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IL CUORE IMMACOLATO DELLA VERGINE MARIA
E LA VOCAZIONE DELL’UOMO ALLA SALVEZZA

Testi-base: Gn 3, 9-15.20; Ef 1, 3-6.11-12; Lc 1, 26-38.

1. Fin dal principio era la consacrazione

Secondo i primi capitoli della Genesi (1-3 => Ef 1, 3-14) l’uomo fu creato da Dio “consacrato”, cioè, in modo tale da essere sempre orientato a lui con tutto il suo essere e così vivere in comunione d’amore e d’amicizia con il suo Creatore. Per questo, “è iscritto nel fondamento della nostra anima che veniamo da Dio e che solo in lui possiamo trovare la nostra patria definitiva. La nostalgia di Dio è il compasso innato della nostra vita che ci orienta verso di lui per insegnarci ad ascoltarlo, a guardarlo e a confidarvi”1.

La consacrazione, per tanto, fa parte della natura dell’uomo, costituisce la sua condizione originaria e la sua beatitudine. Essa è… Dio stesso, che si realizza come amore nelle creature umane, fatte a sua immagine e somiglianza; ed è anche l’uomo che, vivendo il suo orientamento verso Dio, è in armonia con la natura, in pace con gli altri uomini e in unità con se stesso. È strutturata come una relazione di alleanza, in cui è fondamentale la reciprocità del dono di sé: Dio è dono per l’uomo e l’uomo è chiamato ad essere dono per Dio.

La consacrazione originaria dell’uomo può essere compresa e approfondita, partendo dal “carattere verginale-sponsale dell’essere umano”2. Infatti:

“La verginità dice in qualche modo la natura dell’essere umano, il suo carattere verginale, perché egli viene da Dio ed è orientato verso di lui; e vergine, nella sua essenza, significa proprio questo riferimento immediato (= senza mediazioni), inevitabile, iscritto profondamente nella natura, della creatura con il creatore: la verginità è l’espressione dell’origine dell’uomo, creato da Dio, e dunque anche della sua destinazione finale, che è Dio stesso. La prima ed ultima sponsalità dell’uomo è con Dio. Ogni uomo, allora, è vergine ed è chiamato a esserlo, secondo la specificità della sua vocazione, e la verginità in ogni caso, non può essere ridotta a pura caratteristica di uno stato vocazionale, poiché dice invece un aspetto fondamentale della persona umana. […] Dire che una persona è vergine ed è chiamata ad essere tale significa dire che nel cuore dell’essere umano c’è uno spazio che soltanto l’amore di Dio può riempire, o c’è una solitudine insopprimibile che nessuna creatura potrà violare e pretendere di riempire; vuol dire indicare la dignità e nobiltà d’ogni uomo e d’ogni donna, perché il suo cuore che è fatto “da” Dio e dunque “per” Dio, possiede una grandezza che gli viene direttamente da colui che l’ha fatto”.

La consacrazione originaria dell’essere umano, per tanto, lo rimanda continuamente alle sue radici divine e lo proietta a cercare la sua piena realizzazione nel dono totale di sé a Dio in comunione e solidarietà con tutti gli altri uomini e donne.

Cadendo nel peccato, l’uomo si è allontanato da questo orientamento verso Dio. L’effetto più devastante fu la dualità che da allora in poi cominciò a sperimentare in sé. Vivendo riferito a se stesso, l’uomo venne a trovarsi in una contraddizione radicale con l’amore “fontale” da cui proviene e con quell’amore universale per il quale era stato creato.

Ma Dio non rinuncia al suo disegno d’una umanità “consacrata” nel suo amore e concepisce un progetto per ri-consacrarla, in cui si serve di persone che Lui stesso elegge e “consacra”.

Ha inizio così la Storia della Salvezza, scandita dalla “consacrazione” come “riserva” di persone con una missione da compiere per radunare insieme i figli di Dio che si erano dispersi. È una consacrazione che è “benedizione” anzitutto per l’eletto, ma che è sempre un compito affinché la benedizione di Dio possa raggiungere tutta la terra, superando le barriere del peccato; mai è un premio esclusivamente personale, anzi a volte diviene “privilegio” di morire per gli altri.

