Lectio Vangelo del giorno

Lunedì della XXII settimana del Tempo Ordinario
Lc 4,16-30: Mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio.
Nessun profeta è bene accetto nella sua patria.

Lectio divina di Silvano Fausti
Luca 4,14-32

Questo brano del Vangelo di Luca è il primo discorso di Gesù, il discorso inaugurale a Nazareth. È un discorso dove spiega il senso di tutta la sua azione. Avviene dopo aver compiuto la scelta fondamentale che abbiamo visto nel battesimo di essere solidale con i fratelli; ora ha in pienezza lo Spirito del Figlio perché si fa fratello.

14 E ritornò Gesù nella potenza dello Spirito nella Galilea; e la fama su di lui uscì per tutta la regione. 15Ed egli insegnava nelle loro sinagoghe glorificato da tutti. 16E venne a Nazareth, dove era stato allevato, ed entrò, secondo la sua usanza nel giorno dei sabati, nella sinagoga e si levò per leggere. 17E gli fu consegnato il libro del profeta Isaia; e, aperto il libro, trovò il luogo dove era scritto: 18Lo Spirito del Signore (è) su di me: per questo mi unse, per annunziare la buona notizia ai poveri; mi ha inviato per proclamare ai prigionieri la remissione e ai ciechi la vista, per inviare gli affranti in remissione, 19per proclamare un anno di grazia del Signore. 20E chiuso il libro, restituitolo all’inserviente, sedette; e gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissati su di lui. 21Ora cominciò a dire loro: Oggi si è compiuta questa scrittura nei vostri orecchi. 22E tutti testimoniavano per lui e si meravigliavano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: Non è costui figlio di Giuseppe? 23 E disse loro: Certamente direte a me questa parabola: Medico, cura te stesso! Quanto udimmo avvenuto a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria! 24Ora disse: Amen vi dico: Nessun profeta è accolto nella sua patria! 25Ora in verità vi dico: molte vedove c’erano in Israele nei giorni di Elia, quando fu chiuso il cielo per tre anni e sei mesi, quando fu carestia grande su tutta la terra; 26ma a nessuna di loro fu mandato Elia, se non in Sarepta di Sidone a una donna vedova; 27e molti lebbrosi c’erano in Israele al tempo di Eliseo profeta; ma nessuno di loro fu mondato, se non Naaman il Siro. 28E tutti furono pieni di collera nella sinagoga udendo tali cose; 29e, levatisi, lo scacciarono fuori della città e lo condussero fino sul ciglio del monte, su cui la loro città era stata edificata, per buttarlo giù. 30Ora egli, passato in mezzo a loro, camminava. 31 E scese a Cafarnao, città della Galilea, e stava a insegnare loro nei sabati; 32ed erano colpiti del suo insegnamento, perché la sua parola era con potere.

Vedete che il racconto inizia con Gesù che insegna di sabato. Termina con Gesù che insegna di sabato. E in mezzo c’è il suo insegnamento che poi si conclude dicendo che la sua parola colpiva tutti perché aveva un potere enorme, un potere tale, come vedremo dal racconto, che gli stessi nemici compiono la parola che Lui sta dicendo.

Questo brano è importante perché ci dà le coordinate di tutta l’azione di Gesù. Ci dice cosa fa, come lo fa, dove lo fa, quando lo fa, quali sono le reazioni. Ed è una predica inaugurale un po’ sfortunata perché finisce con il lancio del predicatore dalla roccia, però lui se n’è andato. È l’anticipo del finale quando in realtà Lui verrà ucciso fuori dalla città, ma Lui se ne andrà, risorgerà – quindi è già preludio della morte e resurrezione –. In mezzo c’è la spiegazione di ciò che Gesù è venuto a fare al mondo e di come lo fa. È la chiave di lettura di tutto il Vangelo che Gesù stesso dà. Tenete presente che è già avvenuto il battesimo – in silenzio – , le tentazioni – dove ha risposto a Satana – e ora propone agli altri ciò che Lui viene a fare.

14E ritornò Gesù nella potenza dello Spirito nella Galilea; e la fama su di lui uscì per tutta la regione. 15Ed egli insegnava nelle loro sinagoghe glorificato da tutti.

