Dal Vangelo secondo Luca 12,35-38

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.
Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.
E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!».

Meditazione

I Padri del deserto, grandi maestri spirituali dei primi secoli sostenevano che non può esserci preghiera senza vigilanza del cuore. La vigilanza a sua volta va a braccetto con l’attenzione. Sono due atteggiamenti profondamente legati fra loro. L’attenzione è l’opposto della superficialità e della distrazione, perché dice la capacità di fissare lo sguardo su ciò che è essenziale e verso di esso restare in tensione. E’ l’attesa (l’attendere, in latino, significa tendere, essere teso verso).
La vigilanza, poi, è la custodia dell’attenzione: non si può essere attenti se si è appesantiti, assonnati, se manca una sobrietà di cuore e di mente. In senso stretto, la vigilanza è l’atteggiamento di un’anima ben sveglia, presente a se stessa, circospetta e attenta a non lasciarsi sorprendere dall’avversario demoniaco che cerca di introdursi nella mente e nel cuore.
Ad un fratello illuso della tranquillità del suo cuore, un anziano monaco rispose che solo un cuore vigilante rende possibile un discernimento della lotta:
«Il fratello continuava a dirgli: Io non vedo lotte nel mio cuore. L’anziano gli rispose: Tu sei un edificio aperto da tutti i lati. Chiunque entra da te, ne esce a proprio piacimento. E tu, tu non sai ciò che accade. Se tu avessi una porta, se tu la chiudessi ed impedissi ai cattivi pensieri di entrare, allora li vedresti fermi all’esterno e combattere contro di te».
E’ richiesta nella spiritualità del deserto la porta della vigilanza per impedire ai sensi e al corpo di cadere nei lacci del nemico.
Ma guardate anche oggi la psicologia, ad esempio, ci indirizza verso la medesima strada. Qualsiasi psicologo sostiene che l’uso sregolato e maldestro dello smartphone disturba l’equilibrio mentale dei ragazzi e riduce attenzione e capacità di concentrazione. E sapete perché? Perché nel web non ci sono cornici, non c’è confine tra una cosa e l’altra. Tutto continua in tutto. Invece c’è bisogno di distinguere, di separare, di ordinare, di avere porte, finestre.
Quindi oggi come allora è necessaria la vigilanza e l’attenzione.
Sapete in greco attenzione si dice prosoché. E preghiera proseuchè. Pensate come si somigliano. Non per questo i padri dicevano che l’attenzione è madre della preghiera.
Ora tornando al Vangelo e concludendo, il servo è beatificato da Gesù proprio per questa capacità di vigilanza e attenzione. E’ sveglio e integro. Subito allora aprirà al padrone che torna nel mezzo della notte. E noi, invece, siamo così svegli?

Don Franco Mastrolonardo
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