Commento di Paolo Curtaz

Lunedì 20 Dicembre >
(Feria – Viola)
Feria propria del 20 Dicembre
Is 7,10-14   Sal 23   Lc 1,26-38: Ecco, concepirai e darai alla luce un figlio.
Martedì 21 Dicembre >
(Feria – Viola)
Feria propria del 21 Dicembre
Cant 2,8-14   Sal 32   Lc 1,39-45: A cosa devo che la madre del mio Signore venga a me?
Mercoledì 22 Dicembre >
(Feria – Viola)
Feria propria del 22 Dicembre
1Sam 1,24-28   1Sam 2   Lc 1,46-55: Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente.
Giovedì 23 Dicembre >
(Feria – Viola)
Feria propria del 23 Dicembre
Ml 3,1-4.23-24   Sal 24   Lc 1,57-66: Nascita di Giovanni Battista.
Venerdì 24 Dicembre >
(Feria – Viola)
Feria propria del 24 Dicembre – Messa del mattino
2Sam 7,1-5.8-12.14.16   Sal 88   Lc 1,67-79: Ci visiterà un sole che sorge dall’alto.
Venerdì 24 Dicembre >
(SOLENNITA’ – Bianco)
NATALE DEL SIGNORE – MESSA VESPERTINA NELLA VIGILIA
Is 62,1-5   Sal 88   At 13,16-17.22-25   Mt 1,1-25: Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide.
Sabato 25 Dicembre >
(SOLENNITA’ – Bianco)
NATALE DEL SIGNORE – MESSA DELLA NOTTE
Is 9,1-6   Sal 95   Tt 2,11-14   Lc 2,1-14: Oggi è nato per voi il Salvatore.
Sabato 25 Dicembre >
(SOLENNITA’ – Bianco)
NATALE DEL SIGNORE – MESSA DELL’AURORA
Is 62,11-12   Sal 96   Tt 3,4-7   Lc 2,15-20: I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino.
Sabato 25 Dicembre >
(SOLENNITA’ – Bianco)
NATALE DEL SIGNORE – MESSA DEL GIORNO
Is 52,7-10   Sal 97   Eb 1,1-6   Gv 1,1-18: Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
Domenica 26 Dicembre >
(FESTA – Bianco)
SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, MARIA E GIUSEPPE (ANNO C)
1Sam 1,20-22.24-28   Sal 83   1Gv 3,1-2.21-24   Lc 2,41-52: Gesù è ritrovato dai genitori nel tempio in mezzo ai maestr

Lunedì 20 Dicembre >
(Feria – Viola) Feria propria del 20 Dicembre
Is 7,10-14 Sal 23 Lc 1,26-38: Ecco, concepirai e darai alla luce un figlio.

Guardatela questa figlia di Israele parlare alla pari col principe degli angeli! Guardatela mentre ascolta, si rassicura, chiede informazioni! Guardatela questa ragazzina che attende con maturità, che riflette, che sa. Sa che la sua vita è ad un bivio. Che la storia è ad un bivio. Che Dio le chiede di diventare la porta del cielo per Dio nel mondo. Guardatela questa adolescente che riscatta l’opaca figura di Eva, la stupidità di Adamo. Guardatela mentre capisce che Dio vuole collaborazione, che chiede un corpo e un’anima, che chiede una famiglia. Guardatela e tremate mentre indugia. Cosa avremmo fatto noi al suo posto? Forse saremmo andati a parlare con un prete per essere rassicurati o col nostro medico… Tutta la creazione attende col fiato sospeso, scrive magnificamente san Bernardo. E Maria rompe gli indugi e dice sì. Ora la sua vita è di Dio, ora la sua vita è nostra. È grazie a quel “sì” se ora sto scrivendo. È grazie a quel “sì” se tu ora, amico lettore cercatore di Dio, stai leggendo. Facciamo anche noi della nostra vita un continuo “sì” all’opera di Dio in noi!

Martedì 21 Dicembre >
(Feria – Viola) Feria propria del 21 Dicembre
Cant 2,8-14 Sal 32 Lc 1,39-45: A cosa devo che la madre del mio Signore venga a me?

