LECTIO DIVINA SUL CANTICO DEI CANTICI
La Lectio o Canto del Cuore

ALCUNI SUGGERIMENTI

“Il giorno in cui il Cantico dei cantici venne dato a Israele supera in valore il mondo intero. Tutte le scritture sono sante, ma il Cantico è il Santo dei Santi”
(Rabbi Aqibà)

1. UNA LECTIO DEL CUORE…

L’obiettivo di questa proposta di Lectio Divina sul Cantico dei Cantici è quello di invitare ad una Lectio che privilegia il Cuore piuttosto che la mente, per risvegliarlo e renderlo sensibile all’Amore e, quindi, anche capace di amare, in una dimensione sponsale. In questo modo il Cantico diventa quello che è veramente: il “canto del cuore”! Canto del Cuore di Dio che diventa il diapason del canto del nostro cuore.

Vorrei precisare che non sto proponendo di rimpiazzare la preghiera o meditazione personale quotidiana (che spesso facciamo sulla Parola del Giorno) con il Cantico dei Cantici ma piuttosto di farne il complemento o la coronazione di essa. Per questo non c’è bisogno di essere un “esercizio” particolarmente lungo.

2. SEGUENDO IL METODO DELLA LECTIO DIVINA

La proposta s’inserisce nella pratica del metodo della Lectio Divina, consigliato dalla Chiesa per la lettura e la preghiera della Sacra Scrittura, secondo la sua formulazione tradizionale: Lectio – Meditatio – Oratio – Contemplatio, cioè lettura, meditazione, preghiera e contemplazione.

Seguendo il consiglio di una lettura continuata, si propone un brano del Cantico ogni volta, in modo progressivo. Per questo l’ho suddiviso in 30 parti o unità, una per ogni giorno del mese, quale ‘pane’ quotidiano che nutrisce il cuore.

In questa divisione ho cercato di rispettare la struttura del testo ma il risultato sarà sempre una scelta (molto) discutibile, data la complessità del libro.

E’ bene tener conto che il Libro ha, malgrado tutto, una sua unità letteraria e quindi l’insieme illumina ogni sua parte. Inoltre, ogni parola e libro della Scrittura, per noi cristiani, va letto alla luce della PAROLA incarnata, lo Sposo in Persona.

Per questo trovo particolarmente utile ed illuminante leggere il brano del Cantico dopo aver letto (e possibilmente meditato e pregato) il Vangelo del giorno. Ho spesso costatato, con gioia e stupore, un misterioso legame tra di loro, per cui Vangelo e Cantico s’illuminano a vicenda!…

In realtà, in questo legame con il Vangelo letto, meditato e pregato, il Cantico si presta a meraviglia a diventare il 4° momento nella scala della Lectio: cioè pura CONTEMPLATIO, contemplazione, quale frutto saporito della Lectio del Vangelo.

3. UNA PROPOSTA CONCRETA

1) Leggere il testo del giorno, possibilmente ad alta voce, due o tre volte.

2) Meditarlo brevemente, leggendo eventuali note a pie-di-pagina e riferimenti al margine della Bibbia, e sottolineando qualche parola significativa o frase che ci tocca il cuore. Oltre alle parole degli Sposi, conviene fare attenzione ai luoghi dove si svolge l’azione, ai personaggi che intervengono, alle stagioni, ai sensi implicati, ai titoli e nomi impiegati…

3) Pregare il testo, personalizzando le manifestazioni di amore in esso contenute.

4) Ma soprattutto CONTEMPLARE, GUSTARE, INEBRIARSI DI AMORE… Ricordandoci che si tratta di una attività del Cuore, intenerito dalla Testimonianza dell’Amore. È questo il momento da privilegiare.

5) Alla “contemplazione” deve seguire l’AZIONE, quella del Cuore, cioè l’esercizio dell’amore vissuto nella quotidianità. Per questo possiamo scegliere una frase del testo del Cantico che ci accompagni durante la giornata marcando il “ritmo del cuore”. Alla sera possiamo fare un breve controllo del… “battito cardiaco”!

