Avvento con Francesco (quarta settimana)

MEDITAZIONI per l’Avvento
Quarta Settimana

Feria propria del 20 Dicembre
Is 7,10-14   Sal 23   Lc 1,26-38
Il mistero del nostro incontro con Dio si comprende in un silenzio che non cerca pubblicità

Solo il silenzio custodisce il mistero del cammino che l’uomo compie con Dio.  Il Signore ci dia “la grazia di amare il silenzio”, che ha bisogno di essere “custodito” lontano da ogni “pubblicità”.

Nella storia della salvezza, non il clamore né la platealità, ma l’ombra e il silenzio sono i “luoghi” in cui Dio ha scelto di manifestarsi all’uomo. Confini evanescenti da cui il suo mistero ha preso di volta in volta una forma visibile, ha preso carne. A suggerire la riflessione sono gli istanti dell’Annunciazione, proposta dal Vangelo di oggi, in particolare il passo in cui l’Angelo dice a Maria che la potenza dell’Altissimo la “coprirà con la sua ombra”. Come, in fondo, quasi della stessa sostanza dell’ombra era fatta anche la nube con la quale Dio aveva protetto gli ebrei nel deserto.

“Il Signore sempre ha avuto cura del mistero e ha coperto il mistero. Non ha fatto pubblicità del mistero. Un mistero che fa pubblicità di sé non è cristiano, non è il mistero di Dio: è una finta di mistero! E questo è quello che è accaduto alla Madonna qui, quando riceve suo Figlio: il mistero della sua maternità verginale è coperto. E’ coperto tutta la vita! E Lei lo sapeva. Quest’ombra di Dio, nella nostra vita, ci aiuta a scoprire il nostro mistero: il nostro mistero dell’incontro col Signore, il nostro mistero del cammino della vita col Signore”.

“Ognuno di noi sa come misteriosamente opera il Signore nel nostro cuore, nella nostra anima”. E qual è “la nube, la potenza, com’è lo stile dello Spirito Santo per coprire il nostro mistero?”: “Questa nube in noi, nella nostra vita si chiama silenzio: il silenzio è proprio la nube che copre il mistero del nostro rapporto col Signore, della nostra santità e dei nostri peccati. Questo mistero che non possiamo spiegare. Ma quando non c’è silenzio nella vita nostra, il mistero si perde, va via. Custodire il mistero col silenzio! Quella è la nube, quella è la potenza di Dio per noi, quella è la forza dello Spirito Santo”.

La Madre di Gesù è stata la perfetta icona del silenzio. Dall’annuncio della sua eccezionale maternità al Calvario. Penso, a “quante volte ha taciuto e quante volte non ha detto quello che sentiva per custodire il mistero del rapporto con suo Figlio”, fino al silenzio più crudo, “ai piedi della Croce”:

“Il Vangelo non ci dice nulla: se ha detto una parola o no… Era silenziosa, ma dentro il suo cuore, quante cose diceva al Signore! ‘Tu, quel giorno – questo è quello che abbiamo letto – mi hai detto che sarà grande; tu mi ha detto che gli avresti dato il Trono di Davide, suo padre, che avrebbe regnato per sempre e adesso lo vedo lì!’. La Madonna era umana! E forse aveva la voglia di dire: ‘Bugie! Sono stata ingannata!’: Giovanni Paolo II diceva questo, parlando della Madonna in quel momento. Ma Lei, col silenzio, ha coperto il mistero che non capiva e con questo silenzio ha lasciato che questo mistero potesse crescere e fiorire nella speranza”.

“Il silenzio è quello che custodisce il mistero”, per cui il mistero “del nostro rapporto con Dio, del nostro cammino, della nostra salvezza non può essere messo all’aria, pubblicizzato”. Che il Signore “ci dia a tutti la grazia di amare il silenzio, di cercarlo e avere un cuore custodito dalla nube del silenzio”.

