LIBRO DI TOBIA

Testo PDF

Introduzione

Il libro di Tobia è un libro “deuterocanonico”, un libro che non fa parte della tradizione canonica delle Scritture di Israele, è un libro aggiunto nel canone dalla chiesa primitiva (Concilio di Ippona 393).
E’ stato scritto tra il III e il II secolo a.C. in aramaico ma ci è stato tramandato in lingua greca, la lingua dei pagani, dei popoli della terra. Ha tre versioni: codice S e versione latina della Vulgata; codice B (Vaticano); codice A (Alessandrino).

E’ un libro sapienziale il cui scopo è didattico. Non si preoccupa perciò di offrire gli avvenimenti storico – geografici nella loro oggettività. Il racconto vale in quanto parabola, insegnamento.

Il racconto è ambientato tra gli ebrei esiliati a Ninive nei secoli VIII e VII a.C. Narra gli avvenimenti di due famiglie deportate.

• La prima si trova a Ninive capitale dell’Assiria ed è composta da:
– Tobi (Il Signore è il mio bene), capofamiglia, personaggio centrale del racconto;
– Anna (graziosa). Donna molto concreta, tesa ad affrontare le difficoltà della vita, possessiva verso il figlio e un po’ litigiosa;
– Tobia (Il Signore è il mio bene) Figlio unico.

• La seconda vive a Ecbatana, in Media. I suoi membri sono:
– Raguele (amico di Dio), padre di Sara. Sente molto i legami di parentela, generoso, accogliente, rispettoso della Legge;
– Edna (delizia). Esempio di come si comporta una donna nella tradizione della famiglia ebraica, in quei tempi;
– Sara (principessa) Figlia unica, promessa sposa.

Altri personaggi:
– Gabael (Dio è sublime) parente di Tobi, custode del suo capitale. Colui che loda la famiglia;
– Azaria (Dio aiuta) Incarna la provvidenza divina e guida il credente che si affida a Dio;
– Asmodeo (il distruttore) Non interviene mai verbalmente. Portatore di morte nella camera nuziale. Sconfitto da Raffaele.

La narrazione è fatta da:
• un lungo discorso (4,1-21)
• dialoghi ( 2,16-18; 5,1-21; 6,7-13; 7,1-14; 10,1-11; 12,1-4)
• preghiere (3,2-6.13-23; 8,7-10.17-19; 10,11; 11,17; 13,1-23)
• una serie di proverbi (12,6-10)

E’ un libro edificante per la famiglia ebrea e cristiana, un poema “molto bello, salutare, utile, opera di un poeta ingegnoso, commedia fine e amabile” (Lutero). Tutto quello che viene narrato serve a presentarci una vita di realtà piccole, semplici, quelle che definiscono l’esistenza di ogni creatura. In questo il libro di Tobia rimuove le false illusioni, le presunzioni inutili, i programmi e i progetti eroici, entusiastici e gloriosi.

UNA FAMIGLIA IN ESILIO

Come vivono due “pie” famiglie ebree in esilio? La vita familiare è raccontata a partire dal libro della Genesi: “Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui.” (Tob 8,6).

La famiglia è così:
+ inserita nel progetto di Dio Creatore
+ luogo di salvezza per gli uomini, per il popolo, per il creato
+ tentata, messa alla prova. Tutto ciò che ostacola l’amore non è visto come conseguenza del peccato ma segno di come vivono i “giusti”. Per questo non deve stupire se troveremo anche momenti di disperazione.

La storia della prima famiglia: la discendenza

1 Libro della storia di Tobi, figlio di Tòbiel, figlio di Anàniel, figlio di Aduel, figlio di Gabael, della discendenza di Asiel, della tribù di Nèftali. (Tob 1,1)

Tutto inizia presentando l’albero genealogico di Tobi. Sapere da chi si discende è importante, è riconoscere di avere radici che ti legano a una storia che ti precede, a una fonte da cui trovi vita bella, buona, santa. Tobi è figlio… è della tribù… Ogni famiglia nasce da legami affettivi e genera un popolo, è fondamento di una società. Ogni famiglia è testimonianza di una vita che passa di generazione in generazione.

Coordinate geografiche

2 Al tempo di Salmanàssar, re degli Assiri, egli fu condotto prigioniero da Tisbe, che sta a sud di Kades di Nèftali, nell’alta Galilea, sopra Casor, verso occidente, a nord di Sefet (Tob 1,2).

Dopo questa introduzione ecco il racconto.

3 Io, Tobi, passavo i giorni della mia vita seguendo le vie della verità e della giustizia. Ai miei fratelli e ai miei compatrioti, che erano stati condotti con me in prigionia a Ninive, nel paese degli Assiri, facevo molte elemosine. E’ un racconto in prima persona, che continuerà fino a Tob 3,6.

Tobi ha il coraggio di raccontare la propria esperienza. Il libro è per coloro che sono disposti a dire “io”, a lasciarsi direttamente e personalmente coinvolgere e interpellare. Tobi narra la sua vita mentre è in esilio.

Questa famiglia è segno di Israele che vive nella diaspora. Ogni credente vive in un contesto di dispersione, di marginalità, di povertà. Ciò che verrà messo a fuoco in tutto il libro è come non perdere la propria identità di famiglia credente vivendo in un mondo ostile. Si tratta di non perdere la completezza della vocazione familiare. Si riflette sulla famiglia in esilio per non esiliare la famiglia da questo mondo. La famiglia è per l’israelita il primo ambiente di vita. Quando non c’è più né tempio, né popolo, né terra rimane la famiglia che trasmette “la promessa”.