Gesù mantiene sempre lo Spirito che ha manifestato nel battesimo ed è in questo Spirito che Lui inizia il suo ministero in Galilea. La sua attività principale è insegnare. Il Vangelo è una terapia dell’insegnamento, della Parola. La Verità fa come la luce, dissipa le tenebre, dissipa la menzogna. Nella seconda parte del Vangelo questa Parola non solo ti guarisce, ma ti ristruttura, ti dà il volto del Figlio.

16E venne a Nazareth, dove era stato allevato, ed entrò, secondo la sua usanza nel giorno dei sabati, nella sinagoga e si levò per leggere. 17E gli fu consegnato il libro del profeta Isaia; e, aperto il libro, trovò il luogo dove era scritto: 18Lo Spirito del Signore (è) su di me: per questo mi unse, per annunziare la buona notizia ai poveri; mi ha inviato per proclamare ai prigionieri la remissione e ai ciechi la vista, per inviare gli affranti in remissione, 19per proclamare un anno di grazia del Signore. 20E chiuso il libro, restituitolo all’inserviente, sedette; e gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissati su di lui.

Gesù ha già fatto qualcosa altrove: veniamo a saperlo dopo. E tutti lo guardano per vedere chi è questo prodigio che conoscono bene. Viene a Nazareth, appunto il luogo della sua vita quotidiana, dove ha vissuto trent’anni, cioè tutta la sua esistenza: è quello il luogo dove si realizza il Vangelo, il luogo della vita quotidiana. Entra nella sinagoga con l’emozione di chi è tornato dove aveva imparato a conoscere la Parola, dove aveva imparato a leggere, quella che era stata il centro della sua vita, dove aveva ascoltato per trent’anni la Parola di Dio.

Lì entra nel giorno di sabato, cioè il giorno della festa, il giorno in cui si celebra il compimento della creazione, il giorno dove ognuno desidera arrivare, a una compiutezza di vita, a una vita piena. Il sabato è come il gusto in anticipo della festa, della gioia, del riposo. Di sabato non si lavora. Si mangia, si beve, si fa festa e si ascolta la Parola. L’uomo è fatto per questo.

Nella sinagoga il brano inizia con Gesù che si leva, apre il libro e termina con Gesù che chiude il libro e si siede e in mezzo c’è il brano che viene letto.

Innanzitutto facciamo notare Gesù che si leva per leggere. E la parola si levò è la stessa della resurrezione. Il Gesù che si leva è come il Gesù risorto, il Gesù che legge è come il Gesù risorto che interpreta la scrittura, cioè fa riconoscere che in Lui si compie tutta.

Gli danno il rotolo del profeta Isaia. Egli lo apre. Aprire il libro e leggere non è semplicemente come dire per leggere è necessario aprirlo. Il fatto di leggere e di aprire è importante. Ricordate anche nell’Apocalisse, dove si dice che c’è un libro scritto dentro e fuori, sigillato con sette sigilli e tutti piangono perché nessuno è in grado di aprirlo.

Questo libro sigillato è tutto scritto e pieno di senso dentro e fuori: è la nostra esistenza che nessuno sa leggere. E per questo viviamo nell’insensatezza e nella sofferenza. E questo libro solo l’agnello ritto e immolato è in grado di leggerlo, cioè il mistero di Gesù che dà la vita ed è pienezza di vita è in grado di aprirci questo libro.

E con queste parole Gesù interpreta tutta la sua missione e preso da Isaia 61, dove si parla del Cristo, del Messia, che è la pienezza dello Spirito, il Messia che libererà il suo popolo. La buona notizia. E la buona notizia prima qual è? Mandare gli schiavi in libertà. Proclamare la libertà degli schiavi.

Conosciamo tante schiavitù. Conosciamo le schiavitù interiori, che sono le più dure a perire, e quelle esteriori degli altri che provocano le nostre schiavitù interiori. Serve a liberarci delle nostre schiavitù dentro e fuori. Verso la libertà. Dove la libertà non è ciò che intendiamo noi oggi – fare quel che mi pare e piace, questo si chiama libertinismo o disonestà o egoismo o produrre morte –, ma liberazione dalla schiavitù.

