Liturgia
– Vangelo della settimana

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XIX Settimana del Tempo Ordinario 
Commento di Paolo Curtaz


Lunedì 8 Agosto >
(Memoria – Bianco)
San Domenico
Ez 1,2-5.24-28   Sal 148   Mt 17,22-27: Lo uccideranno, ma risorgerà. I figli sono liberi dal tributo.
Martedì 9 Agosto >
(FESTA – Rosso)
SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
Os 2,16.17.21-22   Sal 44   Mt 25,1-13: Ecco lo sposo! Andategli incontro!
Mercoledì 10 Agosto >
(FESTA – Rosso)
SAN LORENZO
2Cor 9,6-10   Sal 111   Gv 12,24-26: Se il chicco di grano muore, produce molto frutto.
Giovedì 11 Agosto >
(Memoria – Bianco)
Santa Chiara
Ez 12,1-12   Sal 77   Mt 18,21-19,1: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Venerdì 12 Agosto >
(Feria – Verde)
Venerdì della XIX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ez 16,1-15.60.63   Is 12,2-6   Mt 19,3-12: Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così.
Sabato 13 Agosto >
(Feria – Verde)
Sabato della XIX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ez 18,1-10.13.30-32   Sal 50   Mt 19,13-15: Non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli.
Domenica 14 Agosto >
(DOMENICA – Verde)
XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
Ger 38,4-6.8-10   Sal 39   Eb 12,1-4   Lc 12,49-53: Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

Lunedì 8 agosto (Memoria – Bianco) – San Domenico

Domenico di Guzman (Caleruega, Spagna 1170 – Bologna , 6 agosto 1221) è, con Francesco d’Assisi, uno dei patriarchi della santità cristiana suscitati dallo Spirito in un tempo di grandi mutamenti storici. All’insorgere dell’eresia albigese si dedicò con grande zelo alla predicazione evangelica e alla difesa della fede nel sud della Francia. Per continuare ed espandere questo servizio apostolico in tutta la Chiesa, fondò a Tolosa (1215) l’Ordine dei Frati Predicatori (Domenicani). Ebbe una profonda conoscenza sapienziale del mistero di Dio e promosse, insieme all’approfondimento degli studi teologici, la preghiera popolare del rosario.
Sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, il 6 agosto 1221 muore circondato dai suoi frati, nel suo amatissimo convento di Bologna, in una cella non sua, perché lui, il Fondatore, non l’aveva. Gregorio IX, a lui legato da una profonda amicizia, lo canonizzerà il 3 luglio 1234.

Lunedì della XIX settimana del Tempo Ordinario
Mt 17,22-27: Lo uccideranno, ma risorgerà. I figli sono liberi dal tributo.

Gesù parla della sua morte. La vede all’orizzonte, la sente arrivare, capisce che le cose stanno precipitando. E ne parla ai suoi, a coloro che, in teoria, dovrebbero stargli accanto e che invece, spaventati, non capiscono, sono assenti, lontani. In questo contesto Gesù viene coinvolto in una situazione paradossale, una disputa ingannevole: gli ebrei nazionalisti si rifiutano di pagare la tassa al tempio, un siclo da versare ogni anno ai sacerdoti. Tante le ragioni di tale rifiuto: un po’ per populismo (nessuno ama mai pagare le tasse!), un po’ per protestare contro la gestione del rinato tempio, finito nelle mani di alcuni voraci famiglie sacerdotali, o forse per spingere i sadducei, da cui proveniva la maggior parte della classe dirigente, e che collaboravano con i romani, a spezzare il legame con questi ultimi. Da che parte si schiera il profeta galileo? Fra gli obiettori fiscali? I collaborazionisti? Gesù ha ben altro nella testa, e nel cuore, eppure accetta la sfida e paga per sé e Pietro. Ben altro prezzo sta per pagare sulla croce ma ci indica un percorso di cittadinanza e di correttezza: i figli del Regno pagano le tasse.

Martedì 9 Agosto (FESTA – Rosso) SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE
Mt 25,1-13: Ecco lo sposo! Andategli incontro!

Edith Stein nacque nel 1891 a Wroclaw – Breslau in Germania. Nata e formata nella religione giudaica, insegnò egregiamente per diversi anni filosofia, tra grandi difficoltà. Accolse la vita nuova in Cristo attraverso il sacramento del Battesimo e, preso il nome di Teresa Benedetta della Croce, fece il suo ingresso tra le Carmelitane scalze di Colonia, dove si ritirò nella clausura. Durante la persecuzione nazista, esule in Olanda, venne catturata e nel 1942 deportata nel campo di concentramento di Oswiecim – Auschwitz presso Cracovia in Polonia, dove venne uccisa nella camera a gas.
Nel 1998 viene canonizzata da Giovanni Paolo II e, nel 1999, dichiarata, con S. Brigida di Svezia e S. Caterina da Siena, Compatrona dell’Europa.