Matrimonio e famiglia nel mondo d’oggi

Il bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare. Però la dignità di questa istituzione non brilla dappertutto con identica chiarezza poiché è oscurata dalla poligamia, dalla piaga del divorzio, dal cosiddetto libero amore e da altre deformazioni. Per di più l’amore coniugale è molto spesso profanato dall’egoismo, dall’edonismo e da pratiche illecite contro la fecondità. Inoltre le odierne condizioni economiche, socio-psicologiche e civili portano turbamenti non lievi nella vita familiare. E per ultimo in determinate parti del mondo si avvertono non senza preoccupazioni i problemi posti dall’incremento demografico. Da tutto ciò sorgono difficoltà che angustiano la coscienza. Tuttavia il valore e la solidità dell’istituto matrimoniale e familiare prendono risalto dal fatto che le profonde mutazioni dell’odierna società, nonostante le difficoltà che ne scaturiscono, molto spesso rendono manifesta in maniere diverse la vera natura di questa istituzione. Perciò il Concilio,…, si propone di illuminare e incoraggiare i cristiani e tutti gli uomini che si sforzano di salvaguardare e promuovere la dignità naturale e l’altissimo valore sacro dello stato matrimoniale. (GS 47)

Le virtù di Tobi

Tobi è l’uomo della
• verità: ‘emet. E’ la via, il progetto di Dio per formare la comunità;
• giustizia: sdqa. E’ la condotta dell’uomo che costruisce la comunità;
• elemosina: hesed. E’ l’atteggiamento magnanime e generoso. E’ aiutare oltre il dovuto.

Tobi appare come l’uomo che da piena adesione alla legge di Dio. La famiglia del giusto è quella che non si preoccupa solo di sé ma è solidale, è cellula di una comunità più vasta. Dalla famiglia unita il popolo viene unificato e riceve la sua identità.

Tobi presenta la sua vita come un viaggio. Il viaggio ci insegna a prendere contatto con la realtà di questo mondo. Tutto il libro presenta uomini e donne in cammino, che si muovono. In questo itinerario c’è una partenza, uno sradicamento, una meta. La vita di fede addestra ad abbandonare, lasciare. Non è dimenticare.

Il viaggio può essere
• pellegrinaggio: 5 Tutti i miei fratelli e quelli della tribù del mio antenato Nèftali facevano sacrifici sui monti della Galilea al vitello che Geroboamo re d’Israele aveva fabbricato in Dan. 6 Io ero il solo che spesso mi recavo a Gerusalemme nelle feste, per obbedienza ad una legge perenne prescritta a tutto Israele. Correvo a Gerusalemme con le primizie dei frutti e degli animali, con le decime del bestiame e con la prima lana che tosavo alle mie pecore. (Tob 1,5ss)
• deportazione: Ai miei fratelli e ai miei compatrioti, che erano stati condotti con me in prigionia a Ninive, nel paese degli Assiri (Tob 1,2)

Tobi fa memoria della sua vita passa non per nostalgia ma per non dimenticare la propria fede e per non chiudersi in un ghetto o accettare stupidamente le realtà di questo mondo abituandosi a uno stile di vita mondano.
Tobi sente la vocazione di custodire il passato. Si sente responsabile della sua storia, della sua famiglia, della sua tribù, del suo popolo. Non si piega alle mode o ai facili compromessi. Tobi è l’uomo della tradizione, fa memoria umilmente e pazientemente di tutto quello che i padri gli hanno trasmesso. Non è benevolo nei confronti dei padri. Sa che anche loro hanno peccato ma conosce il peso della tradizione.
Anche la sepoltura dei morti non è vissuta come un culto alla risurrezione ma per custodire il passato: Donavo il pane agli affamati, gli abiti agli ignudi e, se vedevo qualcuno dei miei connazionali morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo. 18 Seppellii anche quelli che aveva uccisi Sennàcherib, quando tornò fuggendo dalla Giudea, al tempo del castigo mandato dal re del cielo sui bestemmiatori. (Tob 1)

La storia della seconda famiglia

La storia di questa famiglia è narrata a partire dalle vicissitudini della figlia Sara. Sara è una giovane donna in attesa di marito perché vuole generare figli. Sara guarda all’avvenire. In questo guardare al futuro Sara si interroga circa la realistica possibilità di vedere una meta verso cui mettersi in cammino.
C’è o non c’è un futuro per lei? Per noi? Per la famiglia?
Tutto lascia supporre che non ci sia.

Il problema di Tobi era quello di conservare il passato. Tobi diventerà cieco, incapace di vedere questo passato. Tobi è l’uomo anziano che per custodire il passato si è chiuso in un ghetto.
Il problema di Sara è quello di puntare verso l’ avvenire. Sara non riesce ad avvenire un avvenire credibile.
La mancanza di avvenire è la condizione del popolo di Dio nel tempo della dispersione, della diaspora. La conseguenza è l’assimilazione all’ambiente. L’avvenire in questo caso diventa perdere la propria identità, confonderci.
Sara è la donna che non vede altra soluzione che rinnegarsi. Sarà insultata e non vede altra via che uccidersi.

I due personaggi, il vecchio Tobi e la giovane Sara, un uomo e una donna, creature diverse e lontane sono però coincidenti nell’esperienza della povertà. Entrambi sono al momento conclusivo di una vicenda dolorosa e crocifiggente.
Ma in comunione tra di loro. Entrambi non vedono altra via che quella di fare “una preghiera sbagliata”. E’ la preghiera degli afflitti e dei derelitti, di coloro che stanno male. Dei poveri. Si lamentano, urlano, protestano, imprecano… Dio comunque li ascolta. Dio cosa farà?

LA PREGHIERA

La preghiera è disseminata lungo tutto il libro di Tobia ed occupa un posto importante nella sua struttura. Questo conferisce una intonazione religiosa alla vita di Tobi e di Tobia. Si prega in tutti i momenti importanti della vita, per santificarla.
Le forme della preghiera sono diverse: insegnamenti, eucologie brevi o prolungate, orazioni.