Santa Marta, 20.12.2013

Feria propria del 21 Dicembre
Cant 2,8-14 Sal 32 Lc 1,39-45
La gioia di essere perdonati

Il cristiano dev’essere sempre un testimone di gioia, perciò non può mai avere la «faccia da veglia funebre»: è questo in sintesi per Papa Francesco il messaggio della liturgia del 21 dicembre. Lo ha sottolineato all’omelia della messa mattutina celebrata a Santa Marta, evidenziando che si tratta di «un messaggio di speranza, ma anche di gioia forte: “Rallegrati, grida di gioia — dice il profeta — esulta e acclama con tutto il cuore”, sii gioioso, sii gioiosa».

Il riferimento è al brano di Sofonia (3, 14-17) proclamato nella prima lettura: «È la gioia  che non è la gioia di una festa; è una gioia che viene da dentro e ci invita, la Chiesa, a trovare questa gioia che ci offre la redenzione del Signore: “Rallegrati, grida, grida di gioia, esulta e acclama con tutto il cuore”». Pensiamo  «al salmo che ricorda la liberazione del popolo da Babilonia, che dice: “Ma il nostro cuore era pieno di gioia, la bocca si riempì di risa”», perché «una bocca di sorriso, di risa, questa è la gioia che oggi ci invita ad avere».

Ecco «tre punti collegati a questa gioia» suggeriti dalla stessa prima lettura. Anzitutto «“gioisci, rallegrati, grida di gioia perché il Signore ha revocato la tua condanna”. “Ha revocato la tua condanna”»; ovvero, ha chiarito, «ti ha perdonato, non sei colpevole, ha dimenticato tutto quello; gioisci, ti ha dato il perdono». A volte «noi sappiamo che siamo stati perdonati», ma c’è un’incapacità di dimostrarlo: si preferisce restare in una «vita tiepida». Ma «se tu sei stato perdonato, sei stato guarito, rallegrati!». Del resto, «la gioia cristiana è questa, questa è la radice propria della gioia cristiana».

«Pensiamo a un carcerato quando gli viene commutata la pena. Non ci può credere, non se l’aspettava e la gioia: “Mi hanno perdonato!”». Oppure «ricordiamo tante volte i malati guariti da Gesù nel Vangelo, quei paralitici che…: “Alzati, vai! Alzati”, e prendevano la barella e se ne andavano gioiosi». Mentre purtroppo, come cristiani, spesso «noi non siamo coscienti del perdono della redenzione, della giustificazione che ci ha portato Gesù: siamo stati perdonati!». Al punto che «un filosofo criticava i cristiani, lui si diceva agnostico o ateo, non sono sicuro, ma criticava i cristiani e diceva questo: “Ma quelli — i cristiani — dicono di avere un Redentore; io ci crederò, crederò nel Redentore quando loro avranno la faccia di redenti, gioiosi per essere redenti”».

Ma «se tu hai faccia di veglia funebre, come possono credere che tu sei un redento, che i tuoi peccati sono stati perdonati?». Dunque «questo è il primo punto, il primo messaggio della liturgia di oggi: tu sei un perdonato, ognuno di noi è un perdonato». Da qui l’invito: «prendi questo perdono e vai avanti con gioia. “Ma sono peccatore…”. Sì, ma se lui ti ha perdonato alla radice, ti perdonerà poi le cose che per debolezza tutti facciamo. Dio è il Dio del perdono, non dimenticare mai, e avere faccia di redenti, gioiosi».

Quanto al secondo punto,  il profeta esorta: «Rallegrati perché il re di Israele, il Signore, è in mezzo a te, e tu non temerai più alcuna sventura». Di conseguenza occorre essere «non solo gioiosi perché siamo stati perdonati, ma gioiosi perché il Signore cammina con noi, è in mezzo a noi; è in mezzo alle nostre prove, alle nostre difficoltà, alla nostra vita, alle nostre gioie; è in mezzo a tutto. Il Signore è con noi, cammina con noi, come ha camminato dal momento che chiamò il nostro padre Abramo». E riguardo al «Dio che cammina con noi»,  «è bello durante la giornata dire qualche parola al Signore che è accanto a noi, è nella nostra vita: “Ma guarda, Signore, che bello questo, guarda Signore quale difficoltà, guarda questo, guarda l’altro…”». È bello «parlare perché lui è in mezzo a noi, in mezzo al nostro popolo, in mezzo alla mia vita, e per questo, ci dice il profeta: “Gioisci, salta, grida, grida di gioia, balla di gioia”».