4. CON UN CUORE DA SPOSA O DA SPOSO

Ricordiamoci che nell’interpretazione mistica, si tratta del Cantico (per eccellenza) dell’Amore tra Dio e il suo Popolo (alleanza), o tra lo Sposo Cristo e la Sposa Chiesa, o ancora tra Dio e l’Anima. Personalmente preferisco la seconda, senza escludere le altre naturalmente.

Ma il Cantico rimane sempre (dal punto di vista letterario) una esaltazione dell’amore umano, anche con (imbarazzanti) connotazioni sessuali. Una eccessiva spiritualizzazione gli toglie qualcosa di essenziale: l’Amore di Passione, incarnato e reso tangibile nella mediazione del corpo.

Per questo credo che il Cantico sia da leggere, meditare, pregare e contemplare in una chiave particolare: quella di un amore appassionato. Il Cantico è stato scritto e va letto da cuori innamorati. La sua Lectio richiede di esser fatta con la disposizione propria da un cuore da sposa o da sposo innamorato.

Come “sfruttare” questa dimensione “carnale” del Cantico? Ecco alcune osservazioni personali in proposito.

4.1 Canto della coppia cristiana

Nell’amore matrimoniale, reso sacramento dell’Amore tra Cristo e la sua Chiesa (Ef 5), ci è offerta la possibilità di amare Dio con PIACERE, godendo nei sensi dello scambio di affetto, tenerezza e donazione reciproca tra i due coniugi. Nello sposo, la sposa cristiana riconosce il Cristo suo Sposo e a lui/Lui si offre con re-duplicato affetto ed amore. E lo sposo cristiano riconosce con stupore che in lui è Cristo stesso che ama la sua/Sua sposa e le dona la dignità della Sua Santa Chiesa.

Da qui nasce e deriva l’esigenza che l’amore sponsale degli sposi cristiani sia “Puro”, cioè per quanto possibile libero da ogni egoismo calcolatore che vuole accaparrare e strumentalizzare l’altro. Il Cantico potrebbe (o dovrebbe) essere proprio il cantico per eccellenza degli sposi cristiani (forse ancora prima di un amore mistico!). Esso rivela la profondità dell’amore che, per vocazione, gli sposi cristiani sono chiamati ad accogliere e testimoniare nella Chiesa e per il mondo. Allo stesso tempo, si mostra una sorgente inesauribile d’ispirazione nel loro cammino di fede e di coppia.

4.2 Canto del cuore virginale

Ma il carattere sponsale del Cantico non impedisce che sia “cantato” anche da quelli che il Signore ha chiamato alla vita consacrata e sacerdotale. Anzi, la loro condizione “verginale” è un segno permanente nella Chiesa della sua appartenenza radicale al Cristo suo Sposo. Naturalmente questo esige una sublimazione o meglio una crescita ulteriore verso una concezione ed esperienza più profonde e “spirituali” del desiderio e del piacere, cioè più simili alla condizione nostra futura.

4.3 Canto dello Sposa… e dello sposo

L’invito a vivere questa dimensione “sponsale” (nel matrimonio o nella vita celibe) può apparire alquanto artificiale nel caso concreto dell’uomo. Infatti tutti, in quanto Chiesa, siamo “Sposa di Cristo”. Ma… come può l’uomo sentirsi “sposa” senza sperimentare internamente qualche ‘disaggio’ nella sua psicologia di ‘uomo’?

Un possibile suggerimento potrebbe essere quello di coltivare l’interpretazione mistica che vede nell’Amata del Cantico la nostra “Anima”. Ma temo che questa proposta non ci soddisfi oltre misura, specie quando i tratti della “Sposa” sono particolarmente carichi di sensibilità femminile.

Un’altra possibilità è quella di vederci rappresentati proprio dalla “Donna”, nella nostra ricerca del Dio-Amore o di Cristo-Amico. Nella donna s’incarna quello che manca all’uomo: lei lo rende “completo”. La donna (forse più che l’uomo) è particolarmente “capace” di amare, per caratteristiche “metafisiche” (?) o per esigenze del suo particolare ruolo (d’origine “naturale” e/o culturale!) di sposa e madre! In loro (donne) più che in noi (uomini) più facilmente si può vedere incarnata la nostra “comune umanità” che si mette con passione alla ricerca dello Sposo.