Preghiera penitenziale di Tobi
Nasce nella prova, nella solitudine, mentre è cieco e osteggiato dalla moglie:

1 Con l’animo affranto dal dolore, sospirai e piansi. Poi presi a dire questa preghiera di lamento 2 «Tu sei giusto, Signore, E giuste sono tutte le tue opere. Ogni tua via è misericordia e verità. Tu sei il giudice del mondo. 3 Ora, Signore, ricordati di me e guardami. Non punirmi per i miei peccati e per gli errori miei e dei miei padri. 4 Violando i tuoi comandi, abbiamo peccato davanti a te. Tu hai lasciato che ci spogliassero dei beni; Ci hai abbandonati alla prigionia, alla morte e ad essere la favola, lo scherno, il disprezzo di tutte le genti, tra le quali ci hai dispersi. 5 Ora, nel trattarmi secondo le colpe mie e dei miei padri, Veri sono tutti i tuoi giudizi, Perché non abbiamo osservato i tuoi decreti, camminando davanti a te nella verità. 6 Agisci pure ora come meglio ti piace; Dà ordine che venga presa la mia vita, In modo che io sia tolto dalla terra e divenga terra, Poiché per me è preferibile la morte alla vita. I rimproveri che mi tocca sentire destano in me grande dolore. Signore, comanda che sia tolto da questa prova; Fa che io parta verso l’eterno soggiorno; Signore, non distogliere da me il volto. Per me infatti è meglio morire Che vedermi davanti questa grande angoscia E così non sentirmi più insultare!». (Tob 3,1-6)

Questa preghiera trova ispirazione in Esd 9; Ne 9; Dan 9; Bar 1-2. Nei primi 5 versetti celebra :
+ Dio giusto e leale nei confronti del suo popolo;
+ il peccato che Tobi ha commesso. Questo lo rende solidale col suo popolo.
Il v. 6 è composto da una introduzione e due strofe con la stessa richiesta: liberami dalla sofferenza con la morte. E’ lo stesso desiderio di Mosè (Num. 11,15); di Elia (1 Re 19,4); Giona (Gio. 4,3.8) Non c’ disperazione ma desiderio di affidarsi alla volontà di Dio. Preghiera sofferta ma religiosa. Di sottomissione al Signore.

Invocazione di Sara
Richiesta di morte

«Benedetto sei tu, Dio misericordioso, e benedetto è il tuo nome nei secoli. Ti benedicano tutte le tue opere per sempre. 12 Ora a te alzo la faccia e gli occhi. 13 Dì che io sia tolta dalla terra, perché non abbia a sentire più insulti. 14 Tu sai, Signore, che sono pura da ogni disonestà con uomo 15 e che non ho disonorato il mio nome, né quello di mio padre nella terra dell’esilio. Io sono l’unica figlia di mio padre. Egli non ha altri figli che possano ereditare, né un fratello vicino, né un parente, per il quale io possa serbarmi come sposa. Già sette mariti ho perduto: perché dovrei vivere ancora? Se tu non vuoi che io muoia, guardami con benevolenza: che io non senta più insulti». (Tob 3,11-15)
Preghiera più personale e concreta. Legata alla vita, meno interessata alla sorte della nazione. Sara non menziona la giustizia divina, né confessa il peccato, ma pronuncia una generica lode a Dio professando la propria innocenza.
E’ composta da:
+ Triplice benedizione di Dio misericordioso;
+ Il desiderio della morte nasce da una vita vissuta bene ma che non trova una ragione per stare in vita;
+ Fiducia nella Provvidenza.

I PREPARATIVI DEL VIAGGIO – IL TESTAMENTO DI TOBI

Per un Ebreo il viaggio è una caratteristica della sua spiritualità. Per diventare adulto Tobia deve partire. Sarà il viaggio a formare e costruire la sua vita. Distaccandosi da suo padre e sua madre, dalla casa abitata fino ad allora, Tobia diventa adulto, affronterà strade sconosciute.
Un uomo che affronta la vita, il mondo, inizia a vivere. Esce dalle mura di casa come è uscito dal grembo materno. Non si nasce finché non si vive l’esperienza del distacco. Il distacco ha una sua fecondità. Il viaggio fondamentale è quello dall’Egitto verso la terra promessa. Il viaggio conduce verso terre lontane, situazioni differenti e imprevedibili, attraverso grandi difficoltà.
Gli uomini di chiesa hanno sempre avuto paura della diaspora. Noi abbiamo paura di disperderci come il sale e il lievito. Cerchiamo sempre di fare quadrato, di erigere baluardi, di avere qualcosa che ci dia sicurezza.
Il rovescio della diaspora è la torre di Babele. Una torre, segno di sicurezza e di forza. Ma ogni volta che una persona o una comunità cerca di chiudersi, di costruirsi una fortezza, Dio interviene a fare in modo che gli uomini non si capiscano più. La babele l’ha costruita anche Dio: scendiamo e confondiamo la loro lingua (Gen 11,7). E’ stato Dio a spezzare l’unità a volere che gli uomini parlassero lingue diverse. Lo scopo è quello di trovare solo in Dio la propria sicurezza e forza.

Motivo apparente della partenza:
In quel giorno Tobi si ricordò del denaro che aveva depositato presso Gabael in Rage di Media e pensò: «Ho invocato la morte. Perché dunque non dovrei chiamare mio figlio Tobia e informarlo, prima di morire, di questa somma di denaro?». (4,1-2)

Le raccomandazioni di Tobi al figlio
Prima di partire Tobia riceve le raccomandazioni del padre. Ha il tono dell’addio. Sembra che il padre pensi di non rivedere più il figlio. E’ questo un capitolo che può apparire noioso: consigli, suggerimenti, prescrizioni. In realtà Tobi offre la sua sapienza al figlio attraverso una serie di “proverbi” che riassumono la sapienza di un popolo. Sono l’approfondimento di tante esperienze messe insieme che si tramandano di generazione in generazione.

Questo testamento sembra la ritrascrizione familiare dei comandamenti.

+ Onora il padre e la madre

Chiamò il figlio e gli disse: «Qualora io muoia, dammi una sepoltura decorosa; onora tua madre e non abbandonarla per tutti i giorni della sua vita; fa ciò che è di suo gradimento e non procurarle nessun motivo di tristezza. Ricordati, figlio, che ha corso tanti pericoli per te, quando eri nel suo seno. Quando morirà, dalle sepoltura presso di me in una medesima tomba. (4,3-4)

Tobi chiede il legame coi genitori. E’ il legame con la propria radice. Questo legame è vissuto attraverso il “ricordo”. Il padre presenta al figlio la bellezza e la grandezza della madre. Il “ricordo” è il legame che ci unisce. Ogni matrimonio è un “ricordarsi”. Il figlio è chiamato a “onorare” i genitori: a ricordarsi che sono il punto di congiunzione tra il figlio e le promesse di Dio. Il figlio celebra un amore più forte della morte, mantenendo l’unità della coppia.