È Elisabetta a parlare. Come hai fatto a credere Maria? È il più bel complimento mai reso alla Madre di Dio. Beata colei che ha creduto. Maria è beata perché ha creduto. Perché si è fidata, perché ha lasciato spazio a Dio, ha lasciato che potesse agire nella sua vita, ha lasciato fare. Elisabetta ha atteso un figlio per anni. Poi ha visto i primi segni dell’invecchiamento, finché ha capito che il proprio corpo aveva smesso di attendere. Insieme al grembo in lei si era avvizzita la speranza, e si era chiusa in un silenzio cupo e dolente. Poi, un giorno, Zaccaria era tornato a casa scosso e radioso. Elisabetta sa bene che Dio compie cose impossibili. Sa bene che occorre insistere, fidarsi, credere. Ma ciò che è successo alla sua piccola cugina supera ogni possibilità di immaginazione. Maria è madre dei discepoli perché è stata la prima a credere nel Dio dell’impossibile. Ed è una gioia immensa poterla accogliere nella nostra vita, lei che, sempre porta il Figlio. Se siamo qui a parlare garbatamente di lei, dopo duemila anni, è proprio perché ha creduto. Come noi fatichiamo a fare.

Mercoledì 22 Dicembre >
(Feria – Viola) Feria propria del 22 Dicembre
1Sam 1,24-28 1Sam 2 Lc 1,46-55: Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente.

Da duemila anni questa preghiera è il saluto dei discepoli al tramonto del sole, un modo per rileggere la giornata alla luce della salvezza. E per chiudere il giorno nella gioia, non nella tristezza, per sottolineare, ogni giorno, ciò che di positivo abbiamo vissuto. La conosciamo bene, questa preghiera. Lo cantiamo coralmente, il Magnificat, alla fine della preghiera dei Vespri. Faremmo bene a riprenderlo in mano, a rileggerlo con lo stupore della prima volta. È un’adolescente che lo canta. Che intreccia salmi e citazioni, rimandi biblici e salvifici. Chi studia la Scrittura ci dice che, con ogni probabilità, quel canto è opera delle prime comunità cristiane che Luca riprende, attribuendolo a Maria; alcune copie del vangelo lo attribuiscono, invece, ad Elisabetta. Mi piace pensare, però, che sia il canto dell’intera Chiesa che riconosce l’opera di Dio. E nella Chiesa c’è anche Maria. Non so se Maria ha pronunciato precisamente queste parole. So per certo che le ha vissute. Dio ha realizzato la sua promessa, canta. Sempre la realizza. Senza scoraggiarsi, anche quando passano i secoli.

Giovedì 23 Dicembre >
(Feria – Viola) Feria propria del 23 Dicembre
Ml 3,1-4.23-24 Sal 24 Lc 1,57-66: Nascita di Giovanni Battista.

Obbedisce, Zaccaria. Era l’ora. Aveva tentennato, davanti all’angelo. E l’angelo si era piuttosto irritato di quel ritardo nel rispondere. Ma, ora, ha capito la lezione. Non è nessuno. Anche se fa parte della classe sacerdotale. Anche se è rispettato per la sua devozione e il suo zelo. Non è nessuno. Tantomeno un maschio che detta le regole. O che si specchia con orgoglio nei lineamenti del figlio. Che vede continuare il proprio nome lungo i secoli. È solo uno che è stato zittito. E ora, quando Elisabetta lo richiama all’obbedienza di Dio, lui accetta. Stravolge le regole, certo. Dove si è mai visto un bambino che non porti il nome di un famigliare (maschio)? Ma Zaccaria, anche se vecchio, anche se lento, ora sa, ora ha capito. Che importa la discendenza? Che importa l’onore? Qui c’è in ballo la salvezza. Si arrende, infine. Cede. E la lingua si scioglie, ora la sua voce torna a farsi udire. Solo se la nostra vita si ritrova in Dio trova senso. Solo se la facciamo coincidere con la benevola volontà divina riusciamo a dire parole nuove. Bravo Zaccaria, che hai finalmente osato. Insegnaci ad osare ora che arriva il Messia.