Questo farsi “rappresentare” proprio dall’Altro (la Donna) diventa pure una opportunità per sperimentare la gioia e la bellezza dello scambio di doni. Infatti, nel Progetto di Dio, Uomo e Donna sono (per istinto) destinati ad essere dono l’uno per l’altro. Nel progressivo puro e gioioso scambio reciproco sono (segretamente) attratti dall’Unità, e allora la diversità non è percepita come “alterità” conflittuale ma viene piuttosto avvertita come la parte “mancante” della propria identità.

Nel caso dell’uomo sposato, la “Donna” che lo “rappresenta” sarà “naturalmente”, credo, la donna-sposa che Dio gli ha messo accanto.

Per il celibe, potrebbe essere una “Donna” in cui egli vede incarnata la dimensione della “Sposa” del Cristo, oltre che “l’eterno femminino”. Trovo che in questo caso la scelta migliore sia una “amicizia spirituale” vissuta nel contesto della “Comunione dei Santi”, cioè con Qualcuna che contempla ormai il volto dello Sposo ed “accetta” la nostra proposta di esserci Sorella ed Amica nell’arte dell’Amore. La lettura del Cantico si farà allora insieme a “Lei” e quei momenti di intimità possono diventare momenti di “puro godimento”, squarci di cielo nella nostra giornata.

5. UN INVITO A RISVEGLIARE… IL POETA CHE DORME IN NOI!

Io credo che il Cantico dei Cantici non sia ancora finito. Anzi, il fatto stesso di talvolta sembrare non avere “né capo né coda” potrebbe essere interpretato come una segreta allusione, un strizzatina d’occhio. In realtà il Cantico inizia nel Cuore dello Sposo (e quello rimarrà sempre in gran parte avvolto nel Mistero!), continua nel cuore d’Israele e della Chiesa, prosegue nel cuore di ciascuno di noi, per raggiungere il cuore di ogni uomo e donna e concludersi nel canto nuziale della Gerusalemme celeste (Apoc. 21). Ma ognuno di noi è chiamato ad arricchire il Cantico con il suo proprio canto. Così esso sarà proprio… “il Cantico dei cantici”, in cui ognuno ha portato la sua nota di armonia alla grande Sinfonia.

Questa “nota di armonia” è, in primo luogo, quella della bellezza della nostra vita vissuta in unione con il Cuore dello Sposo. Ma perché non tentare il nostro “genio” poetico traducendo il “canto del cuore” in una preghiera o poema?

Mi sia permesso aggiungere ancora che il Cantico è cantarellato anche in ambiti extra “biblici” ed ecclesiali, seppure con le (inevitabili) stonature. Anzi, si direbbe che il Cantico stesso è stato “ripescato” da Dio, tra quelli cantarellati dai mietitori nella campagna, o cantati a squarcia-voce da qualche appassionato sulla strada, o sussurrati nella penombra di qualche viuzza all’orecchio degli innamorati. Non è che l’Artista, lo Spirito, non avrebbe potuto concepire un poema più raffinato o una partitura più sublime ma chissà se sarebbe piaciuto alle nostre (stonate) orecchie?! Sia come sia, la Saggezza ha piuttosto ispirato Salomone a fare un’opera raccogliticcia e dai nostri “cantici” ha creato la sua opera d’arte: il “Cantico dei cantici”.

