Una sedia vuota

di ENZO BIANCHI.

fraternitàSono molte le immagini della chiesa create già dagli autori delle sante Scritture (tempio, corpo, arca, gregge, ecc.), ma quando cerco di pensare alla chiesa e di raffigurarmela, prevale in me l’immagine della chiesa come tavola: una tavola pronta e imbandita per tutta l’umanità, per tutte le genti e in tutte le epoche della storia. D’altronde, anche la descrizione della chiesa nascente negli Atti degli apostoli allude a una tavola alla quale i cristiani sono assidui, per nutrirsi della Parola e dell’Eucaristia (cf. At 2,42). Ma già secondo i padri della chiesa d’oriente e d’occidente questa tavola, proprio perché tavola della Parola e del Pane, era anche tavola di fraternità e di comunione. Il Concilio ha ripreso questa immagine della tavola, l’ha resa fortemente eloquente, e ormai tutti i cattolici non riescono a pensare alla messa senza vedervi la partecipazione a un banchetto in cui sono nutriti dalla Parola, dal Pane e dal Vino, Corpo e Sangue del Signore, e sono rigenerati in fraternità. Cerchiamo dunque di approfondire questa triplice immagine della tavola che è la chiesa.

Innanzitutto i cristiani sono dei chiamati dalla Parola di Dio. Certo, sono uomini e donne in ricerca, ma la Parola di Dio li precede, li attira e li sorprende, seducendoli e ispirando loro un “sì”, un “amen”. La loro fede, infatti, nasce dall’ascolto (cf. Rm 10,17). Questa Parola che li ha chiamati diventa per loro un cibo di cui hanno assolutamente bisogno per vivere come discepoli di Gesù. La Parola di Dio, infatti, è una realtà viva (cf. Eb 4,12), che dà la vita, non fornisce informazioni e conoscenza intellettuale ma vivifica, trasforma, converte, crea. Senza questa Parola nessun cristiano può vivere! Partecipare dunque alla tavola della Parola, almeno ogni domenica, significa rinnovare l’alleanza con Dio, conoscere i pensieri di Dio ed essere abilitati ad ascoltare la Parola di Dio presente nella storia, nei fratelli e nelle sorelle, nella propria coscienza, dove essa parla come “un silenzio trattenuto” (1Re 19,12), ma parla… Guai a pensare che la Parola di Dio sia soltanto lettera e scrittura, sia atemporale, sia un manuale di etica.

Proprio nel suo essere tavola della Parola, la chiesa sa essere anche tavola dell’Eucaristia, tavola della risposta a Dio nel rendimento di grazie, tavola che dal Signore è presieduta, tavola da cui parte l’invito: “Beati gli invitati alla tavola del Signore!” (cf. Ap 19,9). C’è un banchetto per mangiare e bere, per fare festa e sentirci tutti figli del Padre, figli nel Figlio, membra del suo corpo vivente. Per parteciparvi, dobbiamo solo essere pronti a lavarci i piedi gli uni gli altri (cf. Gv 13,14), impegnati ad amarci reciprocamente. Non ci possiamo unire al Cristo Signore separandoci tra di noi, vivendo senza riconciliazione, smentendo l’unico e ultimo comandamento: “Amatevi gli uni gli altri” (Gv 13,34; 15,12). Il Signore non ci chiede se non di essere aperti al suo amore. Eppure noi abbiamo messo e manteniamo tante barriere per il banchetto eucaristico, quando Gesù non ha escluso neppure Giuda che lo tradiva: la tavola del Corpo del Signore è per la vita dei credenti, dunque anche per la remissione dei loro peccati.

Infine la chiesa è tavola della fraternità: quelli che partecipano dello stesso cibo della Parola e del Pane di vita, diventando il Corpo del Signore, sono tutti figli del Padre e dunque tutti fratelli e sorelle.

Tutti a una sola tavola, dunque tutti capaci di condividere, di partecipare a un unico evento di festa, il banchetto del Regno. Comunione eucaristica significa innanzitutto comunione fraterna in Cristo, e nell’Eucaristia non si può mai separare il Cristo dai fratelli. A casa mia nei giorni di festa si lasciava sempre una sedia vuota per l’eventuale arrivo di un ospite inatteso, un povero… Alla tavola della chiesa le sedie vuote devono essere tante, sedie in attesa che qualcun altro venga, si sieda e mangi con noi. Allora la festa sarà più festa. Sì, la chiesa cominci a invitare a tavola, faccia sentire che tutti possono stare alla sua tavola come fratelli: chi viene accolto scoprirà poi che la tavola della fraternità è anche tavola della Parola e dell’Eucaristia.

“Caro Diogneto” – Rivista JESUS, febbraio 2014