Al vertice di questa storia di “vite consacrate”, vengono creati da Dio due Cuori, perfettamente consacrati e autenticamente vergini, Cuori tipo nell’opera divina di ri-consacrazione del mondo (cfr. Gn 3, 15):

– il Cuore di Cristo, Immagine del Padre e in cui il Padre ripone tutta la sua compiacenza; “Volto umano” dell’Amore trinitario, amore puro, pieno, comunione perfetta; Cuore vergine-povero-obbediente, santificatore e redentore dell’umanità, in cui rifulge la sua donazione incondizionata al Padre, l’universalità del suo amore per il mondo e il suo coinvolgimento nel dolore e nella povertà degli uomini;

– ed il Cuore di Maria, Cuore Immacolato fin dalla Concezione della Madre sempre Vergine di Cristo Gesù, associata al Figlio nell’opera della Redenzione e da Lui costituita Madre dell’umanità intera; Cuore di Maria di Nazaret, donna che cammina nel silenzio e nell’ascolto, docile nelle mani del Padre e alla voce dello Spirito, esempio di perfetto amore e modello di consacrazione totale alla persona e all’opera del Figlio suo.

Sono i due Cuori che hanno modellato il beato Daniele Comboni nella sua vita di “consacrato” per la rigenerazione o ri-consacrazione dell’Africa.

2. L’Immacolata Concezione nel piano salvifico di Dio

L’Immacolata Concezione costituisce un momento decisivo nella realizzazione della Storia della Salvezza.

Infatti, l’entrata di Gesù nel mondo si effettua per mezzo della disponibilità assoluta della Vergine Maria di fronte alla volontà di Dio. Per mezzo della sua disponibilità alla volontà divina Ella accoglie il Verbo eterno di Dio nel suo cuore e nel suo corpo e così dà alla luce Colui che è la Vita per il mondo, divenendo vera Madre di Dio e del Redentore (cf. LG 53).

E in Gesù che entra nel mondo per mezzo di Maria, si manifesta definitivamente la Gloria di Dio, che consiste nel dono della sua stessa vita fatto agli uomini per mezzo della consegna di Gesù a tutta l’umanità nell’alto della Croce.

3. Significato della Immacolata Concezione della Vergine Maria

La vittoria di Gesù e dell’umanità su Satana trova in Maria Immacolata una anticipata e splendida realizzazione (cfr. Ef 1, 3-4.5.6).

Dio realizza nella Vergine Maria per mezzo di Gesù Cristo il suo piano di salvezza, rivelandosi in lei misericordia e benevolenza, amandola con amore particolare, preservandola dalla macchia del peccato originale e dall’oppressione di Satana.

In Maria, Dio ottiene la vittoria totale sull’Avversario, realizzando in lei l’alleanza perfetta: Maria è colei che è “santa e immacolata” (Ef 1,4), la “scelta” da Dio in Cristo Gesù (Ef 1, 3.4.5.6), che corrisponde con totalità a quest’amore gratuito e preveniente.

4. Dimensione missionaria dell’Immacolata Concezione

Dio non è solamente fonte della santità di Maria, ma anche il fine ultimo: “a lode della sua gloria” (Ef 1, 12), cioè, della presenza di Dio operatrice della salvezza in mezzo agli uomini.

La scelta divina mai ha come meta il bene esclusivo della persona da lui scelta, ma la inserisce sempre nel dinamismo del suo piano salvifico, mettendola a servizio della sua Gloria. E questo servizio si concretizza sempre in una missione da compiere in favore degli altri, del mondo che Dio ama e che vuole portare alla salvezza. Maria non rimane fuori da questa strategia divina; al contrario, attraverso il privilegio della preservazione dal peccato originale, Ella è chiamata a compiere una missione particolare nel piano della salvezza, che Dio Padre realizza in Cristo Gesù. Maria è la prima redenta, la redenta fin dal primo istante della sua esistenza, la redenta fino all’Assunzione; assume, per tanto, il ruolo di tipo, di esemplarità, di propulsione, di stimolo per il dialogo salvifico con Dio, di guida per l’umanità in cerca di salvezza.