+ Non avrai altro Dio:

Ogni giorno, o figlio, ricordati del Signore; non peccare né trasgredire i suoi comandi. (4,5)
Tutto si riassume nella fedeltà. La fedeltà umana nasce da Dio che è fedele sempre all’uomo. La sua fedeltà si manifesta in noi con la pazienza: arte di lasciarsi educare dalle diversità che l’amore umano vive.

+ Non rubare:

Compi opere buone in tutti i giorni della tua vita e non metterti per la strada dell’ingiustizia. Se agirai con rettitudine, riusciranno le tue azioni, come quelle di chiunque pratichi la giustizia. Dei tuoi beni fa elemosina. Non distogliere mai lo sguardo dal povero, così non si leverà da te lo sguardo di Dio. La tua elemosina sia proporzionata ai beni che possiedi: se hai molto, da molto; se poco, non esitare a dare secondo quel poco. Così ti preparerai un bel tesoro per il giorno del bisogno, poiché l’elemosina libera dalla morte e salva dall’andare tra le tenebre. Per tutti quelli che la compiono, l’elemosina è un dono prezioso davanti all’Altissimo. (4,5-11)

E’ scandaloso l’amore che Tobi propone al figlio. Sua moglie l’aveva appena rimproverato: ecco dove ti hanno portato le tue opere buone! A essere cieco, povero, solo. Tra le opere buone c’è l’offerta dell’ elemosina. Le offerte andavano portate al tempio. Ma ora è distrutto. Allora offrile a chi è nel bisogno. Rubare o negare l’elemosina significa dunque togliere a Dio un sacrificio che Gli spettava. Se anche il povero sciupa l’offerta non dovrebbe preoccuparci perché una offerta fata a Dio è “bruciata”. Fare elemosina significa sacrificare la povero il dono che avrebbe dovuto essere sacrificato a Dio.

+ Non “fornicare”, non desiderare la donna d’altri.

Guardati, o figlio, da ogni sorta di fornicazione; anzitutto prenditi una moglie dalla stirpe dei tuoi padri e non una donna straniera, che cioè non sia della stirpe di tuo padre, perché noi siamo figli di profeti. Ricordati di Noè, di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, nostri padri fin da principio. Essi sposarono tutti una donna della loro parentela e furono benedetti nei loro figli e la loro discendenza avrà in eredità la terra. Ama, o figlio, i tuoi fratelli; nel tuo cuore non concepire disprezzo per i tuoi fratelli, figli e figlie del tuo popolo, e tra di loro scegliti la moglie. (4,12-13)

Fornicare significa fare l’amore con gli idoli, adorare gli idoli. Quindi vuol dire: non sposare qualcuno che può ostacolare la tua fede, che non appartiene al tuo popolo. Può farti rompere il patto di alleanza con Dio. Sposa una persona che ha fatto l’esperienza di Dio, quindi della prova, del deserto, della solitudine. Come Noè, Abramo, Isacco, Giacobbe. Sara avrà queste caratteristiche. E’ “sorella, figlia di profeti.

+ Ama il prossimo come te stesso

L’orgoglio infatti è causa di rovina e di grande inquietudine. Nella pigrizia vi è povertà e miseria, perché l’ignavia è madre della fame. Non rimandare la paga di chi lavora per te, ma a lui consegnala subito; se così avrai servito Dio, ti sarà data la ricompensa. Poni attenzione, o figlio, in quanto fai e sii ben educato in ogni tuo comportamento. Non fare a nessuno ciò che non piace a te. Non bere vino fino all’ebbrezza e non avere per compagna del tuo viaggio l’ubriachezza. Da il tuo pane a chi ha fame e fa parte dei tuoi vestiti agli ignudi. Da in elemosina quanto ti sopravanza e il tuo occhio non guardi con malevolenza, quando fai l’elemosina. Versa il tuo vino e deponi il tuo pane sulla tomba dei giusti, non darne invece ai peccatori. Chiedi il parere ad ogni persona che sia saggia e non disprezzare nessun buon consiglio. In ogni circostanza benedici il Signore e domanda che ti sia guida nelle tue vie e che i tuoi sentieri e i tuoi desideri giungano a buon fine, poiché nessun popolo possiede la saggezza, ma è il Signore che elargisce ogni bene. Il Signore esalta o umilia chi vuole fino nella regione sotterranea. Infine, o figlio, conserva nella mente questi comandamenti, non lasciare che si cancellino dal tuo cuore. (4,13-19)

Questo amore al prossimo si manifesta come:
* giustizia sociale:
il salario del bracciante non può essere tenuto di notte presso di te fino al mattino dopo (Lev 19,13). Questo precetto è imperativo sociale e precetto divino
* non fare agli altri quello che non desideriamo ricevere dal prossimo (cfr Mt 7,12). Questo precetto sfocia nell’amore al nemico
* vita sobria e condivisa (vv.15-16) perché noi non siamo padroni di nulla ma tutto appartiene a Dio. La terra è di Dio. Condividere il vino e il pane insegna a condividere la saggezza

+ La benedizione

Non temere se siamo diventati poveri. Tu avrai una grande ricchezza se avrai il timore di Dio, se rifuggirai da ogni peccato e farai ciò che piace al Signore Dio tuo. (4,21)
La benedizione è frutto di un cuore riconoscente. Tobi invita a benedire mentre si è nella povertà. Benedire significa che si vive con Dio.

IL COMPAGNO DI VIAGGIO

Tobi, nei primi capitoli, appare come un eroe un po’ solitario. Il suo desiderio era quello di poter costruire la propria persona in un cammino etico, senza la compagnia di qualcuno che renda più agevole la strada, più amichevole lo sguardo sull’esistenza, più riconciliato il rapporto con i suoi fratelli… Per guarire dalla cecità, Tobi ha bisogno di un’esperienza nuova, di ritrovare il senso buono dell’esistenza. La sua vita gli ha insegnato che non può vivere da solo … e questo diventa insegnamento per suo figlio Tobia.

Il viaggio di Tobia diventa il segno del cammino della vita che, attraverso difficoltà e problemi, approda alla realizzazione di sé. Nel cammino di Tobia tutta la sua famiglia si inserisce in un tessuto familiare più ampio e sociale.

