Lectio Vangelo del giorno

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Martedì della XXII settimana del Tempo Ordinario
Lc 4,31-37: Io so chi tu sei: il santo di Dio!

31 E scese a Cafarnao, città della Galilea, e stava a insegnare loro nei sabati; 32 ed erano colpiti del suo insegnamento, perché la sua parola era con potere. 33 E nella sinagoga c’era un uomo con uno spirito di demonio immondo; e gridò a gran voce: 34 Ah! Che a noi e a te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Ti conosco chi sei: il Santo di Dio! 35 E Gesù lo sgridò dicendo: Chiudi la bocca ed esci da lui! E, avendolo gettato nel mezzo, il demonio uscì da lui, senza avergli per nulla nuociuto. 36 E venne stupore a tutti e conferivano l’un l’altro dicendo: Che parola (è) questa, poiché con potere e potenza comanda agli spiriti immondi ed escono? 37 E usciva l’eco su di lui in ogni luogo della regione.

Lectio divina di Silvano Fausti

Tutto il Vangelo è un esorcismo, una liberazione dal male. In cosa consiste l’esorcismo? L’esorcismo non è un miracolo. Un miracolo è quando uno è zoppo e Gesù lo fa camminare, ed è un segno, il segno che dovremo camminare su ben altre strade, non sulle strade della perdizione, ma sulle strade della salvezza per seguire Cristo. Così Gesù guarisce la vista. Quello perderà ancora la vista, ma è segno della fede: vuol dire che è illuminato e vede la realtà. Mentre l’esorcismo di per sé non è un segno, è una realtà.

Tutti noi abbiamo l’esperienza di un male che è in noi, ma che non siamo noi. Ci accorgiamo che il male sorge sempre da un’intenzione, da una parola interiore, altrimenti anche se uno fa un’azione cattiva, ma non ha la coscienza d’intenzione non è male: È oggettivamente male, ma soggettivamente non fa nessun male. Invece percepiamo in noi un male che ci detta delle azioni negative nei confronti di noi stessi, degli altri, di Dio, del mondo intero.

Noi parliamo molto di libertà. In realtà nella Bibbia non si parla di libertà, ma di liberazione. La differenza tra la libertà e la liberazione è che ti dice sempre “sei libero” chi ti vuole schiavizzare, ti parla di liberazione chi ti dice “guarda che sei schiavo, devi raggiungere la libertà”. E il Vangelo parla di liberazione. È un cammino di liberazione, innanzitutto interiore.

Gesù vince il male semplicemente con la Parola. E vuol dire che il male è qualcosa che ha a che fare originariamente con la Parola. Tenete presente che l’uomo è il destinatario della Parola, creato al sesto giorno e come Dio ha il potere di parlare, di ascoltare e di dire. Ed è creato al sesto giorno perché lui mediante l’ascolto e la sua parola porti il creato al settimo giorno, alla perfezione, a Dio. Se però, invece che ascoltare la Parola di Dio, ascolta una parola di menzogna, allora il mondo regredisce fino al diluvio, fino al momento primordiale prima della creazione, cioè è la distruzione del mondo. Come a dire che il destino del mondo è affidato ormai alla parola alla quale noi prestiamo orecchio. Se è una parola di verità, ecco che il mondo è luogo di amore, di comunione, di dono, di perdono, di vita; se è una parola di menzogna ecco che il mondo è luogo di caos, di chiusura, di egoismo, di prepotenza, di dominio e di morte.

Tra l’altro questo testo ci svela anche cosa avviene in noi quando leggiamo la Parola. Avvengono queste reazioni. Tenete presente che mentre il miracolo il Signore lo fa con grande semplicità – c’è il cieco e gli dice recupera la vista e lui ci vede; c’è il sordo e gli dice di sentire e sente; c’è il paralitico, gli dice cammina e cammina; c’è il morto, gli dice vieni fuori e viene fuori anche il morto –, con l’esorcismo fa fatica anche Gesù. Questo grida e in Luca è più blando, mentre in Marco c’è tutto un torturarsi, per quanto riguarda il primo. Il secondo, invece, è molto più duro: è quello che abita nei sepolcri. Il terzo ancora più duro: è dopo la trasfigurazione che il bimbo lunatico muore e risorge, passa addirittura attraverso la morte. Come a dire che l’esorcismo è sempre più duro perché il male più si va avanti, se è messo alle strette, più cerca di reagire violentemente e chiassosamente.

