VI settimana del Tempo Ordinario
Commento di Paolo Curtaz

Testo PDF:
VI settimana del Tempo Ordinario


il-cieco-fu-guarito1

ì 14 Febbraio >
(FESTA – Bianco)
SANTI CIRILLO E METODIO
At 13,46-49   Sal 116   Lc 10,1-9: La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai.
Martedì 15 Febbraio >
(Feria – Verde)
Martedì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Giac 1,12-18   Sal 93   Mc 8,14-21: Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode.
Mercoledì 16 Febbraio >
(Feria – Verde)
Mercoledì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Giac 1,19-27   Sal 14   Mc 8,22-26: Il cieco fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa.
Giovedì 17 Febbraio >
(Feria – Verde)
Giovedì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Gc 2,1-9   Sal 33   Mc 8,27-33: Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.
Venerdì 18 Febbraio >
(Feria – Verde)
Venerdì della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Giac 2,14-24.26   Sal 111   Mc 8,34-9,1: Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Sabato 19 Febbraio >
(Feria – Verde)
Sabato della VI settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Giac 3,1-10   Sal 11   Mc 9,2-13: Fu trasfigurato davanti a loro.
Domenica 20 Febbraio >
(DOMENICA – Verde)
VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)
1Sam 26,2.7-9.12-13.22-23   Sal 102   1Cor 15,45-49   Lc 6,27-38: Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

14 Febbraio SANTI CIRILLO E METODIO

Oggi la Chiesa celebra la festa dei santi Cirillo e Metodio, fratelli, che evangelizzarono l’Europa dell’est. Ma la devozione popolare ricorda anche san Valentino, patrono degli innamorati.
Nativi di Salonicco, siamo nel primo millennio, furono inviati dal vescovo di Costantinopoli a evangelizzare i popoli della Pannonia e della Moravia. Tradussero in slavo le Scritture, adattando l’alfabeto latino (il cirillico), Cirillo si fece poi monaco a Roma e Metodio fu eletto vescovo. Papa Giovanni Paolo li volle patroni d’Europa insieme a Benedetto. L’Europa è nata grazie alla passione di uomini come questi, che hanno desiderato condividere il prezioso tesoro del Vangelo e hanno avuto l’intelligenza di adattare il messaggio alla cultura dei popoli che incontravano, come ha saputo fare anche Benedetto nei suoi monasteri. Sarebbe interessante che l’Europa dei burocrati, delle banche e delle regole si ricordasse di avere un’anima cristiana. Solo recuperando l’essenziale, il desiderio della conoscenza della felicità, della ricerca di senso, possiamo superare la terribile impasse in cui si è arenata l’Unione. Per amore Cirillo e Metodio, a prezzo di grandi sacrifici e di persecuzioni, annunciarono il Vangelo, e sempre di amore parliamo ricordando la figura di Valentino, vescovo di Terni, patrono di chi si ama.

Lunedì della VI settimana del Tempo Ordinario
Mc 8,11-13: Perché questa generazione chiede un segno?

Di quanti segni abbiamo bisogno per credere? Gesù ha appena sfamato 4000 capifamiglia partendo da una manciata di pani e di pesci. Muti e sordi, ciechi e storpi, lebbrosi e paralitici, contravvenendo all’ordine del Maestro, urlano al mondo di essere stati guariti. Molti di più hanno trovato nelle sue parole lo specchio di una vita diversa, altra, e il volto di un Dio inatteso e tanto desiderato. E altri cantano le sue gesta, non eroiche, non eclatanti. Il sorriso fatto ai bambini, e la pazienza nell’ascoltare il dolore, e la compassione, vera, adulta, virile, che emerge da ogni suo gesto. Di quanti altri segni abbiamo bisogno per credere? Come se Dio fosse una marionetta al nostro servizio. Come se, per esistere, Dio dovesse continuamente esaudire i nostri desideri, a volte seri, molto più spesso futili ed inutili. Di quanti altri segni ho bisogno per credere che Dio è ed è presente nella nostra quotidianità? Prima di iniziare la settimana, allora, proviamo a fare memoria, in questo piccolo momento di preghiera che scalda il nostro cuore, dei tanti segni con cui Dio ci manifesta la sua infinita e inattesa misericordia…

Martedì della VI settimana del Tempo Ordinario
Mc 8,14-21: Guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode.

Non capiscono, i discepoli, faticano a stare dietro a Gesù, non riescono a sollevare lo sguardo, ad innalzare la fronte, a entrare più in profondità. Tentennano, restano ancorati alle loro prospettive solo umane. Hanno seguito il Signore, certo, ne sono stati affascinati, lo hanno ascoltato e hanno visto i prodigi che compie. Ma il loro cuore è ancora piccino, stretto nella morsa della loro prospettiva. Gesù li ammonisce, li invita a non farsi prendere dal lievito di Erode. L’Erode di cui parla è uno dei figli di Erode il grande: anch’egli, come il padre, usa le religione per i propri fini politici. Ancora oggi, purtroppo, molte persone pensano alla fede solo nella loro dimensione culturale e sociale, come se fosse una simpatica concessione all’ingenuità delle persone. Ragionando in termini umani, pensano al proprio tornaconto infilandoci dentro anche la religione. Non solo i politici lo fanno ma anche noi, quando pensiamo a Dio come a qualcosa che ci porta un vantaggio. Non è questa la fede che propone Gesù, non è questo il volto del Dio che è venuto ad annunciare..

