Vangelo del giorno

Lunedì della XXI settimana del Tempo Ordinario
Mt 23,13-22: Guai a voi, guide cieche.

Testo del Vangelo
In quel tempo, Gesù parlò dicendo:«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto no13Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. [ 14] 15Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi. 16Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. 17Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? 18E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. 19Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? 20Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; 21e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. 22E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso.

Commento di Silvano Fausti

Noi possiamo fare il male in due modi. Uno è quello di trasgredire le cose giuste. Tutti ci dicono che siamo cattivi, siamo persuasi di essere peccatori e cerchiamo di convertirci. Questo è il male banale fatto dalle trasgressioni, ma molto reale.

C’è un altro male, invece, più sottile che si maschera dell’osservanza. La violenza che si può esercitare sugli altri mediante la propria giustizia, la propria osservanza, il proprio esser bravi, in modo da schiacciare tutti gli altri, è un peccato molto più grave delle trasgressioni. Perché in questo modo tu uccidi l’altro come fratello, uccidi te come figlio e ti fai quell’auto-sufficienza, quella supponenza religiosa che diventa violenza allo stato puro, ma così sacrale, così ben giustificata che non ti accorgi neanche che è violenza, ti sembra di fare cose zelantissime. E ogni nostra osservanza della legge, che è giusto osservare la legge, che non è dettata dall’amore è dettata da questo spirito di ipocrisia e di violenza. Ed è contro questa ipocrisia che il vangelo si rivolge a noi…

Ed è importante dire male del male, dire guai al male. Noi preferiamo essere un po’ più irenici: Si, non è tanto male, non è tanto non bene, preferiamo un grigio uniforme. No, il male è male e fa male, il bene è bene. E non distinguere il male, dal bene è il massimo male. Ciò vuol dire che non agisci mai da uomo libero, fai a caso quel che capita. Quindi è importante dire male, del male. Qui dice male di un male radicale che è l’ipocrisia. L’ipocrisia è la contraddizione tra ciò che dici e ciò che fai, per cui tu non realizzi nella tua vita ciò che sei. Fai solo un’apparenza di te. È l’ipocrita, nella tragedia greca è il capo coro, quindi è la maschera principale che fa da protagonista, ma è una maschera, la sua vita è un’altra cosa. È ridurre la propria vita a una maschera da recita che non corrisponde alla propria vita. Ed è questa incongruenza tra come ti presenti e ciò che sei che è il male radicale: non sei ciò che sei. Perché l’uomo è chiamato a realizzare nella sua vita, nella sua visibilità, nelle sue relazioni ciò che è: figlio di Dio. Se non realizza questo fallisce la sua vita, quindi danneggia sé, danneggia gli altri.

E questa ipocrisia è degli scribi e dei farisei. Gli scribi sono quelli che sanno, i teologi; i farisei sono quelli che fanno. C’è un sapere e un fare ipocrita. Un sapere e un fare che sa di morte. Un sapere e un fare che è falso che punta solo sull’apparenza. Oggi comprendiamo molto bene questo. La nostra cultura è tutta sull’apparenza, l’ipocrisia è il sistema; l’idolatria è la forma di ipocrisia, il culto dell’immagine. Dove non conta più la realtà, la persona non importa. Quindi ci tocca da vicino. La prima cosa che capita a vivere così ipocritamente è che non entri nel regno dei cieli, perché il regno dei cieli è fatto per i figli, per quelli che vivono da fratelli, non per gli ipocriti. Quindi ti tiri fuori da ciò che sei. Sei figlio non vivi da figlio, non entri nel regno che è vivere da figlio. Poi impedisci agli altri di entrare in molti modi, ponendo pesi insopportabili, cioè magari la sfida, la concorrenza, chi appare di più e tutta la vita si perde in quello, nostra e altrui. È un guaio grosso che non riguarda tanto gli scribi e i farisei di una volta, che quelli poveretti avevano dei mezzucci che ci fanno tenerezza rispetto ai nostri, e questa ipocrisia oggi la comprendiamo anche meglio. Quando parliamo di inautenticità dei rapporti sul lavoro, nella società, nella politica, nell’economia è qualcosa di ben preciso.