Certo, l’ingegno poetico non si è esaurito nel cuore degli innamorati, per cui la produzione di “canti” non si è mai arrestata. Anzi!… E sono convinto che Dio si diverta ad ascoltarli, quelli cantati per Lui (ma non tutti, che talvolta, ahimè, saranno una vera tortura per il suo “orecchio fine”!), come quelli (il più!) di quanti si sentono poeti e ‘adoratori’ solo davanti alla bellezza di una donna (o di un uomo!). Perché Dio solo può conoscere ed apprezzare veramente un cuore innamorato (non fosse Lui di loro il primo!). E non credo che la “gelosia” l’impedisca di “godersi” un bel poema o una deliziosa canzone d’amore, anche se “ispirati” dallo stupore e meraviglia davanti la bellezza di una creatura (particolarmente se una donna!), altrimenti non l’avrebbe fatta così bella, così sua temibile concorrente!…

Ho sentito che alcuni santi (Josemaría Escrivá) amavano pregare su una bella canzone di amore. Li capisco molto bene. Anche a me capita. Ed è bellissimo. Il cuore umano, per quanto complesso sia (per non dire complicato: particolarmente quello femminile, diciamo noi uomini!), è anche “uno”, di quella “semplicità” che rivela la mano misteriosa del suo Orologiere. Non si può farlo vibrare in pieno calore nella “stanza superiore” (della dimensione mistica o spirituale), se il “piano terra” è freddo gelido. Anzi, il rischio è grosso, e lo si può constatare nel viso duro di certi “uomini di chiesa” e nel volto infelice di alcune “spose di Cristo”. Solo per pietà lo Sposo non abbandonerà queste spose “male sposate”. E temo che neppure la Chiesa coglierà gran beneficio da quelli uomini che la servono per mestiere. Si direbbe che queste persone abbiano pensato che per amare Dio e servire la Chiesa bisognava “rinunciare” ad amare con un cuore di donna e di uomo. Ma quando ci sono riusciti (a rinunciare a quel cuore umano) si sono ritrovati… senza cuore!

6. L’AMORE PASSIONALE COME VOCAZIONE E MISSIONE!

Ogni vocazione è una particolare espressione della comune ed universale vocazione ad amare. Questa è la vera “vocazione speciale”, che non è appannaggio di un gruppetto di “eletti” ma l’essenza stessa dell’essere umano. L’amore non è una aggiunta alle doti (superiori?) del pensiero e del volere. Anzi, intelligenza e volontà sono in funzione dell’amore. Per questo Dio ci ha fatto pensanti e liberi: perché l’amore fosse assolutamente consapevole e gratuito, e non semplicemente “istintivo”. Altrimenti saremmo usciti dalla mano (costola?) di Dio come una “perfetta macchina” di amare… Invece ci ha voluti “simili a Lui”, cioè non come il perfetto “primo motore immobile” (di Aristotele), la cui più alta e nobile attività è il pensiero (di sé!) e che nella sua pura “impassibilità” calamita verso di lui tutti gli altri esseri… Ma piuttosto come il puro Cuore primordiale e originale (“Dio è Amore” 1 Gv 4,8.16), che ama per primo, e da sempre, perché la sua più sublime, bella e piacevole attività è Amare. Un Dio in eterno movimento verso l’Altro (nella Trinità), in una “Missione” continua dell’Amore. Il Dio trinitario rivelato da Gesù non è l’Entità suprema, un “Io” chiuso nella sua pienezza, ma pura Relazione.

La creazione proviene da questa sovrabbondanza dell’Amore. Nell’ “altro” dell’Uomo e della Donna (la parte della creazione dove l’amore diventa cosciente e libero) l’Amore di Dio rivela la sua caratteristica più sorprendente: la sua estrema ed abissale Umiltà! Nell’offrirsi a noi, l’Amore di Dio diventa “Povero” (indossando una veste di mendicante: “io sono alla porta e busso…” Apoc. 3,20), “Piccolo” (adattandosi alla capacità di accoglienza e risposta dell’amore umano), ma soprattutto… “Passivo/Passionale” (accettando il rischio di essere ignorato, respinto o rifiutato!).

Quando un cuore umano prende coscienza dell’Amore Debole di Colui che per natura è l’Onnipotente, dopo una prima reazione di sconvolgimento ed incredulità, non può fare altro che “arrendersi” a questo Amore. E diventa un suo appassionato messaggero, magari come Francesco d’Assisi gridando sulle strade del mondo, a squarcia-voce (perché il “messaggio” gli divora dentro cuore e viscere): “L’Amore non è amato!”. Questa è la Missione della Chiesa, ricevuta (per contagio più che per mandato!) dal suo Sposo Amato. Una Missione che sarà continuazione di quella divina nella misura in cui è caratterizzata dalla povertà, la piccolezza e la passione!