Infine, per ciò che concerne il terzo aspetto, Sofonia «poi ci dice un’altra cosa: “Ci saranno sventure nella vita, ma tu perché sei un perdonato e perché il Signore in mezzo a te — cosa ci dice? Terzo: —, non lasciarti cadere le braccia”». Infatti «quel pessimismo della vita non è cristiano. Nasce da una radice che non sa che è stata perdonata, nasce da una radice che non ha sentito mai le carezze di Dio». Mentre, di contro, «il Vangelo ci fa vedere questa gioia: “Maria gioiosa si alzò e andò in fretta”» come scrive Luca (1, 39-45). Infatti «la gioia ci porta anche fretta; sempre, perché la grazia dello Spirito Santo non conosce la lentezza. Lo Spirito Santo sempre va in fretta, sempre ci spinge: andare avanti; come il vento nella vela, nella barca… Vai avanti, forza».

«Maria, piena dello Spirito Santo, trova quell’altra donna; e quella donna», Elisabetta, «al saluto di Maria riceve la pienezza dello Spirito Santo. E anche lei gioisce, non solo lei: il bambino sussulta nel suo seno». Insomma, «questa è la gioia che la Chiesa ci dice: per favore siamo cristiani gioiosi, facciamo tutto lo sforzo per far vedere che noi crediamo di essere redenti, che il Signore ci ha perdonato tutto e, se noi faremo qualche scivolata, lui perdonerà pure perché è il Dio del perdono; che il Signore è in mezzo a noi e che non ci lascerà cadere le braccia». Perché «questo è il messaggio di oggi: “Alzati”. Quell’alzati di Gesù, ai malati: “Alzati vai, grida di gioia, rallegrati, esulta e acclama con tutto il cuore”».

Santa Marta, 21.12.2017

Feria propria del 22 Dicembre
1Sam 1,24-28   1Sam 2   Lc 1,46-55:
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente

O Re delle genti e pietra angolare della Chiesa: vieni e salva l’uomo che hai tratto dalla terra.

Maria trova Elisabetta sua cugina e la gioia dilaga: guardandosi negli occhi le due donne ora sanno che è tutto vero, che non sono vittima di allucinazioni, che, davvero, infine, Dio viene a visitare il suo popolo e lo fa attraverso di loro. Si abbracciano nel cortile polveroso della casa di Elisabetta, davanti ai due mariti smarriti e divertiti. E cantano, e danzano nella polvere. Ora è Maria che canta, cucendo insieme cento citazioni bibliche, che parlano di poveri fatti re e di arroganti rotolati dai loro troni, di un Dio che interviene, spiegando il suo potente braccio, ricolmando gli affamati, umiliando i ricchi… Una danza piena di gioia e di luce, perché, davvero, Dio continua a salvarci. A pochi giorni dal Natale, da questo Natale, vogliamo anche noi cantare il nostro Magnificat, guardando, intorno a noi e in noi, i tanti prodigi che il Signore compie. Il nostro mondo usa sempre la nostra personale soddisfazione come metro di giudizio, Maria ci insegna, invece, che la nostra vita è al servizio del progetto divino e che si misura dalla capacità avuta di collaborare alla costruzione del Regno. La nostra vita può anche essere piccola e insignificante, ma il Signore la usa per compiere grandi cose…

