Liturgia
– Vangelo del giorno

Giovedì della XVII settimana del Tempo Ordinario
Mt 13,47-53: Raccolgono i buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Matteo 13,47-53

Testo del Vangelo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

Meditazione di Don Franco Mastrolonardo

...pesca forza tira pescatore
pesca non ti fermare
poco pesce nella rete
lunghi giorni in mezzo al mare
mare che non t’ha mai dato tanto
mare che fa bestemmiare
e si placa e tace senza resa
e ti aspetta per ricominciare
e ti aspetta per ricominciare…

(Canzone di Pierangelo Bertoli)

Prendo spunto da una vecchia catechesi di Padre Cantalamessa che sosteneva l’urgenza evangelizzatrice sostenendo la tesi che la chiesa e i cristiani nel corso dei secoli si sono adagiati sul ruolo di pastori e non hanno più preso in considerazione quella dei pescatori. Oggi è tempo di ritornare in mare. La nostra vita da cristiani dovremmo giocarcela più nel mare del mondo che nei recinti delle sacrestie. Come diceva Bertoli: il mare ci aspetta per ricominciare.

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Commento di Silvano Fausti

47Il Regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.

Questa parabola è sulla responsabilità. È vero che si pesca tutti, ma poi c’è una distinzione, alla fine. Vediamola più da vicino. Il Regno è paragonabile a una rete: si tratta di una rete grande che si getta nel mare e che si tira. E questa rete pesca. Ora il pesce pescato dall’acqua muore, l’uomo pescato dall’acqua vive. Quindi questa rete che pesca gli uomini – vi farò pescatori di uomini – vuol dire che semplicemente il Regno dei cieli è la salvezza di ogni uomo. E ogni uomo è raccolto in questa rete, che in fondo, è l’annuncio della Parola di Dio proposta a tutti, ed è la Chiesa, dove si accoglie tutti in questa rete e non si sta a vedere se uno è buono o cattivo: la salvezza è per tutti… Se è per tutti, allora tanto vale, sono già nella rete, sono già a posto. No. Alla fine si conclude, si tira la rete a riva. E c’è una distinzione: i primi sono raccolti, gli altri sono gettati…
La rete accoglie tutti, la comunità accoglie tutti; se io non accolgo tutti, io mi butto fuori. Io non sono uno che accoglie.

Quando si parla della fine del mondo, in greco c’è il compimento del mondo, non è che il mondo abbia una fine, ma ha un compimento… Il mondo tende a un compimento, non a una fine. Se volete: è la fine del male, ma è il compimento del bene.
E in questo compimento gli angeli separano. E l’angelo è colui che annuncia la Parola. La Parola separa, divide, divide in noi ciò che è bene da ciò che è male. La Parola di misericordia fa vedere in noi ciò che è da buttar via, ciò che brucia, da ciò che è salvato. E ciò che non è bene sarà gettato nella fornace ardente, che poi ancora è il fuoco, il fuoco della misericordia di Dio; ciò che è male in noi sarà bruciato, ciò che non è amore sarà bruciato dall’amore di Dio; poi ci pensi Lui come. Ed di noi resterà solo ciò che è amore.

51Avete capito tutte queste cose? Gli risposero: sì. 52Ed egli disse loro: perciò ogni scriba divenuto discepolo del Regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.

Qui Gesù fa un piccolo esame ai discepoli dopo le parabole. È l’esame che ci possiamo fare anche noi: Avete capito queste cose? Tutte? Perché in genere comprendiamo solo la metà, quella metà che non ci interessa, perché ci giustifica. Non l’altra invece che ci dovrebbe interessare…
Avete capito? Sì. E allora Gesù continua. Lo scriba divenuto discepolo – è la figura dell’autore questo, cioè Matteo stesso questo scriba, questo maestro della legge che è diventato discepolo – è come il padrone di casa che tira fuori dal suo tesoro – si era partiti col tesoro, si termina col tesoro – cose nuove e cose antiche.
Lo scriba è colui che trasmette ciò che ha capito.
Ognuno di noi, nella misura in cui ha capito, deve vivere coerentemente e poi anche trasmettere. E cosa trasmettere? È molto bello: anzitutto cose nuove. Non è che dobbiamo trasmettere ciò che han detto, la tradizione, ciò che si è sempre fatto; no, innanzitutto una cosa nuova, il tesoro. Cioè essere molto aperti a ciò che è nuovo. C’è il pericolo che la religione sia semplicemente un qualcosa di passato, invece no. C’è una cosa nuova, che nasce proprio ora, non te ne accorgi? Dio è presente, è sempre nuovo! Quindi attenzione alla novità. Paradossalmente, sopra ogni tradizione c’è già l’interpretazione e questo è l’interessante. Però non basta. Questa cosa nuova, che è poi il Cristo presente ora, è il come vivere qui e ora, la devi scoprire nella sua radice antica. È, in fondo, ciò che ha fatto Matteo nel suo Vangelo. Ha fatto vedere la cosa nuova che è Cristo attraverso la promessa antica, dell’Antico Testamento. È questo atteggiamento di capire ciò che c’è di nuovo, attraverso la storia che c’è stata, attraverso la promessa di Dio, attraverso tutto ciò che è passato, capire il presente, essere aperto al futuro è il grosso lavoro di responsabilità e di discernimento che ciascuno di noi deve avere.

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