Giovedì fra l’Ottava di Pasqua
Lc 24,35-48 Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

35Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 36Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. 37Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. 38Ma egli disse loro: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 39Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho”. 40Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. 41Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: “Avete qui qualche cosa da mangiare?”. 42Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. 44Poi disse: “Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi”. 45Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture 46e disse loro: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. 48Di questo voi siete testimoni.

Il tuo nome è Aprire, alleluia!
MichaelDavide Semeraro

Incontrare il Risorto non significa soltanto vederlo e gioire del fatto che «il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù» (At 3,13). Tutto questo sarebbe vano se non avessimo in noi il dono del Risorto che «aprì la loro mente all’intelligenza delle Scritture» (Lc 24,45). La tenebra del Venerdì Santo è sempre in agguato nel nostro cuore! Ciò che induce a fare come i nostri padri – di cui Pietro dice: «voi avete consegnato e rinnegato… avete ucciso l’autore della vita» (At 3,13-14) – è proprio l’ignoranza delle Scritture o, più precisamente, l’incapacità ad aprire questo libro, comprendendone fino in fondo il senso che illumina e ci fa prendere in carico il mistero della nostra vita. È questa la prima nota che fa pure l’evangelista Giovanni proprio all’aurora di Pasqua «di buon mattino» (Gv 20,1): «non avevano infatti ancora compreso la Scrittura» (Gv 20,9).
Noi tutti siamo nella condizione di coloro cui Pietro rivolge la sua parola: «io so che voi avete agito per ignoranza» (At 3,17), Anche noi siamo nella condizione dei discepoli davanti al «Fantasma» Gesù:

«Perché siete turbati e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?» (Lc 24,38).

L’ignoranza e il dubbio non sono però motivi per giustificarci né davanti alla durezza del nostro cuore né, tantomeno, davanti alla strettezza della nostra mente. L’ignoranza e il dubbio sono realtà che esigono da parte nostra una reazione e una scelta: aprirci o chiuderci a ciò che ignoriamo e a ciò che non vogliamo conoscere. E il contenuto fondamentale della conoscenza di Dio è il mistero della sua croce: «il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno» (Lc 24,46). Davanti alle Scritture – ossia dinanzi alla Parola di Dio che interpreta e orienta la nostra vita – abbiamo la tendenza a chiudere il libro per chiudere la nostra mente e il nostro cuore a quel cammino ulteriore che Pietro riassume nelle parole:

«Pentitevi e cambiate vita» (At 3,19).

Il Risorto ci chiede ogni giorno di fare un passo in più come i discepoli di Emmaus, ma camminare – fare un passo – è sempre un aprire la mente e il cuore oltre tutto ciò che abbiamo già conquistato con la mente e il cuore. Riconoscersi ignoranti e dubbiosi, rimanere davanti al Risorto «stupiti e spaventati» (Lc 24,37) può trasformarsi nell’inizio di una nuova storia, segnata da due parole del Risorto: «Pace a voi» (Lc 24,36) e «voi siete testimoni» (Lc 24,48). Pertanto, la pace interiore e la testimonianza esteriore sono possibili solo a partire da un’apertura totale e sempre aperta a ciò che sconvolge i nostri parametri mentali e di cuore.
Il Risorto è colui che apre ma, soprattutto, è colui che ci mantiene aperti: «quando egli apre nessuno chiude, e quando chiude nessuno apre» (Ap 3,7). Ci sono, infatti, persone apparentemente aperte – come un fantasma senza carne né ossa (Lc 24,39) – rinchiuse però nella propria autodeterminazione e insensibili a ogni appello a ulteriori aperture. Il Risorto, invece, rende aperti nella mente per donarci un cuore spalancato, che non ha paura delle proprie ferite, ma le trasforma in feritoie per vedere la luce pasquale di un cuore che accetta il rischio di farsi toccare:

«Toccatemi e guardate» (Lc 24,39).

Si tratta di entrare nel mistero di una vita che si fa condivisione: «mangiò davanti a loro» (Lc 24,43) così che «possano giungere i tempi della consolazione» (At 3, 0) in cui si possa dire: «Ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere» (Ap 3,8). Questa porta siamo noi stessi in Cristo Gesù.

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