Arriva il Natale e tutti, più o meno, stiamo preparando gli ultimi regali o gli inviti per la cena. Ma oggi, all’inizio della settimana, a pochissimi giorni dalla grande notte in ci chiederemo a Cristo di nascere nei nostri cuori, siamo invitati a gioire, a spalancare il nostro cuore alla gioia e alla danza, come Anna, la madre di Samuele che diventerà un grandissimo profeta, come la piccola Maria di Nazareth, che canta insieme a sua cugina le meraviglie del Signore. Qualcuno, lo so, passerà un Natale orribile. Chi lo vivrà in solitudine o nel letto della propria malattia, chi ha subito un lutto recentemente non potrà fare a meno di dimorare in un clima di penosa riflessione. Allora invito i fratelli e le sorelle provati dalla vita a fare come Maria che, invece di guardare alle sue fatiche e al futuro incerto, guarda al passato e a ciò che Dio ha fatto nella storia dell’umanità. Nella logica del Regno leggiamo la storia come un lento ed inesorabile dispiegamento di luce e di grazia, il progetto di salvezza da parte di un Dio che ama la propria creazione. Forse la mia vita non è stata granché, forse, alla fine, le parti oscure e la mediocrità hanno prevalso. Ma vedere che la tenerezza di Dio si dispiega sull’umanità, fa nascere in me un grido di gioia, come in Maria.
(Paolo Curtaz)

Feria propria del 23 Dicembre
Ml 3,1-4.23-24   Sal 24   Lc 1,57-66
Come in attesa del parto

A Natale, come Maria, facciamo posto a Gesù che viene. il Signore visita ogni giorno la sua Chiesa ed ha messo in guardia da un atteggiamento di chiusura della nostra anima. Il cristiano deve sempre vivere in vigilante attesa del Signore.

Natale è vicino. In questi giorni che precedono la nascita del Signore, la Chiesa, come Maria, è in attesa di un parto. Anche Lei “sentiva quello che sentono tutte le donne in quel tempo”. Sente queste “percezioni interiori nel suo corpo, nella sua anima” che il figlio sta arrivando. Maria sente nel cuore che vuole guardare il volto del suo Bambino. Noi come Chiesa “accompagniamo la Madonna in questo cammino di attesa” e quasi “vogliamo affrettare questa nascita” di Gesù. Il Signore viene due volte, “quella che commemoriamo adesso, la nascita fisica” e quella in cui “verrà alla fine a chiudere la storia”. Ma, come afferma San Bernardo, c’è anche una terza nascita: “C’è una terza venuta del Signore: quella di ogni giorno. Il Signore ogni giorno visita la sua Chiesa! Visita ognuno di noi e anche la nostra anima entra in questa somiglianza: la nostra anima assomiglia alla Chiesa, la nostra anima assomiglia a Maria. I padri del deserto dicono che Maria, la Chiesa e l’anima nostra sono femminili e quello che si dice di una, analogamente si può dire dell’altra. La nostra anima anche è in attesa, in questa attesa per la venuta del Signore; un’anima aperta che chiama: ‘Vieni, Signore!’”.

E anche ad ognuno di noi, in questi giorni, “lo Spirito Santo ci muove a fare questa preghiera: Vieni! Vieni!”. Tutti i giorni dell’Avvento “abbiamo detto nel prefazio che noi, la Chiesa, come Maria, siamo vigilanti nell’attesa”. E la vigilanza “è la virtù” del pellegrino. Noi tutti “siamo pellegrini!”: “E mi domando: siamo in attesa o siamo chiusi? Siamo vigilanti o siamo sicuri in un albergo, lungo il cammino e non vogliamo più andare avanti? Siamo pellegrini o siamo erranti? Per questo la Chiesa ci invita a pregare questo ‘Vieni!’, ad aprire la nostra anima e che la nostra anima sia, in questi giorni, vigilante nell’attesa. Vigilare! cosa succede in noi se viene il Signore o se non viene? Se c’è posto per il Signore o c’è posto per feste, per fare spese, fare rumore… La nostra anima è aperta, com’è aperta la Santa Madre Chiesa e com’era aperta la Madonna? O la nostra anima è chiusa e abbiamo attaccato sulla porta un cartellino, molto educato, che dice: ‘Si prega di non disturbare!’”.

