Commento di Paolo Curtaz

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Lunedì 28 Febbraio >
(Feria – Verde)
Lunedì della VIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Pt 1,3-9   Sal 110   Mc 10,17-27: Vendi quello che hai e vieni! Seguimi!
Martedì 1 Marzo >
(Feria – Verde)
Martedì della VIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Pt 1,10-16   Sal 97   Mc 10,28-31: Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.
Mercoledì 2 Marzo >
( – Viola)
Mercoledì delle Ceneri
Gl 2,12-18   Sal 50   2Cor 5,20-6,2   Mt 6,1-6.16-18: Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Giovedì 3 Marzo >
(Feria – Viola)
Giovedì dopo le Ceneri
Dt 30,15-20   Sal 1   Lc 9,22-25: Chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.
Venerdì 4 Marzo >
(Feria – Viola)
Venerdì dopo le Ceneri
Is 58,1-9   Sal 50   Mt 9,14-15: Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.
Sabato 5 Marzo >
(Feria – Viola)
Sabato dopo le Ceneri
Is 58,9-14   Sal 85   Lc 5,27-32: Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano.
Domenica 6 Marzo >
(DOMENICA – Viola)
I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO C)
Dt 26,4-10   Sal 90   Rm 10,8-13   Lc 4,1-13: Gesù fu guidato dallo Spirito nel deserto e tentato dal diavolo
Lunedì della VIII settimana del Tempo Ordinario
Mc 10,17-27: Vendi quello che hai e vieni! Seguimi

Nel racconto del giovane ricco troviamo l’essenza della diversità cristiana. La fede non si riduce al rispetto di norme o precetti ma consiste nella sequela libera e liberante del Signore Gesù. Per essere suoi discepoli, però, dobbiamo ammettere che troppo spesso siamo legati ad abitudini che non vogliamo lasciare. Il giovane del racconto pur incontrando l’intenso sguardo amorevole del maestro, non riesce a staccarsi dalle sue ricchezze, materiali e morali. Conoscere il Vangelo è sempre un po’ destabilizzante e ci mette in discussione: ciò che pensavamo essere fondamentale per la nostra vita viene relativizzato e noi per primi dobbiamo ammettere di non avere in noi stessi tutte le risposte. Il primo passo da compiere per diventare veramente discepoli è quello di liberarci dalle nostre false idee di noi stessi, degli altri, di Dio. Il nostro cuore per accogliere la novità del Vangelo deve potersi liberare da tutto ciò che lo ingombra.

Martedì della VIII settimana del Tempo Ordinario
Mc 10,28-31: Riceverete in questo tempo cento volte tanto insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.

La scena del giovane ricco che se ne va triste ha raggelato tutti gli aspiranti discepoli, soprattutto per la riflessione finale di Gesù che, sconfortato, nota come un cuore colmo di bramosia difficilmente riesce a far spazio all’assoluto di Dio. Nel silenzio generale si alza la voce del grandissimo Pietro: noi abbiamo lasciato tutto. Forse è il tentativo di una rassicurazione, una constatazione che chiede una risposta… O forse è la generosità di Pietro che indica a Gesù la sua rinuncia e quella degli altri discepoli. Come a dire al Signore: non sei solo, noi ti abbiamo seguito, abbiamo lasciato tutto per te, per il Regno. La risposta di Gesù è incoraggiante: seguirlo significa ritrovare cento volte tanto tutto ciò che abbiamo lasciato. Eccetto una: il padre, perché seguire Gesù significa trovare l’unico Padre! E accogliendone un’altra, meno gradita, di cui solo Marco parla: la persecuzione. Gesù non vuole venderci una soluzione semplice, sa bene che a volte vivere con serietà il vangelo ci porta a fare delle scelte dolorose, a scontrarci con una logica del mondo piccina e rissosa. E a entrare in conflitto con chi mal sopporta i cristiani e la loro visione del mondo. Siamo pronti, Gesù ci ammonisce: essergli fedele significa anche accettare la persecuzione nel suo nome per avere la vita dell’Eterno.

