa nulla. Eppure il desiderio è la possibilità massima dell’uomo, ed è il principio di ogni fare, perché si fa ciò che si desidera, a meno che uno non faccia ciò che detesta – facciamo spesso anche questo, ma non è bene –. Quindi c’è una stretta connessione tra mano e desiderio…
Cerchiamo ora di identificarci con quest’uomo e di vedere cosa gli accade.

6Ora avvenne in un altro sabato: egli entrò nella sinagoga e insegnava. E c’era lì un uomo e la sua mano, quella destra, era secca.

Prima si danno le coordinate di tempo e di spazio. Siamo di sabato, nella sinagoga.
È il quarto sabato del Vangelo, che avrà sette sabati, e sette volte si parlerà di oggi. Il sabato è il giorno della festa, della pienezza, del compimento, della gioia: ciò a cui tende la vita dell’uomo. Ciò che muove tutte le nostre azioni è il desiderio di pienezza e di gioia, rappresentato dal sabato, che è il giorno del riposo di Dio. Dio stesso il sabato è compiuto, perché finalmente l’uomo esiste, l’uomo essere libero intelligente che può amare ed essere come Lui. Allora anche Dio ha trovato un partner, quindi è contento Lui. E anche l’uomo ha trovato cosa fare.
È nella sinagoga, che è il luogo della parola, il luogo della riunione: ci si riunisce sotto la parola, si crea la comunione in questa parola e per questo nasce la festa. A Gesù tra l’altro sono sempre andati di traverso il sabato e la sinagoga, perché ogni volta che va in sinagoga lo vogliono uccidere. Qui decidono di ucciderlo. Sarà altre volte nella sinagoga e penseranno la stessa cosa. Il sabato è un giorno sfortunato per Lui, fino all’ultimo sabato, quando sarà pienamente uomo – finisce sotto terra – e riposerà, incontrando tutta l’umanità: sarà il sabato definitivo.
Di sabato insegna, ma non si dice mai cosa insegna. L’insegnamento è il racconto...

Nella mano c’è tutto: la mano serve per prendere. Si può prendere in due modi: col pugno chiuso, stritolando e dicendo “è mio”, o con la mano aperta ricevendo in dono.
Nel primo caso quello che prendo è il mio feticcio e non è relazione a nessun altro: sono schiavo di quella cosa, è il mio obbiettivo. In questo modo l’uomo, volendo possedere le cose, distrugge il mondo e genera distruzione reciproca. Il possesso è principio di morte.
Nel secondo caso abbiamo la mano aperta che accoglie e ciò che accoglie è relazione con chi dà: la mano lavora e sa donare. Questa mano è la vita. L’altra è la mano della morte. La stessa mano può dare la morte e la vita: può far la guerra, uccidere o può accarezzare. Può toccare o può schiacciare. Può lavorare, può distruggere. Tutto può la mano. Le date fatidiche che leggiamo nei libri di storia sono segnate da ciò che fa la nostra mano, in termini distruttivi, perché fin dall’inizio abbiamo usato la nostra mano per rapire. Il grosso inganno dell’uomo è quello di voler possedere, rapire. La vita è relazione, la relazione è dono, l’altro non può essere posseduto. Le cose non devono essere possedute, sennò ti possiedono. O diventano luogo di comunione, di scambio e di vita, o diventano il luogo in cui ci si scambia a vicenda. Questa mano è chiusa e secca. Si è chiusa nel furto iniziale e rimane ancora chiusa e rinsecchita, come Adamo, il primo uomo, rapisce il frutto: lo prende, non come dono, ma come furto…
Quest’uomo è un uomo ancora tutto bloccato perché può camminare, può vedere, può parlare, può far tutto, tranne che usare la mano che serve per fare. Vedrete però dal testo che questa mano risponde a qualcos’altro, perché la mano esprime l’occhio, il cuore, la vita, l’intenzione, che poi produce azione.

7Ora lo osservavano gli scribi e i farisei se nel sabato avrebbe guarito, per trovare di accusarlo.

…Queste sono persone estremamente religiose e brave, perché osservano la legge e sanno che la legge serve per giudicare e condannare chi sbaglia…Vedremo come questi, che sono persone estremamente religiose, vogliono accusare e uccidere uno perché fa il bene contro la legge, come se la legge fosse il valore supremo, invece il valore supremo è l’uomo.

8Ora egli conosceva i loro ragionamenti; ora disse all’uomo, quello che aveva la mano secca: Dèstati e poniti nel mezzo! E, levatosi, stette.