Il primo suggerimento al figlio è: «Cercati dunque, o figlio, un uomo di fiducia che ti faccia da guida». Tobi non ritiene che la crescita del figlio si possa esaurire nel rapporto genitore –figlio, o all’interno della cerchia familiare; ogni figlio, oltre al padre e alla madre, per crescere davvero, per giungere alla maturità dell’adulto, deve trovare sulla propria strada altri ‘padri’ e altre ‘madri’ che saranno estremamente importanti per la sua formazione.

Tobia dice: «Cercati un uomo di fiducia». Suggerisce al figlio di compiere una ricerca, di fare un primo discernimento per individuare una guida. Chi non sceglie la guida viene scelto dalle guide!

«Di dove sei, o giovane?». E’ la domanda che resterà in sospeso per tutto il resto del libro, fino alla fine. C’è solo una risposta momentanea che serve a tamponare la situazione.

Qual è il compagno della nostra vita? Da dove viene? Che cosa ci sta a fare accanto a noi? L’intero viaggio è l’occasione per comprendere il nostro vero compagno di viaggio. Tobia ci metterà tutto il viaggio, una esperienza dopo l’altra a scoprire il vero interlocutore della propria vita: Dio. Per ora è solo ala ricerca di una guida per camminare sulla strada esatta. Il suo viaggio diverrà però apprendistato: scoperta del corpo, della natura e del matrimonio. Nel viaggio rigenera l’unità tra l’uomo e il creato, tra l’uomo e i suoi simili, tra l’uomo e la donna. In questo viaggio, lentamente, comprenderà che Dio è con lui, accolto, custodito guidato accompagnato da Lui.

Questo viaggio è costruito tenendo presente il racconto dell’esodo:
+ c’è un angelo che passa nella vita di Israele e di Tobia, li guida giorno e notte
+ l’acqua è elemento importante nel deserto e per Tobia
+ la presenza del demonio nel deserto
+ la conclusione con entrambi con un matrimonio di alleanza con Dio, con Sara.

Le caratteristiche del compagno di viaggio.
+ capace di ispirare fiducia;
+ conoscere personalmente la strada;
+ aver fiducia nella bontà del cammino.
Non potrebbe essere una buona guida se non credesse alla sensatezza della strada, cioè se non fosse capace di saper leggere in modo positivo e fiducioso la vita. Fare ‘la guida’ è proprio trasmettere questo sguardo, regalare all’accompagnato questa visione della vita.
Il fatto che Azaria sia un angelo ci ricorda che la vera natura dell’accompagnatore è diventare un segno della presenza di Dio, un aiuto a scoprire che Dio guarisce, sostiene ed è benigno.

Individuiamo anche alcuni tratti richiesti all’accompagnato:
+ fiducia nell’accompagnatore e apertura del cuore, con il riconoscere le proprie insufficienze e il proprio bisogno di essere accompagnati. Fa parte di questa consapevolezza dei propri limiti sottoporre a discernimento i problemi, non anticipando le soluzioni ma mettendosi in reale ascolto. L’ascolto è un esercizio di fede. L’ascolto diventa obbedienza sincera, attenta e fattiva;
+ il momento del congedo tra l’angelo e i suoi accompagnati. Il modo migliore per onorare la propria guida è quello di mostrare la capacità di camminare correttamente da soli, mossi dalla passione per Dio e per il suo popolo. La guida deve allontanarsi. Non deve esserci alcuna nostalgia, che ama la gratitudine.

6,1 Il giovane partì insieme con l’angelo e anche il cane li seguì e s’avviò con loro. Camminarono insieme finché li sorprese la prima sera; allora si fermarono a passare la notte sul fiume Tigri.

E’ un viaggio a tre. C’è il rappresentante del mondo divino, uno del mondo animale: tutto l’universo fa compagnia all’uomo. E’ la prima notte lontano da casa. Momento di difficoltà e incertezza.

2 Il giovane scese nel fiume per lavarsi i piedi, quand’ecco un grosso pesce balzò dall’acqua e tentò di divorare il piede del ragazzo, che si mise a gridare. 3 Ma l’angelo gli disse: «Afferra il pesce e non lasciarlo fuggire». Il ragazzo riuscì ad afferrare il pesce e a tirarlo a riva. 4 Gli disse allora l’angelo: «Aprilo e togline il fiele, il cuore e il fegato; mettili in disparte e getta via invece gli intestini. Il fiele, il cuore e il fegato possono essere utili medicamenti». 5 Il ragazzo squartò il pesce, ne tolse il fiele, il cuore e il fegato; arrostì una porzione del pesce e la mangiò; l’altra parte la mise in serbo dopo averla salata. 6 Poi tutti e due insieme ripresero il viaggio, finché non furono vicini alla Media.

Un momento di paura. L’acqua è spesso vista come elemento ostile: vuole coprire la terra, abitata dal mostro marino, segno del male. Il viaggio è appena iniziato e già ci sono degli avversari da affrontare.
Tu puoi essere vittima da ostacoli esteriori o interni quando sei debole ed inesperto. L’avversario va affrontato, occorre scontrarsi con lui, fare i conti con lui. E’ in nostro potere vincere. Dal male si possono ricavare le medicine per guarire. Dal male vinto verrà ogni bene. Solo dalla vittoria sul male viene per te e per gli altri un risultato positivo.
Tobia mangerà il pesce nel corso del suo viaggio. Anche Gesù risorto da ai suoi discepoli del pesce da mangiare. Il pesce era il cibo del venerdì perché mangiare il pesce è segno della nostra esistenza penosa, penitenziale, una volta che ci è svelato l’intrinseca positività di qualunque sofferenza umana. Mangiare il pesce è divenuto segno della comunione con Cristo crocifisso, colui che ha portato il peso dell’esistenza umana. La fatica della vita ci prepara a mangiare il Pane dell’Eucarestia nel giorno del Signor.

LE NOZZE DI TOBIA E SARA

Il racconto delle nozze tra Tobia e Sara è composto da diversi episodi.

