Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio
Ezechiele 37,1-14 con il commento di Massimo Cicchetti

Perciò profetizza e annuncia loro: “Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò”».

Del libro di Ezechièle questa è forse una delle pagine più famose, per la potenza delle immagini e la forza del significato. Dio è vita e quindi è in grado di vincere la morte, in primo luogo quella dello spirito, della rassegnazione al dolore, del buio generato quando la speranza viene a mancare. Nella pericope Dio mostra ad Ezechièle una valle piena di ossa sbiancate, il simbolo della paura più radicata nell’uomo che è la morte definitiva, dalla quale non si immagina il ritorno. Eppure la potenza divina è in grado di invertire il tempo e invece della scarnificazione mostrare la ricostruzione fisica delle membra, fino alla totale ricostruzione del corpo. Ma la carne senza Spirito è una cosa vuota. Le ossa (Esem) e lo Spirito (Ruah) sono le parole più ripetute, le antitesi sulle quali Ezechièle costruisce il suo messaggio. Le prime sono inerti, lentamente destinate a ritornare polvere e confondersi con la terra; lo Spirito invece è forza, dinamismo, evoluzione. Anche il Profeta non è inerte spettatore di questo miracolo, ma viene chiamato ad essere protagonista; tutti noi siamo chiamati ad essere protagonisti della nostra resurrezione, lasciandoci permeare dall’energia divina che proviene da qualsiasi direzione come i quattro venti, che tanto ricordano la descrizione in Isaia 11, dove sul tronco di Iesse spunta di nuovo un germoglio dalle sue radici, e su questo si posa lo spirito del Signore: spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e timore del Signore. Sarà allora ritrovata la speranza perduta e inaridita come quegli scheletri inerti nella valle, prima che il soffio dell’Onnipotente facesse tornare su quelle radici la vita. Dio riapre alla luce del giorno le anime prigioniere nei sepolcri del dolore e dell’autocommiserazione, è il vento fresco che scuote l’aria stantia accumulata conferendo energie nuove e nuova voglia di camminare, uscire dall’oscurità e trovare i bagliori della vita. È questo un nuovo travaglio che porta dal buio uterino alla nascita di una vita nuova nella luce piena del giorno, forti della capacità di camminare ancora e di ritrovare il cammino che porta alla terra promessa, che era stata preparata prima e che di nuovo ci viene offerta per vivere questa vita nuova. Dio offre ancora una volta al suo popolo prediletto la terra dei padri, dalla quale il profeta Ezechièle era stato scacciato e nella quale il Tempio, ove più forte è lo Spirito divino, era stato distrutto, lasciando al suolo soltanto rovine quali ossa inaridite. Presto anche queste ossa saranno generate e il popolo troverà non solo il conforto del suolo natio, ma anche il Tempio riedificato e rigenerato dalla potenza dello Spirito che lì è destinato a permanere nel tempo. Di questo siamo certi per la forza della promessa che Dio pronuncia attraverso la bocca di Ezechièle: «L’ho detto e lo farò». Con il conforto di questa promessa possiamo sentirci sempre più figli amati dal Padre.