Questo capita anche nella vita spirituale. Il male non esiste per uno che fa il male che dice “io sono a posto non faccio nulla di male”. Quando uno cerca di fare il bene si accorge che ha il male dentro e più ci va contro e più si accorge che il male vuole irrobustirsi per resistere.

Conviene sottolineare ancora il fatto che qui è raccontato un primo incontro-scontro con il male da parte di Gesù, ma poi quattro volte, se si considera che è una forma di estremo esorcismo anche il fatto di Gesù che muore, il duello con la morte, con il male sulla croce. Per dire che è qualcosa di faticoso, laborioso per Gesù, come per noi. Il processo di liberazione è qualcosa di progressivo e ad alto costo, la sua vita stessa.

31E scese a Cafarnao, città della Galilea, e stava a insegnare loro nei sabati; 32ed erano colpiti del suo insegnamento, perché la sua parola era con potere.

Ci si presenta Gesù che stava ad insegnare. Costantemente ci si presenta Gesù che insegna e normalmente non ci si dice cosa insegna, perché l’insegnamento è Lui stesso, ciò che Lui fa.

Poi si dice che insegna nel sabato. Il suo parlare è sempre di sabato, perché ogni volta che ascolto è festa. Ogni volta che ascolto divento figlio di Dio, vinco il male e sono libero. Quindi è il sabato.

L’insegnamento colpisce la gente. È il segno della meraviglia. Si sottolinea sempre che davanti alla Parola o c’è meraviglia – che vuol dire apertura a capire – o chiusura, durezza di cuore. Dove non c’è l’accoglienza alla novità, c’è la durezza di cuore: ascolto per incastrare l’altro, come in genere facciamo. Anzi in genere non ascolto, ma ho già pronta la risposta per fregarlo. Per cui se l’altro si scopre e si espone nella parola io subito lo incastro. La Parola non lascia mai neutri. O diventa luogo di accoglienza, di vita e di comunione o diventa luogo di lite e ogni male parte dalla parola. La guerra parte dalla parola. Uccide più la lingua della spada.

“Ed erano colpiti dall’insegnamento di Gesù, perché la sua parola era con potere”. Il potere è l’attributo di Dio. È vero che la Parola di Dio ha potere, ma ogni parola ha potere. Noi siamo come Dio perché abbiamo la parola e abbiamo il potere. Con la parola abbiamo il potere o di comunicare, di donare, di favorir la vita, di entrare in comunione – ed è il potere di Dio – o il potere diabolico di dividerci, condannare, giudicare, ucciderci, quindi il potere di morte.

Non esiste parola neutra. E voi percepite subito quando ascoltate una parola qual è il sentimento che vi prende: o di meraviglia e di accoglienza o di chiusura e di morte. Ha sempre potere la parola: dar la vita o uccidere, non c’è parola neutra. Peccato che siamo abituati a sentirne tante che siamo storditi. Non c’è nulla di peggio. Se la parola perde valore vuol dire che si è morti. Ci sono parole che agiscono inconsciamente senza che tu lo sappia. È importante avere la coscienza di cosa suscita in me ogni parola che ascolto, ogni reazione e ogni relazione.

33E nella sinagoga c’era un uomo con uno spirito di demonio immondo; e gridò a gran voce: 34Ah! Che a noi e a te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Ti conosco chi sei: il Santo di Dio!

La scena si svolge nella sinagoga, nel luogo del culto, nel luogo della parola. Questa persona andava normalmente al culto e alla parola e si teneva il suo spirito di demonio immondo tranquillamente.

Questo vuol dire che si può anche frequentare tutti i luoghi sacri, tutti i pellegrinaggi senza mai ascoltare la Parola in realtà, perché Gesù è la Parola. Solo quando entra la Parola di Verità uno è scombinato. Uno può venire in chiesa a ricevere l’eucarestia, se fosse un tempio buddista andrebbe a fare le pratiche buddiste, se fosse di un’altra religione farebbe un’altra cosa, se fosse un crociato farebbe le crociate, qualunque cosa può andare bene, basta che abbia un alone di sacro e sia abbastanza incosciente, ma gli garantisca magicamente la salvezza, più o meno questo si cerca. Non invece che gli dia intelligenza, coscienza e libertà di agire, che ci rende simili a Dio. Si va per delegare all’aura religiosa, alla setta o anche alla grande religione i propri sentimenti, le proprie certezze, le proprie sicurezze senza mai ascoltare la Parola.