1. L’ACCASARSI (7,1-14)

1 Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobia disse: «Fratello Azaria, conducimi diritto da nostro fratello Raguele».
Tobia sta maturando e comincia a prendere decisioni. Non è più esitante e incerto. Crescendo è divenuto capace di prendere decisioni. Vuole sposarsi. Tutto il racconto è come una lunga preparazione alle nozze, che erano state decise fin dall’inizio (3,17). Le nozze diventano il compimento della vita perché Dio vuole che la vita del credente sia buona, bella e felice.

Tobia sperimenta:

• l’ospitalità generosa di Raguele:
Egli lo condusse alla casa di Raguele, che trovarono seduto presso la porta del cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: «Salute fratelli, siate i benvenuti!». Li fece entrare in casa.
L’ospitalità è una delle caratteristiche della famiglia biblica: Gen 18,1-8; 19,1-3.8; 24,28-33; Gdc 19;20-21;

• il riconoscimento attraverso un dialogo discreto, che ha come culmine la manifestazione dei sentimenti. La storia di suo padre è segno di una provvidenza che sa cogliere il bene anche dal male.
Disse alla moglie Edna: «Quanto somiglia questo giovane a mio fratello Tobi!». Edna domandò loro: «Di dove siete, fratelli?», ed essi risposero: «Siamo dei figli di Nèftali, deportati a Ninive». Disse allora: «Conoscete nostro fratello Tobi?». Le dissero: «Lo conosciamo». Riprese: «Come sta?». Risposero: «Vive e sta bene». E Tobia aggiunse: «E ‘ mio padre». Raguele allora balzò in piedi, l’abbracciò e pianse. Poi gli disse: «Sii benedetto, figliolo! Sei il figlio di un ottimo padre. Che sventura per un uomo giusto e largo di elemosine essere diventato cieco!». Si gettò al collo del parente Tobia e pianse. Pianse anche la moglie Edna e pianse anche la loro figlia Sara. 8 Poi egli macellò un montone del gregge e fece loro una calorosa accoglienza.
L’ebreo disperso in nazioni straniere sa che può contare sui legami parentali, come uno dei beni più preziosi.

• un innamoramento veloce
Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobia disse a Raffaele: «Fratello Azaria, domanda a Raguele che mi dia in moglie mia cugina Sara».
Che chiede di essere moderato:
Raguele udì queste parole e disse al giovane: «Mangia, bevi e sta allegro per questa sera, poiché nessuno all’infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla ad un altro uomo all’infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto.

• Raguele non tace la verità che accompagna la vita della figlia ma la inserisce tra due inviti a prendere parte alla gioia dell’ospitalità.
Però, figlio, vogliono dirti con franchezza la verità. L’ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte stessa delle nozze. Ora mangia e bevi, figliolo; il Signore provvederà». Ma Tobia disse: «Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo». Rispose Raguele: «Lo farò!»

• Il matrimonio è una alleanza che prepara e annuncia il Regno del Signore. E’ il mezzo attraverso il quale il Signore fa giungere la sua promessa e la sua benedizione. Infatti è conferme alla Legge di Mosè;

• I riti: la consegna da parte del padre, la benedizione e la firma del contratto
Raguele chiamò la figlia Sara e quando essa venne la prese per mano e l’affidò a Tobia con queste parole: «Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè ti viene concessa in moglie. Tienila e sana e salva conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi assista con la sua pace». Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese il documento di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobia la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere.

Nel lettore dovrebbe restare un po’ di tensione: come andrà a finire la prima notte di nozze? Tra Tobia e Sara vincerà la forza distruttrice del demonio oppure prevarrà la vita, il progetto di Dio sui due giovani? Dire che la morte dei 7 mariti è dovuta all’azione nefasta del demonio significa celebrare un Dio Signore della vita, solidale con la lotta per la libertà e la felicità delle sue creature. Il progetto di Dio è donare e preservare la vita offrendo anche la possibilità di goderla.

2. LA LIBERAZIONE DI SARA (7,15-8,17)

Siamo nella prima notte di nozze. In questo discorso ci sono scene diverse. Lo scopo di Azaria vuole condurre gli sposi a vivere la loro unione secondo l’intenzione di Dio Creatore facendo assumere il valore della genitorialità e portando gli sposi a dominare i movimenti passionali, che ridurrebbe la sessualità a animalità.

• Sara nella stanza (7,15-17)
Poi Raguele chiamò la moglie Edna e le disse: «Sorella mia, prepara l’altra camera e conducila dentro». Essa andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e disse: «Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!». E uscì.

• Tobia è condotto nella camera nuziale (8,1)
Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire. Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella camera da letto.

• Misure contro gli spiriti maligni (8,2-3)
Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell’incenso. L’odore del pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi.
Viene narrato un esorcismo. Il fatto non deve farci dimenticare il “senso”: il timore del male non deve prevalere sulla forza della fede. Dio è più forte di tutto. I credenti non possono vivere nell’ossessione delle presenze demoniache. Questo gesto nella prima notte ci ricorda che l’amore va difeso dai suoi nemici, va difeso contro le forze che cercano di svilirlo, annientarlo. Attorno all’amore c’è il maligno ma anche “sessanta prodi, tra i più valorosi, che sanno maneggiare la spada contro i pericoli della notte” (Ct 3,7s)

• L’orazione di Tobia e Sara (8,4-8)
Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza». Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione. Degnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, amen!».

E’ una preghiera fiduciosa, di benedizione e di lode. E’ contagiosa, si espande nel tempo, coinvolge. La lode guarisce e libera. Ricorda il fatto della creazione, l’origine del disegno di Dio sull’amore. L’incontro tra partner è mezzo di santificazione, luogo di crescita, non di morte o di dominio. Citare questo testo è dire la bellezza della sessualità umana. Una sessualità che genera il piacere quando è legata alla volontà di comunione e di fecondità. Sessualità come segno di misericordia e di mutuo sostegno. La sessualità non è angoscia quando la si vive come realtà sacra, ricca di speranza, guarita. La sessualità deve essere vissuta con retta intenzione, come vocazione che viene dal progetto misericordioso di Dio; fedele all’altro e con il desiderio di offrire quella comunione che Dio vuole donare. Desiderio della loro preghiera è di stare insieme tutto il tempo di questa vita, fino alla vecchiaia. I due reagiscono con Amen, Amen. Come fa il popolo di Dio nelle grandi occasioni, nelle assemblee liturgiche.