Francesco, Benedetto, Cirillo e Metodio ed ora Edith Stein. La Chiesa affida l’Europa ai propri patroni, li invoca come modelli e come intercessori per aiutarci ad uscire dall’impasse in cui ci siamo infilati. Cosa ci serve una moneta unica con un cuore diviso? Francesco ci richiama alla povertà e alla gioia, Benedetto all’interiorità come metro di giudizio delle cose, i fratelli dell’est Cirillo e Metodio alla cultura come forma di evangelizzazione. Edith Stein, figlia dell’orribile ventesimo secoli, ebrea di nascita, filosofa di formazione (docente universitaria!), vittima della furia nazista che la venne a cercare, una volta convertita e fattasi monaca, ricercata fin dentro il monastero per essere uccisa, insieme ad altri milioni di esseri umani, nella camere a gas, propone ai popoli rissosi un percorso di riconciliazione e di pace. La Chiesa vuole dire a tutti gli europei che nelle tenebre che furono le guerre mondiali ci furono uomini e donne che riuscirono ad essere testimoni di luce. E fra essi moltissimi cristiani, molti discepoli che ancora oggi brillano come modello.

Martedì della XIX settimana del Tempo Ordinario
Mt 18,1-5.10.12-14: Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli.

Gesù ci invita a diventare come bambini. Non a “tornare” bambini: non parla di una regressione, né fa dell’infanzia un modello, un mito, come se l’essere piccoli fosse in sé un merito e non una condizione inevitabile. Ma “diventare” bambini da adulti significa abbandonare tutte le sovrastrutture mentali, le malizie, i complottismi che abbondano nel nostro mondo. Ed anche una certa determinazione che diventa aggressività, nel lavoro e in ogni ambiente. La parabola della pecora smarrita ci aiuta a centrare l’obiettivo: come quotidianamente ci ricorda papa Francesco, non dobbiamo avere paura della tenerezza, della compassione. Il bambino si emoziona, si affida, esprime con naturalezza le proprie debordanti sensazioni. Spesso, troppo spesso, il bambino che eravamo è stato zittito, lo teniamo in un angolo, lo obblighiamo a tacere perché lo temiamo. Temiamo le nostre emozioni, abbiamo paura che possano travolgerci e ferirci. Non è così: facciamo per primi esperienza dell’essere trovati da Cristo, accolti e condotti per potere finalmente tornare a sentirci amati ed imparare ad amare.

Mercoledì 10 Agosto (FESTA – Rosso) SAN LORENZO
Gv 12,24-26: Se il chicco di grano muore, produce molto frutto.

Oggi la Chiesa celebra la santità di Lorenzo, diacono della Chiesa di Roma, luminoso esempio di martirio e di amore per i poveri.
Sappiamo poco di Lorenzo. Ma quel poco basta. Vive in un momento di grande persecuzione della Chiesa, sotto l’imperatore Valeriano, che vieta le assemblee di cristiani, blocca gli accessi alle catacombe, anche se non obbliga a rinnegare la fede cristiana. Nel 258, però, Valeriano ordina la morte di vescovi e preti: fra i tanti muore papa Sisto II, ai primi di agosto del 258. È la volta di Lorenzo che, come diacono, amministra i beni della comunità di Roma. Il prefetto imperiale lo arresta intimandogli di consegnare i tesori della Chiesa. Già allora si vagheggia di ricchezze tenute nascoste scaltramente. Lorenzo chiede del tempo, si affretta a distribuire ai poveri le offerte di cui è amministratore. Infine compare davanti al prefetto e gli mostra una gran numero di malati, storpi, poveri che lo accompagnano, dicendo: ecco, i tesori della Chiesa. Sarà ucciso, ovviamente, forse ustionato sulla graticola. Ma lo ricordiamo per quel gesto, quella provocazione che ancora oggi ci interroga. Non gli ori, le opere d’arte, le meravigliose basiliche sono i tesori della Chiesa. Ma i poveri che serviamo, servendo in loro Cristo.

Mercoledì della XIX settimana del Tempo Ordinario
Mt 18,15-20: Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello.

Ci interroga questa Parola. E ci giudica pesantemente. Giudica il nostro modo di giudicare, la brutta abitudine che abbiamo di credere di poter interpretare le persone, di catalogarle, di capirle basandoci sulle nostre sensazioni o su qualche fatto. Oppure, e oggi va tanto di moda!, evitare di giudicare nel nome di un buonismo che rende tutto identico, che tutto giustifica, come se il male che ci fa del male non esistesse, che fosse solo una questione di sfumature, di giudizi personali, di inclinazioni. Gesù ci offre una prospettiva completamente diversa, che parte dal desiderio di fare il bene alle persone che abbiamo accanto. Nessun pettegolezzo, nessuna condanna, ma l’attenzione di chi prende a cuore con delicatezza, cerca una soluzione, si occupa, indica a chi sta sbagliando il proprio errore, che si fa carico del fratello coinvolgendo più persone, nel tentativo di indicare una soluzione. Ma nemmeno nessuna indifferenza, nessun “si arrangi”, nessuna amnistia generale, pensando così, ingenuamente, di essere noi pure assolti dalle nostre piccole colpe nascoste. Abbiamo il coraggio di prendere sul serio il perdono cristiano?