Per cui c’è il pericolo di tutta una pratica religiosa, senza intelligenza, libertà, senza che uno entri in prima persona. Molte parole, anche parole religiose – in altri Vangeli si dice che la Parola di Gesù è diversa da quella degli scribi –, buone non passano dentro, mentre quella di Gesù è efficace, viva, penetrante. Spacca quest’armatura che contiene e tiene prigionieri e fa fuoriuscire – snida il male –.

Ancora una cosa sulla sinagoga – sulla chiesa diremmo noi –. Teniamo presente che il luogo proprio della presenza di Satana non è il mondo, è la religione. Il mondo ce l’ha già in mano tranquillamente, quindi va tranquillo, non ha problemi – “Tutto è mio” dice in Luca 4,6, dice Satana a Gesù “Se prostrato mi adorerai, ti do tutto perché tutto ho in mano” –. Il luogo dove lavora originariamente Satana è proprio nel nostro immaginario su Dio. Quindi il luogo proprio del satanico è la religione. Il serpente è nell’Eden. Non è fuori, è dentro.

Tutto il Vangelo è una sdemonizzazione di Dio, una rivelazione di Dio diverso da quello che noi pensavamo, quindi è proprio nella sinagoga che viene e c’è uno spirito di demonio immondo – tutto ciò che sa di morte è immondo –.

Davanti a Gesù che è un Dio completamente diverso dice “che a noi e a te Gesù Nazareno”. Prima cosa dice noi. Perché usa il plurale? Poi dice “ti conosco”. E Gesù dice “Esci”. È uno o sono più? La prima cosa è che il male non siamo noi, ma vuole identificarsi con noi e parla a nome nostro, per cui dice noi.

L’espressione “che tra noi e te” vuol dire qualcosa di preciso. Quando si faceva un’alleanza tra due re e capitava che uno invadeva il regno dell’altro, questo andava da un alleato e diceva “guarda questo mi sta invadendo” e l’alleato diceva “che tra noi e te”. La risposta è ovvia c’è un’alleanza. Stai tranquillo che vengo in tuo favore. Quindi vuol dire “che c’è tra me e te Gesù Nazareno non sai che siamo alleati, finora dio è stato così tranquillo con noi, anzi noi abbiamo suggerito la giusta immagine di dio e tutto è in ordine con la nostra immagine di dio, l’uomo funziona benissimo”. Si, ma come macchina infernale. E l’uomo pensa di far tutto per onore di Dio. Per esempio anche oggi per onore di Dio ci si uccide, si fa tutto il male possibile. “Siamo alleati buoni, no? Sei venuto a rovinare questa alleanza?”.

Si, Gesù è venuto a rovinare questa alleanza, a rompere l’alleanza, a rompere la falsa immagine di Dio, che è il principio di tutti i nostri mali, e la falsa immagine di uomo.

Vedete che è sempre in nome di dio che si fa il male. Ringrazio Dio che è dal 1700 che si è incominciato a non farlo più in nome di Dio, ma adesso si è ripreso ancora. Si era cominciato a farlo in nome dei lumi, della ragione, poi in nome della giustizia, poi della libertà, poi della razza. È sempre in nome di qualcosa che si fa il male.

“Sei venuto a rovinarci”. “Ti conosco chi sei, il Santo di Dio”. Il male intuisce bene il bene, come suo nemico.

Ogni volta che ascoltiamo la Parola di verità, anche in noi si libera subito la resistenza contraria ed è il segno che stiamo leggendo il Vangelo. Se dico lo sapevo già, è già noto vuol dire che non sto leggendo il Vangelo, non sto comprendendo niente, sto semplicemente rivisitando tutte le mie immagini ovvie per confermarle. Invece ogni volta che leggo il Vangelo mi capita “che c’è tra me e te Gesù Nazareno, sei venuto a rovinarmi”. “So chi sei, tu sei il Santo di Dio”.

L’aver sentito magari spesso andando – parlo per immagini e allusioni – costantemente nella sinagoga tante parole che hanno immunizzato. Qui è la Parola di Gesù, è la Parola di verità del Vangelo, che toglie questa immunizzazione, snida il male, lo fa uscire. Avete anche mai notato come siamo così affezionati al nostro male che pensiamo sia la nostra identità. “Io sono fatto così”. Per cui ci identifichiamo. Per cui preferisco il mio male a qualunque bene possibile. “Ci sono abituato”. È un mistero di stupidità, ma ce l’abbiamo dentro. Quando si parla di schiavitù c’è eccome, è interiore. Quelle esteriori sono conseguenze, ma parte dal di dentro.