Ogni vocazione particolare ha la sua origine e fondamento in quella unica, specialissima, radicata nel cuore di ogni persona: la Vocazione all’Amore. Ci sono tante vocazioni quante le modalità in cui l’Amore si può incarnare e manifestare. La veracità e profondità della propria vocazione si manifesta nella passione per la missione perché l’Amore per natura tende “verso l’altro”. E la missione si rivela genuina quando è animata dall’Amore e adopera le sue tipiche caratteristiche di servizio e rinuncia di sé. Altrimenti, sarà facilmente “contaminata” da altre dimensioni “istintive” del nostro cuore che ne traviseranno la natura, o sarà sopraffatta dalle sfide insormontabili che avrà ad affrontare.

Ma c’è da dire ancora che ogni persona ha una vocazione/missione unica e irripetibile in quella universale ad amare. L’amore è quanto di più personale ci sia. Nessuno può amare al mio posto e la modalità del mio amore sarà comunque distinta da ogni altra. Ognuno ha un canto o una nota inedita da apportare nella Grande Sinfonia suprema dell’Amore!…

7. CONCLUDENDO?

Concludendo, nel “Cantico dei cantici” niente è… concluso! La partitura rimane tuttora in aperto! Lo Spirito aspetta il “canto” del nostro cuore. Li sta tutti raccogliendo. Fin dal primo latito del primo cuore, che dal Suo ha preso il “via”. Il primo “cantico” d’amore l’ha raccolto proprio dalle labbra (appena aperte) e dal cuore (accelerato) di Adamo davanti alla prima Donna: “Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta” (Genesi 2,23).

Adamo non sarà stato una cima di “poeta” ma certo Dio ha fatto colpo quando gli ha messo davanti la Donna: è riuscito a fare uscire Adamo dal suo mutismo con un esordio da poeta. Peccato che Adamo l’abbia fatto un tanto maldestramente, quando ha subito rivendicato Eva come “cosa sua”. Forse per evidenziare il suo “primato”. Mi piace pensare che quella tradizione che vede Eva creata prima di Adamo (un segreto originale tra Dio e la Donna, all’uomo nascosto) abbia un suo senso. Anche Dio (gentiluomo!) ha un debole per la Donna! In ogni caso, il fatto è che la Donna “corona” la creazione. Cos’altro potrebbe ancora progettare Dio? In Lei aveva Lui esaurito la sua (incommensurabile) immaginazione creativa! Con Eva tutto era finito! Con pieno successo: l’uomo era disposto ad abbandonare tutto (perfino il padre e la madre!) per unirsi a Lei!… Grande potere quello della Donna!…

Altri poeti e poetesse, cantanti e danzatrici avrebbero continuato e continuano tuttora l’esordio di Adamo per arricchire questa storia di amore che va avanti dalle origini. Ma il Poeta (lo Spirito) abita in ciascuno di noi e, malgrado l’inadeguatezza dello strumento, riesce a fare uscire talvolta delle melodie meravigliose che dilettano il cuore del Padre ma anche il nostro. Mi viene da pensare che perfino i “silenzi” (dei rifiuti all’Amore) nelle mani del “Maestro” diventano le “pause” musicali che dispongo l’orecchio ad un ascolto ancora più attento e passionale.

Certo, ci può rattristare il costatare che il genio del nostro cuore, ahimè, è ben lontano da essere all’altezza dell’Amore che vogliamo cantare, ma questo fa parte della nostra natura limitata. Ci consola quanto detto da Karl Rahner:

“Nel tormento dell’inadeguatezza di tutto ciò che si può ottenere, giungiamo a renderci conto che in questa vita tutte le sinfonie rimarranno incompiute”. (Karl Rahner).

P. Manuel João Pereira Correia (comboniano)