Anche Maria, per tanto, è eletta da Dio Padre in Cristo Gesù (cfr. Ef 1, 3.4.5.6): Maria è quella Donna che, avendo ricevuto e realizzato in pienezza la sua vocazione in Cristo, è per ogni cristiano tipo della sua vocazione.

Per tanto, la contemplazione della Immacolata Concezione della Vergine Maria rende più serena e incoraggiante la visione del mondo: Maria, concepita senza peccato, è un fiore nato nel seno dell’umanità inquinata dal peccato. Ella è il fiore più bello dell’universo, che Dio ci offre come “figura”, cioè, come anticipazione di ciò che sarà la nostra umanità redenta, quando sarà arrivata al punto finale della sua storia.

Quando la Chiesa, facendo eco al giorno dell’Annunciazione e della Visitazione, si rivolge a Maria per dirle: “Benedetta tu, o piena di grazia”, sta contemplando la icona di se stessa, e ciascuno scopre in questa Donna benedetta fra tutte le donne la vocazione alla quale è stato chiamato da Dio.

Nel giardino dell’Eden, l’uomo e la donna si erano nascosti, improvvisamente caduti in preda alla vergogna per aver preteso prescindere da Dio. Allora tutto aveva cominciato a deteriorarsi; la morte faceva la sua entrata nel mondo, e la vita umana sembrava condannata ad affogarsi nella scalata del male. Ma in quest’orizzonte oscuro che minaccia l’umanità, echeggia una promessa: la donna si chiamerà Eva, Vivente, madre dei viventi. La morte non poteva avere l’ultima parola. Ma ancora era necessario che il peccato fosse vinto, affinché la vita rinascesse senza inganno di nessun tipo.

Questo mistero della maternità di Eva lancia un raggio di luce sulla maternità di Maria, la quale, generando Gesù, ha dato al mondo la fonte della vittoria e della vita. Maria è la nuova Eva, Madre di Gesù Nuovo Adamo e, per tanto, madre di tutti i fratelli di Gesù, che sono tutti gli uomini e in modo più pieno i credenti in Lui.

Il piano di Dio, per tanto, si realizza da Eva a Maria. C’è stata una Donna benedetta, santa e piena di Grazia. Con lei è il Signore, Dio, Emmanuele. E lo è in tal modo che nasce da Lei e la associa a sé per salvare l’umanità. La salvezza ci viene dalla vera Madre dei viventi, che per offrire all’uomo una speranza nel suo futuro, cominciò a portare in sé e ha dato alla luce il Figlio di Dio, il Santo. La grazia di Maria, la grazia di cui Maria è piena, si chiama Gesù.

Non c’è distanza tra il nostro Salvatore e sua Madre. Ella sarà con Lui in piedi sotto la Croce, allo stesso modo che è con Lui nella Gloria. Ed ella non lascia di condurci verso suo Figlio.

Maria Immacolata, Cuore Immacolato di Maria: non si tratta di un’eccezione al piano di Dio, ma dell’annuncio della vocazione di tutti gli uomini, chiamati ad essere santi ed immacolati al cospetto di Dio. Se Maria è bella, lo è solamente per dare ad ogni persona il gusto e la chiamata della bellezza. Se Maria è Madre degli uomini, lo è perché ogni uomo e donna ascolti lei e resista alle altre voci insidiose, che cercano di allontanarli da Dio.

Ascoltare Maria significa avvicinarsi con lei alla fonte della Grazia, il suo stesso Figlio, nato da lei per aver ella detto “Sì” a Dio senza nessuna reticenza. E, insegnando a noi a dire “sì” a Dio, Maria ci fa nascere alla santità, dandoci suo Figlio come solamente una madre può farlo. Grazie a lei possiamo accogliere la vita senza timore alcuno di ricadere sotto il dominio della morte, perché colui che vive santo e immacolato al cospetto di Dio mediante il Figlio nello Spirito Santo, ha vinto la morte.

5. Dimensione personale dell’Immacolata Concezione

La dimensione missionaria ed ecclesiale dell’Immacolata Concezione diventa più comprensibile per i credenti, se riflettiamo anche sulla dimensione personale di questa verità della nostra fede.

