Liturgia
– Vangelo del giorno

Mercoledì della XVII settimana del Tempo Ordinario
Mt 13,44-46: Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Testo del Vangelo
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

Commento di Ermes Ronchi

Come un tesoro. Tesoro: parola magica, così poco usata nella religione, parola d’innamorati, di favole, di storie grandi. E di Vangelo. Che capovolge la vita, contiene tutte le speranze, rilancia tutti i desideri. Un tesoro ci attende: a dire che l’esito della storia sarà comunque felice; che nell’uomo è posto un eccesso di desiderio che nessuna cosa concreta o quotidiana potrà esaurire.

Nascosto in un campo: che è il mondo, che è il cuore; e la vita altro non è che un pellegrinaggio verso il luogo del cuore (Olivier Clè ment), là dove maturano tesori. Il protagonista vero della parabola non è il contadino, ma il tesoro: Cristo, e la pienezza di umanità che Lui è venuto a portare. Dal tesoro deriva una seconda parola: per la gioia quell’uomo va, vende, compra. È la gioia, radice della vita, che muove, mette fretta, fa decidere.

Noi non avanziamo nella vita a colpi di volontà, ma solo per scoperta di tesori (là dov’è il tuo tesoro, lì è anche il tuo cuore); per passione di bellezza (mercanti che cercano le perle più belle); per riserve di gioia che Qualcuno, uomo o Dio, amore o tesoro, seme o spiga, colma di nuovo. Chiedi al Signore la gioia, ed Egli ti risponderà dandoti la vita. Gioia non facile, quindi: c’è un campo da lavorare, rovi e sudore, un tesoro da trovare e nascondere, un tutto da vendere e investire.

Dio vuole che il suo dono diventi nostra conquista (sant’Agostino). Ma la parola centrale è tesoro! Il cristianesimo non è rinuncia o sacrificio, è un tesoro: Dio in me, pienezza d’umano, vita bella, estasi della storia. E mettervi tutte le mie energie. Allora lascio tutto, ma per avere tutto. Vendo tutto, ma per guadagnare tutto.

Questa è la croce che fa rifiorire la rosa del mondo (Berdiaeff). E se non ho posto tutte le mie forze, almeno una volta nella vita, la totalità del cuore, tutto, a servizio di qualcosa, Dio, un fratello, un sogno, non riuscirò mai a credere alla Risurrezione. Noi talvolta agiamo come se la rinuncia fosse la condizione per una gioia successiva che Dio ci darà in base ai nostri sforzi.

Le parabole di oggi ci ricordano che l’ordine è inverso. Se la gioia di un innamoramento, di un “che bello!” a pieno cuore, non precede le rinunce, queste non generano che tristezza, freddo, lontananza, disamore, consumazione del cuore. Come diventerò cercatore di perle? Chiedendo il dono di Salomone: donami Tu un cuore che ascolta. Dono immenso da chiedere sempre: per ascoltare Dio e il grido di Abele, per ascoltare cielo e terra, angeli e parabole, per ascoltare la bellezza e la cattedra dei piccoli della terra. Allora matureranno tesori.

Un tesoro ci attende. E lo Spirito santo è questo soffio divino che fa nascere i cercatori d’oro. Immaginiamo allora una storia, personale e collettiva, costellata di tesori; sentiamo la vita come intrisa di perle e della loro bellezza. E noi a intingere la spola dei nostri giorni, i nostri sogni dentro tesori, dentro la gioia. Il tesoro non si compra, è un dono. L’uomo compra il campo.


 Vi leggo questo spezzone di brano di un illustre padre spirituale, che è Teofane il Recluso.
“Mi chiese che cosa stessi cercando. “A dir la verità”, dissi, “sto cercando la perla di grande valore”. Lui la estrasse da una tasca e me la diede. Proprio così. Io rimasi senza parole, poi mi ripresi: “Davvero è per me? Sei sicuro di non volerla tenere?”. Alla fine mi disse: “Secondo te, cosa è preferibile: possedere la perla di gran valore, o poterla donare?”. Ad ogni modo, ora l’ho io. E non lo dico a nessuno, per paura di non essere preso sul serio (“Tu, proprio tu possiedi la perla di gran valore? Ma va’!”), o di destare invidia, o di venirne derubato. Sì, l’ho io. Ma rimane quella domanda: “E’ preferibile possederla o poterla donare?”. Per quanto tempo ancora mi impedirà la gioia?”

Don Franco Mastrolonardo
http://www.preg.audio