Mercoledì della VI settimana del Tempo Ordinario
Mc 8,22-26: Il cieco fu guarito e  vedeva distintamente ogni cosa.

Il cieco di Betsaida, il paese natale di Pietro e Andrea, guarisce per gradi, in due tappe successive. Fa tenerezza sentire il cieco che ammette un miglioramento, ma che vede gli uomini come alberi! La conversione è un evento progressivo, che evolve col passare degli anni. Può succedere di avere dei momenti di incontri forti, intensi, durante un ritiro, un pellegrinaggio, un’esperienza di movimento. Ma quello diventa il punto di partenza, non di arrivo: ci vuole tutta la vita e molti fallimenti per convertire il nostro cuore, ci vuole molta pazienza per giungere alla piena conoscenza di noi stessi e di Dio. Abbiamo bisogno di tempo, abbiamo bisogno di pazienza, abbiamo bisogno di apertura mentale, di coraggio per lasciare che il Signore attraversi la nostra vita e la cambi radicalmente. L’evangelista Marco sottolinea l’aspetto concreto dell’azione di Gesù: la saliva, il toccare, l’imporre le mani, come se prefigurasse l’attuale azione del Signore, che sempre avviene attraverso dei segni, dei sacramenti. Non pensiamo di essere arrivati, allora, ma fidiamoci dell’azione del Signore, lasciamoci raggiungere attraverso i segni della sua presenza.

Giovedì della VI settimana del Tempo Ordinario
Mc 8,27-33: Tu sei il Cristo… Il Figlio dell’uomo deve molto soffrire.

Chi è per me il Signore? Non per gli altri, non a partire da quello che dice la gente, non a partire dall’opinionista di turno o dal genio che pensa di avere scoperto il “vero” Gesù. Chi sei per me, Gesù? Non a partire dalla cose che ci hanno insegnato, senza risposte da catechismo, senza risposte giuste o sbagliate. Vuole verità, da noi, il Signore, vuole anche sentirsi mandare a quel paese, se necessario, ma che sia autentico il nostro agire, autentica la nostra fede, anche se sofferta. Ritagliamoci un istante di verità, nella nostra giornata, rimettiamo il Cristo al centro della nostra ricerca, delle nostre attese. Non c’è nulla di peggio, nella fede, del lasciare che la fede si depositi, che le sicurezze ammuffiscano, che lo slancio iniziale dell’incontro si lasci avvolgere dalla polvere e dalle ragnatele della quotidianità. È sempre per strada, il Maestro, sempre avanti, sempre altrove, e ci invita ad uscire dalle nostre (piccole) certezze di cattolici benpensanti, a non imitare Pietro che insegna a Dio come si fa a fare Dio. Se davvero abbiamo messo i nostri piedi nelle orme del Maestro, non spaventiamoci se ci ritroviamo vicini al Golgota, a sperimentare l’assoluto del dono di sé.

Venerdì della VI settimana del Tempo Ordinario
Mc 8,34-9,1: Chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.

Dio non manda le croci, non scherziamo. Perché dovrebbe? Per farci star male, per fidarci di lui? Perché è educativo? Ma visto che nella prova quasi sempre perdiamo la fede, com’è possibile che Dio, conoscendoci, rischi così tanto? No, Dio non manda le croci: ce le manda la vita, gli altri che rompono le scatole e anche noi stessi, a volte. Se guardo con onestà a me stesso, devo riconoscere che la stragrande maggioranza delle sofferenze che vivo o sono inevitabili o me le sono create io ad arte. Dio non ci manda le croci, noi, troppo spesso, passiamo la vita a levigarla e a piallarla, la croce, pensando, così facendo, di rendergli gloria! Gesù sta dicendo ai suoi, che lo hanno riconosciuto come Messia, di essere un Messia diverso da quello che gli altri si aspettano, di essere disposto a parlare del vero volto di Dio pagando di persona, arrivando fino in fondo, fino a morirne. E a noi chiede di fare la stessa cosa, di imitarne lo slancio, il dono, la generosità. La nostra vita si misura dalla capacità di farla diventare un dono agli altri, non dai risultati conseguiti, non dalle legittime soddisfazioni affettive e lavorative, ma dallo spendersi per il Regno.

Sabato della VI settimana del Tempo Ordinario
Mc 9,2-13: Fu trasfigurato davanti a loro.

È disposto a parlare del vero volto di Dio rischiando la propria vita, il Maestro Gesù, senza paura. E chiede a noi suoi discepoli di fare altrettanto, di non cedere alla logica del mondo, come fa Pietro, pensando di consigliare a Gesù come muoversi. Ci spaventa, questa logica, tanto. L’idea di donare la propria vita ci può anche solleticare, a patto di vederla concludere eroicamente e di vederci intitolata almeno una piazza in ogni città! Ma chi è disposto ad amare rischiando di morire? Di perdersi? Di essere dimenticato come farà il Signore Gesù? Spaventa, e tanto, questa logica folle. Perciò il Signore porta i suoi amici sul Tabor, a vedere la bellezza di Dio. Non possiamo affrontare il Golgota se non speriamo di vedere la bellezza luminosa del Signore. Non possiamo salire sul Golgota se prima non abbiamo visto, anche solo fugacemente, anche solo per un istante, lo splendido e radioso volto di Dio. Golgota e Tabor fanno parte dello stesso percorso, dello stesso progetto. Guai ad una fede che si compiace della croce senza lasciare spazio alla resurrezione! Guai ad un cristianesimo fermo al venerdì santo che non osa salire sul monte per vedere Gesù solo!