Infatti, il privilegio concesso a Maria implica una dimensione o un’esperienza personale di somma importanza e valore. Non c’è dubbio che anche per Maria tutto avrebbe potuto finire nel fallimento completo in conseguenza di una mancanza di corrispondenza, che avrebbe potuto verificarsi. Di fatti, Maria non fu costretta ad accettare il dono di Dio: anche per lei ci fu uno spazio lasciato alla sua corrispondenza e alla sua libera scelta.

Per questo, il dono dell’Immacolata Concezione non può essere separato dall’insieme della vita della Vergine Maria, ma deve essere considerato come una semente divina lanciata fin dall’inizio nel solco della sua esistenza, che è andata sviluppandosi fino a divenire una pianta carica di frutti belli e saporiti.

Il privilegio iniziale della preservazione dal peccato originale si trasforma in Maria in verginità, umiltà, servizio, povertà, pieno riconoscimento e accettazione dell’Assoluto di Dio nella sua vita. Maria prese davanti a Dio l’atteggiamento di una creatura umile, povera e disponibile. In virtù di quest’atteggiamento, Dio continua a versare su di lei le sue ricchezze divine, fino ad essere inondata dalla Grazia divina ed essere fecondata per opera dello Spirito Santo. Il privilegio dell’Immacolata Concezione è stato approfondito e sigillato da Maria mediante il “Sì” dell’Annunciazione, mediante un continuo ed attento ascolto della Parola di Dio, mediante la sua presenza ai piedi della Croce, mediante la sua presenza in mezzo alla prima comunità dei discepoli di Gesù e culminò nella sua risurrezione-assunzione.

L’Immacolata Concezione della Vergine Maria è un dono gratuito di Dio, che le fu dato in germe, come il suo talento, che cadde in buon terreno, quello che rende il cento per uno. Maria è colei che nel dialogo d’amore con Dio è cresciuta continuamente, anche se ha dovuto prendere la sua Croce ogni giorno e salire il Calvario come Gesù, suo Figlio. Ancora di più, Gesù stesso fu la sua croce, che abbracciò e seguì con estremo amore e fedeltà.

Nella visione d’insieme del Piano della Salvezza, Maria occupa un posto particolare: facendo parte del piano salvifico, emerge senza separarsi dal nuovo popolo di santificati, avendo ricevuto una missione singolare da compiere in favore di questo stesso popolo.

Benedetto sia Dio e benedetta sia la madre dei viventi: grazie a lei possiamo accogliere la vita senza timore che sia per la morte, perché chi vive nella santità ha vinto la morte in Cristo Gesù.

6. La Vergine Maria, la grotta, il Fanciullo

Il mistero dell’Immacolata emerge nella sua pienezza nella nascita di Gesù nella grotta di Betlemme.

Da sempre presente nei culti, nei miti, nelle leggende e nelle scritture sacre dell’umanità, la grotta è un simbolo femminile, legato alla terra e alla profondità. Entrare nella grotta o nella caverna, segna l’inizio di una trasformazione della coscienza seguita da una rinascita a un livello superiore di esistenza.

Collegata con la grotta, l’immagine della Vergine è simbolo della dedizione alla sfera del sacro. Essa è la terra pura, incontaminata da germi e da condizionamenti umani, pronta a ricevere le energie divine.

Il simbolo della Vergine, evoca subito quello del Fanciullo, frutto dell’unione della Terra pura con lo Spirito e simbolo del nuovo inizio. Con la sua giovinezza il fanciullo rappresenta da una parte l’annullamento di tutte le immagini, di tutti i poteri con cui l’uomo ha rivestito e sfigurato il mistero di Dio e dall’altra le potenzialità insite nella nuova vita.

Quando giunse il momento in cui Dio aveva deciso di manifestarci la sua incarnazione, dovette preventivamente suscitare nel mondo una virtù capace di attirarlo fino a noi: aveva bisogno di una madre, la quale lo avrebbe generato nelle sfere umane. Cosa fece, allora? Creò la Vergine Maria, e cioè fece sorgere sulla terra una purezza così intensa concentrandosi fino ad apparire bambino. Ecco la capacità che ha la purezza di far nascere il divino in mezzo a noi” (Teilhar de Chardin).