“Il mondo non finisce con noi, noi non siamo più importanti del mondo: è il Signore, con la Madonna e con la Madre Chiesa!”. Ecco allora, “ci farà bene ripetere” l’invocazione: “O saggezza, o chiave di Davide, o Re delle genti, vieni!”: “E oggi ripetere tante volte ‘Vieni!’, e cercare che la nostra anima non sia un’anima che dica: ‘Do not disturb’. No! Che sia un’anima aperta, che sia un’anima grande, per ricevere il Signore in questi giorni e che incominci a sentire quello che domani nell’antifona ci dirà la Chiesa: ‘Sappiate che oggi viene il Signore! E domani vedrete la sua gloria!’”.
(Papa Francesco, Avvento 2013)

Feria propria del 24 Dicembre
2Sam 7,1-5.8-12.14.16   Sal 88  Lc 1,67-79:
Ci visiterà un sole che sorge dall’alto.

O Astro che sorgi, splendore di luce eterna e sole di giustizia: vieni, e illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte.

Giovanni è il suo nome. Ha obbedito, questa volta, Zaccaria, non ha tentennato come al tempio, quando ha dubitato della nascita di suo figlio data la sua età avanzata. Non ha opposto obiezioni normali e scontate: l’angelo non aveva gradito quel suo lieve tentennamento e lo aveva costretto al forzoso silenzio per nove mesi. Ora il bambino del prodigio è nato, e Zaccaria ha imparato la lezione, non esita, accondiscende al progetto di Dio. E la sua lingua si scioglie, infine. Solo quando ci affidiamo al Signore con verità e passione possiamo dire le parole di Dio, cogliere, nella nostra vita, i riflessi della sua presenza. È un fiume, ora, Zaccaria, benedice il Signore, lo loda, lo esalta. Il ritiro forzoso gli ha fatto decisamente bene! Ci siamo: pronti o meno, questa sera il Signore ancora chiederà accoglienza nelle nostre vite, chiederà di nascere in mezzo a noi, di fare del nostro cuore la sua mangiatoia. Col cuore gonfio di attesa o ingombro di dolore e di delusione, il Signore chiede ospitalità, per fare, ognuno di noi, esperienza di quanto egli possa colmare il nostro cuore e e suscitare una salvezza potente.

Eccoci, ormai manca poco. Tra poche ore, nel cuore della notte secondo la tradizione cristiana, la Vergine partorirà, darà alla luce il suo figlio primogenito. È una giornata piena di attesa, quella di oggi: per alcuni, finito il lavoro, di tratterà di organizzarsi per fare gli ultimissimi regali, o ci si metterà in viaggio per fare cena con gli amici o i famigliari. Per altri, troppi, ancora troppi, il tempo passerà a gestire la nostalgia, a sperare che il Natale passi in fretta. Mi capita, da prete, di immaginarmi in tempo reale le vicissitudini della santa Famiglia. Me lo vedo, Giuseppe, arrivare a Betlemme e cercare di rassicurare la propria sposa che lo invita a sbrigarsi. Lo immagino bussare a mille porte per avere un po’ di aiuto e di ricevere solo risposte negative. Sorrido, pensando a che brutto modo di nascere è quello di Dio, alla tensione che smentisce le nostre melodie natalizie. Immagino il volto più sereno di Giuseppe che fa accomodare la sua sposa in una stalla, ormai pronta al parto, e corre a cercare dell’acqua fresca. Stupore di Dio che sceglie di nascere nella miseria di un barcone di immigrati! Splendore dell’Immenso che si fa partorire in una favelas in mezzo al fango! Mistero di un Dio che si fa ultimo perché nessun ultimo si senta più solo! Benedetto il Signore Dio di Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo!
(Paolo Curtaz)