La Bibbia più che di libertà parla di liberazione e in greco viene utilizzata una parola che ha il significato di mandar via, ossia quello che è schiavo viene finalmente licenziato dalla schiavitù, ne esce, è in uscita.

La seconda cosa è la vista ai ciechi. Siamo forse ciechi pure noi è la domanda dei farisei a Gesù. Giovanni 9,51 dice “se foste ciechi poco male, tanto i ciechi li guarisco; ma siccome dite di vedere il vostro peccato rimane”. E il peccato è la falsa lettura della realtà che facciamo, una lettura delirante, che è il vero male. Il Vangelo ci vuole aprire gli occhi: questa è l’illuminazione.

E poi vengono inviati gli oppressi in libertà. Tutti gli oppressi raggiungono la libertà e sono inviati – la stessa parola degli apostoli. E questo è l’anno di grazia del Signore, detto anche l’anno santo, l’anno giubilare, l’anno accetto a Dio e riporta il Levitico 25 che indica quali sono le condizioni per rimanere nella terra promessa, che sono le condizioni per abitare la terra ancora oggi.

Questo è il programma e la grande promessa di Isaia. Son le condizioni del Levitico per abitare la terra. Gesù chiude il libro. Lo restituisce, si siede come maestro. Tutti son lì fissi che lo guardano e vediamo cosa dice.

21Ora cominciò a dire loro: Oggi si è compiuta questa scrittura nei vostri orecchi.

È una Parola strana. “Oggi si è compiuta” questa Parola “nei vostri orecchi”. Cosa vuol dire? Tenete presente che nel Vangelo di Luca ci sono sei o sette “oggi” – dipende da quanti se ne mette –, noi viviamo oggi e l’ultimo oggi lo vedremo quando dirà “sarai con me in paradiso”, cioè nel giardino. Tutto punta a farci tornare nel giardino e a uscire dal deserto.

Questo è il primo “oggi”. L’oggi è determinante nella nostra vita perché viviamo solo oggi e abbiamo letto nel salmo “Se oggi ascoltate la voce, entrerete nella terra promessa”. Se oggi non ascoltate non entrate. Per cui tutto dipende: se oggi ascoltiamo o non ascoltiamo. Tutto dipende da quale parola oggi mettiamo dentro. Noi diventiamo contemporanei alla parola che ascoltiamo.

Allora vediamo un po’ le coordinate di tutta l’azione di Gesù. Prima il contenuto: è l’anno giubilare, cioè la realizzazione della giustizia e della libertà sulla terra. Secondo: come avviene?. Avviene nella forza dello Spirito, cioè nella forza della Parola. Dove avviene? A Nazareth. Quando? Oggi.

E vorrei sottolineare l’importanza della Parola ancora, perché noi lo sappiamo bene oggi quanto è importante la parola: governa il mondo. Tutto è Parola. Anche la più grossa menzogna può governare benissimo il mondo, poi sarà sbugiardata, poi produrrà disastri, però governa il mondo nel bene e nel male.

E Dio stesso usa la Parola, perché la Parola è comunicazione, comunione, amore se dona se stessa. E Dio stesso è solo Parola, perché la parola vera è pura comunicazione di sé. Se è vera dice tutto se stesso e si dona, se è falsa imbroglia l’altro, lo possiede e lo uccide.

È estremamente debole l’annuncio. Non dà niente, però ti dà quella Parola che se tu l’accogli, riscontri che è vera nel tuo cuore e la metti in pratica libera in te tutta la tua energia umana e divina. E il Vangelo è fatto per liberare queste parole buone che già abbiamo dentro, quelle parole che sono già scritte nel nostro cuore, come desiderio profondo.

22E tutti testimoniavano per lui e si meravigliavano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: Non è costui figlio di Giuseppe? 23 E disse loro: Certamente direte a me questa parabola: Medico, cura te stesso! Quanto udimmo avvenuto a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria! 24Ora disse: Amen vi dico: Nessun profeta è accolto nella sua patria! 25Ora in verità vi dico: molte vedove c’erano in Israele nei giorni di Elia, quando fu chiuso il cielo per tre anni e sei mesi, quando fu carestia grande su tutta la terra; 26ma a nessuna di loro fu mandato Elia, se non in Sarepta di Sidone a una donna vedova; 27e molti lebbrosi c’erano in Israele al tempo di Eliseo profeta; ma nessuno di loro fu mondato, se non Naaman il Siro.