35E Gesù lo sgridò dicendo: Chiudi la bocca ed esci da lui! E, avendolo gettato nel mezzo, il demonio uscì da lui, senza avergli per nulla nuociuto.

Gesù vince il male semplicemente sgridandolo con la parola, sbugiardandolo. Basta la Parola di verità per liquidare la menzogna, come basta la luce per vincere le tenebre. Tutto il Vangelo sarà un progressivo cammino di luce che entra in noi e man mano che entra svela tutti i nostri ribollimenti, contorcimenti, ma anche ci libera dalle tenebre e da ciò che ci occupa.

Ed è bello: “Esci”. Vuol dire che sei entrato. Sei entrato dopo, non sei originario. Non sei di casa. Sei lì come occupante che schiavizza. C’è come la occupazione indebita. Queste parole rispetto alla Parola sono abusive. Stanno là dove non dovrebbero essere.

Il demonio lo agita. Negli altri Vangeli si dice che dà forti grida, che lo agita, lo contorce. Queste sono esattamente le reazioni che abbiamo davanti alla verità. Luca le spegne qui e dice semplicemente che “lo scaraventa nel mezzo, senza però nuocergli e esce”. Vuol dire che il male è realmente sconfitto dalla Parola di verità.

L’esperienza che si ha leggendo il Vangelo, giorno dopo giorno, anno dopo anno, è che tutto sommato cominciano a tacere quelle voci negative che ci sono in noi e m’accorgo che questo racconto mi racconta in modo nuovo, mi dice la mia verità, contraria a tutte quelle voci che io sentivo dentro e mi dicevano tante altre cose. Mi accorgo che passa dallo spirito immondo allo Spirito Santo, allo Spirito di Dio. È il cammino di tutta la nostra esistenza.

Provate anche a sentire il colore dei pensieri e dei sentimenti che avete dentro, perché sempre sentiamo qualcosa, pace o inquietudine, amore o odio, gioia o tristezza. Non si può non sentire. Provate a vedere la differenza. Vi accorgerete che alla fine tutti i sentimenti si riducono sempre a due tipi: o è immondo – ti agita, ti dà caos, ti distrugge, ti porta alla morte, ti divide dagli altri, ti accusa, ti chiude, ti imbozzola, ti fa agire male con tutti, ti fa restare male a te e distruggeresti il mondo o se non altro ti va bene il male – oppure lo Spirito opposto. Tutta la vita spirituale è saper distinguere l’uno dall’altro e dire si all’uno, invece che all’altro.

Bisogna, quindi, cominciare a distinguere i due spiriti e a capire che uno porta male e mi fa star male e allora anche se c’è dico “taci e esci”. E all’altro che ogni tanto pure avverto – di pace, di gioia – dico bene, grazie, andiamo avanti. Quel che coltivi poi cresce in te. Tutta la vita spirituale è questo: distinguere l’uno dall’altro e poi dire si all’uno e no all’altro. Alla fine ciò a cui dici no si stanca e se ne va, ciò a cui dici si lo coltivi e cresce.

36E venne stupore a tutti e conferivano l’un l’altro dicendo: Che parola (è) questa, poiché con potere e potenza comanda agli spiriti immondi ed escono?

Vedete come era partito il racconto. Erano colpiti dal suo insegnamento perché la sua Parola era con potere. E ora si parla del potere e della potenza di questa Parola. L’evangelista espressamente mette l’esorcismo incluso in due menzioni che fan da cornice sul potere della Parola.

Fare grande attenzione alla Parola e a cosa muove in me, perché posso lasciarla scivolare via, infatti il primo tentativo di Satana – lo vedremo in 8,12 dove dice che Satana è quello che ruba via la parola – è di portare via la Parola in modo che appena la ascolti è come se cadesse sull’asfalto, la becca via e non entra. Invece lasciate che entri la Parola e vedete cosa suscita. Questa Parola ha il potere davvero di liberarci.

37E usciva l’eco su di lui in ogni luogo della regione.

“L’eco usciva” – è ancora la stessa Parola – e questa sera l’eco è qui da noi, la stessa Parola. L’evangelista ha raccolto apposta quest’eco per dire “ecco adesso giunge anche a noi questa Parola”.

Per il testo completo vedi
http://www.gesuiti-villapizzone.it