Venerdì 24 Dicembre >
(Feria – Viola) Feria propria del 24 Dicembre – Messa del mattino
2Sam 7,1-5.8-12.14.16 Sal 88 Lc 1,67-79: Ci visiterà un sole che sorge dall’alto.

Benedetto il Dio d’Israele! Sono le prime parole di Zaccaria dopo il forzato ritiro che lo ha visto tacere per nove mesi. Ha avuto tempo di pensare e di prepararsi. E di ribaltare le proprie convinzioni, in un tempo in cui le convinzioni sembrano essere tutte compiute, tutte finite. Ha avuto il coraggio di osare e di piegarsi alla volontà di Dio. Superare la logica del clan e dell’orgoglio del maschio che tiene tutto in mano. Ora è pronto a rinascere, a far diventare la sua vita un tassello della grande logica di Dio. È pronto ad uscire da una visione claustrofobica della fede, fatta di sacrifici e di ritualità, per dare alla luce la profezia. Meglio: il profeta. Domani è natale, amici. Non so come ci siate arrivati. Forse felici, forse incupiti o rassegnati. Forse pensate che la vostra vita ormai sia giocata, e di non avere più nulla da dire. O da dare. Guardate a Zaccaria, rassegnato ad una vita sterile, che ora si ritrova a benedire il Signore. E ritagliamoci qualche minuto, oggi, per fare l’elenco di tutte le cose belle ed intense che Dio fa accadere nelle nostre piccole vite. Ora è il momento.

Venerdì 24 Dicembre >
(SOLENNITA’ – Bianco) NATALE DEL SIGNORE – MESSA VESPERTINA NELLA VIGILIA
Is 62,1-5 Sal 88 At 13,16-17.22-25 Mt 1,1-25: Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide.

Luce e tenebra

Ancora Natale. Ancora qui, tutti.
Pieni di luce, come dovrebbe essere, come Dio vuole che sia.
Pieni di nulla, come cerca di farci diventare la festa senza festeggiato buona solo a suscitare emozioni e far vendere prodotti.
Pieni di angoscia, come i troppi che vivono Natale come una maledizione da finire quanto prima e che no, non sono raggiunti da nessun angelo che li conduca a vedere quella stalla.
Eppure, in tutto questo, ala leggerezza di Dio invade ogni angolo, acquieta ogni paura, converte il cuore di chi si lascia stupire, sorprendere, stordire, commuovere.
Chi mai avrebbe potuto inventare un’assurdità del genere?
Chi mai avrebbe potuto farci credere la più incredibile delle notizie?
Dev’essere vero Natale, perché solo Dio poteva osare tanto. Dev’essere vero, perché è da pazzi immaginare una cosa del genere.
La notizia di un Dio che diventa uomo. Che si fa accessibile, incontrabile, carne e sangue, tenerezza e calore, fragilità e compassione.
Sentimenti, stanchezza, emozioni, fame e sete, caldo e freddo.
Non esiste più un confine che separi umano e divino.
Ora egli è qui.

Perché?
Perché lo ha fatto? Che senso ha? Perché mai Dio avrebbe dovuto abbandonare la sua perfezione per venire a conoscere la nostra miseria?
Per voi è nato un Salvatore.
Sono i pastori, gli ultimi, i perdenti, gli sconfitti del tempo di Gesù ad avere l’onore di essere degni della spiegazione di Dio.
Dio si è fatto uomo perché ci ama. E più siamo fragili e maldestri, più abbiamo conosciuto miseria e disperazione, come i pastori, e più ci ama. Non in virtù dei nostri meriti, ma in proporzione alle nostre necessità.
Dio si è fatto uomo per salvarci, per condurci a salvezza che è la pienezza della vita.
Per portare a compimento quell’anelito insopprimibile che egli ha messo nel profondo del nostro cuore. Una voce intima, assoluta, che nemmeno il caos debordante in cui riusciamo a vivere riesce a zittire.
Per dire ad ogni uomo che il fango è impastato di scintilla divina. Che, da ora e per sempre, umano e divino convivono in uno stesso corpo.
Il corpo di un neonato.