• L’attività di Raguele e dei servi (8,9-13)
Poi dormirono per tutta la notte.
La scena dei due sposi che dormono sereni tutta la notte contrasta con l’agitazione degli altri fuori della camera. Sara grazie all’amore di Tobia trova la pace, l’armonia, la serenità.
Caratteristiche dell’amore coniugale:
– liberare dal male;
– luogo dove agisce Dio (attraverso l’angelo);
– una certa ascesi, resa concreta dalla preghiera, che rende presente nella vita coniugale il “timore del Signore”. Nella relazione uomo – donna non tutto è prodotto dalla coppia ma anche dall’Amore;
– la definitività, è fino alla vecchiaia. Il “per sempre” è una grazia che mette a nudo le nostre povertà e le ricchezze nascoste;
– unicità.

Ma Raguele si alzò; chiamò i servi e andò con loro a scavare una fossa. Diceva infatti: «Caso mai sia morto, non abbiamo a diventare oggetto di scherno e di ribrezzo». Quando ebbero terminato di scavare la tomba, Raguele tornò in casa; chiamò la moglie e le disse: «Manda in camera una delle serve a vedere se è vivo; così, se è morto, lo seppelliremo senza che nessuno lo sappia». Mandarono avanti la serva, accesero la lampada e aprirono la porta; essa entrò e li trovò che dormivano insieme, immersi in un sonno profondo.
Scena macabra e ironica, la tomba – la serva che spia. In questo contesto nasce un’altra preghiera.

• Raguele benedice Dio (8,14-19)
La serva uscì e riferì loro che era vivo e che non era successo nulla di male. Benedissero allora il Dio del cielo: «Tu sei benedetto, o Dio, con ogni pura benedizione. Ti benedicano per tutti i secoli! Tu sei benedetto, perché mi hai rallegrato e non è avvenuto ciò che temevo, ma ci hai trattato secondo la tua grande misericordia. Tu sei benedetto, perché hai avuto compassione dei due figli unici. Concedi loro, Signore, grazia e salvezza e falli giungere fino al termine della loro vita in mezzo alla gioia e alla grazia». Allora ordinò ai servi di riempire la fossa prima che si facesse giorno.

Preghiera scandita dal verbo benedire. La vita è benedizione. Non benedice Raguele solo perché non è sopraggiunta la morte ma per la ritrovata amicizia con Dio. La felicità familiare smentisce il malessere totale e la tristezza universale. Centro della benedizione è la misericordia e la salute, per il presente, la grazia e la gioia per il futuro. E’ la gioia della coppia anziana che diventa preghiera per i figli. Con questa preghiera celebrano la vittoria dell’amore sulla morte, sulle forze che logorano l’esistenza dell’uomo o che banalizzano il rapporto uomo – donna.

3. IL BANCHETTO (8,19-21)

Raguele ordinò alla moglie di fare il pane in abbondanza; andò a prendere dalla mandria due vitelli e quattro montoni; li fece macellare e cominciarono così a preparare il banchetto. Poi chiamò Tobia e sotto giuramento gli disse: «Per quattordici giorni non te ne andrai di qui, ma ti fermerai da me a mangiare e a bere e così allieterai l’anima già tanto afflitta di mia figlia. Di quanto possiedo prenditi la metà e torna sano e salvo da tuo padre. Quando io e mia moglie saremo morti, anche l’altra metà sarà vostra. Coraggio, figlio! Io sono tuo padre ed Edna è tua madre; noi apparteniamo a te come a questa tua sorella da ora per sempre. Coraggio, figlio!».
Raguele agisce da credente, da colui che riconosce il dono di Dio (Deut. 12,7). Questa pagina richiama l’ospitalità di Abramo (Gen 18,7-8) il matrimonio di Isacco con Rebecca (Gen 24,55-67) e di Giacobbe con Lea e Rachele (Gen 29,22-28). Sotto un racconto piacevole ci viene trasmesso la santità del matrimonio.

4. IL RECUPERO DEL DENARO (9)

Allora Tobia chiamò Raffaele e gli disse: «Fratello Azaria, prendi con te quattro servi e due cammelli e mettiti in viaggio per Rage. Và da Gabael, consegnagli il documento, riporta il denaro e conduci anche lui con te alle feste nuziali. Tu sai infatti che mio padre starà a contare i giorni e, se tarderò anche di un solo giorno, lo farò soffrire troppo. Vedi bene che cosa ha giurato Raguele e io non posso trasgredire il suo giuramento». Partì dunque Raffaele per Rage di Media con quattro servi e due cammelli. Alloggiarono da Gabael. Raffaele gli presentò il documento e insieme lo informò che Tobia, figlio di Tobi, aveva preso moglie e lo invitava alle nozze. Gabael andò subito a prendere i sacchetti, ancora con i loro sigilli e li contò in sua presenza; poi li caricarono sui cammelli. Partirono insieme di buon mattino per andare alle nozze. Giunti da Raguele, trovarono Tobia adagiato a tavola. Egli saltò in piedi a salutarlo e Gabael pianse e lo benedisse: «Figlio ottimo di un uomo ottimo, giusto e largo di elemosine, conceda il Signore la benedizione del cielo a te, a tua moglie, al padre e alla madre di tua moglie. Benedetto Dio, poiché ho visto mio cugino Tobi, vedendo te che tanto gli somigli!».
E’ un capitolo di passaggio. Quello che era l’occasione per mettersi in viaggio diventa marginale rispetto al matrimonio. I beni materiali sono marginali rispetto al bene enorme dell’amore. Tutto è circondato dalla lode. E’ una scena di pace e di gioia. Tobia sta sperimentando che tutto è gratuito: non ha comprato la sposa, colui dal quale lui andava viene verso di lui. In questi “segni” veniamo a contatto con un Dio che viene.

