Vangelo del giorno

Lunedì 29 agosto – Martirio di San Giovanni Battista (Memoria – Rosso)
Mc 6,17-29: Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista.

Giovanni sigilla la sua missione di precursore con il martirio. Erode Antipa, imprigionatolo nella fortezza di Macheronte ad Oriente del Mar Morto, lo fece decapitare (Mc 6,17-29). Egli è l’amico che esulta di gioia alla voce dello sposo e si eclissa di fronte al Cristo, sole di giustizia: «Ora la mia gioia è compiuta; egli deve crescere, io invece diminuire» (Gv 3,29-30). Alla sua scuola si sono formati alcuni dei primi discepoli del Signore (Gv 1,35-40). Ultimo profeta e primo apostolo, egli ha dato la sua vita per la sua missione, e per questo è venerato nella Chiesa come martire. Fin dal sec. V il 29 agosto si celebrava a Gerusalemme una memoria del Precursore del Signore.

Testo del Vangelo
In quel tempo, Erode aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Meditazione

Vedere un re come Erode, il quale governa per conto del grandioso Impero Romano una regione difficile e complessa come la Galilea, lasciarsi andare alle più bieche passioni della carne e decidere di cedere in un colpo solo il suo regno, ci lascia certamente sconcertati. Ma se facciamo un salto di duemila anni e guardiamo ai nostri giorni, vediamo come anche tanti nostri governanti in un recente passato hanno ceduto volentieri alla tentazione della lussuria, combinando guai a catena, mietendo anche vittime innocenti. La storia si ripete e il gioco della seduzione colpisce in ogni tempo.
Inoltre il peccato della lussuria non arriva mai solo, ma si accompagna spesso a quello dell’ira e della violenza. Ricordate Davide, il santo re Davide? Alla vista di Betsabea chiude in prigione ragione e fede, si lascia trascinare dai vortici della passione, e macchina piani e menzogne per dar corpo agli sconvolgimenti dell’istinto ormai senza freno. Morirà Uria, marito di Betsabea, ucciso dalla malizia di Davide. E morirà il bambino nato dalla passione, perchè ogni pensiero e ogni azione che non siano ispirate da Dio attraverso la ragione illuminata dalla fede sono senza frutto.
A questo punto però Erode si trova in buona compagnia, ma questo ovviamente non lo giustifica. Quello che ha combinato è tanto banale quanto grave. Banale perché perde la testa per una ragazzina, la quale senza colpo ferire, lo conquista e lo sottomette. Grave perché associa a queste perdite di lume un crimine orrendo: la decapitazione di Giovanni.
Ma perché Erode arriva a questo? Diversamente da Davide, che ad un certo momento prende consapevolezza e grida a Dio il suo peccato, Erode è stretto da altri peccati, come il legame irregolare con Erodiate e dal suo immenso orgoglio che gli impedisce di fronte ai commensali di mancare al giuramento sconsiderato che aveva fatto. Ecco vedete: i peccati non arrivano mai da soli. Come una rete ci cingono e non abbiamo via di scampo. Una ragazzina mezza svestita che balla cosa volete che sia? Il problema è che non riusciamo a limitare la tentazioine. Cedere a quella significa inevitabilmente aprire altre porte, altri vizi, altri peccati.

don Franco Mastrolonardo
http://www.preg.audio

Commento

Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri”.
Un uomo come Erode sente fascino nei confronti di un uomo come Giovanni. Tutta la buona notizia nel Vangelo sembra quindi concentrarsi su questo dettaglio apparentemente secondario: puoi essere Erode ma non puoi restare indifferente alla Verità e a chi la dice. Ciò sta a significare che nonostante le scelte sbagliate, i vissuti contradditori, e la convinzione di essere più furbi degli altri, rimaniamo comunque sensibili a ciò che è oggettivamente vero. Sappiamo che alla fine questo non salverà la vita di Giovanni ma ci dice che nessuno può dirsi immune al lavorio della propria coscienza. Possiamo agire contro di essa o a favore, certamente però non possiamo dire di non averne una. E proprio per questo Erode è infinitamente responsabile di quello che fa, e con lui ognuno di noi. Non possiamo continuare a dare la colpa a tutti i condizionamenti di cui è fatta la nostra vita, ma ognuno di noi deve ammettere che ha una coscienza e che al di là di tutto essa ci dice qualcosa. Dobbiamo decidere però cosa farne di ciò che ci dice.

Luigi Maria Epicoco
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