Beata Vergine Maria Addolorata. Non è mai la sofferenza, è l’amore a dirci chi siamo
Non è la sofferenza, né le ferite e il dolore che definiscono la nostra identità, ma la luce che sappiamo trovare anche nei momenti più difficili. Perché essere santi significa mostrare al mondo un Dio che condivide le nostre lacrime e i nostri sospiri. Così l’icona della Madonna sofferente accanto al figlio morto in croce porta con sé un messaggio di speranza per l’umanità intera. La liturgia, infatti, oggi celebra la Beata Vergine Maria Addolorata, ricordando che Maria fu “associata” alla passione di Gesù e all’opera di salvezza che si stava realizzando sul Golgota. Il “sì” pronunciato all’arcangelo Gabriele la condusse non a una vita di privilegi, ma all’esperienza più dolorosa per una madre: agli occhi del mondo la perdita del figlio è la negazione assoluta della speranza. Ma la risurrezione completa il percorso e dona un senso nuovo alla sofferenza: la morte è vinta, il dolore apre all’infinito abbraccio dell’amore di Dio. L’Addolorata è lì a dirci non solo che dopo la sofferenza troveremo la luce, ma anche che nel dolore nessuno è lasciato da solo.
Matteo Liut
15/09/2021 Avvenire

Parola del Signore
Dal Vangelo secondo Giovanni 19, 25-27

Vangelo
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.

Meditazione
Ad ogni mamma che viene a parlare del figlio, perché di questo parlano in confessione le mamme, del figlio disperato o smarrito o senza lavoro o separato o caduto in qualche dipendenza, dico sempre: guarda Maria. Guardala sotto la Croce. Se è stato così per lei, non ci sarà mai madre sulla terra che non vivrà la croce di un figlio.
Maria è stata sotto la Croce, ha pianto con grande dignità, ha accompagnato il corpo del figlio fino al sepolcro e poi ha sperato!
Don Tonino Bello l’ha titolata “Donna del Sabato santo”.

“Santa Maria, donna del Sabato santo, aiutaci a capire che, in fondo, tutta la vita, sospesa com’ è tra le brume del venerdì e le attese della domenica di Risurrezione, si rassomiglia tanto a quel giorno. È il giorno della speranza, in cui si fa il bucato dei lini intrisi di lacrime e di sangue, e li si asciuga al sole di primavera perché diventino tovaglie di altare. Ripetici, insomma, che non c’è croce che non abbia le sue deposizioni. Non c’è amarezza umana che non si stemperi in sorriso.
Non c’è peccato che non trovi redenzione. Non c’è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla sua imboccatura. Anche le gramaglie più nere trascolorano negli abiti della gioia. Le rapsodie più tragiche accennano ai primi passi di danza. E gli ultimi accordi delle cantilene funebri contengono già i motivi festosi dell’alleluia pasquale.
Santa Maria, donna del Sabato santo, raccontaci come, sul crepuscolo di quel giorno, ti sei preparata all’incontro col tuo figlio Risorto.
Quale tunica hai indossato sulle spalle? Quali sandali hai messo ai piedi per correre più veloce sull’erba? Come ti sei annodata sul capo i lunghi capelli di nazarena? Quali parole d’amore ti andavi ripassando segretamente, per dirgliele tutto d’un fiato non appena ti fosse apparso dinanzi?
Madre dolcissima, prepara anche noi all’appuntamento con lui.
Destaci l’impazienza del suo domenicale ritorno. Adornaci di vesti nuziali. Per ingannare il tempo, mettiti accanto a noi e facciamo le prove dei canti.
Perché qui le ore non passano mai”.


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