Vagiti
Solo la nudità disarmante di un neonato avrebbe potuto convertire la nostra durezza. Durezza di peccato e di tenebra, ma anche di pianto e di dolore.
E lì, davanti a quel bambino che allatta dal seno acerbo di un’adolescente colma di Dio, che i pastori e i magi e noi pieghiamo le ginocchia.
Allora Dio è così? Fino a questo punto? La sua parabola si è consumata fra una mangiatoia ed una croce? Sì, è così. Ora Dio ha un volto, questo volto.
E ci spiazza, ci destabilizza, ci imbarazza.
Perché Dio osa consegnarsi, diventando il per sempre segno di contraddizione.
Un Dio da accogliere cullandolo fra le braccia.
O da annientare e perseguitare, cancellare e uccidere.
Un Dio che ribalta ciò che pensiamo di lui. E che illumina ciò che siamo noi.
O che potremmo diventare.

Come i pastori
Se davvero, oggi, avremo il coraggio di lasciare alle spalle tutto. Il tutto ingombro delle attese, del clima natalizio, delle ferite purulente, dell’indifferenza, della melassa che tutto soffoca. Se avremo il coraggio di seguire i tanti angeli che Dio continuamente ci invia, allora, forse, arriveremo alla mangiatoia.
Dio si comunica sempre e solo attraverso ciò che riusciamo a conoscere, come la mangiatoia per dei pastori. E, dopo averlo visto, potremo tornare alla nostra vita lodando Dio a gran voce.
La stessa vita che i pastori, due ore prima, maledivano, ora possiede luce sufficiente per essere trasformata.
Questo è l’augurio più bello che oggi possiamo scambiarci.
Che la venuta di Dio allaghi di luce il nostro sguardo perché la vita cambi.

Dev’essere
Dev’essere bello vivere, ed essere umani, e gioire, amare, crescere, lottare, piangere, se Dio ha voluto condividere tutto questo. Dev’essere bello se Dio ha divinizzato ogni gesto e ogni sussulto.
Deve essere straordinario diventare capaci di accorgerci quanto siamo amati.

Buon Natale, cercatori di Dio.

Sabato 25 Dicembre >
(SOLENNITA’ – Bianco) NATALE DEL SIGNORE – MESSA DELLA NOTTE
Is 9,1-6 Sal 95 Tt 2,11-14 Lc 2,1-14: Oggi è nato per voi il Salvatore.

Rinascere

Eccolo qui, Dio.
Non è proprio come ce lo aspettavamo.
Anche se un po’ ci siamo abituati dopo duemila anni di celebrazioni e di canti natalizi.
E se abbiamo avuto il coraggio e la forza di fare un po’ di avvento, forse alla fine ci tocca anche il cuore guardare quell’adolescente che stringe forte al petto il suo primogenito.
È nato, nella storia, in quel piccolo borgo di Giudea, a Betlemme.
È davvero accaduto, ha lasciato una traccia. E oggi ricordiamo quel giorno, quella nascita che è stata l’inizio di un tempo di salvezza. e tornerà, questo crediamo noi discepoli, nella pienezza del tempo a dare senso a questo tempo.
Ma ora viene in ciascuno di noi, rinasce e ci fa rinascere.
Se abbiamo il coraggio di accoglierlo.

Certo il clima non aiuta: l’ultimo scandalo di Roma Capitale ha spento per molti l’ultima speranza di uscire fuori da questa crisi di valori e di umanità. E la torbida storia di Ragusa e della mamma accusata dell’omicidio del piccolo Loris mette i brividi. Per tanti Natale dovrà fare i conti con la mancanza di un posto di lavoro…
Che Natale è un Natale così?
Non ditelo a Maria e Giuseppe.