7. Ogni uomo può essere “madre di Cristo”3

Nicola Cabasillas, bizantino, sostiene che nulla, né la Legge, né la lingua dei profeti, né le realtà visibili, avevano avuto tanta forza da manifestare la bontà e la sapienza di Dio. “Soltanto un uomo che porta l’immagine di Dio, poteva veramente mostrare Dio. Sola a far questo è stata la Vergine beata”.

L’Immacolata, infatti, fu la prima creatura alla quale vengono dischiusi i segreti della vita trinitaria, al momento dell’annunciazione. È Lei che conosce per prima il nome e il volto umano di Dio: Gesù, e nel Magnificat canta: L’anima mia esulta in Dio mio Gesù (cf Lc 1, 49).

Nell’immensa letteratura, non c’è chi non abbia riflettuto sul mistero della nascita divina nel grembo umano, e sulla nascita di Dio nel cuore. Ogni uomo, questo è il secondo, profondo mistero, può essere “madre di Cristo”, se lo fa nascere e lo conserva nel cuore puro. Si spinse più in là di tutti S. Agostino. Maria, scrisse, è beata “perché custodisce la parola di Dio, non perché in lei il Verbo si è fatto carne”.

La Vergine è stata detta “Madre dell’Eucaristia” in quanto lei per prima ha dato un corpo e ci ha dato il corpo di Cristo. La tradizione mistica stabilisce un nesso intimo tra Maria e l’Eucaristia, in quanto la recezione del Pane celeste comporta in noi un processo di digestione spirituale.

8. Indicazioni del Concilio Vat. Il

La dottrina della funzione della Vergine Maria nel piano della salvezza è ampiamente sviluppata nella Costituzione Dogmatica LUMEN GENTIUM del Concilio Vaticano II.

Il Concilio riconosce la posizione unica di Maria nell’opera della salvezza, basandosi nel disegno salvifico e nella libera decisione di Dio, che la mette al secondo posto in relazione alla “Missione” di Gesù e in subordinazione a Cristo (LG 60). Dopo aver affermato questa fondamentale dipendenza da Cristo, esplicita il significato dell’associazione di Maria all’opera redentrice di Gesù:

* «La beata Vergine, insieme con l’incarnazione del Verbo divino predestinata fino dall’eternità quale Madre di Dio, per disposizione della divina Provvidenza fu su questa terra l’alma madre del divino Redentore, compagna generosa del tutto eccezionale, e umile ancella del Signore. Col concepire Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempio, soffrire col Figlio suo morente in croce, cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo fu per noi madre nell’ordine della grazia» (LG 61).

Il Concilio descrive la funzione della Beata Vergine nella realizzazione storica della salvezza nella seconda parte del Cap. VIII della Lumen Gentium:

55: “La madre del Messia nell’Antico Testamento”, dove è messa in risalto la sua presenza fin dal momento della promessa della vittoria sul serpente in Gn 3, 15.

56: “Maria nell’annunciazione”, dove è spiegata la sua cooperazione con la volontà del Padre, la sua reale maternità divina e la sua pienezza di grazia.

57: “Maria e l’infanzia di Gesù”, dove è sottolineata la maternità verginale di Maria.

58: “Maria e la vita pubblica di Gesù”, fino alla morte e alla partecipazione nella sua passione.

59: “Maria dopo l’ascensione“, qui Maria è contemplata soprattutto come formatrice della Chiesa apostolica fino al momento della gloria dell’assunzione corporea.

Secondo l’insegnamento del Concilio, Maria svolge una funzione particolare nel cammino vocazionale della Chiesa, giacché la Chiesa in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della Redenzione, ed il lei contempla con gioia, come in una immagine purissima, ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere (SC 103).

La radice di questa peculiare funzione di Maria nel cammino vocazionale della Chiesa risiede nel fatto che Maria è associata al piano e all’opera della salvezza e nella sua relazione con la Chiesa, come anche nella sua maternità spirituale in relazione a tutti i fedeli.

La relazione tra il mistero di Maria e la vocazione della Chiesa culmina nella “imitazione” di Maria e delle sue virtù (LG 65).

Questa imitazione di Maria è proposta con un accento particolare ad ogni categoria di fedeli nella Chiesa secondo le caratteristiche proprie di ogni vocazione specifica:

LG 46 e PC 25 => Religiosi.

PO 18 =======> Presbiteri.

AA 4 ========> Laici.