Quindi no ha fatto una lunga predica Gesù. Ha detto “Oggi si è compiuta questa Parola nei vostri orecchi” e stop. “E si meravigliavano delle parole piene di grazia”. Non ha fatto grandi commenti, ma queste parole sono piene di grazie e suscitano meraviglia. Quindi la prima reazione è positiva, perché il grande sogno dell’uomo è esattamente quel testo di Isaia che abbiamo visto: da ciechi diventiamo persone che ci vedono – vuol dire venire alla luce, esistere finalmente in libertà, uscire dalle tenebre, da schiavi diventiamo liberi e da oppressi usciamo finalmente –. Dicono “che bello questo”.

È bella la proposta, ma c’è una cosa scandalosa. Questo qui non è l’unto. Se fosse l’unto non abiterebbe a Nazareth in quella grotta che vediamo, non sarebbe figlio di Giuseppe e avrebbe un altro nome suo padre – almeno un Cesare Augusto – o chi per lui.

Lo scandalo è che questa Parola, che questo disegno di Dio si realizzi nella carne di quell’uomo, che è un uomo qualunque. C’è uno scarto tra quello stupore e quella meraviglia e le attese che loro hanno, che noi abbiamo. Cioè se Lui venisse con l’elicottero, atterrato lì a Nazareth – cosa che duemila anni fa avrebbe avuto più effetto –, magari con i mitra e la guardia del corpo, facendo grandi promesse – ad esempio in denaro –. Invece quello lì è un falegname – ha fatto anche a me dei mobili, ma non sono granché, non sono proprio da Dio –.

Lo scandalo è innanzitutto della carne e della carne simile alla nostra. Lui ha assunto il nostro limite e la nostra fragilità, in modo che il nostro limite e la nostra fragilità sia il luogo della libertà e della comunione, non invece della schiavitù e dell’oppressione. Quindi questo è per loro lo scandalo e sarà lo scandalo della croce: la sapienza e la potenza di Dio.

28E tutti furono pieni di collera nella sinagoga udendo tali cose; 29e, levatisi, lo scacciarono fuori della città e lo condussero fino sul ciglio del monte, su cui la loro città era stata edificata, per buttarlo giù. 30Ora egli, passato in mezzo a loro, camminava.

Gesù era pieno di Spirito, di vita e di amore, questi son pieni di collera e d’ira, che è lo spirito di morte. Lo scacciano fuori dalla città” – verrà ucciso fuori dalla città – “lo condussero” – lo condurranno – sul monte. Vogliono precipitarlo – là lo innalzeranno sulla croce –, ma egli passando in mezzo a loro camminava. Il Vangelo sarà tutto in cammino.
Evidenzio questo verbo che abbiamo usato, che rispetto alla traduzione che dice: “se ne andò”. Camminava è diverso. Andarsene vuol dire: “ragazzi vi saluto”. Camminare, invece, vuol dire che niente lo ferma, prosegue. Non lo fermerà la morte. Non lo fermerà nessuno. Sa attendere, sa camminare, sa seguirci.

31E scese a Cafarnao, città della Galilea, e stava a insegnare loro nei sabati; 32ed erano colpiti del suo insegnamento, perché la sua parola era con potere.

Si termina ancora dicendo che Lui insegnava e si sottolinea il sabato perché la sua Parola ci fa passare nel sabato, cioè nel compimento della creazione. L’uomo è creato al sesto giorno, depositario della Parola, perché mediante la Parola l’uomo partecipa all’attività di Dio, che crea il mondo e lo porta al settimo giorno.

E la sua Parola era con potere. E sappiate che ogni parola ha potere, dipende da quale: potere di vita o di morte. Quella di Gesù è potere di vita.

Questo testo ci presenta in sintesi tutto il cammino del Vangelo. Siamo all’inizio. Gesù inizia il suo ministero dicendo il suo programma, dove lo realizza – nella vita quotidiana – quando – il sabato – quando viene la festa, con che mezzo – con la Parola – quando – Oggi –, quando ascoltiamo la Parola.

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