5. IL RITORNO (10)

Il ritorno è portare la storia alla sua conclusione.
Ogni giorno intanto Tobi contava le giornate, quante erano necessarie all’andata e quante al ritorno. Quando poi i giorni furono al termine e il figlio non era ancora tornato, pensò: «Forse sarà stato trattenuto là? O sarà morto Gabael e nessuno gli darà il denaro?». Cominciò così a rattristarsi. La moglie Anna diceva: «Mio figlio è perito e non è più tra i vivi, perché troppo è il ritardo». E cominciò a piangere e a lamentarsi sul proprio figlio dicendo: «Ahimè, figlio, perché ho lasciato partire te che eri la luce dei miei occhi!». Le rispondeva Tobi: «Taci, non stare in pensiero, sorella; egli sta bene. Certo li trattiene là qualche fatto imprevisto. Del resto l’uomo che lo accompagnava è sicuro ed è uno dei nostri fratelli. Non affliggerti per lui, sorella; tra poco sarà qui». Ma essa replicava: «Lasciami stare e non ingannarmi! Mio figlio è perito». E subito usciva e osservava la strada per la quale era partito il figlio; così faceva ogni giorno senza lasciarsi persuadere da nessuno. Quando il sole era tramontato, rientrava a piangere e a lamentarsi per tutta la notte e non prendeva sonno.

• Inizia con la tristezza, l’impazienza e la disperazione che prende il cuore degli anziani genitori perché l’attesa è snervante. Questi genitori hanno la sensazione di aver sbagliato tutto perché pensano di aver perso irrimediabilmente il figlio. La madre Anna non fa ipotesi, ma lo sa già morto. Tobi cerca di confortare la moglie e questo lo rende più solo nel dolore. Il suo compito consolante non gli permette di dire ciò che il suo cuore teme. In lui parla l’affetto per la moglie. La sua forza gli viene dalla fede. La sua fiducia è nella Provvidenza.
Questo racconto ci aiuta a guardare le contraddizioni del cuore umano. Ci invita ad andare oltre le parole delle persone, a capire le loro intenzioni. Tobi infatti non si lascia urtare dalla risposta brusca della moglie. E’ un testo che mette in guardia dall’inganno delle parole.

Compiutisi i quattordici giorni delle feste nuziali, che Raguele con giuramento aveva stabilito di fare per la propria figlia, Tobia andò da lui e gli disse: «Lasciami partire. Sono certo che mio padre e mia madre non hanno più speranza di rivedermi. Ti prego dunque, o padre, di volermi congedare: possa così tornare da mio padre. Già ti ho spiegato in quale condizione l’ho lasciato». Rispose Raguele a Tobia: «Resta figlio, resta con me. Manderò messaggeri a tuo padre Tobi, perché lo informino sul tuo conto». Ma quegli disse: «No, ti prego di lasciarmi andare da mio padre». Allora Raguele, alzatosi, consegnò a Tobia la sposa Sara con metà dei suoi beni, servi e serve, buoi e pecore, asini e cammelli, vesti, denaro e masserizie. Li congedò in buona salute. A lui poi rivolse questo saluto: «Sta sano, o figlio, e fa buon viaggio! Il Signore del cielo assista te e Sara tua moglie e possa io vedere i vostri figli prima di morire». Poi abbracciò Sara sua figlia e disse: «Onora tuo suocero e tua suocera, poiché da questo momento essi sono i tuoi genitori, come coloro che ti hanno dato la vita. Va in pace, figlia, e possa sentire buone notizie a tuo riguardo, finché sarò in vita». Dopo averli salutati, li congedò. Da parte sua Edna disse a Tobia: «Figlio e fratello carissimo, il Signore ti riconduca a casa e possa io vedere i figli tuoi e di Sara mia figlia prima di morire, per gioire davanti al Signore. Ti affido mia figlia in custodia. Non farla soffrire in nessun giorno della tua vita. Figlio, va in pace. D’ora in avanti io sono tua madre e Sara è tua sorella. Possiamo tutti insieme avere buona fortuna per tutti i giorni della nostra vita». Li baciò tutti e due e li congedò in buona salute. Allora Tobia partì da Raguele in buona salute e lieto, benedicendo il Signore del cielo e della terra, il re dell’universo, perché aveva dato buon esito al suo viaggio. Benedisse Raguele ed Edna sua moglie con quest’augurio: «Possa io avere la fortuna di onorarvi tutti i giorni della vostra vita».

• Siamo nella casa dei suoceri di Tobia. Anche qui si avverte la sofferenza perché i figli devono allontanarsi. E’ gioia, di vedere che la vita continua, e sofferenza per il distacco. E’ costruito tenendo presente Gen. 24,54ss. Il distacco chiede una decisione per la libertà della coppia. Nel dialogo col suocero c’è dolcezza, fermezza. E’ una storia che dice il conflitto tra diversi “doveri”. Tobia ha una visione chiara, sa che il ritorno a casa è prioritario, Deve tranquillizzarli e guarirli. Tobia è l’adulto che sa fare scelte senza ferire le persone. La sua vita è fatta di “sì” e di “no”. Il matrimonio l’ha reso responsabile, capace di ascoltare la voce dei sentimenti veri. Un matrimonio vissuto in verità sa riscoprire anche il ruolo che si deve avere coi propri genitori.

Belle le parole che Raguele dona alla figlia: «Onora tuo suocero e tua suocera, poiché da questo momento essi sono i tuoi genitori, come coloro che ti hanno dato la vita. Va in pace, figlia, e possa sentire buone notizie a tuo riguardo, finché sarò in vita». Abbiamo qui una variante del IV comandamento. L’augurio è che questa figlia sia capace di conservare uno stile filiale.
Le raccomandazione di Edna a Tobia: «Figlio e fratello carissimo, il Signore ti riconduca a casa e possa io vedere i figli tuoi e di Sara mia figlia prima di morire, per gioire davanti al Signore. Ti affido mia figlia in custodia. Non farla soffrire in nessun giorno della tua vita. Figlio, va in pace. D’ora in avanti io sono tua madre e Sara è tua sorella. Possiamo tutti insieme avere buona fortuna per tutti i giorni della nostra vita». Li baciò tutti e due.
Questo augurio non è solo un comando ma anche una preghiera. Il clima è di ottimismo, di speranza, di tensione verso il futuro. Non ci si ferma sulle connotazioni psicologiche ma sulla esperienza di fede, che ci offre la certezza di un futuro di aiuto.

Vedi le schede per la riflessione personale e di coppia:

(Elaborazione dell’Equipe Oggiono 2)