9. Alcune parole-chiavi per entrare in profondità nel Cuore di Gesù e di Maria

MISTERO:

In generale, è un qualcosa che si manifesta soltanto nel suo attuarsi, nel suo farsi dentro la realtà della nostra esistenza, del nostro desiderio. Nell’ambito biblico, è un’azione discreta e silenziosa, con la quale Dio agisce efficacemente nel cuore dell’uomo in ordine alla sua salvezza e che nello stesso tempo lo trasforma in strumento di questa di questa stessa salvezza.

ICONA:

Immagine sacra dipinta con l’intento di favorire la penetrazione del Mistero in essa raffigurato e di suscitare un atteggiamento di preghiera e di contemplazione. “L’icona é per noi l’occasione di un incontro personale, nella grazia dello Spirito, con colui che essa rappresenta. Più il fedele guarda le icone, più si ricorda di colui che viene rappresentato e si sforza di imitarlo”. La Bibbia è piena di icone, cioè di fatti, di persone, di immagini espresse con parole, da cui si sprigionano intensi raggi del Mistero di Dio, che ci raggiungono e si imprimono nel nostro cuore.

GLORIA DI DIO

Quest’espressione designa Dio stesso in quanto si rivela nella sua maestà, nella sua potenza, nello splendore della sua santità, nel dinamismo del suo essere. Dio pone la sua gloria nel salvare e nel sollevare il suo popolo; la sua gloria é la sua potenza posta al servizio del suo amore e della sua fedeltà. La manifestazione completa della “Gloria di Dio” avviene nella persona di Gesù di Nazaret. Gesù da un lato si proclama uguale al Padre, dall’altro chiama gli uomini suoi amici, ripudiando esplicitamente il termine “servi”. Per Gesù la gloria é essere il cibo e la gioia degli altri. L’accoppiamento del pane (= cibo) con vino (= gioia) nell’Eucaristia sono realtà-simboli della grande gloria di Dio dilagante all’infinito dalla mensa eucaristica nel “gustate et videte quam suavis est Dominus”. Per Gesù la gloria arriva al vertice nella Crocifissione. Infatti la Crocifissione é la dichiarazione totalitaria e infinita e l’atto supremo d’amore di Gesù verso gli uomini, giacché nessuno ha amore più grande di colui che dà la vita per i propri amici (cf. Gv 15, 13). San Paolo, esaltando l’amore, mette in risalto il concetto evangelico di gloria, affermando che l’ideale della vita dell’uomo é “sforzarsi di piacere a tutti in tutto” (1Cor 10, 33), cioè diventare per tutti gli altri tutte le cose di cui essi hanno bisogno.

Preghiera

«L’angelo attende la tua risposta,
deve tornare a colui che l’ha mandato.
Non tardare, Vergine Maria.
Rispondi presto all’angelo, o piuttosto,
tramite l’angelo, rispondi al Signore.
Di’ una parola e accogli la Parola,
pronuncia la tua e concepisci quella di Dio;
di’ una parola che passa e abbraccia la parola eterna.

Perché tardare? Perché avere paura?
Credi, parla secondo la tua fede
e fatti pura accoglienza.
La tua umiltà divenga audace,
e la tua timidezza confidente…

Ecco: il Desiderato da tutte le nazioni bussa alla tua porta…
Alzati, corri, aprigli:
alzati per la fede, corri per lo zelo alla sua volontà,
aprigli per la tua obbedienza.
«Eccomi, sono la serva del Signore:
avvenga per me secondo la tua parola».

(Da san Bernardo da Chiaravalle)

P. Carmelo Casile
Casavatore, 7 dicembre 2012

1 Franz Jalic, Desiderio di Dio, Ed. Ancora 2000, p. 257.

2 Questa descrizione è fatta dal p. Amedeo Cencini in una sua “Riflessione in margine al congresso vocazionale nordamericano” (Montreal 18-21 aprile 2002), dove riassume il suo pensiero sviluppato nel libro Un Dio da amare. La vocazione per tutti alla verginità, Milano 2002, pp. 11-16.

3 Cf Giorgio Montefoschi, Maria, la vera storia dell’Immacolata, Corriere della Sera, 08. 12. 200, Terza Pagina.