Gesù si rivolge a quell’uomo che è malmesso e gli dice due verbi: destati e levati. In greco sono le due parole con cui si descrive la resurrezione di Gesù – destati sta per risvegliati e levati per risorgi –.
Gli dice poi “poniti nel mezzo”. Mentre gli scribi e i farisei pongono nel mezzo la legge, Gesù pone nel mezzo l’uomo – l’uomo sta al centro – …
Pensate quando mettiamo al centro l’uomo con le sue debolezze, con la sua fame, con la sua fragilità e quando facciamo dei limiti il luogo di comunione, comprensione e accettazione, allora si può vivere una vita umana. Allora anche il limite – necessario peraltro – non è più una tragedia, ma è vita, è scambio, è comunione…
Ma deve stare al centro proprio ciò che noi scartiamo, sennò noi progressivamente scartiamo tutto dalla vita e soprattutto scartiamo la mano, nella misura in cui diventa inefficiente. L’uomo in fondo, quando percepisce il suo vuoto, il suo nulla, la sua incapacità ad agire non puoi buttarlo via. L’uomo proprio lì può raggiungere profondità che non ha mai conosciuto di sé e possibilità nuove, se si pone al centro questa mano. Ognuno rifletta in sé.
Sottolineo che è messo al centro non il super-uomo – come noi facciamo in genere –, ma quell’uomo che ha la mano secca, cioè quell’uomo che esprime tutta la sua impotenza in quella mano lì. Proviamo a mettere al centro ciò che scartiamo della nostra vita, può darsi che troviamo le cose più interessanti, se non altro troviamo noi stessi e la nostra vita, la nostra verità.

9Ora disse loro Gesù: Interrogo voi se è lecito di sabato fare bene o male, salvare o perdere una vita?

…La domanda è molto stupida: è chiaro che non si può mai fare il male. Salvare una vita o perderla? Vuol dire molto chiaramente che stanno facendo il male con la legge e vogliono perdere la vita e sono contro la vita. E così anche noi quando ci comportiamo in quel modo…

10E, avendo guardato in giro tutti loro, disse a lui: Stendi la tua mano! Ora egli (lo) fece e fu ristabilita la sua mano.

Prima di vedere il testo di Luca dico qualcosa sul parallelo di Marco, perché ha due dettagli interessanti. Si dice che alla domanda di Gesù essi tacevano. Hanno gli occhi per giudicare, cioè per dare la morte e la bocca non per comunicare e dialogare. Poi il testo continua dicendo cosa fa Gesù si arrabbiò. Si rattrista per la durezza dei loro cuori. E divenne triste per la durezza dei loro cuori. Ha ira e compassione. L’ira davanti al male, perché davanti al male bisogna arrabbiarsi, non bisogna essere teneri con il male, mentre, invece, tristezza per chi fa il male, perché ama chi fa il male. Qui c’è la diagnosi del vero male: è la durezza di cuore. Durezza di cuore vuol dire cuore di pietra, cuore che non vive, cuore morto che si esprime nell’occhio che giudica, nella bocca che tace e non comunica e nella mano che si chiude. Il centro è questa durezza.
Qui si vede Gesù che guarda in giro, guarda tutti e dice a lui stendi la tua mano… Provate a pensare cosa poteva fare quest’uomo. Non avete mai provato a vedere uno che ha una mano che non funziona cosa fa? Dà l’altra e nasconde quella. Quello che lui può fare è stendere l’altra mano. Il comando di Gesù è molto stupido stendi la mano, ma il suo problema è proprio che non può stenderla. Ma quella mano lì che è morta, è quella che deve risorgere, che deve essere stesa…
Egli lo fece. Il testo dice “fu ristabilita”…

11Ora essi furono riempiti di demenza e discutevano l’un l’altro che avrebbero potuto fare a Gesù.

Prima di entrare in questo testo il parallelo di Marco, che pure ha due dettagli significativi. I farisei si allearono con gli erodiani – sempre stati grandi nemici tra loro: il potere religioso e il potere politico occupante –. Si alleano per fare cosa? Per ucciderlo. Legge religiosa e potere sono alleati per fare fuori chi dà la vita. Marco dice proprio “tennero consiglio contro di lui per farlo morire”.
Questo avviene solo al quarto sabato, quindi dopo un mese. Nel primo mese di lavoro è già determinato cosa avverrà, ma nonostante questo Lui riesce a fare tutto lo stesso fino alla fine.
Qui Luca ha un altro commento: tutti furono pieni di demenza… Il male è stupido, non è intelligente. Fa uso dell’intelligenza, ma in modo stupido: per distruggersi, possedere e dominare…
Quest’uomo fa da specchio alla gente intorno. Quest’uomo ha la mano secca, gli altri, però, hanno gli occhi, la bocca e il cuore secchi e la volontà di uccidere, che è appunto espressa nella mano che è morta, cioè che sceglie la possibilità di morire, dando la morte…
Per questo è importante davvero scoprire questa demenza, questa stupidità. Sembra che chi fa il male sia furbo, in realtà è stupido. Ci vuole poco a fare il male. A uccidere uno non ci vuole niente. Per dargli la vita ce ne vuole di tempo. Per dargli la libertà non basta una vita, per toglierla non ci vuole niente…
Bisogna capire che il non essere coscienti non è un’attenuante, ma è la vera aggravante non sapere cosa si fa. Tutto il male della storia si consuma nell’incoscienza. Ci venga donata la coscienza di sapere il male che facciamo…

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