Mercoledì delle Ceneri
Mt 6,1-6.16-18: Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Inizia oggi il periodo di quaresima: quaranta giorni in cui siamo invitati a ripensare la nostra vita di fede, a verificare la nostra adesione a Cristo, per andare all’essenziale. E lo facciamo con l’austero segno dell’imposizione delle ceneri.
Quaranta giorni all’anno, non molti, ad essere sinceri. Ma sufficienti, se vissuti con verità. Quaranta giorni per prepararci ancora una volta allo stupore della Pasqua, quaranta giorni per ritrovare il bandolo della matassa di una vita troppo spesso travolta dalle cose da fare, delle preoccupazioni infinite che la crisi economica sembra amplificare all’infinito… Quaranta giorni per fare argine, per costruire o ricostruire una diga contro la dittatura delle cose da fare, dell’efficienza a tutti i costi, della produttività. Quaranta giorni da vivere con gioia interiore, andando all’essenziale, per vivificarsi, non per mortificarsi, per ridare ossigeno alla fiamma della fede che sembra continuamente spegnersi. E oggi, nella chiesa latina, iniziamo questo cammino ridando proporzione alle cose che facciamo. Davanti a quel segno così antipatico, l’imposizione delle ceneri, ci ricordiamo che fra cento anni di noi non ci sarà più nulla. Vale la pena, allora, affannarsi così tanto intorno a cose che non servono? Il tempo di crisi, se non altro, ha il vantaggio di ricordare a tutti chi e che cosa vale veramente nella nostra vita. Ripartiamo dall’essenziale.

Giovedì dopo le Ceneri
Lc 9,22-25: Chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.

Restate tranquilli: il Signore non ci chiede di cercare la sofferenza o di accoglierla senza combattere, il prendere la croce ha poco a che vedere con l’atteggiamento autolesionista con cui, troppo spesso, abbiamo accolto questa parola così intensa e liberante. La ragione la dice lui stesso: siamo chiamati ad andare fino in fondo, ad osare, a non mollare proprio perché lui, il Signore, il Maestro, il Rabbì, è andato fino in fondo senza tentennamenti. Gesù non ha amato la croce, né l’ha cercata e ne avrebbe volentieri fatto a meno. Ma, ad un certo punto, quella croce è stata l’unico strumento che ancora aveva per ridire senza ambiguità, senza tentennamenti, senza ombra di dubbio ciò che egli voleva dire. La croce è diventata, allora, l’unico modo per il Signore di manifestare l’amore per il Padre e per gli uomini. Quell’amore siamo chiamati ad imitare, quell’amore siamo chiamati a cercare e a donare anche se fa male, anche se non riusciamo, a costo di perdere la vita. Proprio perché la vita piena, la vita vera, la vita dell’Eterno vale la pena di essere vissuta fino in fondo.

Venerdì dopo le Ceneri
Mt 9,14-15: Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.

Da sempre la Chiesa propone, durante i venerdì di quaresima, di praticare l’astinenza dalle carni. È un gesto semplice, alla portata di tutti, che serve da una parte a ricordare la morte cruenta di Gesù in croce e, dall’altra, a porre un freno ai nostri appetiti, a ristabilire una gerarchia nella nostra vita, facendo in modo che sia sempre e solo la volontà a prevalere. Oggi, certo, questa proposta va accolta con intelligenza. Quando la proposta penitenziale venne elaborata, la carne era cibo per i ricchi ed era un invito a condividere le scelte dei poveri. Oggi che la carne è venduta ad un costo uguale alla frutta, forse bisogna intendersi bene! Non è astinenza privarsi di un hamburger da pochi euro per rimpinzarsi di prelibatezze di pesce! Non facciamo gli ipocriti come il buon re Luigi XIV, re Sole, che, nella Francia del Seicento faceva penitenza quaresimale sostituendo le posate d’oro con quelle d’argento… Oggi possiamo fare astinenza, ad esempio, saltando un pasto o consumando l’equivalente di quanto consuma un africano o accontentandoci di un panino. Ma che sia un gesto che ci apre alla generosità verso i poveri, e alla comprensione del loro dolore. E alla voglia di provvedere, per quanto poco ognuno di noi può, ai loro bisogni.

Sabato dopo le Ceneri
Lc 5,27-32: Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano.

Durante questa quaresima vogliamo mettere al centro la fede, fede da consolidare, da purificare, da testimoniare, da conoscere. E il vangelo di oggi ci fornisce una linea di pensiero salda e proficua: la fede non è anzitutto credere ad un “corpus” di contenuti, non è una dottrina da mandare a memoria ma una persona da incontrare. Credere significa accogliere la provocazione del Signore Gesù che ci viene incontro e ci invita a seguirlo. Noi crediamo ad una persona, a ciò che egli ci ha detto, e “credere” significa fidarsi di lui. Gesù è credibile perché vive ciò che dice, perché parla di Dio in maniera nuova, perché è autorevole. Così conoscerlo significa entrare nel suo mondo, conoscere il Padre e ricevere il dono dello Spirito che ce lo rende accessibile. L’iniziativa parte sempre da Dio: è lui che ci viene incontro e ci invita, senza condizioni, senza pregiudiziali. Levi il pubblicano è la persona più lontana dalla fede che si possa immaginare ma Gesù non se ne preoccupa. Vede in Levi il Matteo che può diventare, non ha paura di osare. Lasciamoci incontrare, allora, non abbiamo paura della nostra fragilità e delle nostre malattie interiori perché il Signore viene apposta per quelli come noi…