Stalle e affini
Giuseppe deve lasciare la bottega per il capriccio di un Imperatore che vuole contare i propri sudditi e farsi un viaggio di tre giorni portandosi appresso la sua giovane sposa pronta a partorire.
Maria ha ancora nel cuore quel pomeriggio in cui ha pensato di incontrare un angelo. E quel ventre teso e rigonfio è lì a dire che l’inaudito di Dio è avvenuto. Ma di angeli, ora, nemmeno l’ombra.
I pastori si apprestano ad affrontare l’ennesima notte di freddo, all’addiaccio, rimuginando sulla loro inutile vita fatta di sacrifici e di disprezzo.
Un gruppo di maghi persiani stanno dirigendosi verso Gerusalemme: vogliono capire se i loro complessi calcoli astrali hanno visto giusto, e rendere omaggio al re dei Giudei.
Simeone, anziano, si appresta a salire al tempio. Gli anni sono passati, ha visto molte cose, ma la salvezza no. E la sensazione di avere atteso invano è difficile da sopportare.
Storie in salite. Come la nostra.
Dio viene sempre in una stalla. Sempre in un momento di fatica e di lotta. Sempre quando non lo aspetti più. Se un regalo, uno solo, ci può portare questa crisi figlia degli sbagli del nostro mondo accecato dal profitto (e che non sembra affatto intenzionato a cambiare strada) è quello di capire che nella sofferenza la verità si fa più chiara.

Travolti

Da loro stessi e dalle loro cose, invece, sono tutti gli altri.
È travolto Cesare Augusto Ottaviano, il figlio adottivo di Giulio Cesare che si è trovato a capo del mondo allora conosciuto. E che ha pacificato l’Impero con la spada e la spregiudicatezza. E che, senza più amici, senza famigliari, la figlia mandata in esilio perché complottava contro di lui, guarda con distacco dall’alto del suo palazzo l’inutile gloria di Roma. E mette il suo sigillo su uno dei tanti editti che gli porge il suo segretario. Un censimento nelle provincie di Siria.
È travolto Erode, l’idumeo fatto re da Roma, odiato e disprezzato dai suoi sudditi nonostante l’immenso sforzo che ha sostenuto per ricostruire il tempio. Feroce oltre ogni limite, sospettoso, ha fatto trucidare i suoi figli temendo un complotto. Ora sa che arriva un re concorrente.
Primo fra quelli che pensano che Dio sia un avversario degli uomini.
È travolta la brava gente di Gerusalemme, turbata alla notizia dei maghi d’Oriente, tutta presa dal nuovo tempio. Che bisogno c’è, ora, di un Messia.
E gli scribi e i sacerdoti che consultano le profezie e individuano il luogo di nascita del Messia: Betlemme, a soli otto chilometri dal tempio. E non escono per andare a vedere. Fra i tanti che fanno della fede un inutile prigione in cui abitare.
Tutti travolti da loro stessi, dalle loro prospettive.
Non escono, non si mettono in viaggio.
Irrancidiscono, rassegnati al loro destino.

E se
Se, invece, ci mettiamo in viaggio, se abbiamo il coraggio, oggi, di ritagliarci dieci minuti di silenzio e preghiera davanti ad un presepe, possiamo ancora fare della nostra vita una culla, un luogo che accoglie questo Dio così scomodo.
È una provocazione, Dio che nasce.
La vita non dev’essere così male se Dio la abita. E Dio non si è ancora stancato dell’uomo se diventa uomo. Dio viene. È l’uomo che non c’è.
La luce viene, ma le tenebre non vogliono accoglierla, nemmeno oggi.
Se, però, osiamo rinascere.
Se ancora scommettiamo.
Se lo lasciamo venire questo Dio neonato, che ci scuote, ci imbarazza, ci chiede di farci carico di lui noi che, invece, vorremmo un Dio che ci risolve i problemi, non che ce ne dà!, allora sarà davvero Natale, nascita.
Rinascita, crisi o non crisi che sia.

Dio è qui.
Accoglierlo o ignorarlo fa la differenza.
Io la mia scelta l’ho già fatta, da tempo.
E voglio rifarla.