Giovedì 11 Agosto (Memoria – Bianco) Santa Chiara

Chiara (Assisi 1193 – 11 agosto 1253) «seguì in tutto le orme di colui che per noi si è fatto povero e via, verità e vita». Fedele discepola di san Francesco, fondò con lui il secondo Ordine (Clarisse). Esercitò il suo ufficio di guida e madre, studiandosi «di presiedere alla altre più per virtù e santità di vita che per ufficio, affinché le sorelle obbedissero più per amore che per timore». Seppe trasformare i suoi lunghi anni di malattia in apostolato della sofferenza. Attinse dalla sua fede eucaristica una forza straordinaria che la rese intrepida anche di fronte alle incursioni dei Saraceni (1230).
In un certo modo essa preannuncia la forte iniziativa femminile che il suo secolo e il successivo vedranno svilupparsi nella Chiesa.

Giovedì della XIX settimana del Tempo Ordinario
Mt 18,21-19,1: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Ci siamo. Pietro è conosciuto nel gruppo per la sua generosità. E per la sua goffaggine. Sa che deve essere all’altezza della responsabilità affidatagli dal Signore e dimostrare di avere ampiamente capito l’ammonimento riguardante il perdono. Osa, esagera, fa il botto: è disposto a perdonare fino a sette volte! Ammiro Pietro per il suo coraggio (la sua incoscienza!). Sette volte! Immaginate che il vostro vicino vi chieda scusa per avere sparlato male di voi col portiere. D’accordo, fate gli splendidi e soprassedete. Torna dopo un’ora a chiedere scusa perché ha parlato male di voi col panettiere… che fare: lo perdonate o non vi sentite, piuttosto, presi per il naso? Gesù, però, spiazza Pietro e tutti noi: il discepolo è chiamato a perdonare settanta volte sette, cioè sempre! E lo può fare non perché generoso, o migliore, o santo, ma perché lui per primo ha fatto esperienza di peccato e di perdono. Possiamo perdonare sempre perché a noi è stato perdonato tantissimo, perché possiamo davvero diventare simili al Padre che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Perdoniamo gli altri col perdono ricevuto da Dio.

Venerdì della XIX settimana del Tempo Ordinario
Mt 19,3-12: Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così.

È la pagina più antipatica di tutto il vangelo, almeno per noi maschi. Ed è certamente autentica: nessuno sano di mente si sarebbe sognato di attribuire a Gesù parole per noi così sfavorevoli! Al tempo di Gesù esisteva il divorzio, anche se era decisamente sessista: un uomo poteva rimandare a casa la propria moglie, era sufficiente un atto di ripudio. E, per calcare la mano, qualche furbetto era riuscito ad attribuire a Mosè la pratica, così da renderla inossidabile e piuttosto maschilista. La domanda rivolta a Gesù sembra essere una richiesta di conferma di una pratica diffusa che nessuno, nemmeno le donne, si sarebbe mai permesso di contestare. Tutti, eccetto Dio. E questa è la grande e sconcertante novità proposta da Gesù: la coppia è invenzione di Dio, non dell’uomo. È suo il progetto, sua l’intuizione felice. Se, perciò, nel nostro cammino desideriamo amarci per tutta la vita, la nostra non è una pia illusione retaggio del passato, ma il sogno che Dio ha sulla famiglia. A partire da questo testo così inequivocabile dobbiamo umilmente affrontare le difficili situazioni di coppie separate, senza tradire la verità del vangelo ma senza spegnere la speranza…

Sabato della XIX settimana del Tempo Ordinario 
Mt 19,13-15: Non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli.

Come un cerchio che si chiude, nuovamente troviamo i bambini come protagonisti della pagina di vangelo di oggi. Siamo chiamati a diventare bambini per fare esperienza di tenerezza e diventare capaci di perdonare e di vivere da perdonati. E ci vuole un cuore da bambini per imparare a stupirci delle grandi cose che Dio ha compiuto in Maria e che continua a compiere in noi… Se diventiamo bambini, se lasciamo emergere in noi la parte più autentica e spontanea della nostra anima, la capacità di sognare, di emozionarsi, di credere, possiamo tranquillamente avvicinarci a Gesù e, attraverso di lui, accedere a Dio. Ci benedice il Signore, impone le sue mani su di noi, ci invita a possedere il Regno. Proprio perché i bambini, come le vedove, come i poveri contemporanei a Gesù, fanno parte delle categorie deboli della società ebraica, gli invisibili ignorati da tutti ma ben presenti nel cuore di Dio. Lasciamo emergere in noi il bambino che ci abita, che realizza il Regno intorno a sé, che sa individuare la presenza di Dio in ogni cosa.